Tirocinanti nelle corti d'appello, ok del ministero alla Regione Campania: ma nessuna stabilizzazione

I tirocini negli uffici giudiziari si sono rivelati negli ultimi anni molto utili per lo smaltimento degli arretrati all’interno dei tribunali. In particolare, ci sono oltre 2mila persone che dal 2010 in quasi in tutta Italia sono state coinvolte in uno speciale programma di stage di questo tipo, che è andato oltre ogni ragionevolezza: proroga dopo proroga, ci sono persone - anche cinquantenni - "tirocinanti" da 4 anni. Si sono autodefiniti "precari della giustizia" e per loro le proroghe sono terminate (sembrava in maniera definitiva) lo scorso 30 aprile. Qualcosa però si è mosso ultimamente in Campania: la Regione ha firmato un protocollo d’intesa con il ministero della Giustizia e le corti di appello di Napoli e Salerno per un nuovo utilizzo di queste persone, sempre in veste di "tirocinanti". La Repubblica degli Stagisti ha cercato di capirne di più intervistando Cosimo Maria Ferri, 44 anni, magistrato, dal 2006 eletto membro del Consiglio superiore della magistratura, poi segretario generale di Magistratura indipendente nel 2011 fino alla nomina nel maggio 2013 a sottosegretario al ministero della Giustizia. Ferri ha sottoscritto insieme a Severino Nappi per la Regione Campania il «Protocollo d’intesa per l’utilizzo di tirocinanti presso gli uffici dei distretti delle corti di appello di Napoli e Salerno nell’ambito del piano regionale “Garanzia giovani in Campania”», ma nell’intervista sembra disconoscere l'argomento chiave del protocollo: i tirocini non sarebbero tirocini, infatti il sottosegretario parla quasi sempre di “lavoratori”.

Qual è innanzitutto il numero dei tirocinanti che saranno ammessi nell'ambito di questo
protocollo d’intesa?
Il numero emerso durante l’incontro mi pare sia stato aumentato, quello finale dovrebbe essere 242.
La Garanzia Giovani è un'iniziativa aperta a giovani disoccupati fino a 29 anni: anche in questo caso i tirocini saranno attivati solo per under 30?
No, anche per quelli sopra i 30 anni. Riguarda i lavoratori che erano già presso gli uffici giudiziari. La Regione nello stipulare la convenzione ha voluto prevedere non solo la nostra ma anche altre, quindi la platea di quelli coinvolti potrebbe essere allargata. Per noi vale questa convenzione, di cui 140 persone sotto i 30 anni e il restante centinaio sopra.
Ma così andrebbe contro il piano Garanzia Giovani che è diretto a una platea più giovane…
Al ministero interessa il percorso di questi lavoratori che vengono utilizzati negli uffici giudiziari. Il requisito dell’età deve essere stabilito dalla Regione nel bando, che dovrà utilizzare correttamente i fondi. Abbiamo fatto la convenzione per cercare di consentire a tutte le persone che erano negli uffici giudiziari di continuare un percorso formativo.
Quindi il fattore età è una cosa che deve ancora essere stabilita?
Deve deciderlo la Regione, non è oggetto della convenzione. Oggetto dell’intesa è il protocollo che abbiamo stipulato rafforzando la volontà anche degli uffici giudiziari di far continuare un percorso formativo che contenga anche un inserimento graduale nel mondo del lavoro. Per noi va bene che questi lavoratori vadano negli uffici giudiziari e li autorizziamo. Poi i criteri di selezione e chi ha diritto deve stabilirlo la Regione, perché i soldi sono i loro. È chiaro che auspichiamo che tutti quelli che hanno iniziato questo percorso formativo lo continuino.
Questo nuovo tirocinio non rischia di creare nuove false aspettative di assunzione?
A me piace non illudere le persone ed essere molto chiaro. Oggi non penso si possa pensare a una stabilizzazione, nemmeno giuridicamente. Quindi illudere lavoratori e famiglie che possa esserci non è corretto. Quello che posso dire è che il ministero ha a cuore la situazione. So personalmente, perché ho svolto per tanti anni l’ufficio di magistrato, che negli uffici giudiziari la presenza di questi lavoratori è molto efficace, corretta, professionale e che dobbiamo ringraziarli. Quello che possiamo offrire, anche giuridicamente, sono questi progetti di lavoro, di formazione, perciò siamo andati avanti con delle proroghe. Nessuno, tantomeno io, ha mai parlato di stabilizzazione. 
Come ministero avete firmato questo protocollo con la regione Campania: ci saranno tirocini attivati allo stesso modo anche in altre Regioni?
Auspichiamo che questo modello, che ha comunque degli aspetti positivi, possa essere stipulato anche in altre Regioni. Se andiamo a vedere come questi tirocinanti si sono inseriti nel mondo degli uffici giudiziari, è stato attraverso bandi provinciali o regionali. Perciò credo che questo percorso vada condiviso con le altre Regioni.
Il  ministero del Lavoro ha espressamente vietato con una circolare del 3 aprile i tirocini attivati attraverso la Garanzia Giovani negli enti pubblici. Come si pongono questi nuovi tirocini in confronto a questo divieto?
Innanzitutto questo non è un tirocinio. Giustamente lei dice che c’è una norma, e anche giornalisticamente voi li chiamate tirocini, ma qui non è un problema di tirocinio. Loro sono entrati come stagisti, ma poi il tirocinio deve avere un inizio e una fine, anche giuridicamente. Quindi condivido la circolare del ministero del Lavoro. È un problema giuridico e non si può parlare di tirocinio. Non ho usato quest’espressione. È un progetto che comunque vuole coinvolgere questi soggetti che avevano fatto un percorso con il ministero della Giustizia. Siamo in una fase successiva al tirocinio.
Ha detto che sarà poi la Regione Campania a stabilire le regole sull'utilizzo dei fondi della Garanzia Giovani. Ma poiché il programma funziona con un rimborso a consuntivo, se poi l’Unione europea dovesse rifiutare di rimborsare questi tirocini perché in contrasto con le sue linee guida, chi li pagherà?
Dal punto di vista economico e della gestione del fondo è tutto rimesso alla Regione Campania che avrà fatto le sue valutazioni. Il ministero non entra in nessun modo. Noi dobbiamo autorizzare perché loro entrano nei nostri uffici. Nel frattempo si è inserita la Regione, come possono farle altre, che ha deciso di offrire questa situazione e ci ha chiesto l’autorizzazione. L’abbiamo data con dei protocolli: diciamo che per noi va bene che questi soggetti continuino il rapporto però poi la gestione dei fondi, la retribuzione e il titolo per accedere, a tutto risponde la Regione Campania. 
Ci sono altri progetti al momento in fase di studio?
Grazie a questo governo e al ministro della Giustizia, oggi siamo ente intermedio e quindi possiamo beneficiare dei fondi comunitari. E infatti stiamo lavorando per vedere se possiamo iniziare un percorso anche con i fondi sociali europei.
Nel protocollo d’intesa si legge che le Corti di appello hanno aderito al progetto con «la finalità di non disperdere le conoscenze acquisite e porre parziale rimedio alle criticità funzionali degli uffici, dovute anche a una situazione di grave carenza di personale»…
Questo è un problema serio che va affrontato. Non è un caso che nei dodici punti della riforma della giustizia per la prima volta questo governo ha parlato del problema di gestione del personale amministrativo, che è una criticità che va assolutamente risolta. Forse è la priorità delle priorità. Oggi c’è più bisogno di cancellieri e personale amministrativo che di magistrati. Arrivo a dire questo. Perché il personale amministrativo è il cuore dei problemi.
Quali sono i punti da affrontare?
Sono tre: dobbiamo motivare e riqualificare il personale amministrativo che è negli uffici giudiziari. Abbiamo un personale enorme che è il dipartimento dell’organizzazione giudiziaria che è l’unico dipartimento che non ha riqualificato il proprio personale. Farlo vuol dire valorizzare, riconoscere ai dipendenti una gratificazione. Il secondo punto, invece, è il problema dei vuoti di organico. Ogni giorno mi chiamano i presidenti dei tribunali e mi dicono: ci manca il personale. Abbiamo attivato due bandi interni di mobilità e un bando esterno per le province da cui prenderemo 1038 persone. Secondo me dovremmo ribadire una norma, fatta già nella finanziaria del 2007, per consentire agli uffici giudiziari di chiedere in comando i dipendenti delle altre amministrazioni. Abbiamo un sovrannumero di personale dalle province superiore ai mille che già transiteranno. L’unico modo è fare un bando di mobilità con altre amministrazioni.
E il terzo punto?
È il problema dei tirocinanti della giustizia. Finora siamo andati avanti con proroghe e progetti formativi e anche su quello occorre trovare delle risposte. È certamente il problema più delicato e difficile da risolvere. Ma non ci siamo fermati. Sono temi su cui stiamo lavorando e che mi stanno molto a cuore. Poi vogliamo creare l’ufficio del processo, in cui
il ministero crede e su cui stiamo lavorando. Vogliamo investire risorse in questo ufficio del processo: ciò significa anche trovare delle soluzioni per quanto riguarda il personale, e iniziare a pensare a una selezione per alcuni di questi tirocinanti. È chiaro che dobbiamo dare delle risposte. Sono il primo a riconoscere che se andiamo insieme a Napoli Nord o a Nola ci dicono che c’è il problema del personale: è la priorità delle priorità e stiamo cercando di risolverla.
Quali saranno i tempi per la realizzazione dell’ufficio del processo?
Sulla carta già esiste: dobbiamo concretizzarlo. Non mi piace dare delle date che poi magari non vengono rispettate. Stiamo provando a migliorare la qualità e stiamo andando veloci. A ciò si aggiunge anche l’entrata in vigore del processo civile telematico: una rivoluzione non solo organizzativa e tecnologica ma anche culturale, che presuppone la formazione e il coinvolgimento di tutti.

Intervista di Marianna Lepore

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