Donne e scienza, questione di fisica?

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 06 Feb 2017 in Notizie

occupazione femminileSTEMuniversità e lavoro

Un anno fa Fabiola Gianotti veniva nominata direttore generale del Cern, il più grande laboratorio mondiale di fisica delle particelle, diventando così la prima donna nella storia dell’Organizzazione europea per la ricerca nucleare ad assumerne la guida. Un motivo di orgoglio per il nostro paese, ma anche uno sprone per tutte quelle ragazze che temono di affrontare una carriera che statisticamente resta appannaggio maschile.

La fisica è infatti una delle materie dell’area Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) dove si registra una maggiore difficoltà nel superamento del gap di genere. Secondo i dati dell’Anagrafe nazionale studenti (Ans), nell’anno accademico 2015/16 su 3.632 immatricolati alla classe di lauree in "Scienze e tecnologie fisiche" solo il 31% erano donne. Più o meno la stessa percentuale di dieci anni prima.

Il divario si avverte profondamente anche nel mondo del lavoro. Secondo l’Unione europea la fisica è tra le discipline scientifiche con la più bassa rappresentatività di donne a tutti i livelli di carriera. Emblematico lo studio Careers in physics: which perspectives for women?, condotto nell’ambito del Progetto Genera (Gender Equality Network in the European Research Area). I primi risultati sono stati presentati lo scorso novembre in occasione del Gender Summit di Bruxelles da Sveva Avveduto, direttrice dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali  del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Fra i dati raccolti, spiccano quelli sui ricercatori in fisica del Cnr: solo il 32,3% sono donne. E più è alto il livello di carriera più la differenza aumenta.

Per sensibilizzare le nuove generazioni sul tema il Cnr, insieme all’Istituto nazionale di fisica nucleare, ha recentemente bandito un concorso rivolto alle scuole superiori di II grado per la realizzazione di un elaborato dalla seguente traccia Donne e ricerca in fisica: stereotipi e pregiudizi. Il testo giudicato migliore sarà presentato nel maggio prossimo in occasione del Gender in Physics Day, sempre nell’ambito del Progetto Genera.

Ma all’abbattimento degli stereotipi si può contribuire anche e soprattutto con l’esempio di donne che non si sono arrese ad essi. «Alla mia prima esperienza a colloquio, alla Deutsche Bank, mi dissero di no perché ero una donna, allora non assumevano donne», racconta alla Repubblica degli Stagisti Anna Sirica, direttore generale dell’Agenzia spaziale italiana, per intenderci l’equivalente italiano della Nasa. «Ho fatto una serie di domande da direttore generale» continua «e non sono stata presa perché ero donna. Ma non mi sono mai arresa».

Nel 2002 le capitò sotto mano un bando di concorso dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che allora stava nascendo. «Nonostante dovessi occuparmi di aspetti gestionali, fui interrogata da un astrofisico e da due commissari, e questo loro amore per una materia per me allora inavvicinabile - io odiavo la fisica - questa passione per la scienza, me la trasmisero tutta. Da quel momento mi sono studiata la fisica, l’astronomia, ho partecipato ad osservazioni in Arizona, alle Canarie. Poi sono passata alla fisica nucleare e infine allo spazio, e oggi seguo la nuova missione di Paolo Nespoli».

Un incontro, quello di Anna Sirica con la fisica, avvenuto per caso dopo gli studi in Economia e commercio, ma che le ha cambiato la vita. Per questo oggi è convinta che le ragazze abbiano ottimi motivi per scegliere questa materia. «Qui secondo me c’è maggiore riduzione del divario di genere, ad esempio dal punto di vista dei salari. La donna riesce comunque ad arrivare a livelli apicali. Quello della fisica è un mercato molto competitivo e strategico per l’Italia, valuta quanto sei innovatore, al di là che tu sia uomo o donna». Il direttore generale Asi riporta l’esempio a lei più vicino: «In Agenzia la proporzione apicale è di un terzo: su circa 30 responsabili, 10 sono donne, in aree strategiche e tecnologiche non amministrative. E abbiamo aperto un asilo nido, forse primo caso in un ente pubblico, che consente alle donne di avere un ruolo anche apicale senza sacrificare la famiglia».

Anche l’Istituto italiano di tecnologia  di Genova rappresenta un modello positivo di impegno concreto per il superamento del divario di genere in ambito scientifico. È infatti l’unico centro di ricerca ad avere introdotto, due anni fa, la regola dello  “Stop the clock for maternity”  (“Ferma l’orologio per la maternità”), considerata una best practice a livello internazionale. In sostanza i contratti a tempo determinato, subordinato o a progetto vengono prorogati per un periodo che pareggia la maternità, e la sospensione delle attività non impatta sul curriculum, perché è come se la carriera fosse “congelata”. Quella dell'Iit è stata la risposta italiana allo slogan “Freeze your eggs, free your career”, ("Congela i tuoi ovuli e libera la tua carriera") di Facebook ed Apple.

«Dopo un paio di esperienze all’estero» racconta alla Repubblica degli Stagisti Greta Radaelli, 30 anni, ricercatrice e amministratore delegato della start up BeDimensional «ho avuto la fortuna di imbattermi nell’Istituto italiano di tecnologia, che dà la possibilità di budget competitivi in Europa e di mettersi in gioco su progetti industriali. Quindi da un lato di continuare a fare ricerca, dall’altro di affacciarsi a problematiche del mondo reale». Greta Radaelli è nel database online 100esperte.it, che ha raccolto i profili di 100 donne italiane esperte nell’area Stem, al fine di combattere il gender gap nei mezzi di informazione.

La sua start up è nata in seno all'Iit per favorire l’introduzione nelle aziende manifatturiere del “materiale del futuro”, il grafene. Duplice la funzione di BeDimensional: da un lato produrre grafene e altri materiali bidimensionali; dall’altro sviluppare ricette che permettano alle aziende di sfruttarne le potenzialità, sia in sostituzione dei materiali standard sia in integrazione ad altri materiali. Tanti i possibili campi di applicazione del grafene, così come i vantaggi del suo utilizzo. Qualche esempio: integrato nella scocca di un casco, aumenta la resistenza agli urti, e quindi la sicurezza, nonché il comfort termico; usato nella soletta di una scarpa, le conferisce la capacità di dissipare il calore. Con il grafene si possono produrre “magliette intelligenti” in grado di monitorare il battito cardiaco. E ancora, a livello ambientale, lo speciale materiale può essere utilizzato per produrre del fotovoltaico semitrasparente e rendere le finestre conduttrici di energia elettrica pulita.

Un mondo di potenzialità che presto potrebbero aver bisogno di nuove menti. «Oggi siamo in una fase di incubazione e resteremo nell’Iit ancora per un anno, ma quando entreremo sul mercato confidiamo di poter offrire nuove opportunità lavorative», conclude Greta Radaelli. Il suo auspicio è quello di poter restituire ad altri giovani quella fiducia che lei ha avuto la fortuna di ricevere e la capacità di meritare.

Insomma, oggi le ragazze - al pari dei loro colleghi - hanno tutto l'interesse a formarsi nel campo della fisica, senza aver paura di sognare in grande. 

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