Dottorato, in Campania si fa in azienda

Se la conoscenza è il sapere qualcosa, e la competenza è il saperla fare, di questi tempi la seconda capacità surclassa la prima. Così anche il classico dottorato in ateneo – trampolino una volta usato per accedere alla carriera universitaria – si adegua grazie a un decreto firmato dall'ex ministro dell'Istruzione Francesco Profumo, che modifica alcuni elementi classici del dottorato. Tra questi, la possibilità di stringere convenzioni con le imprese con l’obiettivo di portare i dottorandi dentro le aziende e la speranza di assicurare loro uno sbocco lavorativo, visto che ogni anno su 12mila solo un quarto è assorbito nelle carriere accademiche.
Il dottorato in azienda è, però, già possibile da tempo in Campania dove sono stati stanziati 8 milioni 500mila euro su fondi Por del Fondo sociale europeo a sostegno di azioni che favoriscano un’offerta formativa post universitaria di qualità, «attenta all’alternanza e a favorire l’apprendimento specialistico». L’accordo, in collaborazione tra gli assessorati al Lavoro e alla Ricerca scientifica, è stato definito nell’autunno del 2011: poi sono state accreditate le prime aziende e sono partiti i bandi. Il progetto finanzia borse di dottorato in discipline scientifiche e tecniche per
lo svolgimento di tirocini formativi presso piccole e medie imprese che abbiano fatto richiesta di iscrizione in un apposito elenco denominato bacheca regionale. La regione Campania ha, infatti, approvato con un decreto dirigenziale del gennaio 2012, in attuazione della delibera di giunta n. 182/2011, l’avviso pubblico per la costituzione di un elenco di imprese con sede nel territorio regionale interessate a candidarsi per lo svolgimento di percorsi di alta formazione destinati a giovani dottorandi campani. La «bacheca regionale» resta valida fino al 30 giugno 2015 e le borse – di cui il 50% riservate alle donne – per lo sviluppo di progetti di ricerca da realizzare presso le piccole e medie imprese precedentemente registrate nella bacheca dovranno essere rendicontate entro la stessa scadenza. La lista è aggiornata periodicamente con l’obiettivo di creare una rete tra università, centri tecnologici, mondo produttivo e istituzionale con particolare attenzione alla promozione della ricerca e dell’innovazione.
In seguito alla pubblicazione del primo elenco di imprese che hanno manifestato interesse all’iniziativa e sono state ritenute idonee dalla regione Campania, è stata pubblicata la graduatoria completa del numero di borse  finanziate per ateneo. Poi sono partiti i bandi delle singole università: chi “vince” può scegliere l’azienda con la quale sviluppare il proprio progetto di ricerca e formazione tra quelle accreditate nella bacheca regionale. Solo in seguito viene sottoscritto un accordo con l’università per specificare le modalità di coordinamento dell’attività a carico dell’impresa e dell’ateneo e gli obblighi per il borsista. Il totale delle borse di studio finanziate dai fondi regionali Por Fse 2007-2013 e attivate dai sette atenei campani - Federico II, Università di Salerno, Seconda università di Napoli, Università del Sannio, Suor Orsola Benincasa, L'Orientale e Parthenopeè di 156 e i destinatari sono i soli nati e/o residenti in Campania di cui la metà dei beneficiari donne. Con il XII elenco delle piccole e medie imprese inserite nella bacheca regionale aggiornato al 26 giugno 2013 salgono a 154 le aziende disposte ad ospitare i dottorandi nel loro percorso di tirocinio formativo. La provincia di Napoli è quella che offre più possibilità con ben 82 aziende in elenco, seguita da quella di Salerno con 27, da Benevento e Caserta con 17 e 14 imprese e infine da Avellino con sole 8. Possibilità però sono date anche da fuori regione con due aziende a Roma e una rispettivamente in provincia di Torino, Milano, Isernia e Vicenza. Le imprese che hanno aderito sono dei settori più trasversali, si va dal pastificio artigianale allo studio di geologia, dalla cooperativa del fiume Alento a Confindustria Campania, dall'azienda agricola alla cooperativa sociale: tra queste il dottorando vincitore della borsa potrà scegliere quella con cui sviluppare il progetto di ricerca e formazione, seguito da una commissione di valutazione della sua università a cui partecipa anche un rappresentante del sistema industriale campano. Il progetto prevede il finanziamento totale delle borse di dottorato, attraverso i fondi europei, per circa 40mila euro lordi, che i dottorandi potranno ricevere solo accettando di svolgere parte del percorso formativo presso un'azienda e non presso il dipartimento universitario. Le ore precise del tirocinio e l'alternanza tra i periodi di studio e di lavoro sono poi specificate nei singoli patti formativi che le aziende sottoscrivono con le università e i dottorandi stessi. Nel patto, che è condizione indispensabile per l'avvio del percorso, si specifica anche la sede e la durata del tirocinio oltre alle funzioni e ai compiti che il dottorando è chiamato a svolgere. 
In una regione dove il tasso di disoccupazione è il più alto dopo la Calabria, raggiungendo secondo dati Istat oltre il 22% nel primo trimestre 2013, e dove (secondo l'indagine 2011 sui laureati del 2007) circa il 30% degli studenti che prima di iscriversi all'università abitava in Campania dopo si è spostato al Centro-Nord per lavorare (nella figura in alto a destra), il programma dottorati in azienda cerca di costruire un ponte tra l'istruzione, la specializzazione universitaria e il mondo imprenditoriale. Il progetto, che è stato anche presentato al commissario europeo al lavoro Laslo Andor durante la sua visita in Campania lo scorso novembre, permette infatti alle piccole e medie imprese di sperimentare nelle proprie sedi l’utilità di avere un ricercatore qualificato e allo stesso tempo stimola il mondo accademico ad assegnare tesi di dottorato su tematiche più vicine alle necessità delle imprese. Un’azione che cerca di mettere in campo tutti i soggetti già presenti all’interno del territorio e di attrarre i giovani dottorandi che spesso sono obbligati ad andare all'estero per continuare i propri studi, nella convinzione che per fare ricerca e trovare un lavoro non sia obbligatorio cambiare regione.


Marianna Lepore


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