Young Women Network, rete e soft skills la chiave per il successo delle ragazze

Irene Dominioni

Irene Dominioni

Scritto il 11 Gen 2017 in Approfondimenti

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Inizia un nuovo anno, eppure ancora non si finisce di parlare di gender gap. Nel 2016 l’Italia è risultata 50esima su 144 Stati nel Global Gender Gap Report del World Economic Forum, perdendo 9 posizioni rispetto all'anno prima. E se si parla di lavoro, il salto è ancora maggiore. Sui quattro parametri della misurazione (salute, istruzione, presenza politica, partecipazione socio economica) l’Italia risulta in 117° posizione su 142 paesi per l’indicatore comprendente i livelli occupazionali e retributivi, perdendo sei posizioni dal 2015, e ben venti dal 2014. I dati riportano come la condizione delle donne negli ultimi tre anni sia peggiorata quasi ovunque nel mondo, ma il mal comune, in questo caso, difficilmente è mezzo gaudio.

Young Women Network (YWN), fondata a Milano nel 2012, è un'associazione dedicata all'empowerment delle giovani donne e volta a valorizzare il ruolo femminile nella società attraverso lo scambio di esperienze la creazione di progettualità comuni. Il primo obiettivo è di dare supporto alle ragazze nella costruzione del proprio percorso professionale e personale, in un contesto che così poco le favorisce. Il loro motto è “Achieve More Together”, ovvero: insieme si può andare più lontano. Ogni mese organizzano eventi dove giovani professioniste partecipano ad eventi di coaching, mentoring e networking, condividendo il proprio vissuto, facendo rete e perfezionando le proprie soft skills con l’aiuto di donne di successo dalle diverse specializzazioni ed esperienze.

YWN è un’associazione no profit su base volontaria, che si sostiene grazie alle quote delle proprie associate e alle donazioni. Il gruppo operativo è costituito da sette ragazze, oltre a un comitato d'onore formato da quattro donne dirigenti di importanti realtà aziendali italiane. Dal 2014 la rete si è allargata, portando gli eventi oltre che a Milano anche a Roma, e il 2016 si è chiuso con quasi 300 socie iscritte (per associarsi bisogna compilare il form online e versare una quota associativa di 70 euro). Attraverso l'associazione ogni giovane donna può accrescere la propria rete professionale, partecipare a workshop tenuti da manager italiane, accedere a iniziative di mentoring e usufruire delle convenzioni con aziende e associazioni partner. Gli eventi più importanti sono riservati alle sole socie, così come il mentoring program e il counseling, ma è possibile partecipare a uno degli eventi in forma libera, per valutare di entrare a far parte del network. Nel caso di eventi aperti, i posti dedicati alle non associate sono pari al 20% e, a seconda del tipo di evento, può essere comunque prevista una quota di partecipazione.

Ma cosa vuol dire “empowerment” in concreto? Questa parola inglese, di difficile traduzione, letteralmente indica “trasferimento di potere” e “legittimazione”, ma riflette anche un bisogno culturale più ampio, di riconoscimento del genere femminile nel suo complesso, in un sistema che trasmetta alle donne stesse gli strumenti per emanciparsi al suo interno. «Empowerment significa innanzitutto consapevolezza. La giovane donna che è alla prima esperienzamartina rogato lavorativa deve coltivare le proprie competenze e attitudini, sviluppare il proprio talento e ciò che la rende unica» dice alla Repubblica degli Stagisti Martina Rogato, 32 anni, consulente freelance in ambito sostenibilità e Ong e presidente di Young Women Network. «Vogliamo rendere le ragazze consapevoli di come possono migliorare anche oltre le proprie competenze “hard” e dell’importanza di investire su se stesse ogni giorno e da subito». La promessa rivolta ad ogni ragazza è semplice e diretta: «Entra a far parte di Young Women Network perché ti aiuteremo a sviluppare la migliore versione di te stessa».

Uno degli elementi di forza dell’associazione è l’offerta di sessioni di mentoring
(diverso dal coaching, che prevede l’erogazione di corsi veri e propri da parte di un professionista), percorsi one-to-one dove ogni ragazza, nel perseguimento dei propri obiettivi personali e professionali, viene assistita da una figura femminile senior con anni di esperienza in un dato ambito lavorativo. Il format è della durata di sei mesi e prevede incontri mensili tra mentor e mentee, dove entrambe le figure trovano soddisfazione, le une nella condivisione della propria esperienza, le altre nell’ottenimento di un punto di riferimento da cui ricevere consigli e direzionalità.

Il successo dell’iniziativa è legato anche al fatto che i mentori sono figure poco diffuse a livello aziendale in Italia: «C’è una mancanza di figure senior che orientino e diano spassionatamente e obiettivamente, senza secondi fini, dei consigli» osserva la presidente di YWN. Non solo. Il programma di mentorship avrebbe anche un altro importante vantaggio: «I giovani fanno tanta fatica ad entrare nel mondo del lavoro, nonostante la maggior parte di noi sia forse anche più qualificata della generazione precedente, e quando entrano in azienda si trovano a interfacciarsi con un management che non ha sofferto così tanto per entrare nel mondo del lavoro» puntualizza Rogato. «Mettendo in contatto donne senior con donne giovani, i nostri programmi abbattono le barriere e cercano di stimolare il dialogo intergenerazionale all’interno delle organizzazioni e delle aziende. Non è una cosa da poco, visto il contesto italiano».

Oltre alle attività di mentoring, l’associazione si propone di diffondere la cultura del networking, ovvero dell’importanza di creare e accrescere le proprie conoscenze dentro e fuori dal proprio ambito professionale, qualcosa che è spesso sottovalutato: «Non tutte hanno infatti la consapevolezza di quanto sia importante fare rete» osserva Rogato «perché è bene coltivare le relazioni tramite un do ut des in cui tu oggi dai e domani non sai cosa ti potrebbe tornare».

Il problema della disoccupazione giovanile è solitamente indirizzato come di tipo generazionale, più che di genere. E se è vero che molte delle difficoltà dei giovani nella ricerca di lavoro sono vere per entrambi i sessi, rimangono comunque le ragazze ad essere maggiormente penalizzate, dovendosi scontrare con un gender gap che persiste: «Nella mia piccola prospettiva, da presidente dell’associazione e da lavoratrice, vedo ancora tantissime difficoltà. Dalla conciliazione lavoro-famiglia all’idea di dover aspettare che il capo esca dall’ufficio per poter uscire, è una concezione del lavoro che io rifarei dalla A alla Z» riflette Rogato. «Ancora si assiste a tantissimi episodi di discriminazione di genere, disuguaglianza di stipendio, sessismo… So di una collega che aveva chiesto un aumento al capo, e le è stato risposto “ma tuo marito guadagna bene” - per la serie “ma tu che problemi economici hai?!”. C’è ancora tantissimo da fare, ed è da noi, giovani donne, che deve partire l’evoluzione culturale, perché è un problema di tipo culturale.»

L'associazione quindi cerca di agire anche nella direzione di un impatto sociale, oltre a proporre strumenti per le ragazze in prima persona. E lo fa pensando proprio alla situazione italiana, in cui si aggiunge un ulteriore livello di complessità se si guarda alla disomogeneità di opportunità tra Nord e Sud: «Quest’anno, a marzo, oltre al mentoring program classico, lanciamo insieme ai Global Shapers del World Economic Forum un programma di mentoring dedicato a 15 giovani donne del Sud Italia, dando la possibilità di accedere agli incontri anche a persone che non stanno nelle grandi città come Milano e Roma» specifica la presidente. «Perché di fatto, per quanto possa essere in gamba, una giovane donna di un paesino del meridione non ha le stesse possibilità di una che vive a Milano. Il programma si chiama Skill Essentials e vuole essere un progetto di empowerment dei territori del Sud Italia. E chissà che non possa essere il primo di una lunga serie». Per agevolare gli incontri, il mentoring avverrà via Skype o per telefono.

Tra i prossimi appuntamenti in programma, venerdì 13 gennaio a Milano si terrà una colazione con Alice Siracusano, account di marketing e comunicazione in realtà come Damiani, Bayer e Vodafone e oggi responsabile della divisione corporate in LUZ About Stories, network internazionale di autori e storyteller digitali. Parlerà del potere dello storytelling (presso Eppol, in zona Porta Venezia). Il 19 gennaio, invece, ci sarà “Indossa il Tuo Obiettivo”, una sessione su come il modo di vestire può influenzare il raggiungimento dei propri obiettivi, armonizzando carattere e aspetto fisico con abiti e accessori. Alla guida Elisa Scagnetti, happiness coach e consulente di immagine (dalle 19.30 alle 22 al Pacino Cafè, in zona Lima). Il 28 febbraio a Roma è invece prevista “Trasmetti il tuo valore”, una sessione sul personal branding e le pratiche, le competenze e i suggerimenti per costruire il pitch ideale e presentare se stessi nel modo migliore. Il contributo sarà quello di Silvia Pulino, assistant professor of business administration alla John Cabot University di Roma e director of the JCU institute for entrepreneurship (dalle 19 alle 22 al Tiber Campus).

Se “insieme si raggiungono risultati migliori”, Young Women Network sa bene di doversi alleare con altre realtà che perseguono l’obiettivo dell’empowerment femminile, e per questo l’associazione è in fase di rinnovamento delle collaborazioni anche per il 2017. Il panorama italiano, per fortuna, è variegato, e sono numerose le associazioni che si dedicano a tutti gli aspetti (e le problematiche che ne derivano) dell’essere donna all’interno della società, da quelle di tutela e promozione di pari diritti (Aidos, Pari o dispare) a quelle legate alla formazione manageriale e l’imprenditoria al femminile (AssoDonna, ValoreD, Itwiin) o attive sul fronte della sensibilizzazione contro la violenza sulle donne (D.i.Re), per fare qualche esempio. Nonostante le modalità e i manifesti specifici siano a volte diversi, il fine rimane comune: migliorare la condizione femminile nel senso più ampio possibile. Qualcosa che è imperativo oggi più di ieri, se si vuole invertire il trend delineato dal Global Gender Gap Report. Altrimenti, di questo passo raggiungeremo la parità di genere soltanto tra molto, molto tempo. Il World Economic Forum sa anche tra quanto: 169 anni.

Irene Dominioni

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