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«Qui alla Fondazione DNArt siamo in troppi stagisti»: e scatta il reclamo all'ufficio stage dell'università

8 anni, 8 mesi fa di Eleonora Voltolina

Link all'articolo originale: «Qui alla Fondazione DNArt siamo in troppi stagisti»: e scatta il reclamo all'ufficio stage dell'università Alla rubrica Help della Repubblica degli Stagisti all'inizio di febbraio arriva una mail di denuncia. Virginia L., neolaureata, e Lorenza S., studentessa di Storia e critica dell'arte, raccontano di aver interrotto da pochi giorni uno stage perché l'ente ospitante non rispettava il limite posto dalla normativa in merito al numero massimo di stagisti ospitabili contemporanemente. «Abbiamo scoperto, grazie al sito della Repubblica degli Stagisti, che questa fondazione ha commesso un atto illegale. Citiamo testualmente dal dm 142/1998 art. 1: "I ...

moniorlan

8 anni, 7 mesi fa

vorrei porter dire la mia contro la FondazioneDNArt e Fabbrica delle Idee e la “signora” Elena Fontanella. Anni fa ho effettuato anch’io uno stage presso queste aziende con orari massacranti dalle ore 8.30 fino alle 21 e alle volte fino alle ore 24, sabato e domenica compresi, con diverse mansioni poco attinenti a quelle stabilite, come andare a prendere la figlia a scuola e portare il cane fuori e tante altre ancora , ma pensavo che fosse questo il prezzo da pagare per un lavoro, quindi non mi sono lamentata. Alla fine dello stage mi hanno chiesto di restare e iniziare a lavorare per loro con gli stessi orari e con le stesse mansioni. Ho accettato, ma non mi hanno mai fatto un vero e proprio contratto di lavoro, quindi ho lavorato in nero e retribuita non regolarmente . Ho vinto una vertenza contro loro ma a distanza di anni non ho ricevuto il risarcimento che mi spetta per la ragione che risultano nullatenenti. La Fabbrica delle Idee mi risulta che abbia avuto altre denuncie oltre la mia, eppure nonostante ciò, riesce ad avere finanziamenti pubblici e location (per le loro mostre) in siti prestigiosi . Condivido con Lorenza e Virginia il loro lamento per come sono trattate da queste aziende.

fede0

8 anni, 8 mesi fa

Le ragazze hanno fatto benissimo a denunciare il misfatto. Volevo chiedere una cosa ad Eleonora o a chiunque possa dare una risposta: in questo caso, per l'azienda non è prevista una sanzione amministrativa? Oltre alla denuncia allo sportello stage dell'Università, è possibile fare anche una vera e propria denuncia alle autorità? Se la meriterebbero proprio...non solo loro, ma tutti quelle aziende (troppe purtroppo) che si comportano in questo modo!

keamarezza

8 anni, 8 mesi fa

Sono felicissima che finalmente qualcuno non solo si sia riuscito a ribellare ma abbia anche avuto dei risultati! Sono anche io una "superstite" della afFondazione dnart, sono stata in stage nella primavera 2009, nel mio caso la convenzione era stata firmata con l'Università IULM da cui provenivo. Una volta terminato lo stage anche io avevo inviato in università una relazione in cui raccontavo le dinamiche e soprattutto i numerosi punti di criticità nei "metodi" lavorativi portati avanti dai titolari, tuttavia la mia relazione x quello che ho potuto vedere non ha avuto esito. Spero che anche l'Università IULM adotti il sitema della Bocconi e soprattutto presti una maggiore attenzione agli enti con cui attiva le convenzioni, un altro ente che infatti andrebbe eliminato dalle liste delle convenzioni con le università è l'Associazione culturale Famiglia Margini, si tratta di un'associazione culturale che in realtà è una galleria d'arte, i 2 titolari anche in quel caso hanno lo spiccato dono di una capillare ed efficente comunicazione, in realtà anche li le persone che lavorano vengono definiti collaboratori ma non hanno ne un contratto ne uno stage, esistono degli orari definiti solo a parole perchè in realtà si lavora anche fino alle 23 e oltre, c'è una totale mancanza di scientificità e di un metodo lavorativo, ma ti fanno credere che quello che fanno sia grandioso e che solo in un posto come il loro puoi imparare qualcosa. Credo che se andassero a fare dei controlli si divertirebbero molto! Aprite gli okki diffidate dai finti alternativi e da si vanta dei propri "agganci", l'arte quella vera è un'altra cosa e per fortuna esistono anche gallerie e enti che lavorano bene e nel rispetto delle persone.
Mi complimento con le due ragazze che si sono documentate, vorrei averci pensato prima anche io!

Eleonora Voltolina

8 anni, 8 mesi fa

Ragazze, a questo punto mi autocito… ;-)

Dal libro «La Repubblica degli stagisti - Come non farsi sfruttare» (Laterza 2010) pag. 35-37

Sulla Repubblica degli Stagisti spesso i lettori dicono la loro su questo aspetto della questione, e non di rado accusano: «A che serve che io dica no, se dietro di me ce ne sono altri dieci, o cento, pronti ad accettare?». L’osservazione è certamente pertinente, ma se tutti la pensassero così il mondo resterebbe immobile.

È il concetto del «no» che dovrebbe essere messo al centro della discussione: poter rifiutare quando le condizioni prospettate appaiono inaccettabilmente inique. Patire e lamentarsi senza fare nulla per cambiare le cose è forse consolante, nel breve periodo, ma alla lunga diventa frustrante. Accettare una proposta o uno status quo che si percepisce come ingiusto, svilente, inadeguato è un torto che si fa in primo luogo a se stessi – autocondannandosi a mesi o magari addirittura anni di insoddisfazione – ma poi, più in generale, all’intera società. Un no pronunciato al momento giusto può sembrare piccolo, addirittura insignificante: ma potrebbe essere invece un tassello importante per migliorare il mondo. Spesso funziona.

Un esempio. Negli anni Cinquanta, in America, le persone di colore vivevano una situazione di segregazione e subordinazione. Non potevano accedere alle stesse scuole dei bianchi, nei ristoranti non potevano essere serviti dai camerieri, negli autobus potevano sedersi solo su alcuni sedili e non altri. Per quanto sia incredibile pensare che si stia parlando di soli cinquant’anni fa, la situazione era questa. E in questa situazione, nel 1955, ci fu una donna che disse di no. Si chiamava Rosa Parks e non fece niente di così speciale: semplicemente, si rifiutò di cedere il suo posto a un bianco su un autobus. Vicino a lei c’erano certamente altri che si alzarono, seguirono la legge, lasciarono che i bianchi si sedessero: lei no. Per aver deciso di non sopportare l’ingiustizia in silenzio, venne arrestata e processata: ma dal suo gesto nacque un grande caso che coinvolse anche Martin Luther King e tutta la comunità nera d’America. Quel giorno Rosa Parks disse di no e oggi c’è un presidente di colore, Barack Obama, alla guida degli Stati Uniti.

Un altro esempio. Negli anni Sessanta, in Italia, un’altra donna fece scalpore per il suo no: si chiamava Franca Viola, aveva solo diciassette anni, viveva in Sicilia. Venne rapita e violentata da un corteggiatore respinto: questo era il modo, allora, di convincere una ragazza recalcitrante al matrimonio. Entravano in gioco fattori pesanti come macigni: la verginità perduta, l’onore della famiglia da salvaguardare. Per tutti questi motivi, la soluzione era sempre la stessa: dopo un fatto del genere, la ragazza acconsentiva a sposare il suo violentatore (le cosiddette «nozze riparatrici» che lavavano la colpa di un rapporto prematrimoniale), e tutto veniva dimenticato. Franca Viola disse no, anche se sapeva che molte ragazze nella sua condizione avrebbero continuato a dire sì, e che forse il suo gesto non sarebbe servito a molto. Disse no: si rifiutò di sposare il suo stupratore, diede scandalo, firmò la denuncia e affrontò il processo. Lo stupratore e i suoi complici vennero condannati: increduli, come tutto il paese, che una donna potesse essersi ribellata alla consuetudine e avesse deciso – anche qui – di non sopportare in silenzio. Grazie anche al coraggio di Franca Viola, qualche anno dopo, la normativa venne aggiornata e in particolare venne abolito un articolo che in pratica ammetteva, in alcuni casi, la violenza sessuale […].

E allora – con le dovute proporzioni – se grazie ai no giusti ce l’hanno fatta addirittura le donne maltrattate e i neri discriminati, perché mai non ce la dovrebbero fare gli stagisti?

Frania

8 anni, 8 mesi fa

Si, ma se nn accetti ci sono altre 200000 persone che accetterebbero, quindi tu resti a casa e sei svantaggiato ugualmente...

Danyela

8 anni, 8 mesi fa

La novità è che finalmente ci stiamo ribellando!!
Lavorare senza un contratto e non avendo un assicurazione è illegale, accettando questi ricatti siamo noi i primi carnefici di noi stessi, leggittimando tacitamente un circuito lavorativo scorretto che mira unicamente al beneficio aziendale.

Frania

8 anni, 8 mesi fa

Non vedo la novità... qui a bari è una cosa normalissima! Sono 5 mesi che sono in uno studio e nn ho firmato nessun contratto nè ho visto un centesimo e lavoro dalle 9 alle 19 più 3 ore di viaggio ogni giorno...

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