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Trentenni italiani, la sottile linea rossa tra umili e umiliati nel libro «Giovani e belli»

9 anni, 11 mesi fa di Eleonora Voltolina

Link all'articolo originale: Trentenni italiani, la sottile linea rossa tra umili e umiliati nel libro «Giovani e belli» Chi sono i trentenni italiani? Come vivono, cosa sognano, quanto guadagnano? Concetto Vecchio, giornalista di Repubblica, ha provato a scoprirlo. Si è messo sulle loro tracce, li ha intervistati, osservati, seguiti. Ne è venuto fuori un libro-reportage, Giovani e belli, sottotitolo «Un anno fra i trentenni italiani all'epoca di Berlusconi», pubblicato da Chiarelettere e uscito in libreria il 9 aprile.Concetto Vecchio, nel suo libro il mondo dei giovani italiani appare come fratturato in due: da una parte quelli che si ...

mimidef

9 anni, 11 mesi fa

Con il suo lavoro Concetto Vecchio ha colmato una grossa lacuna del mondo giornalistico italiano. I trentenni, al di là delle macchiette viste in film come "L'ultimo bacio", sono una generazione dimenticata. E non dimentichiamoci che è quella che, più di ogni altra, soffre le ripercussioni della crisi economica.

giusi

9 anni, 11 mesi fa

Complimenti per il sito. Sono una cocopro cn grande esperienza da stagista ( ben 4 durante e dopo il percorso di studi)! Grazie per aver creato questo spazio.

spartaco

9 anni, 11 mesi fa

Ho letto con attenzione l'intervista a Concetto Vecchio, che già conoscevo per aver letto "Vietato obbedire", e l'ho apprezzata al punto da riportarla sul mio blog www.spartaco.eu
Scrivo anche per tentare di dare una risposta alla critica cruciale, che l' autore muove ai trentenni di oggi:
" Il dato è che i giovani non sono riusciti a «fare rete»: nel Sessantotto [al quale Vecchio ha dedicato il suo primo libro, Vietato obbedire] ci fu un'intera generazione che si coalizzò e riuscì a far saltare il tappo. Questa invece è una generazione di individualisti: e lì sta la ragione della sua debolezza".
Io sono stato un sessantottino e credo che le ragioni dell'individualismo imperante di oggi possano essere comprese anche alla luce dell' articolo che allego.

LA SCOMPARSA DELLA SOLIDARIETA'
Di Fedele (del 15/11/2007 @ 21:13:17, in Considerazioni, linkato 160 volte)
Nel precedente articolo a margine della recensione dei film ("Giorni e nuvole" di S. Soldini e "In questo mondo libero" di Ken loach) ), viene indicata la solidarietà come unica via di salvezza possibile per ognuno dei protagonisti, che tuttavia nelle rispettive storie scelgono soluzioni individualiste per affrontare la situazione in cui si vengono a trovare.
Ma perché la parola “solidarietà”, spesso ricorrente nei discorsi della classe lavoratirce degli anni sessanta e settanta è così caduta in disuso, tant’è che nessuno si ricorda più, quando è cominciata a non essere più adoperata?
A rinfrescarci la memoria provvede l’ultimo libro di Naomi Klein “Shockeconomy”.
Scrive Naomi, che quando finalmente le teorie nefaste del capitalismo sfrenato e selvaggio di Milton Friedman della scuola di economia dell’Università di Chicago, trovarono un paese reale in cui essere sperimentate, la scelta degli strateghi politici americani cadde sul Cile (1973) ed in seguito su tutto il cono del Sud (Brasile, Argentina ed Uruguay).
Tutti questi paesi subirono un golpe, cioé uno shock politico e sociale, su cui si innestò subito uno shock economico come la riforma in senso neoliberista delle rispettive economie.
Il golpe militare e la riforma economica erano necessari per eliminare dalla cultura di questi paesi il sentimento della solidarietà, "quel sentimento di interconnessione sociale che ci porta istintivamente ad aiutare gli altri", ed il senso collettivo, ma per sradicarli dalle menti e dai cuori di attivisti, lavoratori, sindacalisti e politici di sinistra, si rese simultaneamente necessaria la tortura su larga scala, insieme con le sparizioni ed i massacri, in modo che della parola “solidarietà” si perdesse anche la memoria.
Senza la forza bruta della dittatura militare, la riforma neoliberista delle economie dei paesi del cono del Sud, con il suo corollario di decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di torturati, non si sarebbe mai potuta realizzare.
Ora a distanza di oltre trent’anni da quei tragici avvenimenti, grazie alle teorie del l'ultimo “guru” americano Jeffrey Sachs che intende dimostrare come il libero mercato non sia incompatibile con la democrazia, l'economia liberista è stata esportata anche nelle democrazie occidentali dove il consenso deve essere conquistato con le elezioni, ed anche qui di solidarietà ormai più nessuno parla.

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