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Cosa aspettarsi dal tirocinio

2 mesi, 1 settimana fa di RD

ingegneriatirocini di inserimento lavorativo

Buongiorno, ho trovato il vostro sito qualche mese fa e leggendo post e articoli ho chiarito molti dei dubbi che avevo circa i tirocini extra-curricolari, ma contemporaneamente me ne sono venuti degli altri che vorrei chiarire. Vi spiego la mia situazione.

Alla fine del 2018 mi sono laureata in ingegneria ambientale e a maggio di quest’anno ho iniziato un tirocinio presso uno studio di ingegneria; alla fine di questa settimana, dopo soli due mesi, concluderò in anticipo il tirocinio, in accordo con il mio tutor, nonché titolare dello studio. È stato lui a chiedermi di interrompere il tirocinio visto la “distrazione” dell’ultimo periodo (così mi ha detto); io avrei continuato al massimo fino alla fine di luglio e poi avrei richiesto l’interruzione, perché le attività dello studio sono un po’ troppo distanti dai miei studi, per cui fondamentalmente non mi piace quello che sto facendo. Questi due mesi non sono completamente da buttare, ma nel complesso come prima esperienza è stata molto deludente, sia per i contenuti sia per le modalità con cui si è svolto il tirocinio; a questo proposito vi scrivo, per capire anche che cosa aspettarmi da un altro eventuale stage.

Premetto che sia col tutor sia con il collaboratore il rapporto è sempre stato buono, mi hanno concesso una grande flessibilità negli orari, visto che sono pendolare, e sono stati tutti sempre molto disponibili a spiegarmi tutto quello che chiedevo.
Fin da subito però mi sono stati assegnati compiti che, per quanto poco complessi, richiedevano cmq un pochino di esperienza per essere portati a termine nei tempi richiesti (come computi metrici e disegni in autocad), poiché erano tutti lavori necessari alle attività dello studio. Alcune volte erano attività che servivano a sgravare di un po’ di lavoro il collaboratore, altre (poche per la verità) erano di “progettazione”, che mi venivano assegnate dal tutor per aiutarlo con i vari lavori e che io, nella mia incapacità dovuta alla totale inesperienza, non ero in grado fare senza chiedere costantemente aiuto. Insomma il più delle volte finivo le cose in ritardo e non senza qualche errore, allungando ulteriormente i tempi di consegna; in alcuni casi quello che facevo non andava proprio bene per niente, per cui dovevo rifare tutto da capo.

Ultimamente, poi, per due giorni, a distanza di una settimana, ho dovuto assentarmi per motivi personali: uno mi è stato fatto recuperare (sono andata a lavorare in un giorno festivo perché il collaboratore aveva bisogno di una mano, mentre il titolare è rimasto a casa), per l’altro hanno storto un po’ il naso perché dato che io non c’ero qualcun altro avrebbe dovuto disegnare al posto mio.

Leggendo qua e là mi è parso di capire che alla fine la mia situazione non è per nulla disastrosa come lo è per molti miei “colleghi tirocinanti”, che passano le giornate a girarsi i pollici o a ricoprire le stesse mansioni dei dipendente senza però avere gli stessi diritti. Mi rendo anche conto che certe esperienze fanno parte del lavoro ed è bene provarle fin da subito. Mi chiedo solo se quanto ho scritto è ciò che dovrebbe regolarmente capitare durante un tirocinio, se effettivamente ci si dovrebbe augurare uno stage del genere: un parere, insomma, per capire se sono io ad avere una visione distorta del tirocinio o se effettivamente qualcosa non è andato nel modo corretto.

Ringrazio in anticipo se qualcuno vorrà rispondermi e rimango a disposizione per qualunque chiarimento necessario.

Redazione_RdS

1 mese, 3 settimane fa

Ciao Rd,
il punto focale del tuo racconto ci pare il passaggio in cui spieghi che le mansioni che ti sono state assegnate non coincidono con le competenze acquisite nel percorso di studi. Questo perché il senso principale di un tirocinio è quello di passare dalla teoria alla pratica, entrare cioè in un'azienda per toccare con mano quanto studiato sui libri. Il che non significa che non si possa fare altro nella vita rispetto a quanto studiato, e che quindi un tirocinio possa servire a 'iniziarsi' a un mestiere di cui non si sa nulla, nemmeno i fondamenti teorici. Un'ipotesi più rara e che non assolve in pieno alla funzione dello stage, ma comunque non da escludere.
In entrambi i casi quel che è certo è che la persona che si trova in tirocinio sta imparando, e ha bisogno di tempistiche variabili a seconda delle circostanze per rendersi autonoma in determinate mansioni: perché è proprio questo che ci si prefigge all'inizio del percorso, che il tirocinante sia accompagnato nell'apprendimento di una professione fino a essere capace di sbrigare il lavoro senza chiedere aiuto. Sostanzialmente quindi l'azienda fa a priori un po' una scommessa sullo stagista, lo prende in prova per vedere cosa è capace di fare.
Nel tuo caso, al netto del comportamento positivo sul piano umano del tutor, ci pare di capire che il meccanismo si sia inceppato proprio qui, vale a dire nel rapporto di fiducia tra voi due e gli altri soggetti coinvolti. Non hanno voluto darti altro tempo per imparare e impratichirti, o forse hanno annusato la tua mancanza di motivazione dovuta al fatto che - come dici - quello che facevi non ti piaceva e tu stessa avevi deciso di interrompere anzitempo (opzione ammessa dalla legge stessa). E spesso è proprio l'entusiasmo dello stagista a fare la differenza. Se manca chi gli sta intorno non può evitare di notarlo.
Anche questa che ti è capitata è un'esperienza di cui fare tesoro: avete tentato entrambi, ma non è andata. E anche questo è il senso dello stage, che va concepito come un tentativo, un momento di prima conoscenza tra due soggetti che può decollare e portare a un'assunzione, come invece interrompersi dopo un giorno. Dal tuo racconto non emergono aspetti da correggere, ma semplicemente un tirocinio realizzato con tutti i crismi che ha avuto però un termine anticipato per "incompatibilità" tra le parti.
Speriamo di esserti stati di aiuto.
E un caro saluto

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