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Chiarimenti su correttezza del tirocinio

6 mesi, 2 settimane fa di raffamanet

Salve a tutti,
ho recentemente concluso un tirocinio d'inserimento lavorativo e vorrei avere dei chiarimenti.
Vorrei sapere quanti tirocini un'azienda può attivare e non intendo con lo stesso tirocinante o quanti tirocinanti può avere contemporaneamente. Finito il periodo dei tirocinanti, con zero assunzioni, si sono subito attivati per trovare altri tirocinanti da sfruttare. Hanno un limite per fare questo?

Inoltre, non hanno rispettato il progetto formativo e sono stata presa per sostituire i dipendenti che dovevano andare in ferie e uno che era in malattia.
Ho inoltre visto che non si possono attivare tirocini per ricoprire ruoli necessari all'organizzazione aziendale e per attività che non necessitano di formazione e vorrei capire meglio questi aspetti. Io principalmente fatto la cassiera e addetta vendita e vorrei capire se la cassiera può essere ritenuto un ruolo necessario dato che, in un supermercato, la cassa serve per la registrazione della spesa e se è un'attività che richiede una formazione, anche se non mi pare, dato che fin dal primo giorno sono stata in cassa.
Vorrei dei chiarimenti se le aziende hanno eventuali sanzioni per questo o se, a queste condizioni, si tratta più di lavoro subordinato.


L'azienda in questione è la Dico s.p.a.
Un tempo pare che assumevano gli stagisti, sembrava un po' più seria ma, cambiando gestione, si sono lanciati nella moda con cui si sfrutta il tirocinante (non serve un tirocinio per pulire un negozio) per lasciarlo senza lavoro. Mi hanno detto che a Gennaio si fermavano e a Febbraio avrebbero deciso se richiamare qualcuno che ha già lavorato lì o prendere nuove persone. Nemmeno una settimana dopo hanno iniziato i colloqui.

Redazione_RdS

6 mesi, 1 settimana fa

No, niente limiti al numero di tirocini attivabili per le aziende ma solo un tetto massimo di stagisti da inserire di volta in volta in base al numero di dipendenti. Stessa cosa per le persone che entrano in stage. Questo vuol dire che le aziende possono decidere di inserire stagisti al posto di personale per tutto il tempo che vogliono così come una persona può partecipare a tutti gli stage che crede. Allo stesso modo non esiste un elenco di mansioni per le quali sia necessario o meno uno stage, né tantomeno esiste un qualche regolamento per i supermercati. Ragione per cui esistono innumerevoli casi di stage che mascherano un lavoro vero e proprio senza che la legge possa fare granché. Di recente su questo punto è anche intervenuta la Cassazione, sancendo il principio che non si può far passare per tirocinio quello che in realtà è lavoro vero e proprio, condannando quindi lo stagista a un risarcimento: http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/la-cassazione-il-tirocinio-non-puo-mascherare-un-lavoro-subordinato.
Questo per dirti che il discorso delle sanzioni si muove su un terreno piuttosto scivoloso, e per capire meglio ti consigliamo di leggere questo nostro articolo che spiega come la situazione sia di sostanziale vuoto normativo: http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/intervista-paolo-pennesi. Chiaramente esistono sanzioni nel caso in cui siano riscontrate delle violazioni di legge, come è nella logica del diritto (per gli aspetti più tecnici dovresti consultare però un giuslavorista). Il punto è la difficoltà a far intervenire gli ispettori del lavoro e far sì che si riscontrino delle palesi irregolarità, non essendovi una normativa di appiglio ma solo principi generali.
Tu hai mai pensato di rivolgerti agli ispettori del lavoro per denunciare il tuo caso?
Un caro saluto
#post22942

raffamanet

6 mesi, 2 settimane fa

In risposta a #22933
Qua sul sito ho già dato un'occhiata ma vorrei delle risposte più precise alle domande che vi ho posto.

Non hanno dei limiti ai tirocini attivabili a rotazione?
Quali sarebbero i ruoli necessari all'organizzazione di un supermercato per i quali non si dovrebbero fare tirocini?
La cassiera e addetta vendita è un'attività per cui si richiede una formazione di sei mesi?
La legge prevede delle sanzioni, al di là di ciò che fa o non fa l'ispettorato del lavoro?


La mia storia posso già raccontarla in quanto si è conclusa una settimana fa.
A Luglio ho iniziato un tirocinio presso il supermercato Tuodì, 40 ore settimanali (superando spesso le 8 ore giornaliere).
L'aspetto peggiore erano i turni: ogni giorno un orario diverso, comunicati la domenica per la settimana entrante (addirittura la mattina di Natale e il 31 Dicembre alle 20 di sera) senza troppa possibilità di potersi organizzare una vita nei pochi momenti liberi. C'erano giornate in cui ero lì sia all'apertura sia alla chiusura del negozio, uscivo alle 20.30 per essere nuovamente là dentro prima delle 8 della mattina successiva. A volte sembrava di vivere là dentro e spesso c'era la sensazione di non staccare mai dal lavoro, ma non mi sono mai lamentata pensando che se molte persone sopravvivono, potevo farcela anche io ed ero disposta a fare la gavetta per arrivare anche ad orari più umani, per imparare e dimostrare quello che ero in grado di fare.
Il primo giorno ho fatto affiancamento per 2/3 ore: ho osservato un collega in cassa che mi ha spiegato il minimo indispensabile per usarla, mi ha fatto provare a registrare qualche spesa (senza farmi provare il pagamento in contanti) e subito dopo sono stata messa in cassa da sola. I primi giorni sono stati abbastanza devastanti, le istruzioni erano pochissime e di solito venivano date dopo aver commesso qualche errore (con relativa sgridata). In cassa mancavano sempre le monete e le banconote di piccolo taglio, quindi tra le cose da imparare rapidamente c'era anche come raccimolarli dai clienti. Quando non c'era gente in cassa, dovevo sistemare gli scaffali o pulire le porte e i vetri del banco dei surgelati.
Il regolamento aziendale ovviamente dovevo rispettarlo... senza averlo mai visto.
All'inizio ero disorientata perché mi sembrava di dover imparare le cose in modo meccanico o farle senza capire ciò che stavo facendo e, di conseguenza, se facevo un errore non potevo capire perché lo facevo e come evitarlo. Quando chiedevo spiegazioni spesso mi venivano date versioni opposte, altro aspetto che aumenta la difficoltà di chi sta cercando di imparare. 
Dovevo diventare il più rapidamente possibile veloce e autonoma.
Io ero la prima cassa, le altre venivano aperte quando non riuscivo a smaltire da sola la coda, come nei momenti di maggior affluenza.
Le domeniche sono diventate quasi subito tutte lavorative ed essendo in due in turno, non ci vuole molto a capire che non ero tanto una tirocinante quanto più una dipendente (almeno per quanto riguarda mansioni e doveri).
Naturalmente se c'era da fare qualche sostituzione per chi era in malattia la domenica o chiedeva il cambio turno, io ero quella che faceva la sostituzione e ho accettato tutto per dimostrare il mio impegno, pensando che se un giorno fosse servito a me, mi sarebbe tornato utile.
Mi è stato detto che ero stata presa per consentire agli altri di andare in ferie, in più c'era anche da sostituire un altro cassiere che era in malattia.
In teoria avrei dovuto passare 6 mesi sempre in cassa, senza vedere altro del negozio (il progetto formativo comprende diverse cose da imparare, tuttora a me sconosciute), ma ho avuto una serie di circostanze a mio favore, tra cui colleghi che hanno voluto darmi l'opportunità di imparare, dandomi consigli per sopravvivere là dentro, soprattutto insegnandomi apprezzando il mio impegno ed entusiasmo. Così ho imparato a sistemare i prodotti sugli scaffali (e finalmente scoprire dove stavano i prodotti e poterlo dire ai clienti), a riordinare gli scaffali, controllare le scadenze dei freschi e delle carni da togliere dalla vendita. Da essere la prima cassa ero riuscita a diventare la seconda (all'interno di un supermercato è tipo un avanzamento. La cassa è usata anche tipo "punizione"). 
Non avendo mai fatto questo tipo di lavoro ed essendo stata per mesi fissa in cassa, ovviamente non avevo idea delle cose che c'erano da fare, la differenza tra mattina e pomeriggio e ogni quanto andavano fatte. Alla mia tutor non piaceva che le andavo a chiedere cosa dovevo fare. La prima volta che sono stata fuori dalla cassa quando c'era lei la sua istruzione è stata: "guarda quella roba là"... intendendo che dovevo controllare i prodotti in magazzino e vedere se c'era posto sugli scaffali alla vendita. Ricordo che mi sono posizionata davanti ai prodotti, guardandoli con la faccia a forma di punto interrogativo. Io ero lì per imparare e "guarda quella roba là" non è un insegnamento.
La maggior parte delle volte mi faceva pulire, tanto che i colleghi alla fine mi facevano le battute dicendo che mi sarebbe mancato il mocio... e anche qui, capisco che in un negozio la pulizia sia importante e qualcuno deve pur farlo, ma non ci vuole una formazione di sei mesi per saperlo fare.
A tutto questo si aggiunge una distorsione al polso, con cui ho lavorato per oltre un mese e mezzo. Quando mi sono messa in malattia non è stata presa molto bene, ma hanno avuto anche il coraggio di riprendermi perché lavoravo in quelle condizioni perché non potevo rifiutarmi di fare le cose, quando io chiedevo solamente di farmi fare delle cose che mi consentissero di lavorare senza sforzare eccessivamente il polso, di venirmi un minimo incontro. Di fatto ho continuato a stare in cassa, a sollevare pesi (e alla visita medica al lavoro mi è stata messa la limitazione per il sollevamento dei pesi), senza quasi mai dire "non ce la faccio, mi fa male", a fare tutto e ciò che non capivano è che, oltre a trascurare la mia salute, rischiavo di fare dei danni se mi cedeva il polso mentre sollevavo le bottiglie di vino.
Verso la fine del mio tirocinio ho chiesto alla mia tutor se mi faceva vedere alcune delle cose scritte nel progetto formativo che non avevo ancora visto. La sua risposta è stata che, stando principalmente in cassa non avevo modo di vedere altre cose, che non dovevo impararle tutte e le cose si imparano facendole (ma se non me le fai fare) e che quei giorni erano incasinati (peccato che so leggere e capire ciò che leggo nel progetto). Per fortuna qualcosa me lo ha fatto vedere un altro collega.
Per un periodo di tempo ho pensato di poter essere assunta: tutti mi dicevano che avevano iniziato con uno stage ed erano stati assunti, ero diventata brava, veloce e abbastanza autonoma, qualche collega chiedeva a me le cose riguardanti la cassa dicendo: "ormai è diventata più brava di me", chiacchieravo e sorridevo ai clienti riuscendo a limitare notevolmente il fenomeno di "lamentela". Mi è capitato che dei clienti mi chiedessero di aprire la seconda cassa perché la collega era lenta e soprattutto scortese... lei era una dipendente, io ero la tirocinante.
Alla fine mi hanno detto che per Gennaio si fermavano e a Febbraio avrebbero deciso se richiamare chi aveva già lavorato con loro o prendere persone nuove. Neanche una settimana dopo hanno iniziato a fare i colloqui. 
Non hanno assunto nessun tirocinante presente nei vari negozi.
E' una mancanza di rispetto anche eliminare una persona dando una speranza che non esiste.

Non solo mi fa arrabbiare lo sfruttamento del tirocinio e la mancata assunzione, ma anche non aver potuto imparare di più, essere mandata via proprio nel momento in cui potevo fare dei passi in avanti.
E' vero che non sono condizioni lavorative splendide, ma era pur sempre un lavoro e questo lo dico perché qua nel forum ho letto più volte il consiglio "scappa". 
Io sono contenta di non essere scappata (vi assicuro che la tentazione c'è stata), di essermene andata a testa alta, di aver superato la paura affrontando discussioni col capo smettendo di subire tutto quanto, perché mi ero impegnata mettendomi nelle condizioni in cui non gli davo appigli per lamentarsi di me... e ho rimandato la disoccupazione.

La nota dolente non è solo la perdita del lavoro e la fatica nel trovare qualcosa di nuovo, ma anche i rapporti umani che si perdono. Ho faticato per sentirmi parte dell'azienda, per non sentirmi più la tirocinante sfruttata ma al pari dei colleghi, prendendo confidenza con loro, diventando amica di qualcuno e dimostrando anche a loro che sono affidabile, scherzando per rendere il lavoro più piacevole. Ho instaurato un rapporto con i clienti abituali, ho visto le stesse facce per 40 ore la settimana per 6 mesi e all'improvviso non c'è più niente.

In tutta questa storia c'è anche una nota positiva, qualche collega che ho ringraziato per avermi insegnato, per avermi dato una mano per evitare di sforzare troppo il polso, per avermi trattata bene e non solo come la stagista da sfruttare, per essere stati diversi dal sistema di sfruttamento e dal clima di terrore che si cerca di insinuare nelle persone.

Redazione_RdS

6 mesi, 2 settimane fa

Cara raffamanet,
purtroppo non esistono strumenti legali efficaci per fermare aziende poco serie come questa, se non i controlli dell'ispettorato del lavoro - più leggenda che realtà. In linea teorica tu potresti recarti a una direzione del lavoro del tuo territorio per denunciare gli abusi, ma di lì a che si prendano effettivi provvedimenti purtroppo ce ne corre. Questo per dirti che in buona sostanza le aziende che adottano comportamenti scorretti nei confronti degli stagisti passano pressoché indenni di candidato in candidato, e possono andare avanti senza che nessuno le fermi a usare tirocinanti al posto di lavoratori.
Con noi sfondi una porta aperta. Abbiamo perfino una sezione dedicata ad aziende virtuose di cui si monitora il tasso di assunzione post stage, su cui trovi tutte le informazioni qui: http://www.repubblicadeglistagisti.it/initiative/rdsnetwork/chiarostage/le-aziende-aderenti/. Questo giornale denuncia da sempre questo tipo di soprusi, concentrandosi proprio sul fenomeno degli stagisti nella grande distribuzione, per noi una vera e propria piaga. Non ha senso, come ben sottolinei, attivare uno stage per mansioni che non hanno bisogno di una grande formazione come la cassiera o la commessa. Per quei ruoli andrebbe stipulato da subito un contratto con una remunerazione vera. Leggi per esempio qui: http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/stagisti-da-zara e qui http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/stage-grande-distribuzione-abusi-continuano.
Qual è allora l'unico strumento per arginare questi abusi? Dire di no. Che non ci siano più candidati per queste aziende che si comportano male. E' l'unica arma concreta per fermarli. Anche le segnalazioni come le tue sono importanti perché permettono agli altri di sapere cosa aspettarsi da questo tipo di offerte. Quindi grazie per la tua testimonianza e torna a farci sapere gli sviluppi della tua storia.
Un caro saluto

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