Categoria: Storie

Elena Lanzi, vincitrice della borsa di studio notarile: «Dopo un anno e mezzo il mio secondo concorso, senza ancora conoscere i risultati del primo»

Elena Lanzi, 29 anni, è venuta a sapere dell’esistenza della borsa di studio per il notariato sul sito del Consiglio nazionale dell’Ordine. «Ho letto il bando, ho verificato i requisiti di merito, età e reddito e ho visto che ero ancora in tempo per fare domanda», racconta. La richiesta di partecipazione ha dato i suoi frutti: Elena rientra infatti tra i 30 vincitori (su 190 partecipanti) cui spetta una borsa pari a 14.400 euro lordi annui, rinnovabile per tre anni. Si è laureata giovanissima (a soli 23 anni) alla Bocconi di Milano con 110 e lode; per pagarsi gli studi ha lavorato come receptionist presso un albergo ed ha ottenuto per due anni una borsa di studio messa in palio dall'ateneo. Tra studio, lavoro e pratica notarile è riuscita ugualmente a coltivare la sua passione per la letteratura («narrativa tedesca e inglese. Adoro Mann e Dickens, ho letto tutte le loro opere!») e per la pallanuoto. Ci può raccontare la sua esperienza con il praticantato e con la borsa notarile? Il mio è un caso particolare: ho già terminato i due anni di praticantato e ho sostenuto l’esame scritto in due distinti concorsi. La borsa di studio mi ha aiutato a pagare la retta della scuola specialistica notarile e mi dà la possibilità di studiare con più serenità. I tempi per accedere alla professione, infatti, sono molto lunghi. Il primo concorso al quale ho potuto partecipare si è svolto nel 2007, due anni dopo la fine della mia pratica. Il secondo, invece, l’ho sostenuto a marzo del 2009, quando i risultati degli scritti precedenti non erano ancora usciti. Quindi, dopo più di un anno, ha partecipato al secondo concorso senza conoscere i risultati di quello precedente? Sostenendo costi doppi d’iscrizione e senza sapere, eventualmente, cosa avesse sbagliato alla prima occasione per potersi preparare meglio? Esattamente. I tempi di correzione sono molto lunghi, si tratta di un’anomalia di sistema che a conti fatti presenta questi inconvenienti. Alla fine ho scoperto di avere superato gli scritti del primo esame e mi sto preparando per l’orale. Come è andata, invece, la sua pratica nello studio notarile? Bisogna premettere che ci sono due tipi di esperienza: in un caso, i praticanti svolgono a tutti gli effetti un lavoro che si potrebbe quasi definire come impiegatizio ed è spesso retribuito come tale. In altri, si appoggiano allo studio per studiare, vedere come si lavora, esaminare le questioni che vengono poste al notaio, in un’ottica di formazione più teorica generalmente priva di remunerazione. Questo è anche il mio caso e devo dire che ne sono rimasta soddisfatta: il periodo trascorso nello studio mi ha consentito di prepararmi al meglio. Cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso?Non ho notai in famiglia, mi appassiona la giurisprudenza e penso che la professione del notaio mi si addica, anche dal punto di vista caratteriale. Ovviamente la prospettiva di guadagni elevati in futuro ha un suo peso, ma in modo molto equilibrato: il notariato non è diverso da altre libere professioni, si può decidere quanto lavorare e di conseguenza quanto guadagnare, ritagliandosi il giusto spazio per la vita privata. Certo, gli anni di studio sono tanti e mettono a dura prova motivazioni, interesse, obiettivi e priorità. Anche per questo, però, ritengo che il praticantato sia un periodo di grande crescita interiore.Andrea CuriatPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- L'esame da notaio? Uno su quindici ce la fa. Ma in palio ci sono 400mila euro l'anno - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / terza puntata- Gianfranco Orlando, vincitore della borsa di studio notarile: «Teoria e pratica devono andare di pari passo» E anche:- Da grande voglio fare l'avvocato - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / prima puntata- Commercialisti, l'esame è una scommessa - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / seconda puntata- Videointervista a Duchesne: il libro «Studio illegale» vola sulle ali del blog, e presto diventerà un film

Gianfranco Orlando, vincitore della borsa di studio notarile: «Teoria e pratica devono andare di pari passo»

«La pratica da notai è un percorso difficile e meritocratico. Alla base, però, c’è anche una selezione “naturale”, perché l’investimento di tempo, risorse ed energie per arrivare sino al concorso non è indifferente. Non è detto che tutti, anche i più preparati, possano permettersi di passare 3 o 4 anni sui libri, senza lavorare, per poi sottoporsi alle forche caudine del concorso. La borsa di studio dimostra un interesse da parte del Consiglio per i problemi dei giovani, e dà un forte aiuto non solo dal punto di vista economico, ma anche psicologico». È questo il parere di Gianfranco Orlando, 26 anni, originario di Melito di Porto Salvo (in provincia di Reggio Calabria), uno dei 30 vincitori della borsa di studio del Consiglio nazionale del notariato. Gianfranco si è laureato in Giurisprudenza presso l'università Mediterranea di Reggio Calabria, con risultati brillanti: 110 e lode e pubblicazione della tesi. Durante gli studi, si è diviso tra la vita da pendolare e quella da studente fuori sede, con il sostegno, anche in questo caso, di una borsa di studio pubblica devoluta dall'Università.Qual è il suo parere circa questa iniziativa di borse di studio organizzata dal Consiglio?La mia esperienza, ovviamente, è positiva, ma più in generale ritengo che l’organizzazione del concorso in sé sia ottima. I criteri sono ben studiati, e consistono sostanzialmente in una spassionata valutazione del voto di laurea, del curriculum, di eventuali pubblicazioni e ovviamente del reddito. Un altro aspetto positivo è dato dall’autonomia lasciata ai vincitori: ciascuno di noi può scegliere liberamente lo studio e la scuola in cui portare avanti la preparazione. Nella maggior parte degli stage bisogna spostarsi, trasferirsi, adeguarsi alla sede scelta dall’azienda. Io, invece, ho potuto scegliere uno studio vicino casa, risparmiando anche sui costi di trasferta.L’ammontare della borsa e la sua durata sono adeguati alle esigenze?I 14mila euro l’anno sono più che sufficienti per portare avanti gli studi. Il premio può essere rinnovato per tre anni, ma ci sono dei controlli dall’Ordine: anzitutto, bisogna continuare a frequentare una delle scuole di specializzazione per le professioni legali istituite presso le università o una scuola di notariato riconosciuta dal Cnn, e in più ogni quattro mesi bisogna inviare una relazione alla Fondazione circa l’andamento della pratica.Un giudizio pienamente positivo, quindi.Sì. Ci sono tanti giovani in gamba che aspirano alla professione notarile, ma magari non possono permettersi lunghi periodi di preparazione. Grazie alla borsa potrò partecipare al concorso: se non riuscirò a superarlo, bene, sarà solo colpa mia. Se invece mi fosse stato precluso a priori per questioni economiche, penso che sarebbe stato molto frustrante.Come ha selezionato lo studio per la pratica e come sta andando il suo svolgimento? Non avendo altre conoscenze, un giorno ho bussato alla porta di un notaio del cui servizio si erano avvalsi i miei cugini e ho chiesto di poter svolgere la pratica presso di lei. Abbiamo avuto un breve colloquio, durante il quale ha valutato la mia preparazione giuridica e mi ha consigliato di iscrivermi a una scuola specialistica. Ho seguito i suoi consigli e da quel momento in poi mi ha offerto la sua totale disponibilità: certo, il notaio deve lavorare, ma ogni volta chiede il mio parere e quello degli altri due suoi praticanti, coinvolgendoci nella vita dello studio. Inoltre posso consultare tutti i libri e documenti di cui ho bisogno, cosa non da poco.La sua attività presso lo studio è retribuita?Non sono retribuito, ma va bene così: di certo non parliamo di sfruttamento del lavoro, ma al contrario di un’opportunità che ci viene offerta per imparare la professione. Ho scelto io di non inserirmi nella struttura lavorativa dello studio, così da avere più tempo da passare sui libri; penso infatti che per prepararsi al concorso lo studio e la pratica debbano andare di pari passo. Vado in studio due o tre giorni alla settimana, con orari molto flessibili. Se non avessi avuto la borsa di studio avrei seguito l'esempio degli altri due praticanti e avrei chiesto di lavorare più assiduamente, come un dipendente, ottenendo così un'entrata mensile. Negli studi in zona, in genere, i praticanti lavorano gratuitamente per un periodo di prova di due o tre mesi, per poi guadagnarsi un rimborso spese di ammontare variabile. Andrea CuriatPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- L'esame da notaio? Uno su quindici ce la fa. Ma in palio ci sono 400mila euro l'anno - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / terza puntata- Elena Lanzi, vincitrice della borsa di studio notarile: «Dopo un anno e mezzo il mio secondo concorso, senza ancora conoscere i risultati del primo»E anche:- Da grande voglio fare l'avvocato - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / prima puntata- Commercialisti, l'esame è una scommessa - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / seconda puntata- Videointervista a Duchesne: il libro «Studio illegale» vola sulle ali del blog, e presto diventerà un film

Stage all'Agenzia europea per i diritti, le voci degli «ex»: Emanuele Cidonelli, ecco la mia esperienza a Vienna

Mi sono laureato a 21 anni in Scienze umanistiche alla Sapienza di Roma con una tesi sul cinema siciliano, visto anche come potenziale risorsa economica dell’isola. Il cinema è la mia passione, da sempre. Così come la Sicilia, da dove vengo e dove torno per trovare la mia famiglia, a Gela. L’esperienza che ho fatto presso l’Unione europea, però, mi ha aperto le porte dell’internazionalizzazione, la voglia di continuare la mia esperienza in Europa. Certo, la scelta di fare uno stage presso la Fondazione per i diritti umani a Vienna non rientrava negli sbocchi del mio curriculum e può sembrare strana. In un primo momento, in effetti, è stato solo un tentativo: ho letto il bando su internet, ero incuriosito ma anche consapevole di avere poche possibilità di accedervi. Il mio titolo di studio non sembrava il più adatto per un’agenzia di questo tipo, potevo puntare solo sulla conoscenza dell’inglese e del francese grazie ai mesi passati all’estero, soprattutto in Francia, durante gli anni dell’università. Ma ero consapevole che tanti avrebbero chiesto di essere ammessi a fare un tirocinio tanto prestigioso e ben pagato: mille euro al mese, pagate tramite bonifico, oltre al rimborso delle spese per i viaggi da e per l'Italia. Un sogno, nel nostro Paese dove avevo sempre svolto stage non retribuiti, ma dove anche i lavori offerti ai neolaureati sono meno vantaggiosi.Superate le selezioni, sono partito per Vienna lo scorso febbraio: sono stato inserito nella sezione che si occupava di comunicazione per rilanciare il sito internet. Chi aveva esaminato il mio curriculum non si era fermato agli studi, al titolo di laurea, ma aveva visto la mia passione per l’informatica e le mie conoscenze da smanettone dei pc, curioso di trovare nuovi programmi utilizzarli. Il primo approccio è stato subito positivo, non mi sono mai sentito uno “stagista” nel senso che si intende spesso qui da noi: niente fotocopie, per capirci, ma la partecipazione attiva alle riunioni anche con i delegati dei diversi Paesi dell’Unione europea. Ogni proposta era ben gradita, in sei mesi mi hanno sempre messo a conoscenza di ogni aspetto dell’attività condotta dall’agenzia, ben sapendo che non ci avrebbero mai assunti (essendo un organismo pubblico vara dei bandi di concorso), ma considerandoci a tutti gli effetti parte del team. I diritti degli stagisti erano rispettati: ferie, rimborsi, percorsi realmenti formativi che mi hanno permesso di arricchire il mio curriculum, il bonifico mensile che arrivava addirittura in anticipo. Ma il mio stupore per questa trattamento appariva strano ai miei colleghi inglesi o tedeschi che non avevano un giudizio altrettanto positivo: per loro tutto questo era normale, avviene regolarmente per gli stage, è quanto hanno già vissuto durante l’università. Adesso il mio futuro lo vedo in Europa, magari in Francia. Dopo questa esperienza, che si è conclusa lo scorso 31 luglio, sono tornato ad occuparmi di cinema, facendo tesoro di tutto quello che ho imparato sul fronte della comunicazione presso l’Agenzia per i diritti umani. Ma non solo: l’esperienza di Vienna mi ha aperto le porte arricchendo il mio curriculum e offrendomi maggiori possibilità di trovare un’occasione all’estero. Al momento non ho progetti ben precisi, ma sto approfondendo la mia tesi per una possibile pubblicazione.testo raccolto da Eleonora Della RattaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Opportunità di stage all'Agenzia europea per i diritti fondamentali con rimborso spese di mille euro al mese- Valeria Setti: «Da Rovereto a Vienna per mettere la diplomazia al servizio dei diritti umani: la mia esperienza alla Fundamental Rights Agency»  

Un lettore alla Repubblica degli Stagisti: grazie a voi ho vinto un tirocinio Schuman al Parlamento europeo

Pubblichiamo la lettera arrivata nel febbraio del 2009 alla Repubblica degli Stagisti (quando ancora era un "semplice" blog) da parte di un lettore che, scoperta l'esistenza dei tirocini Schuman proprio su queste pagine, decise di provare a candidarsi e vinse.Ciao Eleonora!Mi chiamo Alessandro Gigante e sono uno dei fortunati che a marzo partiranno per i tirocini Schuman offerti dal Parlamento Europeo. Ti scrivo per dirti grazie, perchè se ho la possibilità di andare a fare questo stage pagato (la prima volta in vita mia, dopo altri tre totalmente gratuiti) il merito è tutto del tuo sito che me l’ha fatto conoscere!Sono capitato sulla Repubblica degli Stagisti il 13 ottobre scorso, due giorni prima che scadessero i bandi di iscrizione, reduce dall'ennesimo stage gratuito e disoccupato a tempo pieno. Dopo centinaia di curriculum andati a vuoto ovunque, il click sul link che segnalavi e l'ennesimo tentativo: «Sarà la volta buona?». Un tirocinio pagato oltre mille euro al mese mi sembrava quasi irraggiungibile, troppo bello per essere vero. E la concorrenza serrata che avevo letto nelle cifre del post certo non incoraggiava. Con una laurea, un master e tre anni di esperienza varia nel mondo del giornalismo ero stato rifiutato da troppe parti per non credere che finisse ancora una volta nello stesso modo.Dopo l'invio del modulo, infatti, come sempre era calato il silenzio. Nessuna risposta per mesi. Nessun contatto. Silenzio.Fino a che il 23 dicembre aprendo la mia casella di posta trovo una mail: «Dear Mr Gigante, you've been selected for a paid Traineeship...». Preso, nell'opzione giornalismo! Cinque mesi nell'ufficio del Direttorato centrale per le comunicazioni del Parlamento Europeo, a 1135 euro al mese! Con possibilità, magari, di essere tenuto anche per più tempo... Ho appena finito di inviare via raccomandata tutta la miriade di documenti richiesti, ed ora attendo solo di sapere quando di preciso dovrò presentarmi a Milano.Il tutto grazie a te, e alla Repubblica degli Stagisti! Per ora ti posso dire solamente questo: grazie. Ti prometto che ti terrò informato su tutti gli sviluppi futuri.Continua così con il blog. Spero possa dare anche a tanti altri ottime opportunità lavorative come quella a cui potrò accedere io, ma soprattutto spero possa contribuire a riformare - anche se un poco - un mercato del lavoro che per ora si può definire tutto tranne che onesto, almeno per chi cerca un primo impiego.GigPs: aspettando il primo di marzo, quando comincerò lo stage, per ora sono finito a distribuire volantini, tutti i giorni dalle 8:30 alle 16:30 a 3 euro netti all'ora, con 7 gradi sotto zero. Con una laurea, un master e l'esperienza che ho, è stata l'unica cosa che sono riuscito a racimolare - anche appoggiandomi a tutte le società di lavoro interinale esistenti qui. Meno male che dove non arriva l'Italia a sostenere i suoi giovani arrivano il Parlamento Europeo e… la Repubblica degli Stagisti!

Tecnologie fisiche innovative, facoltà poco conosciuta ma molto utile per trovare lavoro: la storia di Michela

Finite le scuole superiori Michela Pola si è posta l'interrogativo di tutti i neodiplomati: quale facoltà scegliere? Da un lato la passione per la fisica, dall'altro la preoccupazione per il futuro e la possibilità concreta di trovare un'occupazione. Oggi, a 22 anni, è in procinto di discutere la tesi per la laurea triennale e un posto di lavoro non farà fatica a trovarlo, proprio grazie alla scelta fatta tre anni fa: «Il mio interesse era già rivolto all'ambito scientifico, ma una laurea in fisica temevo che mi avrebbe aperto solo le porte della ricerca» racconta alla Repubblica degli Stagisti «poi ho scoperto l'esistenza del nuovo corso  in Tecnologie fisiche innovative dell'università di Ferrara e mi è sembrata la giusta soluzione per cominciare a entrare nel mondo del lavoro già durante il triennio». Dopo tre anni tra lezioni accademiche e tirocini in azienda si è arrivati alla fine del percorso: «Ho fatto stage in Ducati, Kpl Packaging e, infine, nella G.D di Bologna [una delle aziende che, tra l'altro, hanno aderito all'iniziativa del Bollino OK Stage, ndr], specializzata in packaging, dove ho lavorato alla mia tesi sui fenomeni di tipo elettrostatico legati al confezionamento: le sperimentazioni sono state condotte in azienda durante l'ultimo stage e, dopo la discussione della tesi in facoltà, è proprio in G.D che presenterò il lavoro fatto».  Il futuro di Michela potrà essere proprio in azienda, a seguire quello che è stato cominciato negli anni universitari: «Le proposte di lavoro non mancano, ma sto valutando anche altre possibilità» racconta Michela, un po' agitata per la discussione della tesi che si avvicina e l'ansia di una risposta che attende da tempo: «Vorrei andare all'estero, aspetto una conferma a giorni». Sono gli stessi tutor aziendali della G.D ad averla incoraggiata a giocarsi questa carta, cogliendo al volo la possibilità di lavorare in un centro europeo di alto livello, a Londra o a Stoccolma, per specializzarsi sui materiali naturali per il confezionamento. Un modo per incrementare le proprie competenze e riportarle, tra qualche mese, in Italia. L'attività all'estero è finanziata dal programma Quadrifoglio che  mette a disposizione borse di studio per i neolaureati del corso più meritevoli: alcune aziende emiliane hanno accettato di farne parte per sostenere, insieme all'università, i giovani professionisti. La stretta connessione tra ateneo e azienda è confermata dal fatto che il corso laurea scelto da Michela, Tecnologie fisiche innovative, è nato proprio su specifica richiesta delle aziende dei distretti industriali dell'Emilia Romagna, che non riuscivano a reperire sul mercato le competenze di cui avevano bisogno. Un'intera area che si è mossa insieme all'università per creare maggiori opportunità di incontro tra domanda e offerta aprendo un canale diretto tra gli studenti e le imprese, e facilitare il più possibile il passaggio dalla formazione al lavoro.Eleonora Della RattaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Ingegneria ma non solo: quali sono le lauree più utili per trovare lavoro?- Laurea in psicologia, ma con qualcosa in più: il cinese. La storia di Alessandro, «cool hunter» tra Pechino e Shangai

Laurea in psicologia, ma con qualcosa in più: il cinese. La storia di Alessandro, «cool hunter» tra Pechino e Shangai

La passione per il «cool hunting» è nata nel 1996, ancora prima del diploma. Il termine inglese significa «cacciatore di tendenze» ed è un vero e proprio lavoro: il lavoro perfetto per chi è curioso e ama rincorrere  – anzi, precorrere  – le novità e i cambiamenti culturali. Proprio per questo Alessandro De Toni  [nella foto, insieme a un gruppo di bambini cinesi] a diciott'anni ha deciso di iscriversi a Psicologia all'università Cattolica di Milano. Una facoltà che, secondo le statistiche, non offre molte opportunità di lavoro – a meno che non te lo inventi usando le tue passioni e le esperienze che sei riuscito a mettere insieme durante gli anni universitari. Come ha fatto lui, che oggi a 31 anni ha una carriera di cool hunter ben avviata. «Lo studio e l'analisi delle tendenze di consumo mi hanno sempre incuriosito moltissimo» racconta alla Repubblica degli Stagisti «un interesse cresciuto all'università durante i corsi di psicologia sociale». Accanto alle materie previste dal piano di studi, Alessandro frequenta anche lezioni di mandarino: e proprio parlare il cinese si rivelerà l'arma vincente per supportare una laurea che, forse, da sola non sarebbe bastata per fargli trovare subito un lavoro, diventare un cacciatore di tendenze e per schiudergli le porte del Far East. Oggi gira il mondo per lavoro, fiutando ciò che  sarà di moda tra qualche anno. Ha vissuto a Pechino come borsista dell'Hsk, Chinese Profiency Test, per migliorare la lingua e la conoscenza del Paese. «Moda, design e food sono le mie passioni e così ho cominciato a fare questo mestiere: conoscere il cinese è stato il mio vantaggio competitivo per entrare nel settore». Un lavoro nato per gioco che si è trasformato in un'occupazione a tempo pieno: «Viaggio tra Pechino, Shangai e Milano analizzando le nuove tendenze. Ma non basta saper intuire cosa accade, fotografare e scegliere» aggiunge «è fondamentale saper costruire un report che si basi sulla sistematizzazione dei dati raccolti, la suddivisione in categorie e tag delle immagini raccolte, l'analisi dei temi correnti, le specificità locali e influenze internazionali». Un metodo scientifico, insomma, per il quale sono fondamentali le basi di psicologia sociale studiate all'università. Mentre la conoscenza della cultura cinese è stata importante per lavorare e integrarsi: «Si devono capire i punti di riferimento di questa società per poterla analizzare da un punto di vista antropologico e di mercato» conclude Alessandro «La differenza con la cultura occidentale è forte ed anche i modelli di riferimento sono diversi: va vissuta da dentro per riuscire a capirla». Eleonora Della RattaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Ingegneria ma non solo: quali sono le lauree più utili per trovare lavoro?

La testimonianza di Federica Piatti: «Ecco come ho trovato lavoro grazie alla Repubblica degli Stagisti»

È stato il mio ragazzo a farmi conoscere il sito Repubblica degli Stagisti. Lui l’aveva «scoperto» leggendo un articolo su un giornale e me l’aveva segnalato: io sono andata a registrarmi e ho cominciato a spulciare gli annunci di stage col Bollino. Ne ho trovati due che facevano al caso mio e ho mandato la mia candidatura: uno di questi era della PricewaterhouseCoopers, società che che io conoscevo come leader nel suo settore. Nel frattempo stavo finendo l’università, Economia aziendale alla Liuc «Carlo Cattaneo» di Castellanza. La scelta della facoltà per me era stata una pura questione di opportunità: ho sempre avuto la convinzione che permettesse di trovare lavoro rapidamente – e così è stato!Dopo circa due mesi da quando avevo inviato la candidatura sono stata contattata da PwC. Il primo colloquio è stato motivazionale e di gruppo: dopo un test di inglese generale e tecnico, ciascuno si è presentato al resto del gruppo ed infine abbiamo risolto un “problem solving”. Il giorno stesso mi hanno ricontattato per farmi proseguire l’iter di selezione incontrando un manager. Una settimana dopo ho sostenuto il colloquio finale con uno dei partner di PwC, e sono stata presa. Con un’ulteriore buona notizia: anziché lo stage per cui mi ero candidata, mi hanno proposto direttamente un contratto. Nel frattempo mi sono laureata, a luglio, con 110/110 e una tesi sull’internazionalizzazione delle imprese – il titolo era "Firm internationalization: the case of SNF Floerger". Lavorerò come revisore contabile nel settore industriale: mi sento pronta ad entrare nel mondo del lavoro e sono certa che in un’azienda così importante avrò modo di imparare tante cose sulla revisione dei conti.Ho un contratto di apprendistato professionalizzante della durata di 24 mesi, con uno stipendio lordo annuo di circa 21.800 euro. Anche ora che lavoro a Milano sono rimasta a vivere a Gallarate: farò una vita da pendolare, alternando il treno alla macchina a seconda delle esigenze. Ho calcolato che gli spostamenti mi costeranno un centinaio di euro al mese, e mi porteranno via un’ora e mezza al giorno.Mi considero comunque decisamente fortunata: molti miei amici al momento sono nel caos, qualcuno non ha idee sul futuro, qualcun altro non è ancora laureato, altri ancora hanno scelto facoltà umanistiche e temono di non riuscire a trovare lavoro. Solo un paio finora sono riusciti a inserirsi nel mondo del lavoro, con contratti a tempo determinato o stage.Testimonianza raccolta da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche l'articolo «Prima assunzione attraverso il sistema degli annunci "protetti" della Repubblica degli Stagisti»

Stage all'estero senza assicurazione sanitaria: le storie di chi ci è passato

Per approfondire il tema degli stage al di fuori dell'Unione europea e in particolare di cosa succede se malauguratamente ci si ammala – o si ha un incidente – senza essere coperti da un'assicurazione sanitaria, la Repubblica degli Stagisti ha raccolto alcune storie di ex stagisti costretti a pagarsi da soli le spese mediche o a stipulare assicurazioni private. Lo ha fatto Cesare, 27 anni di Melzo, in provincia di Milano, che con il progetto Mae-Crui è andato a Los Angeles da aprile ad agosto del 2007 in quella che si può definire la Camera di commercio italiana per la California. «Gran bella esperienza di vita, un po' meno dal punto di vista professionale». Cesare ha pagato duecento euro per garantirsi una copertura sanitaria («un mese sono rimasto scoperto, ma avrei dovuto pagare ancora di più») attingendo ai cinquemila euro del prestito d'onore col quale si è finanziato lo stage negli Usa. Soldi che adesso sta restituendo con un lavoro precario alla Camera di commercio di Lodi. Dice che è chiaro che «chi va negli Stati Uniti la prima cosa che deve fare è l'assicurazione sanitaria». Ricorda però di un'altra «stagista dell'istituto di cultura di Los Angeles che ha avuto dei problemi di salute e non aveva coperture. S'è vista recapitare un conto di duemila euro».A Clarissa, trentenne di Roma, è andata meglio. Nell’aprile del 2005, appena arrivata a New York per uno stage di tre mesi all’Istituto di cultura conosce per caso la coppia che di lì a poco l’avrebbe aiutata a curarsi. Dopo pochi giorni nella Grande  Mela,  infatti, viene colpita da un’otite. È senza assicurazione, cerca aiuto e lo trova in proprio in quei due ragazzi conosciuti qualche giorno prima. La portano in un ospedale a Brooklyn, la fanno visitare da un amico medico che scarica su uno di loro le spese del controllo e quelle dei farmaci. «Non ricordo bene perché non feci l’assicurazione – racconta oggi la giovane romana – forse perché ero troppo ottimista. Ricordo però che il bando non diceva nulla a riguardo. Invece credo che sia importante che i ragazzi vengano informati prima, così da potersi organizzare».Di questi e altri problemi si discute – e non poteva essere altrimenti – anche su Facebook, che ospita due gruppi che parlano di stage all’estero: “Teste di M.A.E.” e “Stagisti ed ex stagisti Mae-Crui”.Tanti i commenti entusiasti e tante le richieste di consigli da parte di chi deve partire. Sul primo, tra gli ultimi post c’è anche quello di Elena che scrive: «Sono stata presa x la rappresentanza permanente presso l'UE a Bruxelles, ma leggendo questi wall mi sto scoraggiando… davvero é un'esperienza così inutile cm sembra leggendo i vostri post?».Giuseppe VespoPer saperne di più su questo argomento, leggi anche l'articolo «Stage all'estero, Mae-Crui ma non solo: attenzione all'assicurazione sanitaria»

Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Claudia Girolametto, alla Corte dei conti tra magistrati e udienze

Mi sono laureata in Giurisprudenza nel 2005, a ventiquattro anni non ancora compiuti, all'università di Trento. Durante gli studi avevo fatto le 150 ore presso l'Opera universitaria; poi ho svolto il biennio di pratica forense, il primo anno presso uno studio legale di Bassano e il secondo a Venezia, dapprima all'Avvocatura di Stato e poi alla Corte dei Conti. Qui una dirigente mi accennò  alla possibilità di effettuare uno stage presso la sezione giurisdizionale della Corte: non avevo mai fatto un'esperienza simile e quindi decisi di prendere l'occasione al volo. Lo stage era promosso da Veneto Lavoro e inserito nel progetto GoTraining, per cui percepivo anche dalla Fondazione di Venezia una borsa lavoro di 400 euro al mese. Inizialmente il tirocinio doveva durare sei mesi, dal dicembre del 2007 al giugno del 2008: poi però mi fu prorogato fino alla fine del 2008, con un cambio di progetto e di tutor. In totale un anno: a dispetto di quel che si potrebbe pensare, in Corte dei Conti si lavora sempre, anche durante i mesi estivi! Però il vantaggio è che avevo la possibilità di gestirmi l'orario, 36 ore settimanali, con assoluta discrezionalità. Durante lo stage collaborai con i magistrati della sezione e i funzionari addetti alla preparazione delle udienze relative ai giudizi in materia pensionistica, e anche con il funzionario responsabile della procedura per i ricorsi per equa riparazione ex legge 89/2001. In più effettuavo ricerche giurisprudenziali mirate, predisponevo le relazioni sui fascicoli processuali e assistivo alle udienze. Fu stata un'esperienza positiva e interessante soprattutto dal punto di vista professionale, anche grazie al vivace clima di collaborazione che si era instaurato con il personale della segreteria e con i magistrati.Oggi ho un contratto a tempo determinato con la Camera di commercio di Venezia presso la sede di Marghera: ho trovato questo lavoro rispondendo al bando pubblicato sul sito della Camera di Commercio.  Insieme ad altre colleghe gestisco l'albo dei Promotori finanziari del Veneto, del Friuli e della provincia di Trento: un'attività a livello impiegatizio, che mi impegna dalle otto e mezza del mattino alle cinque e mezza del pomeriggio. Lo stipendio che prendo mi basta, anche perchè vivo ancora coi miei: da Bassano del Grappa a Marghera sono 75 km, un'oretta di viaggio all'andata e un'oretta al ritorno. Per spostarmi uso il treno, come quando facevo lo stage in Corte dei Conti, perchè è il mezzo più economico. E intanto continuo a studiare per l'esame di Stato: dovrò ritentarlo a dicembre perchè quest'anno la commissione di Firenze non è stata clemente coi candidati!Testimonianza raccolta da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche gli articoli:- «GoStage e GoTraining, le opportunità di stage promosse da Fondazione di Venezia e Veneto Lavoro»- «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Elena Bovolenta e la biblioteca della Venice International University»- «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Aureliano Mostini, lo stage mi ha aperto la strada del lavoro»

Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Aureliano Mostini, lo stage mi ha aperto la strada del lavoro

Sono originario della provincia di Novara e ho frequentato l'università Statale di Milano, dove mi sono laureato nel luglio del 2004 in storia medievale. Come spesso accade, finita l'università - soprattutto se di indirizzo umanistico - uno non sa bene cosa fare. Io avevo venticinque anni e volevo andare via un po' da casa: cercando su Internet ho visto la possibilità di fare uno stage a Venezia con il progetto GoTraining. Ho mandato il mio curriculum a Veneto Lavoro e sono stato chiamato una prima volta per un colloquio e una seconda per cominciare lo stage.Mi sono trasferito quindi in laguna per caso, con l'idea di fare una breve esperienza e tornare subito a casa. Invece poi sono rimasto abbagliato non solo dalla bellezza della città ma anche dallo stile di vita, dalla continua e stimolante presenza dei turisti, dalla facilità con la quale è possibile fare nuove conoscenze: in breve tempo mi sono creato un gruppo di amici con i quali esco ancora oggi. Tornando allo stage: feci sei mesi, dall'ottobre del 2004 al marzo del 2005, presso la biblioteca di archeologia di Ca' Foscari. Il mio compito era affiancare una signora che si occupava della gestione delle pratiche dei dottorandi e dell'organizzazione di eventi. Il lavoro non mi dispiaceva - anche perchè, appena laureato, avevo voglia di fare qualsiasi cosa -  ma ritenevo che come esperienza fosse troppo poco formativa. Così chiesi al direttore e al mio tutor interno di poter affiancare, in alcuni momenti, i bibliotecari in modo da imparare a catalogare e a effettuare servizio al pubblico. Cominciai a studiare catalogazione, i bibliotecari mi insegnarono gli standard e l'utilizzo del software: in pochi mesi divenni autonomo. Come rimborso spese percepivo circa 100 euro al mese, che mi venivano erogati dall'università [Aureliano ha avuto un pizzico di sfortuna: il suo stage è capitato in un periodo in cui  la convenzione di collaborazione annuale tra Veneto Lavoro e la Fondazione di Venezia non era ancora stata rinnovata, e quindi non ha potuto godere della borsa di studio, ndr].Questo è stato il mio unico stage. Alla fine inviai molti curricula, e nel settembre del 2005 mi contattò una cooperativa che mi propose di lavorare nella biblioteca di architettura di Venezia, presso la quale loro avevano un appalto per i servizi al pubblico. Un lavoro che svolgo tuttora a tempo pieno: non richiede una grande specializzazione, ma a me piace molto. Ora sono socio della cooperativa e ho un contratto a tempo inderminato. Sono fortunato perchè la cooperativa è piccola ma solida: sono regolarmente versati i contributi, abbiamo ferie e malattie pagate e anche la tredicesima. La retribuzione oraria non è molto alta, ma con la catalogazione riesco ad arrivare  ad uno stipendio che mi permette di vivere decorosamente, anche se sono ancora costretto a condividere l'appartamento. La fortuna è stata che da ormai due anni, grazie alla cooperativa, svolgo - seppur non in modo continuativo - attività di catalogazione del libro antico presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia.  Il lavoro mi piace, e l'obiettivo è quello di essere assunto in qualche biblioteca universitaria. Ma  non è facile trovare lavoro nel campo, e soprattutto entrare negli enti tramite concorso! Comunque, tirando le somme,  sono contento di aver fatto l'esperienza di GoTraining: oggi posso dire di fare una cosa che mi piace proprio grazie allo stage.Testimonianza raccolta da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche gli articoli:- «GoStage e GoTraining, le opportunità di stage promosse da Fondazione di Venezia e Veneto Lavoro»- «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Elena Bovolenta e la biblioteca della Venice International University»- «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Claudia Girolametto, alla Corte dei conti tra magistrati e udienze»