Categoria: Storie

Studiare, trovare lavoro, arrivare a una grande azienda nonostante l'handicap: «La disabilità è solo un fattore secondario»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Felice Guarneri, 29 anni, SW Testing engineer per Magneti Marelli a Venaria Reale.   Ho 29 anni e sono originario di Roccella Jonica, un paesino in provincia di Reggio Calabria famoso per il suo bellissimo mare. Oggi vivo e lavoro a Venaria Reale, in provincia di Torino. Sono qui grazie alle scelte che ho fatto, dettate dalla passione per la logica e per la tecnologia, ma soprattutto grazie alla volontà di dimostrare di essere in grado di farcela nonostante un handicap che mi accompagna da tanto tempo: la sordità. Mi sono ispirato a mio nonno: anche lui ha dovuto portare il mio stesso pesante fardello, ma nonostante ciò è ricordato ancora con affetto e ammirazione, per la grande determinazione che aveva in tutto quello che faceva.Dopo il diploma come perito elettrotecnico e dell’automazione all’istituto industriale del mio paese, ho scelto di proseguire gli studi con un’idea chiara: imparare tutto sui computer. Ho scelto Ingegneria Informatica e mi sono iscritto nel 2005 all’università degli studi della Calabria, trasferendomi ad Arcavacata di Rende. Lì sono rimasto per sette anni, prendendo la laurea di primo livello nel 2009 e la specialistica in Ingegneria dell’Automazione nel settembre 2012, laureandomi con 110. Il mio interesse era quello di combinare l’informatica con la meccanica, quindi arrivare al controllo e alla robotica, campi che secondo me rappresentano il futuro.Durante gli anni universitari ho preferito concentrarmi unicamente sullo studio e ho rinunciato all’idea di fare l’Erasmus, per le difficoltà di comunicazione che avrei incontrato: ma per il resto la mia disabilità non ha inciso molto. Pensavo sarebbe stata dura, perché uno dei miei problemi era il non essere in grado di capire seguendo la voce, ma solo leggendo il labiale. Ma all’università era presente uno sportello per i disabili che mi ha proposto diverse soluzioni per rendere più semplici gli studi. Tra questi anche l’ausilio di un tutor che avrebbe preso appunti a lezione o l’uso di un software che avrebbe trascritto le lezioni. In realtà ne ho approfittato una sola volta in tutta la carriera universitaria.Lo sportello, però, mi ha permesso di svolgere lezioni private con un tutor e la cosa si è rivelata molto positiva perché all’esame ho preso il massimo! Poi ho realizzato che l’importante era capire il metodo di studio e che gli esami si potevano sostenere tranquillamente. Alla fine ho vissuto una normale vita da studente universitario. Finita l’università ho voluto prendere un periodo sabbatico in attesa di cercare un lavoro. Periodo che si è prolungato per due anni poiché mi sono reso conto che non sarei stato in grado di affrontare un’esperienza complessa come quella lavorativa con l’uso delle sole protesi, che ormai erano un supporto insufficiente. Così ho scelto di affrontare l’operazione per l’impianto cocleare e la conseguente riabilitazione che è durata fino al settembre 2014. In quel periodo in cui ero fermo ho sviluppato un software di gestione per la palestra che frequentavo. È stato un favore per il proprietario: ne ho approfittato per riprendere la mano e imparare cose nuove per lo sviluppo con il linguaggio Java in cambio di qualche mese di palestra gratis! Finita la riabilitazione ho ripreso a cercare lavoro. Mi sono trasferito al nord perché in Calabria non vedevo opportunità di crescita professionale e personale. Nel dicembre 2014 ho frequentato un corso formativo pagato di tre settimane, 350 euro più alloggio in hotel, organizzato da Avanade, joint tra Accenture e Microsoft, per apprendere le tecnologie per lo sviluppo delle applicazioni mobile con la promessa di essere assunto dall’azienda. Non è andata purtroppo così, però è stato un modo per cominciare ad ambientarmi nel mondo del lavoro. Nel frattempo un’amica che già lavorava in Magneti Marelli ha proposto il mio curriculum all’azienda. Nel novembre 2014 ho fatto un colloquio informale in cui mi è stata chiesta la disponibilità per uno stage. A gennaio 2015 mi hanno richiamato per un colloquio tecnico con il responsabile – che poi sarebbe divenuto il mio tutor – che mi ha illustrato le mie mansioni: analisi e testing delle funzionalità dell’interfaccia HMI (Human machine interface) che stavano sviluppando. Ai primi di febbraio ho cominciato lo stage di sei mesi con un rimborso di 1000 euro lordi al mese, più mensa gratis e computer aziendale. All’inizio ho dovuto imparare l’interfaccia che stavano sviluppando, ma appreso il funzionamento mi è stato dato il compito di effettuare l’analisi dei problemi che erano riscontrati e tenerne traccia per correggerli. Negli ultimi mesi, invece, ho svolto la mansione di pre-validazione quindi ogni volta che venivano apportate modifiche verificavo se vi fossero perdite delle funzionalità base. Mi sono rivolto spesso al tutor che è stato sempre molto disponibile e mi ha spiegato come funziona il team e a chi mi sarei potuto rivolgere. A inizio stage mi avevano detto che ci sarebbe stata la possibilità di un’assunzione di un anno a tempo determinato e in seguito indeterminato. Invece con mia piacevole sorpresa a un mese dal termine dello stage è arrivata la proposta di un contratto direttamente a tempo indeterminato, basato sul nuovo CCSL [contratto collettivo specifico del lavoro] del 2015 con il ruolo di impiegato della 3° area professionale e una retribuzione annuale di oltre 28mila euro, a cui si aggiungono un incentivo di produttività che può arrivare fino a 1.600 euro, la mensa, il computer aziendale, il servizio sanitario e sconti per l’acquisto di una macchina del Gruppo. Non ci ho pensato due volte e ho firmato! Terminato lo stage ai primi di agosto, ho iniziato il 1 settembre come dipendente riprendendo da dove mi ero fermato. Oggi mi occupo di testare le funzionalità dell’interfaccia HMI sviluppata da Magneti Marelli per un'auto di prossima uscita. Ogni settimana questa interfaccia è soggetta a modifiche per implementare nuove funzionalità o correggere problemi e prima che siano integrate nella mainline del progetto vengono pre-validate al banco di prova da me e un altro collega. Mi occupo di questo almeno tre volte a settimana a volte facendo anche test in giro con questa automobile. Altre volte, invece, mi occupo dello sviluppo di tool correlati all’attività di testing. Nonostante il mio timore iniziale, ho vissuto davvero bene quest’esperienza e in molti non hanno fatto caso alla mia disabilità perché per il modo di pormi sembro a tutti gli effetti una persona normale. Con gli altri stagisti ho avuto un buon rapporto e ancora oggi socializzo con chi ha cominciato dopo di me. Visto che ci sono già passato, appaio come un “saggio” a cui chiedere consiglio. È capitato anche a me prima, è una sorta di catena che si crea grazie alle esperienze vissute. Il bello di Magneti Marelli è il clima familiare in cui si lavora. Non ho mai avuto il desiderio di mollare, nemmeno dopo giornate negative, perché l’ambiente è molto tranquillo e cordiale. Addirittura spesso festeggiamo qualche ricorrenza portando dolci! Non ho mai pensato di mandare il mio curriculum all’estero perché la mia disabilità mi crea molte difficoltà di comunicazione e sarebbe difficile. Un po’ mi dispiace. Per ora mi piace essere all’interno di Magneti Marelli e sono sicuro questa esperienza mi aiuterà ad affrontare nuove sfide. È passato solo un anno da quando ho cominciato, ma spero di fare carriera qui in azienda, con un ruolo che comporti più il lavoro pratico, magari qualcosa che abbia a che fare con lo sviluppo nel mondo dell’automotive. Non conoscevo la Repubblica degli Stagisti... Se avessi saputo che esisteva un sito del genere lo avrei consultato per cercare lavoro! Anche perché secondo me il primo problema degli stage in Italia è proprio la pubblicizzazione: bisogna saperli cercare. E non tutte le aziende offrono vere opportunità di assunzione. Poi, da calabrese, devo aggiungere che la maggior parte degli stage si concentrano al nord, e chi abita al sud si trova in una situazione difficile perché non tutti sono pronti o disposti a trasferirsi. Ai giovani con la mia stessa disabilità dico che conta essere motivati. La disabilità è solo un fattore secondario, perché crescendo avranno avuto modo di sviluppare un istinto di sopravvivenza per affrontare la vita di tutti i giorni, quindi  dovranno solo  fare sì che questo si adatti ad una nuova fase. Può sembrare troppo difficile, ma se uno non ci prova non lo saprà mai.  Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Uno stage in Magneti Marelli subito dopo la laurea: «E ora ho già un contratto a tempo indeterminato»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Laura Perrone, 28 anni, Sales Specialist FCA EMEA per Magneti Marelli.  Sono di Torino e ho 28 anni. Dopo aver frequentato il liceo scientifico ho deciso di iscrivermi ad Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Torino, perché l’ingegnere gestionale oggi è una figura professionale richiesta dal mercato, molto flessibile e adattabile a diversi ambiti.  Alle scuole superiori ero abbastanza brava in tutte le materie, quindi avrei potuto scegliere un po’ tutti i settori universitari, anche perché i miei genitori mi hanno sempre lasciato molta autonomia nelle mie scelte. E in realtà sono sempre stata portata in particolare per le materie letterarie. Ma tra il quarto e quinto anno delle scuole superiori mi sono appassionata alla fisica, e così alla fine ho deciso di iscrivermi a ingegneria! Mi piaceva il fatto che gli argomenti scientifici trattati nel corso di laurea fossero molto vari, e poi la percentuale di placement che il Politecnico poteva vantare subito dopo la laurea era un incentivo in più. Senza contare che la figura professionale dell’ingegnere mi sembrava proprio quello che sarei voluta essere da grande! Certo, ingegneria resta una facoltà prettamente maschile: infatti la maggior parte dei miei compagni di corso erano ragazzi. L'indirizzo che avevo scelto però, “gestionale”, era tra quelli con il maggior numero di ragazze e questo sicuramente aiutava a integrarsi. Durante gli studi ho avuto qualche esperienza lavorativa a breve termine, ma non legata alla mia specializzazione, per avere un po’ di indipendenza economica. Poi ho avuto l’opportunità di fare due stage – uno durante la laurea triennale, l’altro durante la specialistica – entrambi utili a formare la mia figura professionale e a darmi spunti per la stesura delle due tesi di laurea. Il primo stage l’ho scelto tra una serie di proposte fatte dall’università: ho lavorato per quattro mesi, dal dicembre 2010 al marzo 2011, nell’ufficio qualità e logistica di Sargomma srl, un’azienda nel settore automotive che rivende particolari in gomma. Mi occupavo di organizzazione e gestione della documentazione aziendale e di relazioni con clienti e fornitori. Lo stage prevedeva un rimborso spese di 300 euro lordi al mese. Al termine, però, non mi è arrivata nessuna proposta di contratto, ma non sarei comunque stata interessata perché dovevo continuare gli studi. Il secondo tirocinio l’ho invece scelto attraverso il portale stage del Politecnico per svolgere la tesi in ambito aziendale. Lo stage è stato presso Extrato - una costola di GTT, l’azienda di trasporti torinese, che lavora sul territorio della provincia di Torino. È durato cinque mesi, dal novembre del 2013 al marzo del 2014, e ho svolto attività di carattere gestionale affiancando il Project manager nelle fasi finali del progetto bigliettazione elettronica per i trasporti pubblici della provincia di Torino. Mi sono occupata delle relazioni con clienti e fornitori, della gestione delle procedure standardizzate e del consuntivo stato veicoli. Lo stage non prevedeva rimborso spese, né mi è stata fatta alcuna proposta di contratto, ma non era comunque un ambito di mio interesse. In entrambi gli stage, però, ho avuto un buon rapporto con i miei tutor. Finito lo stage, a marzo del 2014 ho discusso la tesi di laurea specialistica. Ed è allora che è cominciato il mio cammino in Magneti Marelli. Prima di laurearmi, infatti, avevo visto sul sito di MM che c'era una posizione aperta per uno stage semestrale che sembrava davvero interessante: prevedeva infatti un compenso di 1000 euro lordi al mese e una probabile assunzione a termine del percorso formativo. Così mi sono candidata e ho fatto il colloquio sia con il mio futuro responsabile sia con le risorse umane dell’azienda. Il colloquio è andato bene, però per iniziare dovevo appunto aspettare la laurea. E alla fine, il giorno dopo aver discusso la tesi, ecco che Magneti Marelli mi ha contattata! Sono stata assegnata al Program Management presso l’Ente commerciale che gestisce le relazioni con i clienti già acquisiti e da acquisire, le indagini di mercato, le offerte economiche e in generale cura l’aspetto economico di qualunque iniziativa commerciale. Prima di cominciare lo stage, non sapevo che Magneti Marelli fosse divisa in varie linee di business: l’ente commerciale di cui faccio parte, per esempio, rientra nella Business line Suspension System, che cura le sospensioni delle vetture prodotte nei diversi stabilimenti sistemi sospensioni sia in Italia sia all’estero. Iniziato lo stage ho cominciato a conoscere i clienti, seguire i listini di alcuni prodotti e fungere da interfaccia tra clienti e stabilimento. Alla fine mi è stato proposto un contratto a tempo determinato che dopo soli sei mesi, nel maggio 2015, è diventato a tempo indeterminato! Adesso sono Sales Specialist FCA EMEA (cioè del mercato europeo), stesso ruolo che avevo anche con il contratto a tempo determinato, con una retribuzione annuale di oltre 28mila euro. In pratica mi occupo della gestione di diversi modelli che mi sono stati assegnati e della gestione dei listini. Faccio da interfaccia tra clienti e stabilimenti, seguo gli ordini di modifica richiesti dal cliente in tutto il loro flusso fino alla chiusura e supporto lo stabilimento nella risoluzione di alcune problematiche interne. Elaboro quindi le offerte economiche in relazione alle richieste del cliente e collaborando con gli altri enti nella stesura dell’offerta. Mi è stato poi affidato un nuovo progetto, la Turchia, che mi ha dato anche la possibilità di viaggiare come trasfertista. Ogni giorno è sempre diverso dall’altro ed è una nuova sfida per le problematiche che si presentano, i metodi per risolverle, le persone con cui interfacciarsi e i clienti da soddisfare per le diverse vetture. Sono soddisfatta di quello che sto facendo e per il momento non ho intenzione di andarmene all’estero: grazie al mio lavoro sono diventata pienamente autonoma, andando anche a vivere per conto mio. Il mio obiettivo ora è stare qui e accrescere le mie competenze e responsabilità; a livello professionale sono certamente cresciuta molto in questi due anni, ma sento di essere ancora all’inizio: e sono convinta che si debba imparare bene la professione, prima di pensare a cambiare mansione, o addirittura azienda! Quello che penso dello stage oggi in Italia è che si può capitare in una situazione di “contratto / non contratto” in cui lo stagista viene sfruttato economicamente e professionalmente, e molte aziende hanno come scopo principale non quello di formare nuove risorse ma... quello di pagare meno tasse! Sono poche le aziende serie che propongono tirocini ai fini dell’assunzione. Questo almeno è l’idea che mi sono fatta dalle testimonianze di amici e compagni di studi che hanno completato lo stage con un “grazie, arrivederci”. Io sono stata fortunata, e ne sono consapevole!  Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

«Che miniera d'oro per i giovani il network Ok Stage!»: parola di Sara, assistente marketing per DPV

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Sara Matarrese, 24 anni, Field Assistant a tempo indeterminato per DPV a Milano.  Ho 24 anni e sono napoletana, ma da due anni vivo a Milano con mia madre. Dopo le superiori, come molti diciottenni non avevo ben chiaro cosa volessi fare da grande, e ho finito con l'intraprendere il percorso sbagliato: pur venendo dal liceo classico, ho scelto Matematica, e ho abbandonato dopo il primo anno. Non faceva per me. Alla ricerca della strada giusta, ho seguito molti seminari, accompagnato alcuni miei amici nelle rispettive università e letto libri sulle più disparate facoltà. Poi finalmente sono approdata al corso in Culture digitali e della comunicazione della Federico II di Napoli, dove ho studiato sociologia, informatica... E naturalmente psicologia, diritto ed economia applicati ai media - anche se, secondo me, il piano di studi non era ben organizzato  e non teneva in conto alcune propedeuticità. Intanto, tra un esame e l'altro, svolgevo i classici lavoretti da studente: volantinaggio, commessa part time o cameriera.La prima esperienza di lavoro in linea con i miei studi è arrivata grazie al mio primo stage, un tirocinio curriculare, che per tre mesi mi ha portato a Milano presso una società di organizzazione eventi, dove ero di supporto per l'attivazione dei servizi legati agli eventi e alla gestione del portfolio clienti, e gestivo le pagine social della società. Lo stage prevedeva un piccolo rimborso spese, circa 300 euro al mese, e ci sono arrivata per puro caso: mi è arrivata voce da amici di amici che la società aveva una posizione di stage aperta. Visto che mia madre viveva già a Milano ho voluto provarci, ed è andata bene: è stata un'esperienza discreta.A dicembre 2013, finito il triennio, ho voluto continuare l'università a Milano e mi sono trasferita definitivamente. Ho fatto domanda per entrare alla Cattolica, in un corso magistrale che mi avrebbe permesso di diventare event manager ma, nonostante i risultati positivi della candidatura, per motivi personali ho deciso di rimandare tutto di un anno. Certo allora non potevo prevedere che sarei stata inghiottita dal mondo del lavoro! Tramite una delle maggiori agenzie per il lavoro italiane, infatti, ho iniziato a fare la hostess, con contratto a chiamata, e poi ho accettato un'offerta di stage come assistente project manager presso l'agenzia stessa. Anche in quest'ultimo caso percepivo un rimborso di 300 euro al mese, che non era affatto sufficiente per mantenermi da sola a Milano, quindi continuavo a lavorare molto anche come hostess, presso lo stadio di Milano e due palazzetti.In entrambi i casi gli stage si sono rivelati fini a se stessi, con una sola differenza. La prima volta ciò era chiaro fin dall'inizio: mi avevano anticipato in fase di colloquio che il team era al completo e, salvo circostanze particolari, lo stage non avrebbe avuto seguito. Nel secondo caso è successo l’esatto contrario: ero stata accolta con frasi come «se ti dimostrerai in gamba, potremmo riconfermarti», ma a ridosso della fine già c'erano i colloqui per i nuovi stagisti. Dopo sei mesi mi hanno ricontattata proponendomi un contratto di apprendistato, ma a quel punto ero impegnata con il mio terzo stage, che invece mi dava concrete speranze per il futuro. L'azienda in questione era DPV, specializzata in servizi di Field Marketing. Mi sono candidata allo stage su LinkedIn per il ruolo di Field Assistant, senza grande consapevolezza di quello che avrei fatto, ma con le rassicurazioni di una mia ex responsabile che conosceva l'azienda. Di mio conoscevo abbastanza bene alcune delle aziende clienti di DPV, che avevo incontrato nelle mie precedenti esperienze. Dopo due settimane dalla candidatura ho sostenuto il primo colloquio, telefonico, e qualche giorno dopo un altro in sede. Mi sono state fatte tante domande sul tipo di futuro che immaginavo per me, l'azienda sembrava molto interessata a scoprire che tipo di persona ero... Tempo ancora qualche giorno ed è arrivato l'ok definitivo.  Ho iniziato a settembre 2014 e i primi cinque  giorni li ho passati pinzando dei fogli, ma oggi ho la padronanza di sistemi e procedure dei quali non sapevo neanche l'esistenza. Il merito ovviamente non è soltanto mio, ma anche e soprattutto di una persona che ha creduto in me, la stessa che mi ha messo a fare fotocopie e pinzarle i primi giorni. Le sono davvero molto grata.  In DPV il mio rimborso era di 600 euro al mese – il doppio di quel che avevo percepito nei due tirocini precedenti! –  corrisposto puntualmente tramite bonifico, e in più anche i buoni pasto. Durante quei mesi ho svolto attività molto diverse. Il Field marketing si occupa di curare l'immagine di un'azienda cliente nei punti vendita e il mio compito era quello di assistere i capi progetto lungo tutto il percorso: preparazione della documentazione per l'ingresso dei prodotti nel punto vendita, creazione di report e manuali, spedizione di materiali specifici...Sei mesi sono passati veloci e alla fine – dopo qualche incertezza sulla tipologia contrattuale da adottare, legata alla riforma del Jobs Act che proprio in quel periodo era in via di approvazione – mi è stato offerto ho un contratto a tempo indeterminato da circa 1.100 euro al mese, per 13 mensilità, che per una ragazza di 24 anni al suo primo vero contratto è un bel gruzzolo. Oggi nel mio piccolo interagisco con i clienti, ho una certa autonomia ed alle volte sono di aiuto ai miei colleghi più esperti. Questo per ora mi basta. Mi divido tra la casa in cui abita mia madre e quella del mio fidanzato – conosciuto peraltro durante il mio secondo stage! – quindi non ho particolari spese. Ho comprato, o meglio: sto comprando, un'auto gialla, usata ma a metano, tutta da sola. Insomma non faccio follie, ma sono contenta.DPV nel 2015 ha vinto l'RdS Award nella categoria speciale "Piccola azienda", ma non avevo ancora avuto modo di curiosare tra le altre aziende che aderiscono al Bollino "Ok Stage" e, beh, direi solo: wow! Non immaginavo ce ne fossero così tante e importanti. Sento molte horror stories dai miei amici in stage: adesso sì che saprò cosa consigliare.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Dallo stage all'apprendistato in Ferrero: è stata la Repubblica degli Stagisti ad aiutarmi per il colloquio

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Francesca Tagliabue, 26 anni,  assistant brand manager per Ferrero.   Mi chiamo Francesca Tagliabue e ho 26 anni. Sono originaria di un paese in provincia di Monza e Brianza, Meda, dove ho vissuto fino ai 19 anni. Ho sempre saputo che avrei frequentato l’università anche perché i miei genitori mi hanno insegnato l’importanza di una buona istruzione. La scelta più difficile era decidere cosa. Ho scelto economia, nonostante sapessi a malapena cosa significasse la parola stessa! A settembre 2008 ho fatto il test e sono stata ammessa alla triennale all’università Bocconi a Milano, con il vantaggio/svantaggio di vivere a circa 30km di distanza. Durante questi primi tre anni ho iniziato a fare saltuariamente piccoli lavori di volantinaggio in modo da poter disporre di soldi miei. La vita da studente pendolare non è semplicissima da gestire: il vantaggio è non occuparsi a tempo pieno di una casa, ma c’è un viaggio di circa tre ore al giorno e non si può vivere appieno la vita dell’ateneo. Quest’ultimo punto mi è pesato molto e poiché ho sempre desiderato fare un’esperienza all’estero, ho cominciato a pensare che andarci per la specialistica avrebbe aggiunto valore al mio percorso professionale. La mia università offriva delle giornate di scambio internazionale in cui atenei partner esteri illustravano i propri programmi agli studenti. Ho raccolto moltissime informazioni utili, ma i costi sembravano proibitivi. Tra mille dubbi ho deciso di iscrivermi alla specialistica nel mio ateneo ma di provare a iniziare ugualmente la procedura di ammissione per la Copenaghen Business School. Lì l’università è gratuita per gli studenti europei e avevo calcolato che avrei speso l’equivalente di quanto spendevo all’anno vivendo a casa ma studiando in Bocconi. Così quando ho scoperto di essere stata ammessa ho deciso di partire per la Danimarca! A settembre 2011 ho iniziato l’avventura di due anni, unica nel suo genere, a Copenaghen, con il corso in International Marketing and Management. Confrontarsi con una cultura e un metodo educativo molto distante dal nostro e con persone provenienti da tutto il mondo è stato fantastico! In quei due anni ho anche fatto un Erasmus a Budapest, in Ungheria, da settembre a dicembre 2012, con una borsa di studio totale all’incirca sui 1.200 euro con cui ho coperto le spese per la casa. Tornata dall’Erasmus ho partecipato ad alcuni progetti e fatto uno stage part time di sei mesi senza indennità, da aprile a settembre 2013, nella sede delle Nazioni Unite a Copenaghen. È stato utile perché era propedeutico alla raccolta di informazioni per la mia tesi. Mi sono laureata nel novembre 2013 e sono tornata in Italia. Il mio primo vero stage è stato in Henkel Italia, a Milano dal febbraio all’agosto 2014. Ho trovato l’annuncio sul sito dell’azienda e inviato il curriculum. Dopo vari colloqui sono stata presa come assistant brand manager per il dipartimento Beauty Care Professional a 850 euro al mese più pacco con prodotti aziendali ogni due mesi. Un mese prima della fine dello stage ho cominciato a fare altri colloqui perché sapevo non c’era possibilità di assunzione. Così ho inviato una candidatura sul sito Ferrero e ho conosciuto la Repubblica degli Stagisti! Dovevo fare il colloquio e cercavo più informazioni possibili per arrivare preparata e ho trovato un’intervista come questa! Mi è stata molto utile per affrontare il colloquio. E trovo che sia proprio questa l’utilità maggiore del sito: leggere le esperienze degli altri, capire a cosa si va incontro e vedere con i propri occhi che anche in un contesto difficile come quello di oggi ci sono realtà aziendali sane e positive che continuano a investire sui giovani. Ho fatto un primo colloquio con una società esterna e poi dei test individuali in sede Ferrero a Torino. Dopo alcune settimane sono stata chiamata per un assessment di gruppo: è durato una giornata intera ed era articolato in attività diverse. Poi sono stata chiamata per il colloquio con il manager che è andato a buon fine e mi è stato offerto uno stage di sei mesi, dal 1 ottobre 2014, come Assistant brand manager, con un compenso di 1.000 euro al mese e in aggiunta un mese di residence gratuito per permettermi di trovare casa.  Il rapporto con il mio tutor è stato molto positivo: in sei mesi sono diventata autonoma in molte cose e sono stata coinvolta appieno in tutti i progetti. Non mi era stata promessa una futura assunzione, ma dopo i sei mesi mi è stato offerto un contratto di apprendistato di 3 anni, con scatto livello dopo un anno e mezzo. Il contratto prevede 14 mensilità, per una ral di più di 29mila euro. E la cosa più interessante è la formazione offerta! Trovo che lo stimolo maggiore del settore Fast moving consumer good sia la velocità e l’attenzione al consumatore che deve essere sempre costante. Ed è bello il rapporto che si crea con il tuo brand: faresti di tutto per sentire le persone emotivamente legate al prodotto come lo sei tu! Ho tantissimi amici che lavorano all’estero, ma il mio percorso è stato inverso: io sono tornata in Italia a cercare lavoro e non è stata una scelta casuale. Mi ha spinto la natura del mio lavoro: la lingua e la cultura, base del marketing, sono fondamentali per riuscire a comunicare nel Paese di riferimento. Consiglierei di fare un’esperienza all’estero: credo sia oggi fondamentale. E di avere coraggio nelle scelte che si fanno: davanti a un bivio tra due lavori o stage diversi, pensate prima a voi stessi e al vostro futuro!Testimonianza raccolta da Marianna Lepore   Foto Copenhagen Business School: di Yusuke Kawasaky in modalità Creative Commons

Dal primo stage direttamente a un contratto a tempo indeterminato: è la storia di Marta in Bip

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Marta Lemme, 25 anni, business analyst per Bip - la più importante società di consulenza di matrice italiana al mondo - che l'altro ieri sera ha vinto la prima edizione del riconoscimento «Stagista dell’anno», ed è stata premiata dall'amministratore delegato dell'azienda Fabio Troiani e dal direttore della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina, in occasione della tradizionale festa di Natale di Bip che quest'anno si è tenuta all'Alcatraz di Milano.   Sono nata a Milano  - anche se la mia famiglia è originaria delle Marche - nel 1990. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leone XIII nella mia città ho in parte seguito le orme paterne: lui infatti è un ingegnere meccanico e una volta arrivato il momento di iscriversi all’università anch’io ho scelto ingegneria, ma biomedica. A farmi decidere è stato il suo fine umanistico: migliorare il tenore di vita delle persone affette da malattie.Ho quindi conseguito la laurea triennale in ingegneria biomedica al Politecnico di Milano nel luglio 2012 e mentre studiavo, per guadagnare qualcosa, ho dato ripetizioni di materie scientifiche a ragazzi liceali.Poi ho scelto il percorso magistrale in ingegneria biomedica con specializzazione in biomateriali e biomeccanica, sempre al Politecnico di Milano. Nel frattempo sono andata sei mesi in Erasmus ad Eindhoven, in Olanda, dal febbraio al luglio 2013, con una borsa di studio che mi garantiva una entrata di circa 200 euro al mese. La mia tesi magistrale è stato un progetto sperimentale di un anno che mi ha consentito, di nuovo, di andare all’estero: riguardava la progettazione e realizzazione di un dispositivo per sei mesi presso il Politecnico di Milano, e la sua validazione biologica a Basilea, in Svizzera, per altri sei mesi. In questo caso non avevo una borsa di studio, ma ho deciso di intraprendere questa esperienza perché ho pensato fosse importante per la mia formazione. Mi sono poi laureata con il massimo dei voti nell’aprile 2015, un mese dopo aver compiuto 25 anni.Tramite il career service del Politecnico di Milano ho subito trovato l’annuncio di stage in Bip e mi sono autocandidata. Ho partecipato ad un primo assessment di gruppo e dopo due colloqui singoli prima con l'ufficio Hr e dopo con il mio attuale manager, sono stata selezionata per uno stage di tre mesi a partire da luglio di quest’anno, con un rimborso di 800 euro al mese. Sapevo che la società nel 2014 aveva convertito in contratti oltre il 90% di stage: naturalmente speravo che succedesse anche a me, ma mai avrei immaginato che il mio primo tirocinio sarebbe stato anche l’unico!Mi hanno affidato un progetto in Edison in linea con quanto discusso durante il colloquio e sono stata affiancata sin dall’inizio da un consulente molto in gamba che mi ha seguita e aiutata in tutto. Il rapporto con il mio team è stato ottimo sia a livello professionale che personale. E una volta finito lo stage sono stata immediatamente assunta a tempo indeterminato come business analyst con una retribuzione annua di 23.500 euro lordi. Il ruolo è sempre lo stesso, quindi non è cambiato quello che facevo in Edison, ma da tirocinante ora sono effettivamente dipendente.Il mio percorso professionale è appena iniziato e il mio obiettivo è quello di imparare il più possibile dalle persone con cui lavoro per poter crescere da un punto di vista professionale. Ho anche pensato di andar via dall’Italia e ho mandato qualche curriculum all’estero per riuscire a trasferirmi in Germania dal mio fidanzato, ma per il momento non è stato possibile. In ogni caso accetterei di trasferirmi solo per un lavoro che mi interessa. Sono infatti più che soddisfatta della mia situazione attuale ed è mia intenzione rimanere nel mondo della consulenza: anche perché Bip è una delle principali società multinazionali in questo campo.Nella mia cerchia di amici alcuni stanno lavorando con un contratto vero, altri sono fanno tirocini. Il grande problema degli stage oggi in Italia è che quasi sempre sono poco pagati. Se un giovane non ha quindi la fortuna di essere già di Milano, come nel mio caso, e deve affrontare qui uno stage, non riesce a mantenersi dovendo pagare un affitto. Senza contare che spesso lo stage è solo fine a se stesso perché non vi è la possibilità di assunzione, al contrario di quel che è capitato a me incrociando sulla mia strada un'azienda come Bip. Il riconoscimento che ho ricevuto, vincendo la prima edizione dell'iniziativa "stagista dell'anno di Bip", è stato totalmente inaspettato e ne sono contentissima: ora metterò a frutto il premio, che consiste in un corso di formazione su tematiche digital, per accrescere le mie competenze.Ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo della consulenza dico che fanno bene perché questo settore professionale offre enormi possibilità di crescita e il lavoro è molto dinamico. Il mio consiglio è quello di impegnarsi sempre al massimo, senza farsi sfruttare da nessuno perché sono convinta che anche un neolaureato può portare valore in un’azienda.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Due stage ben pagati ma senza futuro, poi arriva un'azienda col Bollino: storia di Carla, consulente Everis

I legami personali sono una delle cose più belle che ho trovato Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Carla Gagliardi, 29 anni, consulente IT per Everis a Roma.     Sono nata nel 1985 a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, dove ho vissuto fino alla maturità scientifica. Poi mi sono iscritta ad Ingegneria gestionale all’università di Cosenza, scelta maturata tramite un compromesso tra quello che mi sarebbe piaciuto fare – architettura – e la possibilità di sbocchi professionali. Ho conseguito la laurea triennale nel 2008 e la specialistica a  marzo del 2011; poi prima della fine dell’anno ho superato l’esame di stato per l’abilitazione professionale. Nel frattempo, dal mese di novembre, avevo iniziato a frequentare le lezioni di un master annuale di secondo livello in Energy Management promosso dalla Regione Calabria, i cui costi [circa 2500 euro, ndr] sono stati poi rimborsati.Era previsto anche uno stage finale di tre mesi che, su proposta dell’ente organizzatore, ho svolto presso un'azienda locale di recupero e riutilizzo di rifiuti, da maggio a luglio 2012, occupandomi di varie cose: affiancamento all’Energy manager, analisi dei consumi, stesura del manuale di efficienza energetica. Lo stage prevedeva un rimborso di 600 euro mensili, ma non un prosieguo, però dopo l'estate ho subito iniziato un corso di formazione in “Tecnico di ricerca in gestione di sistemi evoluti basati sulla conoscenza” – una specializzazione IT – promosso dall’università della Calabria, per il quale tempo prima avevo sostenuto le selezioni. Il corso è durato 13 mesi, con lezioni quotidiane di 5 ore, e si è concluso anche questo con uno stage trimestrale, individuato di nuovo dagli organizzatori. Io sono stata ospitata nella sede romana di una multinazional di servizi IT, dove da luglio ad ottobre 2003 mi sono occupata di monitoraggio e allineamento delle attività, reporting, supporto ai project manager, analisi dei requisiti tecnici. Come previsto dal progetto universitario, ho ricevuto un compenso di 900 euro più alloggio gratuito in un residence abbastanza comodo e funzionale, entrambi pagati in toto dall’ente. Nemmeno questo stage però ha avuto futuro.Non c’è due senza tre e nei mesi successivi, in risposta alle candidature inviate, ho avuto un riscontro positivo in Everis, che avevo conosciuto presso un career day universitario. Dopo aver superato i colloqui iniziali e il test di inglese, a febbraio 2014 ho iniziato il mio percorso con uno stage di tre mesi nel settore consulenza, pagato con 750 euro lordi al mese più buoni pasto da 5,29 euro. E finalizzato all’assunzione! Sin dal primo giorno ho trovato un ambiente molto cordiale, dove mi sono sentita a mio agio, come se conoscessi tutti già da tempo. Sono stata affiancata da persone molto capaci sia dal punto di vista professionale sia da quello umano, e in grado di chiarire ogni mio dubbio. La vita a Roma è molto cara, quindi per i primi mesi i miei genitori mi  hanno supportata economicamente - dato che non riuscivo da sola a sostenere le spese. Oggi invece riesco a mantenermi da sola - condividendo un appartamento con altre due ragazze - perché come previsto a giugno 2014 poi sono stata assunta come IT Consultant in ambito Utilities con un contratto a tempo indeterminato e una Ral di circa 24mila euro, più buoni pasto da 8,50 euro. Da un anno a questa parte sono stata inserita in più progetti, svolgendo prevalentemente attività di analisi funzionale, redazione documenti di progetto, supporto tecnico al team di sviluppo, testing, redazione delle schede e dei rapporti di collaudo. Il settore in cui lavoro mi piace molto, l’ambiente dinamico e stimolante mi ha permesso di crescere tanto, diventare più flessibile, aumentare la mia sicurezza e quindi la consapevolezza  di me e delle mie capacità. Oltre ad aver avuto una crescita dal punto di  vista professionale posso dire che i legami istaurati con il team con il quale lavoro è una delle cose più belle che Everis mi ha dato. Il bilancio del mio anno passato in Everis è del tutto positivo, e questo mi stimola ad impegnarmi ancora come ho fatto finora.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Da Trento a Torino, a 24 anni Sabrina lavora già a tempo indeterminato in Spindox

È un lavoro stimolante e in linea con i miei studi: mi ritengo fortunata   Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Sabrina Rizzon, 24 anni, analista junior a tempo indeterminato per Spindox, a Torino. Sono nata a Borgo Valsugana, vicino Trento, nel febbraio 1991. Qui sono cresciuta felicemente con i miei genitori e mio fratello, iscrivendomi poi al liceo classico del capoluogo, preludio al mio percorso universitario. Amo tenermi occupata al di fuori dello studio e fino ai 19 anni ho giocato a pallavolo a livello agonistico, imparando presto il senso del dovere e delle regole. Ho abbandonato lo sport solo poter lavorare come barista e cameriera nei weekend, un'occupazione che mi ha insegnato a stare in gruppo, ad avere rapporti sociali con le persone più disparate, e a fare sacrifici. Lavorare mentre si studia richiede tenacia e grande forza di volontà.Nonostante gli studi classici, all'università ho scelto Ingegneria dell'informazione e organizzazione d'impresa a Trento, senza incontrare particolari difficoltà. È stato un percorso regolare, che si è concluso poi con uno tirocinio trimestrale su cui ho basato la tesi triennale. Da marzo a maggio 2013 infatti sono stata business analyst in ambito ICT per la fondazione Bruno Kessler, conducendo l'analisi "as-is" dei processi di assunzione dei dottori di ricerca presso l'istituto, con successivo sviluppo dei dati e ottimizzazione dei processi. Il tirocinio, benché privo di compenso e senza seguito, è stato uno step fondamentale nella mia formazione accademica e professionale, la prima volta che mi sono messa alla prova nel mondo del lavoro, applicando quello che avevo studiato.Ottenuta la laurea triennale a settembre 2013, mi sono trasferita a Torino per studiare Ingegneria gestionale al Politecnico. Il corso si teneva completamente in lingua inglese, una scelta che ho fatto sia per cultura personale che per garantirmi una più ampia scelta occupazionale in futuro. Nell'ultimo semestre era previsto un tirocinio curriculare oppure un Erasmus e io ho optato per il primo, in virtù dell'esperienza professionale che potevo ricavarci. Su consiglio di un docente, quindi, a dicembre 2014 ho contattato l'ufficio HR dell'azienda di sistemi informativi Spindox, ricevendo subito una risposta, che mi ha portato a sostenere il primo colloquio via Skype con l'addetto allo sviluppo HR. Poi c'è stato un secondo colloquio, in azienda, con uno dei project manager. Entrambi hanno avuto un riscontro positivo e a febbraio 2015 ho iniziato il mio stage.Sono stata inserita in un progetto di Automotive con il ruolo di junior PMO, occupandomi di analisi dello stato di alcuni processi aziendali, modellizzazione tramite flow-chart, identificazione di ruoli e responsabilità e benchmark di mercato. Fin da subito il team di lavoro mi ha dato autonomia e responsabilità, valorizzando le competenze acquisite all'università: non mi sono mai sentita sottovalutata o non considerata. Lo stesso posso dire degli altri colleghi di Spindox, con cui ho creato un rapporto di complicità e fiducia. L’azienda mi ha garantito un rimborso spese di 600 euro mensili, buoni pasto da circa 5 euro l'uno e computer aziendale.Poco prima che lo stage terminasse, l'ufficio HR ha organizzato un confronto consuntivo: io e l'azienda ci siamo confrontati su quanto fatto e sugli obiettivi raggiunti e alla fine ho ricevuto una proposta di assunzione a tempo indeterminato con una ral di circa 23mila euro, che ho accettato entusiasta. Dopo l’assunzione ho mantenuto le mansioni dello stage, iniziando a lavorare anche su un altro progetto: lo sviluppo di un'applicazione mobile in cui sono chiamata a capire i bisogni e le richieste del cliente per trasformarli in requisiti funzionali necessari agli sviluppatori. Lo stipendio mi permette di vivere autonomamente a Torino, dove da quasi due anni condivido un appartamento con un'altra ragazza. Insomma, ho trovato un’occupazione stimolante, inerente al mio percorso di studi e con buone possibilità di crescita: non posso che ritenermi fortunata.Certo, sono stata caparbia, ma soprattutto devo ringraziare i miei genitori che finora mi hanno sostenuto non solo emotivamente, ma anche economicamente: senza il loro appoggio, il mio percorso sarebbe risultato sicuramente più ostico, se non impossibile. Sono convinta che impegnandosi, e perseverando, i risultati arrivano, e spero che questo messaggio arrivi a tutti coloro che stanno cercando lavoro o lo faranno. Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Consulente a sorpresa nel vivaio BIP: Chiara racconta la sua ottima annata

Qualcosa di BIP mi aveva colpito, sin dal primo colloquio in azienda   Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Chiara Giannattasio, 27 anni, Business Analyst per BIP a Milano. Ho 27 anni e sono di Trinitapoli. Paesino pugliese che adoro, ma troppo stretto per me; ragion per cui ho costruito la mia vita universitaria e lavorativa altrove. Dopo la maturità scentifica, conseguita a luglio 2007, ho scelto gli studi economici. Scelta coerente con la mia passione per il mondo azionario - nella fantomatica idea di poter imitare Russel Crowe in Un’ottima annata. Con questa prospettiva ho lasciato Trinitapoli, le mie quattro sorelle e i miei due fratelli, ai quali sono molto legata, e mi sono trasferita a Perugia per frequentare Economia dei mercati e degli intermediari finanziari. Tutto questo nella ferma consapevolezza di deludere le aspettative di mio padre, che vedeva in me un medico di successo. L'unico compromesso che avrei forse potuto accettare sarebbe stata Ingegneria gestionale... Nulla di tutto ciò, ho seguito il mio sesto senso o, come direbbe Dylan Dog, il mio “quinto senso e mezzo”. Dopo un anno dall’inizio dell’università, periodo in cui ho lavoricchiato come hostess in vari eventi perugini per soddisfare qualche sfizio, ho partecipato al progetto Leonardo, promosso dalla Regione Puglia. Ero convinta che non sarei stata selezionata perché il progetto, pensato per i laureati, riservava un solo posto ai diplomati. A fine 2010, tra Natale e Capodanno, invece ho ricevuto la bella notizia: ero stata selezionata. Destinazione Bruxelles, inizio 30 gennaio! Non ho esitato. Ho cominciato uno studio sfrenato per completare gli esami del primo semestre e a gennaio sono partita per la capitale belga, con una borsa di studio di 1300 euro complessivi, più alloggio, come contributo per uno stage di cinque mesi in una società di europrogettazione. Ho svolto analisi e controllo di alcuni progetti interfunzionali e di strumenti finanziari approvati in Commissione Europea, destinati ad alcune regioni italiane, elaborando poi i dati e realizzando output interpretativi. Ero la "bimba del gruppo" e ho cercato di apprendere quanto più potevo, seguendo nel frattempo anche un corso di francese. A gennaio 2013 poi sono partita per il Regno unito con un Erasmus presso il dipartimento di matematica dell’università di Nottigham. Negli UK ho vissuto un’esperienza indimenticabile: ho perfezionato il mio inglese, seguendo sia i corsi universitari che un corso privato di inglese, e ho continuato a coltivare la mia passione per la pallavolo con una squadra locale, cosa che mi ha permesso di girare l’Inghilterra in occasione di vari tornei. Lì mi sono convinta che non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone.Dopo un anno dal rientro in Italia, il 14 luglio 2013, mi sono laureata con 110 e lode discutendo una tesi sperimentale sull’Herd Behaviour, il fenomeno dei comportamenti di massa nell’ambito azionario, concentrandomi sui mercati emergenti. Poi senza esitazioni ho continuato con la specialistica in Finanza e metodi quantitativi per l’economia, sempre a Perugia. Durante il primo anno ho vinto il bando indetto dall'ateneo per le 150 ore di collaborazione studentesca e per tre mesi ho lavorato presso la biblioteca universitaria, percependo in totale mille euro. Alloggiando presso le strutture della Fondazione Onaosi di Perugia, ho tentato e vinto anche un bando della Fondazione per la nomina di tutor, che mi ha permesso di ricevere altri mille euro di retribuzione per 100 ore di lezioni private in ambito economico-matematico. Durante gli anni universitari ho anche portato avanti con le mie sorelle il sogno di creare una cantina di vini biologici, di cui oggi sono socia, fiera di poter aiutarli nel commerciale, compatibilmente con il mio lavoro. Durante l’università era senz'altro più facile, soprattutto presidiare le fiere internazionali. Terminato il percorso universitario, anche Perugia ha cominciato a starmi stretta. Obiettivo: Milano. Mi ci sono trasferita ed ho intrapreso l’ardua impresa "ricerca lavoro", che poi alla fine così ardua non è stata. Il sogno di una carriera prettamente finanziaria nel frattempo aveva lasciato il posto a nuove passioni, nate tra il project management e il mondo IT, ed è in questi ambiti che ho sostenuto i miei primi colloqui, tra cui quello in Bip - Business Integration Partners, ad ottobre 2014. In quell’occasione qualcosa mi ha colpito: forse la freschezza della gente che camminava nei corridoi, mentre attendevo di essere esaminata. Ho percepito che non sarebbe stato solo uno stage. C’è stato un primo colloquio, con assessment di gruppo, test di inglese e test di cultura generale; poi un secondo colloquio, di gruppo, con un caso-test aziendale; un terzo colloquio, individuale, con le Risorse umane; e infine l’ultimo con il manager di progetto. Il 4 novembre 2014 iniziavo il mio primo stage serio, da consulente, rimborsato con mille euro netti mensili. Senza aver mai pensato alla consulenza come parte del mio futuro, mi sono incuriosita ed appassionata ad un lavoro fatto di sacrifici ma al tempo stesso adrenalinico. Ho subito cominciato presso un cliente di Milano, cambiando dopo pochi mesi, in trasferta. A fine stage mi è stato proposto un contratto di apprendistato con una Ral di circa 21.600 euro,  più buoni pasto, che però è durato  solo 2 mesi, sostituito da uno a tempo indeterminato da 27mila euro lordi all’anno, buoni pasto e telefono aziendale. Dopo quasi un anno di lavoro, mi ritengo molto soddisfatta: Bip mi ha regalato sicurezza professionale, competenza e ottimi rapporti umani. Lavoro in uno splendido team. Lo stipendio mi consente di vivere a Milano, con la piacevole compagnia di una coinquilina e senza nulla chiedere ai miei genitori. Sono soddisfatta, ma essendo anche ambizionsa non amo adagiarmi. Voglio impegnarmi e fare sempre di più, sicura e indipendente, in un mondo che ha da offrire a chi vuole recepire. Il mio, più che stage, lo chiamerei "egregio ingresso nel mondo del lavoro"!Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Basta rassegnazione, le buone aziende esistono: la scoperta di Carmela è Assioma.net

Non bisogna arrendersi, né generalizzare, ma cercare con gli strumenti giusti   Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Carmela Calamita, consulente informatico per Assioma.net, a Torino. «Quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada». È una delle mie citazioni preferite, che ho portato in me soprattutto durante l’ultimo periodo del percorso universitario. Ho 26 anni e vengo da Barletta, in Puglia, dove nel 2009 mi sono diplomata come ragioniere programmatore. Dopo la maturità non è stato semplice decidere se continuare gli studi, la paura di non farcela era tanta, ma superata l’indecisione ho deciso di iscrivermi ad Informatica e comunicazione digitale all’università di Bari, continuando comunque a vivere a Barletta.Gli studi sono riuscita a pagarmeli da sola, viaggi da pendolare compresi. Già dai primi anni delle superiori avevo iniziato a costruirmi una mia indipendenza economica, lavorando prima come segretaria presso un'agenzia automobilistica, l’estate successiva al primo superiore, poi in una pasticceria, per un annetto. La mia esperienza lavorativa più lunga è stata però in una pizzeria, dove in tutto ho passato otto anni - anche durante l’ultimo periodo concitato dell’università - fino a quando non ho lasciato Barletta, ormai un anno fa. Avere un impiego mi ha permesso di essere totalmente indipendente e questo mi ha fatto sentire, nel mio piccolo, realizzata. Ho pagato gli studi da sola, togliendomi anche qualche sfizio, e ciascuna delle esperienze fatte mi ha lasciato qualcosa, senso di responsabilità e organizzazione innanzitutto.Mi sono laureata a dicembre 2013, basando il lavoro di tesi su un'esperienza di stage semestrale presso un’azienda informatica di Bari, per cui ho sviluppato una web application per la gestione dei curriculum aziendali - app che poi è entrata a far parte stabilmente dei servizi aziendali. Nonostante lo stage non fosse pagato e non abbia avuto un seguito, è un’esperienza che rifarei: ho avuto modo di conoscere e usare strumenti con cui non ero mai riuscita a venire a contatto, neanche durante gli studi. Sicuramente ci ho guadagnato in competenze e conoscenza, e direi che non è poco. Questo è stato possibile grazie anche al mio tutor aziendale, che è sempre stato molto disponibile.Ottenuta la laurea e passata la breve pausa di riposo, a febbraio 2014 ho fatto i miei primi due colloqui di lavoro, uno presso un’azienda del barese, che ha avuto esito negativo, e l’altro per l’accesso ad un programma di formazione post-universitario, chiamato UIIP – University-Industry Internship training Program, tenuto in Campania e finanziato dalle aziende partner, mirato a sviluppare competenze di progettazione, sviluppo e gestione di sistemi e servizi software. Sono venuta a conoscenza dell'UIIP da alcuni colleghi universitari, che ne davano un feedback a dir poco positivo. Passati colloquio e prova scritta, ad aprile ho iniziato il corso di Object Oriented Specialist, di due mesi. Le lezioni si tenevano dal lunedì al venerdì, 8 ore al giorno, con un ora di pausa pranzo. L'organizzazione era abbastanza rigida: firmavamo entrata ed uscita ed eravamo tenuti a rispettare un abbigliamento e un comportamento adeguato. Era una sorta di simulazione di una realtà aziendale. Ovviamente è stato necessario un breve trasferimento in Campania, con spese di vitto e alloggio a carico dei partecipanti; il resto era coperto dalle aziende partner. Verso l’ultimo periodo, gli organizzatori del programma mi hanno messa in contatto con l’azienda Assioma.net, offrendomi la possibilità di un colloquio. Ho sostenuto una prova tecnica scritta e un colloquio pratico/conoscitivo e dopo circa una settimana l’azienda mi comunicato l'esito positivo della selezione: al termine del corso UIIP, a giugno, avrei iniziato il mio stage semestrale come IT Consultant presso la sede di Torino, ricevendo un compenso mensile di 800 euro. A dicembre, terminato lo stage, mi è stato offerto un contratto di apprendistato triennale, con un Ral di 19mila euro annui più altri benefit come indennità e rimborso spese di trasferta, e buoni pasto. Firmare questo contratto per me è stata una soddisfazione indescrivibile. Quando me l'hanno comunicato la mia gioia si è trasformata in pianto, con tanta gratitudine nei confronti di chi, all’interno di questa azienda, ha creduto in me. Siamo tutti consapevoli della difficoltà del periodo. Firmare un contratto a soli 25 anni e fare un lavoro che mi piace mi ha dato un senso di soddisfazione e realizzazione che è difficile da spiegare. Oggi sono consulente informatico presso uno dei clienti di Assioma.net e contribuisco allo sviluppo di un’applicazione J2EE per la gestione delle attività legate alla logistica, e continuo a mantenermi da sola, pur stando fuori casa.Sono contenta di poter condividere la mia esperienza. Ognuno con i propri percorsi, le proprie speranze e consigli può essere fonte di stimolo per chi nello scetticismo generale si dà per vinto. È vero, sono poche le aziende che investono e credono in noi giovani, ma non bisogna generalizzare. E soprattuto non bisogna arrendersi.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Ex stagista al Comitato delle Regioni, un decennio dopo: «Partite, è con gli stage all'estero che ci si forma»

C'è tempo fino alla fine di settembre per candidarsi alla sessione primaverile dei circa venti stage annuali offerti dal Comitato delle Regioni di Bruxelles, organo consultivo della Ue. Alla Repubblica degli Stagisti ha raccontato la sua storia di ex stagista Sara Zatta, oggi 39enne, selezionata agli inizi degli anni Duemila. Ho 39 anni e vengo da Fano, una cittadina delle Marche. Da ragazza ero affascinata dalla politica, erano gli anni in cui si parlava di estero, di Erasmus e di come la politica europea influenzasse la vita quotidiana di ogni cittadino, e così, sollecitata da mia madre, ho deciso di iscrivermi a Scienze politiche all’università di Bologna. Nel ‘97 ho vinto una borsa di studio Erasmus e nel settembre dello stesso anno 'sono sbarcata' in Belgio, all’Université Catholique de Louvain, un ateneo ricco di storia e frequentato da molti studenti stranieri; sei mesi di studio, divertimento ma anche e soprattutto di relazioni umane: ho conosciuto tante persone con cui oggi ho ancora rapporti di amicizia, dopo quasi vent'anni e nonostante la lontananza. Ho amato così tanto l’esperienza a Louvain che in seguito ho partecipato al Servizio volontario europeo, nel 1999, e sono partita per Murcia (Spagna), dove per un anno ho lavorato al presso il Comune, nell’ufficio che si occupava dei programmi di scambio internazionali finanziati dalla Commissione europea (avevo vitto e alloggio pagato, più circa 150 euro al mese per le mie spese personali). Nel frattempo terminavo gli esami e scrivevo la mia tesi di laurea, uno studio comparato sulle organizzazioni non lucrative in Spagna ed in Italia.Il mio sogno rimaneva l’Europa e lavorare in quel ambiente culturalmente stimolante, così ho ripreso la valigia e sono tornata a Louvain la Neuve dove a settembre 2000 mi sono iscritta al Master Européen en Sciences du travail. Mi sono specializzata in politica sociale europea e, tornata in Italia, ho cominciato a lavorare in un’azienda come responsabile commerciale estero per i paesi di lingua spagnola. Ma il richiamo dell’Europa era insopprimibile, dopo poco meno di un anno, tra il 2002 e il 2003, sono di nuovo partita per Bruxelles, per uno stage al Comitato delle Regioni: finalmente il mio sogno cominciava a realizzarsi! Gli altri non capivano come mai avessi rinunciato ad un lavoro stabile e ben pagato per uno stage semestrale a soli 600 euro al mese, ma se non cerchiamo di realizzare i nostri sogni a 26 anni, quando lo facciamo? Il Comitato delle Regioni è stata una bellissima esperienza, ho conosciuto persone con le quali ancora sono in contatto, ho imparato a lavorare in modo completamente diverso rispetto alle mie precedenti esperienze. Collaboravo con i presidenti delle regioni italiane ed estere, preparavo le sessioni plenarie del Comitato e assistevo i membri italiani che si occupavano di tematiche sociali ed energetiche. Sono stati sei mesi molto dinamici, durante i quali ho dovuto decidere se tornare a casa (come hanno fatto gli altri sette stagisti) o cercare di andare avanti.Sono restata, ho cominciato con uno stage non rimborsato (mi pagavano il pranzo) presso l’ufficio dell'eurodeputato italiano Enrico Boselli, che si occupava di politica sociale, e nel frattempo seguivo dei corsi di politica europea all’università di Louvain. Per mantenermi collaboravo come traduttrice all’Agence Europe e davo lezioni di italiano e spagnolo agli studenti. In quel periodo ho lavorato duramente e ho imparato molto, il mio impegno è stato apprezzato e mi hanno offerto un contratto vero e proprio. Non avevo tessere di partito né amicizie influenti, ero stata scelta tra tante persone per le mie capacità e per la mia voglia di apprendere. Durante il semestre di presidenza italiana, nel secondo semestre del 2003, ho cominciato a seguire in prima persona le riunioni, scrivevo gli emendamenti ai testi in discussione e ho pubblicato due documenti informativi uno sui lavori aticipi e l’altro sull’Europa e le donne, collaborando nel (poco) tempo libero con la rivista Université des femmes per la quale ho scritto alcuni articoli.Con le successive elezioni ho affiancato un altro deputato, Ottaviano Del Turco, che ha poi assunto il ruolo di presidente della commissione parlamentare per gli Affari sociali. È quindi aumentato molto il mio coinvolgimento nella vita politica europea e sono diventata assistente parlamentare. In verità non è stato un anno facile, il lavoro era impegnativo, ma ho imparato l’arte della mediazione e della diplomazia; finché, con le elezioni regionali italiane, il deputato che assistevo è diventato presidente della Regione Abruzzo; così da assistente parlamentare sono diventata responsabile dell’ufficio della regione a Bruxelles, e a soli trent’anni mi sono trovata a essere la più giovane responsabile degli uffici italiani: un’esperienza unica e indescrivibile. Tra le varie attività, ho avuto anche la possibilità di organizzare degli stage per degli studenti. Oggi i miei stagisti lavorano a Dubai ed in India, siamo ancora in contatto e mi fa sorridere quando, dopo tanti anni, mi chiamano ancora 'capo'.Dopo dieci anni a Bruxelles per motivi familiari sono rientrata in Italia: ho avuto la fortuna di trovare subito lavoro alla Business School dell’università di Bologna, dove mi sono occupata delle relazioni della scuola con le università straniere. Dal 2010 lavoro nel settore dell’energia rinnovabile, mi occupo di sviluppo di progetti energetici in Italia e all’estero per un gruppo industriale che ha sede a Bologna. Devo la mia crescita lavorativa e soprattutto quella personale agli stage ed a tutti i programmi europei a cui ho partecipato, sono state esperienze uniche che mi hanno permesso di aprire la mente, di conoscere un mondo che non si può scoprire solo nei libri. Ho avuto la fortuna di conoscere tutor consapevoli del loro ruolo, disponibili ad insegnare, capaci di trasmettermi l’amore per il lavoro. Penso che lo stage debba essere una tappa obbligatoria per tutti i ragazzi che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro, e credo sia una grande opportunità anche per le aziende. Consiglio quindi a tutti questa esperienza. Credo che le università e le amministrazioni pubbliche debbano sviluppare progetti che permettano ai giovani di andare all’estero e fare esperienza con persone della loro età, ma con abitudini e culture diverse. Testo raccolto da Ilaria Mariotti