Categoria: Storie

«Università e mondo del lavoro sono lontanissimi, lo stage è cruciale»: parola di Chiara, ingegnere in Spindox

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Chiara Lai, 27 anni, Project Manager Office junior in Spindox, a Milano. Sono Chiara, ho 27 anni e vengo da Villanova Monteleone, un piccolo paesino della Sardegna. Mi sono diplomata al liceo scientifico nel 2007 e, senza pensarci troppo, ho deciso di intraprendere gli studi in Ingegneria gestionale al Politecnico di Torino. Mi affascinava il fatto che esistesse una facoltà di ingegneria orientata al mondo aziendale. Trasferirsi in una città, provenendo da un paesino di 2.500 abitanti, non è stato facile all'inizio: la nostalgia della mia famiglia era un vuoto incolmabile, ma ben presto ho imparato ad apprezzare i ritmi frenetici e le infinite opportunità che la magica Torino offre. I primi anni ho vissuto in un collegio universitario: un'esperienza magnifica grazie alla quale ho avuto la fortuna di conoscere tante persone provenienti da tutto il mondo. Durante l'università ho svolto due tirocini – il primo durante la triennale, il secondo durante la specialistica – grazie ai quali ho scritto le rispettive tesi di laurea. Nel primo caso si è trattato di un'esperienza non rimborsata di 3 mesi, su segnalazione dell'ateneo, presso un'azienda meccanica di Collegno: il mio compito era monitorare i tempi di produzione all'interno dell'officina al fine di pianificare meglio la capacità produttiva e usare in modo ottimale gli impianti di produzione. Mi recavo in azienda tutti i giorni dal lunedì al venerdì, per otto ore al giorno con un'ora di pausa pranzo. Alla fine del percorso ho scritto la tesi di laurea e conseguito la laurea triennale in Ingegneria dell’organizzazione di impresa a dicembre 2011. Poi mi sono iscritta alla biennale di Ingegneria gestionale e alla fine del secondo anno ho iniziato la tesi, basata sul secondo tirocinio, questa volta di un anno e sempre non retribuito, presso una centrale termoelettrica di Fiume Santo, in Sardegna. L'attività era incentrata sull'analisi e sullo sviluppo di una commessa, in particolare sulla riconversione di un prototipo alimentato a biomassa. L'esistente impianto alimentato con biomassa PKS  - cioè gusci ricavati dal frutto della palma da olio - è stato modificato in modo tale da poter bruciare anche altre biomasse, come il wood pellet e il cippato. Io ho affiancato il Project Manager per monitorare costantemente l'andamento del progetto in modo da valutarne tempistiche, qualità del lavoro e rispetto dei costi stabiliti. È stata una bella occasione per conoscere un impianto termoelettrico e vivere dall'interno una realtà aziendale. Ho quindi conseguito la laurea magistrale ad ottobre 2014 e un paio di settimane dopo ho iniziato a candidarmi per gli annunci di stage e lavoro pubblicati sulla bacheca del Politecnico. Data la crisi occupazionale, la paura di rimanere a lungo disoccupata era molta ma i colloqui non si fecero attendere: in sole due settimane ne sostenni una decina, tra cui quelli per Spindox,  tre: il primo conoscitivo, il secondo tecnico, il terzo presso il cliente per il quale sarei andata a lavorare. A  metà novembre, a solo un mese dalla laurea, per la gioia dei miei genitori e mia ebbi la conferma da Spindox che avrei iniziato uno stage di sei mesi nel ruolo di Project Manager Office junior, pagato 600 euro al mese più ticket restaurant, finalizzato all'inserimento in azienda. Mi sono occupata di raccolta e formalizzazione dei requisiti, stesura dell’analisi funzionale, coordinamento e documentazione delle riunioni di avanzamento lavori, pianificazione di progetto; e ancora monitoraggio delle attività di test e supporto nella fase di roll-out di applicazioni mobile. È stata un’esperienza altamente formativa, che come promesso ha aperto le porte ad un impiego. Le persone incontrate sono state un'opportunità preziosa di crescita personale e professionale. Il mondo del lavoro è completamente diverso dall'università, un periodo di training sul campo è essenziale. Adesso dunque lavoro ancora per Spindox, ma con un contratto a tempo indeterminato, firmato alla fine dello stage, e percepisco circa 1.450 euro al mese + ticket restaurant. Da quando sono stata assunta mi mantengo completamente da sola, senza il sostegno dei miei genitori, che in tutti questi anni hanno fatto molti sacrifici per permettermi di realizzare i miei sogni: è grazie a loro che sono arrivata a questo punto. Un anno di lavoro è volato, ma sono solo all'inizio. Spero di avere una brillante carriera e di raggiungere altri traguardi superando mille difficoltà: per aspera ad astra, come ho scritto nella pagina iniziale della mia tesi.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Sei mesi di stage e poi subito un contratto di apprendistato per Salvatore in Philips

Ho 27 anni e sono di Carovigno, un paese in provincia di Brindisi. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Ostuni è arrivato il momento di scegliere l’università. Dato che da sempre ero interessato al settore sanitario e avevo una forte propensione verso le materie scientifiche, ho iniziato a studiare le offerte formative dei diversi atenei e alla fine ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Ingegneria Biomedica al Politecnico di Torino. Ho scelto questa università perché quello che offriva mi sembrava più vicino alle mie esigenze. Mi sono quindi trasferito nel capoluogo piemontese per frequentare l’università.   Dal novembre 2010 all’aprile 2011 ho svolto un tirocinio curriculare, senza rimborso spese, finalizzato alla stesura della tesi presso l’ospedale evangelico valdese di Torino. Insieme al tutor aziendale del reparto di ingegneria clinica mi sono occupato della stesura del capitolato tecnico e della valutazione delle offerte relative a gare d’appalto. È stata un’esperienza utile perché mi ha dato la possibilità di vedere il mondo sanitario anche dalla parte dell’azienda ospedaliera. Nel 2011 ho preso anche la laurea di primo livello e nello stesso anno mi sono iscritto alla specialistica in ingegneria biomedica sempre al Politecnico, laureandomi nel marzo del 2014.Alla fine del mio percorso universitario ho capito che volevo analizzare e comprendere in modo più approfondito il mondo sanitario. Così mi sono trasferito a Milano dove – grazie esclusivamente al sostegno economico della mia famiglia – ho frequentato dal novembre 2014 il Master in management del settore sanità, pharma e biomed presso la Business School del Sole 24 Ore. Il master è durato cinque mesi ed è stata un’esperienza importante grazie all’incontro con diversi professionisti di questo settore che sono riusciti a dare un taglio pratico alle conoscenze acquisite creando un ponte reale tra l’università e il mondo del lavoro. Certo, è stato un vero investimento visto che il costo totale era di 12mila euro. Ma credo che la difficoltà dei giovani italiani sia legata al fatto di vedere la propria formazione come un costo e non come un investimento, al contrario di quello che avviene in altri Paesi europei. Il master, utile sia dal punto di vista umano sia professionale, per me è stato, infatti, un vero e proprio investimento e fortunatamente sempre più neolaureati scelgono di intraprendere un percorso di questo tipo. A inizio 2015 ho superato anche l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di ingegnere e mi sono quindi iscritto all’albo, per non escludere in futuro un possibile lavoro come libero professionista. Proprio mentre frequentavo la Business School del Sole 24 Ore ho iniziato a candidarmi attraverso il tutor del master per uno stage in Philips e sono stato contattato per un colloquio. La posizione era veramente interessante perché era uno stage nel Business development, settore di cui ero già curioso dai tempi dell’università.Per informarmi un po’ sulle varie aziende in Italia un amico mi ha inviato il link della Repubblica degli Stagisti, che non conoscevo, e da allora ad altri ragazzi che vogliono entrare nel mondo del lavoro ho dato lo stesso consiglio: cercare lì informazioni per orientarsi al meglio. Magari anche leggendo la Carta dei diritti dello stagista, che penso possa essere un passo avanti per la tutela dei tirocinanti. Sono davvero contento di sapere che Philips fa parte dell’RdS network! Pochi giorni dopo aver inviato la mia candidatura ho ricevuto una risposta: ed era affermativa! Così nel maggio 2015 ho iniziato uno stage di sei mesi con un rimborso di circa 800 euro netti al mese senza avere però, ovviamente, alcuna certezza di un’assunzione futura. L’esperienza è stata molto importante perché il rapporto sia con il tutor che con i colleghi è stato ottimo e tutto questo ha contribuito alla mia crescita umana e professionale. In Philips, infatti, ho trovato un ambiente dinamico e fortemente propenso all’innovazione, caratteristiche fondamentali per crescere da un punto di vista lavorativo. Finiti i sei mesi di stage, il 3 dicembre 2015 ho firmato un contratto di apprendistato professionalizzante della durata di due anni, con una retribuzione lorda annua di 28mila euro diventando Application specialist nello stesso settore dello stage. Da ex stagista sono convinto che i principali problemi degli stage in Italia, oggi, sono legati alla non uniformità delle università in Italia: solo alcune, infatti, propongono validi stage formativi durante il percorso universitario, creando quindi due diversi livelli di ingresso nel mondo del lavoro. E questo non è giusto! Lo dico perché sono stato fortunato e grazie al Politecnico ho potuto usufruire di servizi di placement molto efficienti. Opportunità che dovrebbe essere offerta a tutti gli studenti e neolaureati che solo in questo modo potrebbero entrare in contatto con aziende serie e avviare la propria carriera lavorativa. Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Un lavoro a vent'anni: sogno diventato realtà per Andrea, sistemista in Contactlab

Il ponte scuola-lavoro? A volte funzionaPer raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Andrea Barracu, 20 anni, sistemista junior per Contactlab, a Milano.Ho vent'anni e attualmente, a differenza di molti miei coetanei, lavoro – grazie ad un percorso formativo che mi ha aiutato a trovare un buon posto da sistemista. Ho frequentato il corso di elettronica dell'istituto tecnico di Voghera, dove mi sono diplomato nel 2014. Qui, durante l'ultimo periodo di studio, ho partecipato alla presentazione di un corso di specializzazione in networking, a Milano, tenuto da un ente di formazione locale. Dopo la maturità ho deciso di tentare le selezioni: prima ho sostenuto un test di inglese e uno di conoscenza del settore telecomunicazioni, poi un'altra prova volta a valutare l'attitudine ai sistemi, di lì a poco.Nel mio turno di selezione – ce ne sono stati diversi – eravamo una ventina, e alla fine a superare le prove e seguire le lezioni una quindicina, di cui una sola ragazza. Il successo alle selezioni mi ha permesso di avere una borsa di studio consistente, che abbattuto il costo del corso: da 3.400 euro a 900. Ho iniziato le lezioni a settembre 2014, facendo il pendolare tra Casteggio, dove abitavo, e Milano, dove si svolgeva il corso, con una frequenza di due-tre volte a settimana. Verso dicembre, appena prima di sostenere il primo esame di certificazione Cisco, il corso ha ospitato alcune aziende del settore, una decina in tutto, che si sono presentate alla classe e hanno illustrato ciascuna le proprie possibilità di assunzione. I docenti poi hanno chiesto a noi corsisti di selezionare quelle che ci sembravano più interessanti, in vista di futuri colloqui per essere ospitati come stagisti. Durante le varie presentazioni l'azienda che più mi ha convinto è stata Contactlab, azienda di servizi di digital marketing, che cercava una persona con una buona base da sistemista e conoscenze di networking. A febbario 2015 mi sono quindi presentato in azienda per il colloquio di selezione e qualche giorno dopo ho saputo che di lì a poco, il 9 marzo, avrei iniziato il mio stage da sistemista junior, con un rimborso spese di 500 euro netti al mese, più buoni pasto del valore totale di 100 euro al mese.Il mio ingresso nel team è stato graduale e col tempo ho imparato non solo a fornire assistenza ai clienti dell’azienda, ma anche a intervenire con operazioni più delicate sui server e sulle applicazioni in produzione. In questi mesi le mie conoscenze sono cresciute in maniera esponenziale, soprattutto per quanto riguarda il funzionamento di alcune applicazioni in infrastrutture grandi e complesse come quella di Contactlab. Questo è stato reso possibile dal reparto IT dell’azienda, quindi dai miei attuali colleghi, che si sono resi fin da subito disponibili a seguirmi nel mio percorso formativo insegnandomi i “trucchi del mestiere”, con grande competenza tecnica.Una volta terminato lo stage, lo scorso luglio, mi è stato proposto un contratto di apprendistato biennale, con il quale sono tuttora assunto, con uno stipendio di circa 1.400 euro lordi al mese. Adesso ho anche mansioni più importanti, e di conseguenza maggiori responsabilità. Da quando sono entrato in Contactlab ho esteso sia le mie conoscenze sistemistiche che quelle sulla rete, questo anche in linea con le esigenze dell’azienda, e sempre rispettando le mie curiosità e ambizioni. Senza considerare il fatto che a vent'anni, dal punto di vista strettamente economico, sono praticamente indipendente. Ed è una bella soddisfazione. Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo  

Uno stage di tre mesi in Pwc, poi subito il contratto: «La consulenza è un settore pieno di stimoli»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Massimiliano Meucci, 26 anni, consultant per PricewaterhouseCoopers.  Sono nato e cresciuto a Milano e ho 26 anni. Finito il liceo scientifico, ho avuto molti dubbi su cosa fare all’università: medicina, ingegneria o economia? Alla fine ho scelto di seguire le orme di gran parte della mia famiglia – padre, sorella e cognato erano già tutti ingegneri – e ho scelto ingegneria. Mi sarebbe piaciuto seguire l’indirizzo navale, vista la mia passione per la vela, ma alla fine è prevalsa una migliore prospettiva lavorativa sulla passione e ho scelto Ingegneria gestionale. E visto che il Politecnico è considerata un’ottima università, ho deciso di iscrivermi lì per la triennale, iniziata nel 2008. Presa la laurea nel luglio 2011, sentivo di avere una formazione ancora parziale, così ho deciso di iscrivermi alla specialistica e di approfondire gli argomenti degli esami che più mi erano piaciuti nel triennio. Mi sono quindi iscritto alla laurea specialistica con orientamento in ambito energetico nell’ottobre dello stesso anno. Ho cercato di fare uno stage formativo nell’ultimo semestre della specialistica per fare una tesi pratica in azienda, ma questa soluzione all’epoca non fu particolarmente supportata dai miei professori. Mi dicevano tutti che avrei dovuto cercare in autonomia l’azienda. Così ho fatto qualche colloquio ma le aziende che ho contattato, come Eni o Kpmg, non erano interessate a stage curriculari per una tesi. E alla fine ho ripiegato su una più classica tesi accademica, laureandomi nel dicembre 2013 con 110.  Ho avuto solo un’altra esperienza di stage prima di quella in PwC, nel periodo tra la laurea triennale e l’inizio della specialistica: un tirocinio a Zurigo presso la società di assicurazioni Zurich Insurance Ltd. Per un mese e mezzo, dal 22 agosto al 30 settembre 2011, ho lavorato nella funzione marketing ricevendo per tutto il periodo 3.500 franchi svizzeri (circa 3.200 euro ndr) oltre alla possibilità di stare nella foresteria della società a Zurigo. Ho preso parte a diversi lavori di gruppo, sessioni di formazione, training in ambito finance e marketing nell’ambito assicurativo. Sono stato coinvolto anche su un doppio progetto che prevedeva la predisposizione di una piattaforma online di best practice delle polizze assicurative. Nonostante sia stato breve questo stage è stata un’esperienza positiva per molti aspetti! Ho migliorato l’inglese, ho capito come funzionano le dinamiche all’interno di una grande multinazionale e ho approfondito sia la funzione marketing che il settore assicurativo.  Un mese prima della laurea specialistica ho caricato il mio curriculum sul portale Career service del Polimi, come è prescritto per la consegna della tesi nelle regole del Politecnico. E poco dopo la laurea, nella prima settimana di gennaio, sono stato contattato da PwC. Ho fatto un colloquio di gruppo per una posizione nel TICE dell’azienda, che sarebbe la parte del Consulting specializzata su media, entertainment e sport. Poi a inizio febbraio un secondo colloquio con il manager di riferimento. Non ho avuto più riscontri fino alla fine del mese, quando l’azienda mi ha ricontattato per una nuova posizione per la sezione Deals – Delivering deal value, che è l’attuale gruppo in cui poi sono stato assunto. Rispetto a quanto mi era stato prospettato in sede di colloquio, tutto ok: condizioni economiche confermate –  800 euro al mese più 25 ticket restaurant inziali e rimborso a pie di lista nel caso di trasferte – e un miglioramento dal punto di vista della durata (tre mesi anziché sei). Così ho cominciato, all’inizio supervisionato da un manager di riferimento che è stato il mio tutor “aggiuntivo”: la maggior parte della formazione, infatti, è stata on the job. Nel primo periodo cercavo di seguire le indicazioni date da questo manager e di apprendere il più possibile. Così, gradualmente, mi è stata concessa sempre più autonomia arrivando anche a seguire alcuni argomenti specifici del progetto da solo – come la previsione dei flussi di cassa o la predisposizione reportistica a supporto delle chiusure mensili aziendali. Finiti i tre mesi di stage mi è stato proposto di prolungarlo fino alla fine del mese di giugno e poi mi è stato offerto a partire dal 1° luglio un contratto di apprendistato, della durata di 24 mesi con una retribuzione annua lorda (RAL) iniziale di 23.900 euro.  Le mie mansioni oggi cambiano molto da progetto a progetto, però nello specifico il mio team si occupa di entrare in operazioni di finanza straordinaria, quindi acquisizioni, fusioni, scorpori di rami di azienda, e di fornire supporto sia operativo che organizzativo per aiutare i nuovi soci a entrare nel business acquisito e dare continuità al management aziendale. In pratica dobbiamo mantenere relazioni, coordinare le attività dei manager con quelle dei nuovi soci e garantire un piano di integrazione e monitorarlo. E poi c’è una parte più operativa legata ad analisi e verifiche della contabilità generale, industriale e gestionale della società. L’obiettivo è supportare il Cfo/Ceo e capire quali siano le possibili leve per migliorare i risultati aziendali e come metterle in pratica. Anche se sono ormai già da due anni in PwC, vorrei fare ancora formazione ed esperienza operativa cercando anche di vedere sui diversi progetti tutti i prodotti che il mio gruppo offre. La mia aspirazione nel breve termine, tre – quattro anni, è riuscire a diventare manager all’interno della mia attuale società. E capire se posso provare a fare una nuova esperienza, magari in un ambito diverso dalla consulenza. In alternativa mi piacerebbe anche provare a mettermi in privato e raccogliere una sfida decisamente diversa da quella attuale come dipendente. Non escluderei nemmeno un’esperienza all’estero, ma credo che sia necessario prima fare qualche anno di pratica in Italia. E comunque non vorrei rimanere per un periodo troppo lungo lontano da qui: l’idea sarebbe fare un’esperienza, anche pluriennale, ma per tornare comunque dopo a casa. Al contrario di molti miei coetanei, per me lo stage è stato uno strumento molto efficace per farmi conoscere e apprezzare dalla società. Per molti, invece, serve per coprire buchi momentanei di organico, è ricompensato in maniera troppo esigua a livello economico e non ha finalità di assunzione, generando incertezza e difficoltà per i neolaureati. Sono stato fortunato con PwC, e ne sono consapevole! Insomma, lo stage può essere uno strumento efficace di introduzione al mondo del lavoro, ma deve essere usato in maniera virtuosa dalle aziende e non viziosa. Per questo credo che la Carta dei diritti dello stagista possa essere molto utile per un neolaureato e possa servire come punto di riferimento per capire quali siano i diritti e i doveri. Penso anche che andrebbero segnalate le aziende che usano lo stage in modo distorto, così i neolaureati saprebbero a cosa vanno incontro. Ricordo che durante i miei colloqui da neolaureato i responsabili HR vendevano tutto come oro, ma spesso – anche, è bene dirlo, per società con marchi importanti – non era così. La consulenza in particolare è un ambito difficile che richiede grossi sacrifici e capacità di adattarsi, quindi non lo consiglierei a chi non ha voglia di mettersi in gioco. C’è, però, un altro lato della medaglia. È una realtà molto dinamica, piena di stimoli sia lavorativi che umani: perciò dico sempre che oltre alle competenze che so sviluppano giorno dopo giorno, le relazioni umane che si instaurano stando a contatto con il cliente sono la componente più bella. E sono proprio queste le relazioni che fanno crescere!Non nascondo che i primi due mesi sono stati per me i più difficili della mia vita. A volte avrei voluto mollare tutto. Ma alla fine ci si abitua agli orari impegnativi e la curva di apprendimento che si ha in consulenza è molto alta, dando secondo me un differenziale rispetto a chi finisce in azienda. Si sviluppano competenze non solo verticali, che sono indispensabili, ma anche orizzontali. Se dovessi descriverlo, direi che l’approccio è quello di essere lanciati in piscina senza sapere bene come si nuota: alla fine si riesce a galleggiare bene e le soddisfazioni sono tante! Secondo me, per tutte queste cose, la consulenza è un settore estremamente stimolante per tutti quelli a cui piacciono le sfide. Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Studiare, trovare lavoro, arrivare a una grande azienda nonostante l'handicap: «La disabilità è solo un fattore secondario»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Felice Guarneri, 29 anni, SW Testing engineer per Magneti Marelli a Venaria Reale.   Ho 29 anni e sono originario di Roccella Jonica, un paesino in provincia di Reggio Calabria famoso per il suo bellissimo mare. Oggi vivo e lavoro a Venaria Reale, in provincia di Torino. Sono qui grazie alle scelte che ho fatto, dettate dalla passione per la logica e per la tecnologia, ma soprattutto grazie alla volontà di dimostrare di essere in grado di farcela nonostante un handicap che mi accompagna da tanto tempo: la sordità. Mi sono ispirato a mio nonno: anche lui ha dovuto portare il mio stesso pesante fardello, ma nonostante ciò è ricordato ancora con affetto e ammirazione, per la grande determinazione che aveva in tutto quello che faceva.Dopo il diploma come perito elettrotecnico e dell’automazione all’istituto industriale del mio paese, ho scelto di proseguire gli studi con un’idea chiara: imparare tutto sui computer. Ho scelto Ingegneria Informatica e mi sono iscritto nel 2005 all’università degli studi della Calabria, trasferendomi ad Arcavacata di Rende. Lì sono rimasto per sette anni, prendendo la laurea di primo livello nel 2009 e la specialistica in Ingegneria dell’Automazione nel settembre 2012, laureandomi con 110. Il mio interesse era quello di combinare l’informatica con la meccanica, quindi arrivare al controllo e alla robotica, campi che secondo me rappresentano il futuro.Durante gli anni universitari ho preferito concentrarmi unicamente sullo studio e ho rinunciato all’idea di fare l’Erasmus, per le difficoltà di comunicazione che avrei incontrato: ma per il resto la mia disabilità non ha inciso molto. Pensavo sarebbe stata dura, perché uno dei miei problemi era il non essere in grado di capire seguendo la voce, ma solo leggendo il labiale. Ma all’università era presente uno sportello per i disabili che mi ha proposto diverse soluzioni per rendere più semplici gli studi. Tra questi anche l’ausilio di un tutor che avrebbe preso appunti a lezione o l’uso di un software che avrebbe trascritto le lezioni. In realtà ne ho approfittato una sola volta in tutta la carriera universitaria.Lo sportello, però, mi ha permesso di svolgere lezioni private con un tutor e la cosa si è rivelata molto positiva perché all’esame ho preso il massimo! Poi ho realizzato che l’importante era capire il metodo di studio e che gli esami si potevano sostenere tranquillamente. Alla fine ho vissuto una normale vita da studente universitario. Finita l’università ho voluto prendere un periodo sabbatico in attesa di cercare un lavoro. Periodo che si è prolungato per due anni poiché mi sono reso conto che non sarei stato in grado di affrontare un’esperienza complessa come quella lavorativa con l’uso delle sole protesi, che ormai erano un supporto insufficiente. Così ho scelto di affrontare l’operazione per l’impianto cocleare e la conseguente riabilitazione che è durata fino al settembre 2014. In quel periodo in cui ero fermo ho sviluppato un software di gestione per la palestra che frequentavo. È stato un favore per il proprietario: ne ho approfittato per riprendere la mano e imparare cose nuove per lo sviluppo con il linguaggio Java in cambio di qualche mese di palestra gratis! Finita la riabilitazione ho ripreso a cercare lavoro. Mi sono trasferito al nord perché in Calabria non vedevo opportunità di crescita professionale e personale. Nel dicembre 2014 ho frequentato un corso formativo pagato di tre settimane, 350 euro più alloggio in hotel, organizzato da Avanade, joint tra Accenture e Microsoft, per apprendere le tecnologie per lo sviluppo delle applicazioni mobile con la promessa di essere assunto dall’azienda. Non è andata purtroppo così, però è stato un modo per cominciare ad ambientarmi nel mondo del lavoro. Nel frattempo un’amica che già lavorava in Magneti Marelli ha proposto il mio curriculum all’azienda. Nel novembre 2014 ho fatto un colloquio informale in cui mi è stata chiesta la disponibilità per uno stage. A gennaio 2015 mi hanno richiamato per un colloquio tecnico con il responsabile – che poi sarebbe divenuto il mio tutor – che mi ha illustrato le mie mansioni: analisi e testing delle funzionalità dell’interfaccia HMI (Human machine interface) che stavano sviluppando. Ai primi di febbraio ho cominciato lo stage di sei mesi con un rimborso di 1000 euro lordi al mese, più mensa gratis e computer aziendale. All’inizio ho dovuto imparare l’interfaccia che stavano sviluppando, ma appreso il funzionamento mi è stato dato il compito di effettuare l’analisi dei problemi che erano riscontrati e tenerne traccia per correggerli. Negli ultimi mesi, invece, ho svolto la mansione di pre-validazione quindi ogni volta che venivano apportate modifiche verificavo se vi fossero perdite delle funzionalità base. Mi sono rivolto spesso al tutor che è stato sempre molto disponibile e mi ha spiegato come funziona il team e a chi mi sarei potuto rivolgere. A inizio stage mi avevano detto che ci sarebbe stata la possibilità di un’assunzione di un anno a tempo determinato e in seguito indeterminato. Invece con mia piacevole sorpresa a un mese dal termine dello stage è arrivata la proposta di un contratto direttamente a tempo indeterminato, basato sul nuovo CCSL [contratto collettivo specifico del lavoro] del 2015 con il ruolo di impiegato della 3° area professionale e una retribuzione annuale di oltre 28mila euro, a cui si aggiungono un incentivo di produttività che può arrivare fino a 1.600 euro, la mensa, il computer aziendale, il servizio sanitario e sconti per l’acquisto di una macchina del Gruppo. Non ci ho pensato due volte e ho firmato! Terminato lo stage ai primi di agosto, ho iniziato il 1 settembre come dipendente riprendendo da dove mi ero fermato. Oggi mi occupo di testare le funzionalità dell’interfaccia HMI sviluppata da Magneti Marelli per un'auto di prossima uscita. Ogni settimana questa interfaccia è soggetta a modifiche per implementare nuove funzionalità o correggere problemi e prima che siano integrate nella mainline del progetto vengono pre-validate al banco di prova da me e un altro collega. Mi occupo di questo almeno tre volte a settimana a volte facendo anche test in giro con questa automobile. Altre volte, invece, mi occupo dello sviluppo di tool correlati all’attività di testing. Nonostante il mio timore iniziale, ho vissuto davvero bene quest’esperienza e in molti non hanno fatto caso alla mia disabilità perché per il modo di pormi sembro a tutti gli effetti una persona normale. Con gli altri stagisti ho avuto un buon rapporto e ancora oggi socializzo con chi ha cominciato dopo di me. Visto che ci sono già passato, appaio come un “saggio” a cui chiedere consiglio. È capitato anche a me prima, è una sorta di catena che si crea grazie alle esperienze vissute. Il bello di Magneti Marelli è il clima familiare in cui si lavora. Non ho mai avuto il desiderio di mollare, nemmeno dopo giornate negative, perché l’ambiente è molto tranquillo e cordiale. Addirittura spesso festeggiamo qualche ricorrenza portando dolci! Non ho mai pensato di mandare il mio curriculum all’estero perché la mia disabilità mi crea molte difficoltà di comunicazione e sarebbe difficile. Un po’ mi dispiace. Per ora mi piace essere all’interno di Magneti Marelli e sono sicuro questa esperienza mi aiuterà ad affrontare nuove sfide. È passato solo un anno da quando ho cominciato, ma spero di fare carriera qui in azienda, con un ruolo che comporti più il lavoro pratico, magari qualcosa che abbia a che fare con lo sviluppo nel mondo dell’automotive. Non conoscevo la Repubblica degli Stagisti... Se avessi saputo che esisteva un sito del genere lo avrei consultato per cercare lavoro! Anche perché secondo me il primo problema degli stage in Italia è proprio la pubblicizzazione: bisogna saperli cercare. E non tutte le aziende offrono vere opportunità di assunzione. Poi, da calabrese, devo aggiungere che la maggior parte degli stage si concentrano al nord, e chi abita al sud si trova in una situazione difficile perché non tutti sono pronti o disposti a trasferirsi. Ai giovani con la mia stessa disabilità dico che conta essere motivati. La disabilità è solo un fattore secondario, perché crescendo avranno avuto modo di sviluppare un istinto di sopravvivenza per affrontare la vita di tutti i giorni, quindi  dovranno solo  fare sì che questo si adatti ad una nuova fase. Può sembrare troppo difficile, ma se uno non ci prova non lo saprà mai.  Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Uno stage in Magneti Marelli subito dopo la laurea: «E ora ho già un contratto a tempo indeterminato»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Laura Perrone, 28 anni, Sales Specialist FCA EMEA per Magneti Marelli.  Sono di Torino e ho 28 anni. Dopo aver frequentato il liceo scientifico ho deciso di iscrivermi ad Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Torino, perché l’ingegnere gestionale oggi è una figura professionale richiesta dal mercato, molto flessibile e adattabile a diversi ambiti.  Alle scuole superiori ero abbastanza brava in tutte le materie, quindi avrei potuto scegliere un po’ tutti i settori universitari, anche perché i miei genitori mi hanno sempre lasciato molta autonomia nelle mie scelte. E in realtà sono sempre stata portata in particolare per le materie letterarie. Ma tra il quarto e quinto anno delle scuole superiori mi sono appassionata alla fisica, e così alla fine ho deciso di iscrivermi a ingegneria! Mi piaceva il fatto che gli argomenti scientifici trattati nel corso di laurea fossero molto vari, e poi la percentuale di placement che il Politecnico poteva vantare subito dopo la laurea era un incentivo in più. Senza contare che la figura professionale dell’ingegnere mi sembrava proprio quello che sarei voluta essere da grande! Certo, ingegneria resta una facoltà prettamente maschile: infatti la maggior parte dei miei compagni di corso erano ragazzi. L'indirizzo che avevo scelto però, “gestionale”, era tra quelli con il maggior numero di ragazze e questo sicuramente aiutava a integrarsi. Durante gli studi ho avuto qualche esperienza lavorativa a breve termine, ma non legata alla mia specializzazione, per avere un po’ di indipendenza economica. Poi ho avuto l’opportunità di fare due stage – uno durante la laurea triennale, l’altro durante la specialistica – entrambi utili a formare la mia figura professionale e a darmi spunti per la stesura delle due tesi di laurea. Il primo stage l’ho scelto tra una serie di proposte fatte dall’università: ho lavorato per quattro mesi, dal dicembre 2010 al marzo 2011, nell’ufficio qualità e logistica di Sargomma srl, un’azienda nel settore automotive che rivende particolari in gomma. Mi occupavo di organizzazione e gestione della documentazione aziendale e di relazioni con clienti e fornitori. Lo stage prevedeva un rimborso spese di 300 euro lordi al mese. Al termine, però, non mi è arrivata nessuna proposta di contratto, ma non sarei comunque stata interessata perché dovevo continuare gli studi. Il secondo tirocinio l’ho invece scelto attraverso il portale stage del Politecnico per svolgere la tesi in ambito aziendale. Lo stage è stato presso Extrato - una costola di GTT, l’azienda di trasporti torinese, che lavora sul territorio della provincia di Torino. È durato cinque mesi, dal novembre del 2013 al marzo del 2014, e ho svolto attività di carattere gestionale affiancando il Project manager nelle fasi finali del progetto bigliettazione elettronica per i trasporti pubblici della provincia di Torino. Mi sono occupata delle relazioni con clienti e fornitori, della gestione delle procedure standardizzate e del consuntivo stato veicoli. Lo stage non prevedeva rimborso spese, né mi è stata fatta alcuna proposta di contratto, ma non era comunque un ambito di mio interesse. In entrambi gli stage, però, ho avuto un buon rapporto con i miei tutor. Finito lo stage, a marzo del 2014 ho discusso la tesi di laurea specialistica. Ed è allora che è cominciato il mio cammino in Magneti Marelli. Prima di laurearmi, infatti, avevo visto sul sito di MM che c'era una posizione aperta per uno stage semestrale che sembrava davvero interessante: prevedeva infatti un compenso di 1000 euro lordi al mese e una probabile assunzione a termine del percorso formativo. Così mi sono candidata e ho fatto il colloquio sia con il mio futuro responsabile sia con le risorse umane dell’azienda. Il colloquio è andato bene, però per iniziare dovevo appunto aspettare la laurea. E alla fine, il giorno dopo aver discusso la tesi, ecco che Magneti Marelli mi ha contattata! Sono stata assegnata al Program Management presso l’Ente commerciale che gestisce le relazioni con i clienti già acquisiti e da acquisire, le indagini di mercato, le offerte economiche e in generale cura l’aspetto economico di qualunque iniziativa commerciale. Prima di cominciare lo stage, non sapevo che Magneti Marelli fosse divisa in varie linee di business: l’ente commerciale di cui faccio parte, per esempio, rientra nella Business line Suspension System, che cura le sospensioni delle vetture prodotte nei diversi stabilimenti sistemi sospensioni sia in Italia sia all’estero. Iniziato lo stage ho cominciato a conoscere i clienti, seguire i listini di alcuni prodotti e fungere da interfaccia tra clienti e stabilimento. Alla fine mi è stato proposto un contratto a tempo determinato che dopo soli sei mesi, nel maggio 2015, è diventato a tempo indeterminato! Adesso sono Sales Specialist FCA EMEA (cioè del mercato europeo), stesso ruolo che avevo anche con il contratto a tempo determinato, con una retribuzione annuale di oltre 28mila euro. In pratica mi occupo della gestione di diversi modelli che mi sono stati assegnati e della gestione dei listini. Faccio da interfaccia tra clienti e stabilimenti, seguo gli ordini di modifica richiesti dal cliente in tutto il loro flusso fino alla chiusura e supporto lo stabilimento nella risoluzione di alcune problematiche interne. Elaboro quindi le offerte economiche in relazione alle richieste del cliente e collaborando con gli altri enti nella stesura dell’offerta. Mi è stato poi affidato un nuovo progetto, la Turchia, che mi ha dato anche la possibilità di viaggiare come trasfertista. Ogni giorno è sempre diverso dall’altro ed è una nuova sfida per le problematiche che si presentano, i metodi per risolverle, le persone con cui interfacciarsi e i clienti da soddisfare per le diverse vetture. Sono soddisfatta di quello che sto facendo e per il momento non ho intenzione di andarmene all’estero: grazie al mio lavoro sono diventata pienamente autonoma, andando anche a vivere per conto mio. Il mio obiettivo ora è stare qui e accrescere le mie competenze e responsabilità; a livello professionale sono certamente cresciuta molto in questi due anni, ma sento di essere ancora all’inizio: e sono convinta che si debba imparare bene la professione, prima di pensare a cambiare mansione, o addirittura azienda! Quello che penso dello stage oggi in Italia è che si può capitare in una situazione di “contratto / non contratto” in cui lo stagista viene sfruttato economicamente e professionalmente, e molte aziende hanno come scopo principale non quello di formare nuove risorse ma... quello di pagare meno tasse! Sono poche le aziende serie che propongono tirocini ai fini dell’assunzione. Questo almeno è l’idea che mi sono fatta dalle testimonianze di amici e compagni di studi che hanno completato lo stage con un “grazie, arrivederci”. Io sono stata fortunata, e ne sono consapevole!  Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

«Che miniera d'oro per i giovani il network Ok Stage!»: parola di Sara, assistente marketing per DPV

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Sara Matarrese, 24 anni, Field Assistant a tempo indeterminato per DPV a Milano.  Ho 24 anni e sono napoletana, ma da due anni vivo a Milano con mia madre. Dopo le superiori, come molti diciottenni non avevo ben chiaro cosa volessi fare da grande, e ho finito con l'intraprendere il percorso sbagliato: pur venendo dal liceo classico, ho scelto Matematica, e ho abbandonato dopo il primo anno. Non faceva per me. Alla ricerca della strada giusta, ho seguito molti seminari, accompagnato alcuni miei amici nelle rispettive università e letto libri sulle più disparate facoltà. Poi finalmente sono approdata al corso in Culture digitali e della comunicazione della Federico II di Napoli, dove ho studiato sociologia, informatica... E naturalmente psicologia, diritto ed economia applicati ai media - anche se, secondo me, il piano di studi non era ben organizzato  e non teneva in conto alcune propedeuticità. Intanto, tra un esame e l'altro, svolgevo i classici lavoretti da studente: volantinaggio, commessa part time o cameriera.La prima esperienza di lavoro in linea con i miei studi è arrivata grazie al mio primo stage, un tirocinio curriculare, che per tre mesi mi ha portato a Milano presso una società di organizzazione eventi, dove ero di supporto per l'attivazione dei servizi legati agli eventi e alla gestione del portfolio clienti, e gestivo le pagine social della società. Lo stage prevedeva un piccolo rimborso spese, circa 300 euro al mese, e ci sono arrivata per puro caso: mi è arrivata voce da amici di amici che la società aveva una posizione di stage aperta. Visto che mia madre viveva già a Milano ho voluto provarci, ed è andata bene: è stata un'esperienza discreta.A dicembre 2013, finito il triennio, ho voluto continuare l'università a Milano e mi sono trasferita definitivamente. Ho fatto domanda per entrare alla Cattolica, in un corso magistrale che mi avrebbe permesso di diventare event manager ma, nonostante i risultati positivi della candidatura, per motivi personali ho deciso di rimandare tutto di un anno. Certo allora non potevo prevedere che sarei stata inghiottita dal mondo del lavoro! Tramite una delle maggiori agenzie per il lavoro italiane, infatti, ho iniziato a fare la hostess, con contratto a chiamata, e poi ho accettato un'offerta di stage come assistente project manager presso l'agenzia stessa. Anche in quest'ultimo caso percepivo un rimborso di 300 euro al mese, che non era affatto sufficiente per mantenermi da sola a Milano, quindi continuavo a lavorare molto anche come hostess, presso lo stadio di Milano e due palazzetti.In entrambi i casi gli stage si sono rivelati fini a se stessi, con una sola differenza. La prima volta ciò era chiaro fin dall'inizio: mi avevano anticipato in fase di colloquio che il team era al completo e, salvo circostanze particolari, lo stage non avrebbe avuto seguito. Nel secondo caso è successo l’esatto contrario: ero stata accolta con frasi come «se ti dimostrerai in gamba, potremmo riconfermarti», ma a ridosso della fine già c'erano i colloqui per i nuovi stagisti. Dopo sei mesi mi hanno ricontattata proponendomi un contratto di apprendistato, ma a quel punto ero impegnata con il mio terzo stage, che invece mi dava concrete speranze per il futuro. L'azienda in questione era DPV, specializzata in servizi di Field Marketing. Mi sono candidata allo stage su LinkedIn per il ruolo di Field Assistant, senza grande consapevolezza di quello che avrei fatto, ma con le rassicurazioni di una mia ex responsabile che conosceva l'azienda. Di mio conoscevo abbastanza bene alcune delle aziende clienti di DPV, che avevo incontrato nelle mie precedenti esperienze. Dopo due settimane dalla candidatura ho sostenuto il primo colloquio, telefonico, e qualche giorno dopo un altro in sede. Mi sono state fatte tante domande sul tipo di futuro che immaginavo per me, l'azienda sembrava molto interessata a scoprire che tipo di persona ero... Tempo ancora qualche giorno ed è arrivato l'ok definitivo.  Ho iniziato a settembre 2014 e i primi cinque  giorni li ho passati pinzando dei fogli, ma oggi ho la padronanza di sistemi e procedure dei quali non sapevo neanche l'esistenza. Il merito ovviamente non è soltanto mio, ma anche e soprattutto di una persona che ha creduto in me, la stessa che mi ha messo a fare fotocopie e pinzarle i primi giorni. Le sono davvero molto grata.  In DPV il mio rimborso era di 600 euro al mese – il doppio di quel che avevo percepito nei due tirocini precedenti! –  corrisposto puntualmente tramite bonifico, e in più anche i buoni pasto. Durante quei mesi ho svolto attività molto diverse. Il Field marketing si occupa di curare l'immagine di un'azienda cliente nei punti vendita e il mio compito era quello di assistere i capi progetto lungo tutto il percorso: preparazione della documentazione per l'ingresso dei prodotti nel punto vendita, creazione di report e manuali, spedizione di materiali specifici...Sei mesi sono passati veloci e alla fine – dopo qualche incertezza sulla tipologia contrattuale da adottare, legata alla riforma del Jobs Act che proprio in quel periodo era in via di approvazione – mi è stato offerto ho un contratto a tempo indeterminato da circa 1.100 euro al mese, per 13 mensilità, che per una ragazza di 24 anni al suo primo vero contratto è un bel gruzzolo. Oggi nel mio piccolo interagisco con i clienti, ho una certa autonomia ed alle volte sono di aiuto ai miei colleghi più esperti. Questo per ora mi basta. Mi divido tra la casa in cui abita mia madre e quella del mio fidanzato – conosciuto peraltro durante il mio secondo stage! – quindi non ho particolari spese. Ho comprato, o meglio: sto comprando, un'auto gialla, usata ma a metano, tutta da sola. Insomma non faccio follie, ma sono contenta.DPV nel 2015 ha vinto l'RdS Award nella categoria speciale "Piccola azienda", ma non avevo ancora avuto modo di curiosare tra le altre aziende che aderiscono al Bollino "Ok Stage" e, beh, direi solo: wow! Non immaginavo ce ne fossero così tante e importanti. Sento molte horror stories dai miei amici in stage: adesso sì che saprò cosa consigliare.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Dallo stage all'apprendistato in Ferrero: è stata la Repubblica degli Stagisti ad aiutarmi per il colloquio

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Francesca Tagliabue, 26 anni,  assistant brand manager per Ferrero.   Mi chiamo Francesca Tagliabue e ho 26 anni. Sono originaria di un paese in provincia di Monza e Brianza, Meda, dove ho vissuto fino ai 19 anni. Ho sempre saputo che avrei frequentato l’università anche perché i miei genitori mi hanno insegnato l’importanza di una buona istruzione. La scelta più difficile era decidere cosa. Ho scelto economia, nonostante sapessi a malapena cosa significasse la parola stessa! A settembre 2008 ho fatto il test e sono stata ammessa alla triennale all’università Bocconi a Milano, con il vantaggio/svantaggio di vivere a circa 30km di distanza. Durante questi primi tre anni ho iniziato a fare saltuariamente piccoli lavori di volantinaggio in modo da poter disporre di soldi miei. La vita da studente pendolare non è semplicissima da gestire: il vantaggio è non occuparsi a tempo pieno di una casa, ma c’è un viaggio di circa tre ore al giorno e non si può vivere appieno la vita dell’ateneo. Quest’ultimo punto mi è pesato molto e poiché ho sempre desiderato fare un’esperienza all’estero, ho cominciato a pensare che andarci per la specialistica avrebbe aggiunto valore al mio percorso professionale. La mia università offriva delle giornate di scambio internazionale in cui atenei partner esteri illustravano i propri programmi agli studenti. Ho raccolto moltissime informazioni utili, ma i costi sembravano proibitivi. Tra mille dubbi ho deciso di iscrivermi alla specialistica nel mio ateneo ma di provare a iniziare ugualmente la procedura di ammissione per la Copenaghen Business School. Lì l’università è gratuita per gli studenti europei e avevo calcolato che avrei speso l’equivalente di quanto spendevo all’anno vivendo a casa ma studiando in Bocconi. Così quando ho scoperto di essere stata ammessa ho deciso di partire per la Danimarca! A settembre 2011 ho iniziato l’avventura di due anni, unica nel suo genere, a Copenaghen, con il corso in International Marketing and Management. Confrontarsi con una cultura e un metodo educativo molto distante dal nostro e con persone provenienti da tutto il mondo è stato fantastico! In quei due anni ho anche fatto un Erasmus a Budapest, in Ungheria, da settembre a dicembre 2012, con una borsa di studio totale all’incirca sui 1.200 euro con cui ho coperto le spese per la casa. Tornata dall’Erasmus ho partecipato ad alcuni progetti e fatto uno stage part time di sei mesi senza indennità, da aprile a settembre 2013, nella sede delle Nazioni Unite a Copenaghen. È stato utile perché era propedeutico alla raccolta di informazioni per la mia tesi. Mi sono laureata nel novembre 2013 e sono tornata in Italia. Il mio primo vero stage è stato in Henkel Italia, a Milano dal febbraio all’agosto 2014. Ho trovato l’annuncio sul sito dell’azienda e inviato il curriculum. Dopo vari colloqui sono stata presa come assistant brand manager per il dipartimento Beauty Care Professional a 850 euro al mese più pacco con prodotti aziendali ogni due mesi. Un mese prima della fine dello stage ho cominciato a fare altri colloqui perché sapevo non c’era possibilità di assunzione. Così ho inviato una candidatura sul sito Ferrero e ho conosciuto la Repubblica degli Stagisti! Dovevo fare il colloquio e cercavo più informazioni possibili per arrivare preparata e ho trovato un’intervista come questa! Mi è stata molto utile per affrontare il colloquio. E trovo che sia proprio questa l’utilità maggiore del sito: leggere le esperienze degli altri, capire a cosa si va incontro e vedere con i propri occhi che anche in un contesto difficile come quello di oggi ci sono realtà aziendali sane e positive che continuano a investire sui giovani. Ho fatto un primo colloquio con una società esterna e poi dei test individuali in sede Ferrero a Torino. Dopo alcune settimane sono stata chiamata per un assessment di gruppo: è durato una giornata intera ed era articolato in attività diverse. Poi sono stata chiamata per il colloquio con il manager che è andato a buon fine e mi è stato offerto uno stage di sei mesi, dal 1 ottobre 2014, come Assistant brand manager, con un compenso di 1.000 euro al mese e in aggiunta un mese di residence gratuito per permettermi di trovare casa.  Il rapporto con il mio tutor è stato molto positivo: in sei mesi sono diventata autonoma in molte cose e sono stata coinvolta appieno in tutti i progetti. Non mi era stata promessa una futura assunzione, ma dopo i sei mesi mi è stato offerto un contratto di apprendistato di 3 anni, con scatto livello dopo un anno e mezzo. Il contratto prevede 14 mensilità, per una ral di più di 29mila euro. E la cosa più interessante è la formazione offerta! Trovo che lo stimolo maggiore del settore Fast moving consumer good sia la velocità e l’attenzione al consumatore che deve essere sempre costante. Ed è bello il rapporto che si crea con il tuo brand: faresti di tutto per sentire le persone emotivamente legate al prodotto come lo sei tu! Ho tantissimi amici che lavorano all’estero, ma il mio percorso è stato inverso: io sono tornata in Italia a cercare lavoro e non è stata una scelta casuale. Mi ha spinto la natura del mio lavoro: la lingua e la cultura, base del marketing, sono fondamentali per riuscire a comunicare nel Paese di riferimento. Consiglierei di fare un’esperienza all’estero: credo sia oggi fondamentale. E di avere coraggio nelle scelte che si fanno: davanti a un bivio tra due lavori o stage diversi, pensate prima a voi stessi e al vostro futuro!Testimonianza raccolta da Marianna Lepore   Foto Copenhagen Business School: di Yusuke Kawasaky in modalità Creative Commons

Dal primo stage direttamente a un contratto a tempo indeterminato: è la storia di Marta in Bip

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Marta Lemme, 25 anni, business analyst per Bip - la più importante società di consulenza di matrice italiana al mondo - che l'altro ieri sera ha vinto la prima edizione del riconoscimento «Stagista dell’anno», ed è stata premiata dall'amministratore delegato dell'azienda Fabio Troiani e dal direttore della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina, in occasione della tradizionale festa di Natale di Bip che quest'anno si è tenuta all'Alcatraz di Milano.   Sono nata a Milano  - anche se la mia famiglia è originaria delle Marche - nel 1990. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leone XIII nella mia città ho in parte seguito le orme paterne: lui infatti è un ingegnere meccanico e una volta arrivato il momento di iscriversi all’università anch’io ho scelto ingegneria, ma biomedica. A farmi decidere è stato il suo fine umanistico: migliorare il tenore di vita delle persone affette da malattie.Ho quindi conseguito la laurea triennale in ingegneria biomedica al Politecnico di Milano nel luglio 2012 e mentre studiavo, per guadagnare qualcosa, ho dato ripetizioni di materie scientifiche a ragazzi liceali.Poi ho scelto il percorso magistrale in ingegneria biomedica con specializzazione in biomateriali e biomeccanica, sempre al Politecnico di Milano. Nel frattempo sono andata sei mesi in Erasmus ad Eindhoven, in Olanda, dal febbraio al luglio 2013, con una borsa di studio che mi garantiva una entrata di circa 200 euro al mese. La mia tesi magistrale è stato un progetto sperimentale di un anno che mi ha consentito, di nuovo, di andare all’estero: riguardava la progettazione e realizzazione di un dispositivo per sei mesi presso il Politecnico di Milano, e la sua validazione biologica a Basilea, in Svizzera, per altri sei mesi. In questo caso non avevo una borsa di studio, ma ho deciso di intraprendere questa esperienza perché ho pensato fosse importante per la mia formazione. Mi sono poi laureata con il massimo dei voti nell’aprile 2015, un mese dopo aver compiuto 25 anni.Tramite il career service del Politecnico di Milano ho subito trovato l’annuncio di stage in Bip e mi sono autocandidata. Ho partecipato ad un primo assessment di gruppo e dopo due colloqui singoli prima con l'ufficio Hr e dopo con il mio attuale manager, sono stata selezionata per uno stage di tre mesi a partire da luglio di quest’anno, con un rimborso di 800 euro al mese. Sapevo che la società nel 2014 aveva convertito in contratti oltre il 90% di stage: naturalmente speravo che succedesse anche a me, ma mai avrei immaginato che il mio primo tirocinio sarebbe stato anche l’unico!Mi hanno affidato un progetto in Edison in linea con quanto discusso durante il colloquio e sono stata affiancata sin dall’inizio da un consulente molto in gamba che mi ha seguita e aiutata in tutto. Il rapporto con il mio team è stato ottimo sia a livello professionale che personale. E una volta finito lo stage sono stata immediatamente assunta a tempo indeterminato come business analyst con una retribuzione annua di 23.500 euro lordi. Il ruolo è sempre lo stesso, quindi non è cambiato quello che facevo in Edison, ma da tirocinante ora sono effettivamente dipendente.Il mio percorso professionale è appena iniziato e il mio obiettivo è quello di imparare il più possibile dalle persone con cui lavoro per poter crescere da un punto di vista professionale. Ho anche pensato di andar via dall’Italia e ho mandato qualche curriculum all’estero per riuscire a trasferirmi in Germania dal mio fidanzato, ma per il momento non è stato possibile. In ogni caso accetterei di trasferirmi solo per un lavoro che mi interessa. Sono infatti più che soddisfatta della mia situazione attuale ed è mia intenzione rimanere nel mondo della consulenza: anche perché Bip è una delle principali società multinazionali in questo campo.Nella mia cerchia di amici alcuni stanno lavorando con un contratto vero, altri sono fanno tirocini. Il grande problema degli stage oggi in Italia è che quasi sempre sono poco pagati. Se un giovane non ha quindi la fortuna di essere già di Milano, come nel mio caso, e deve affrontare qui uno stage, non riesce a mantenersi dovendo pagare un affitto. Senza contare che spesso lo stage è solo fine a se stesso perché non vi è la possibilità di assunzione, al contrario di quel che è capitato a me incrociando sulla mia strada un'azienda come Bip. Il riconoscimento che ho ricevuto, vincendo la prima edizione dell'iniziativa "stagista dell'anno di Bip", è stato totalmente inaspettato e ne sono contentissima: ora metterò a frutto il premio, che consiste in un corso di formazione su tematiche digital, per accrescere le mie competenze.Ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo della consulenza dico che fanno bene perché questo settore professionale offre enormi possibilità di crescita e il lavoro è molto dinamico. Il mio consiglio è quello di impegnarsi sempre al massimo, senza farsi sfruttare da nessuno perché sono convinta che anche un neolaureato può portare valore in un’azienda.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Due stage ben pagati ma senza futuro, poi arriva un'azienda col Bollino: storia di Carla, consulente Everis

I legami personali sono una delle cose più belle che ho trovato Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Carla Gagliardi, 29 anni, consulente IT per Everis a Roma.     Sono nata nel 1985 a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, dove ho vissuto fino alla maturità scientifica. Poi mi sono iscritta ad Ingegneria gestionale all’università di Cosenza, scelta maturata tramite un compromesso tra quello che mi sarebbe piaciuto fare – architettura – e la possibilità di sbocchi professionali. Ho conseguito la laurea triennale nel 2008 e la specialistica a  marzo del 2011; poi prima della fine dell’anno ho superato l’esame di stato per l’abilitazione professionale. Nel frattempo, dal mese di novembre, avevo iniziato a frequentare le lezioni di un master annuale di secondo livello in Energy Management promosso dalla Regione Calabria, i cui costi [circa 2500 euro, ndr] sono stati poi rimborsati.Era previsto anche uno stage finale di tre mesi che, su proposta dell’ente organizzatore, ho svolto presso un'azienda locale di recupero e riutilizzo di rifiuti, da maggio a luglio 2012, occupandomi di varie cose: affiancamento all’Energy manager, analisi dei consumi, stesura del manuale di efficienza energetica. Lo stage prevedeva un rimborso di 600 euro mensili, ma non un prosieguo, però dopo l'estate ho subito iniziato un corso di formazione in “Tecnico di ricerca in gestione di sistemi evoluti basati sulla conoscenza” – una specializzazione IT – promosso dall’università della Calabria, per il quale tempo prima avevo sostenuto le selezioni. Il corso è durato 13 mesi, con lezioni quotidiane di 5 ore, e si è concluso anche questo con uno stage trimestrale, individuato di nuovo dagli organizzatori. Io sono stata ospitata nella sede romana di una multinazional di servizi IT, dove da luglio ad ottobre 2003 mi sono occupata di monitoraggio e allineamento delle attività, reporting, supporto ai project manager, analisi dei requisiti tecnici. Come previsto dal progetto universitario, ho ricevuto un compenso di 900 euro più alloggio gratuito in un residence abbastanza comodo e funzionale, entrambi pagati in toto dall’ente. Nemmeno questo stage però ha avuto futuro.Non c’è due senza tre e nei mesi successivi, in risposta alle candidature inviate, ho avuto un riscontro positivo in Everis, che avevo conosciuto presso un career day universitario. Dopo aver superato i colloqui iniziali e il test di inglese, a febbraio 2014 ho iniziato il mio percorso con uno stage di tre mesi nel settore consulenza, pagato con 750 euro lordi al mese più buoni pasto da 5,29 euro. E finalizzato all’assunzione! Sin dal primo giorno ho trovato un ambiente molto cordiale, dove mi sono sentita a mio agio, come se conoscessi tutti già da tempo. Sono stata affiancata da persone molto capaci sia dal punto di vista professionale sia da quello umano, e in grado di chiarire ogni mio dubbio. La vita a Roma è molto cara, quindi per i primi mesi i miei genitori mi  hanno supportata economicamente - dato che non riuscivo da sola a sostenere le spese. Oggi invece riesco a mantenermi da sola - condividendo un appartamento con altre due ragazze - perché come previsto a giugno 2014 poi sono stata assunta come IT Consultant in ambito Utilities con un contratto a tempo indeterminato e una Ral di circa 24mila euro, più buoni pasto da 8,50 euro. Da un anno a questa parte sono stata inserita in più progetti, svolgendo prevalentemente attività di analisi funzionale, redazione documenti di progetto, supporto tecnico al team di sviluppo, testing, redazione delle schede e dei rapporti di collaudo. Il settore in cui lavoro mi piace molto, l’ambiente dinamico e stimolante mi ha permesso di crescere tanto, diventare più flessibile, aumentare la mia sicurezza e quindi la consapevolezza  di me e delle mie capacità. Oltre ad aver avuto una crescita dal punto di  vista professionale posso dire che i legami istaurati con il team con il quale lavoro è una delle cose più belle che Everis mi ha dato. Il bilancio del mio anno passato in Everis è del tutto positivo, e questo mi stimola ad impegnarmi ancora come ho fatto finora.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo