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MTV: il video dello sciopero di ieri, l'annuncio di quello di domani

È su YouTube il video del primo sciopero della storia di MTV Italia, che ha avuto luogo lunedì 20 luglio a Milano con un corteo di oltre cento persone da piazza Duomo fin sotto la sede dell'emittente: La rappresentanza sindacale unitaria, delusa per il silenzio dell'azienda, ha proclamato un altro sciopero per domani, giovedì 23 luglio. Si legge nel comunicato stampa: «I lavoratori di MTV proseguono la protesta contro i tagli indiscriminati ai precari in atto da mesi e annunciano un nuovo sciopero. Continua così l’agitazione civile ma determinata dei lavoratori di MTV, che non accettano il trattamento indifferente, sminuente o perfino intimidatorio a loro riservato in questi giorni dall’emittente musicale: al rifiuto di una proposta fatta dall'azienda in sede sindacale, i lavoratori in agitazione si sono visti privare improvvisamente del loro posto di lavoro. 104 i lavoratori che così MTV lascia a casa».Nel frattempo, sul blog «MTV is not so cool» è arrivato un messaggio di solidarietà di un altro volto noto dell'emittente: dopo l'intervista di Marco Maccarini al quotidiano La Stampa, è il turno di Carolina di Domenico: «Questa situazione non mi stupisce totalmente, anche se non pensavo si arrivasse a questo punto: tante persone, che hanno fatto sì che questa azienda negli anni raggiungesse certi obiettivi, che si ritrovano ad urlare i loro diritti ben noti ed evidenti attraverso un megafono su delle strade che molte volte hanno fatto correndo, per portare qualcosa di fondamentale alla diretta di un programma che era in procinto di iniziare» scrive la vi «Tutto ciò è ingiusto ed è per questo che sono qui a dimostrare tutta la mia solidarietà a voi, amici, colleghi e anche a chi era arrivato da poco e sperava di trovare qualcosa di diverso da un'azienda che licenzia senza giustizia».Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche gli articoli- Non è una tv per giovani: la denuncia dei precari di MTV a rischio licenziamento - 16 luglio- Lunedì sciopero a MTV, i precari: «Alla tv dei giovani i suoi giovani non piacciono più» 18 luglio- Primo sciopero nella storia di MTV: oltre cento in piazza per dire no ai tagli dei precari - 21 luglio

Primo sciopero nella storia di MTV: oltre cento in piazza per dire no ai tagli dei precari

E così ieri è andato on air il primo sciopero della storia di MTV. Oltre cento persone («Perfino secondo la questura», scherzano gli organizzatori) si sono date appuntamento nel centro di Milano, in piazza Duomo, e hanno gridato la loro preoccupazione per i tagli di personale che l'emittente ha già cominciato da qualche mese ad attuare, attraverso il metodo della non-riconferma dei contratti precari - cioè quelli a tempo determinato, a progetto e interinali. Gli striscioni [foto] riportavano le scritte  «MTV Taglia via i precari» (un gioco di parole sul cognome dell'amministratore delegato che dall'anno scorso è alla guida dell'emittente, Gian Paolo Tagliavia appunto) e  «MTV = Manda Tutti Via». I manifestanti hanno intonato più volte il jingle di «Tocca a noi», l'iniziativa incentrata sul dar voce ai giovani e combattere per i diritti, e si sono passati una maschera di Obama, indossandola a turno sullo slogan «Il nostro Obama dov'è»? Racconta Alessandro Spadavecchia, membro della rappresentanza sindacale unitaria dei lavoratori di MTV:  «La partecipazione è stata molto alta rispetto alle aspettative: era la nostra prima volta e la popolazione di MTV è poco sindacalizzata e molto ricattabile, ma siamo comunque riusciti a portare in piazza circa 120 persone. Tra loro c'erano molti dei precari già lasciati a casa, ma anche parecchi dipendenti a tempo indeterminato: una minoranza, certo, ma è giusto ricordare che c'erano e ringraziarli per il loro sostegno». Quando il corteo è arrivato sotto gli uffici della sede principale è stato accolto con indifferenza.  «Qualche finestra si apriva, qualcuno guardava giù, ma nessuno è sceso a dire qualcosa, a darci qualche rassicurazione o anche solo solidarietà» conferma Spadavecchia. E proprio oggi sul blog  «MTV is not so cool», che negli ultimi giorni ha avuto un boom di visite passando da 200 a 1000 al giorno, è stata pubblicata una lettera aperta a tutti quei dipendenti che non sono scesi in piazza:  «Quelli che erano lì sotto le vostre finestre a manifestare si sono sentiti almeno in parte abbandonati [...]. Quelli che erano dietro le finestre degli uffici di corso Europa, chiuse o aperte che fossero, forse si sono sentiti contestati dai manifestanti. Ma la verità è che siamo tutti nella stessa situazione ed è importante non dimenticarlo. Sappiamo quanto sia dura alzare la testa, e se già lo è stato per noi, possiamo immaginare quanto possa esserlo per altri. Questo testo serve a raccontarvi la nostra di solidarietà, serve a raccontarvi che capiamo le vostre difficoltà e che speriamo che non ci sentiate ostili, ma amici, colleghi. Che vi aiuti a prendere coraggio affinché la prossima volta magari siate con noi, fianco a fianco a combattere questa triste battaglia». Intanto l'altroieri uno dei volti storici della rete, il vj Marco Maccarini, ha preso pubblicamente le parti dei precari in un'intervista al quotidiano La Stampa: «MTV si sta sparando addosso da sola» ha commentato, auspicando che l'azienda torni a investire sui giovani anzichè lasciarli a casa, anche per poter tornare a offrire programmi di qualità «come dieci anni fa». [E TVBlog lo dà già per «morto» - professionalmente parlando, s'intende - almeno stando al sondaggio in cui l'83% dei votanti gli ha suonato il requiem...].Ieri pomeriggio ha avuto luogo un incontro tra i sindacati e i vertici di Telecom Italia Media, che detiene il 51% dell'emittente: il tema è entrato nell'ordine del giorno, e forse tra oggi e domani si sbloccherà qualcosa. «Noi speriamo che il segnale che abbiamo voluto lanciare con questo sciopero venga recepito» conclude Spadavecchia «e che la dirigenza voglia sedersi di nuovo al tavolo della trattativa su presupposti diversi. Ma se il silenzio di MTV dovesse continuare, noi non ci fermeremo: abbiamo già in mente nuove iniziative».Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche gli articoli- Non è una tv per giovani: la denuncia dei precari di MTV a rischio licenziamento- Lunedì sciopero a MTV, i precari: «Alla tv dei giovani i suoi giovani non piacciono più»

Lunedì sciopero a MTV, i precari: «Alla tv dei giovani i suoi giovani non piacciono più»

È ufficiale: come la Repubblica degli Stagisti aveva preannunciato, i lavoratori di MTV scenderanno in sciopero per la prima volta per protestare contro i tagli di personale. La mobilitazione è fissata per dopodomani, lunedì 20 luglio, dalle 10 alle 14: «Il corteo partirà da piazza Duomo sotto il balcone di TRL, il programma di punta dell’emittente musicale, e terminerà sotto la sede di Mtv in corso Europa 7» si legge nel comunicato stampa diramato ieri sera e pubblicato sul blog «MTV is not so cool» (su Facebook inoltre è attivo un gruppo, «Stufi del precariato in MTV Italia», che conta oltre seicento iscritti).La notizia è apparsa anche su Dagospia e da lì rimbalzata sulla Rete: Ansa, Reuters, Adnkronos per le agenzie e poi  l'Unità, Affari Italiani, Europa.«Fino a ieri MTV stava per "music television"», sbotta Alessandro Spadavecchia, rappresentante dei lavoratori dell'emittente «Ma ora è più realistico dire che stia per "manda tutti via", dato il numero altissimo di persone che l'azienda intende lasciare a casa». Il comunicato parla di oltre 70 persone a cui probabilmente non verrà rinnovato il contratto: «Queste si aggiungono ai 34 esuberi già precedentemente annunciati. Sono così oltre 100 i lavoratori a rimanere senza lavoro su un totale di circa 300». Come circa? «Sì, circa» conferma alla Repubblica degli Stagisti Spadavecchia: «Perchè nemmeno noi membri dell'rsu, la rappresentanza sindacale unitaria, sappiamo con esattezza quanti dipendenti lavorino ad oggi per MTV, con quali tipi di contratto eccetera. Ogni azienda sarebbe tenuta a fornire queste informazioni con periodicità ai rappresentanti dei dipendenti, ma noi non siamo mai riusciti ad ottenerle».Quali sono i motivi dello sciopero? «L'azienda ci ricatta» dicono i lavoratori. Innanzitutto proponendo ad alcuni precari il rinnovo del contratto, ma solo a condizione che firmino una «rinuncia al pregresso, in modo che l'azienda risulti pulita anche in caso avesse commesso delle irregolarità»: il famoso "atto conciliatorio". E poi vincolando a questo accordo anche l'attivazione degli ammortizzatori sociali per chi invece resterà a casa: «Quindi se i 70 precari non accettano di rinunciare ai loro diritti, i loro 34 (ex) colleghi non avranno la cassa integrazione» sintetizzano sul blog.Al riguardo MTV non ha ancora rilasciato dichiarazioni.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche l'articolo «Non è una tv per giovani: la denuncia dei precari di MTV a rischio licenziamento»

Non è una tv per giovani: la denuncia dei precari di MTV a rischio licenziamento

La «tv giovane» per eccellenza, MTV, ha un problema con i giovani: i suoi giovani, quelli che impiega e che ora vorrebbe licenziare.Lo denuncia un gruppo di dipendenti della rete musicale, preoccupati a causa di un piano di ristrutturazione aziendale che prevede il licenziamento "di fatto" di 60-70 persone da attuare non rinnovando i contratti a tempo determinato, a progetto e interinali in scadenza. Negli ultimi mesi una ventina di giovani - di cui alcuni lavoravano per l'emittente già da tre-quattro anni - è rimasta a casa: sono tecnici web, cameramen, montatori, redattori, addetti al marketing. E scendono sul piede di guerra, denunciando le magagne: «Qui i cocopro vengono sfruttati come dei subordinati, con l'obbligo di presentarsi in ufficio, rispettare un orario e vincoli gerarchici. Lavoriamo otto ore al giorno proprio come i nostri colleghi che hanno il contratto a tempo indeterminato: abbiamo la nostra scrivania, la casella di posta aziendale, ci viene richiesta la dichiarazione delle ferie, la giustificazione per le assenze, alcuni di noi sono addirittura inseriti in quadri gerarchici» raccontano alla Repubblica degli Stagisti: «Tutti svolgiamo mansioni diverse da quelle dichiarate, le job description non vengono minimamente rispettate. Purtroppo la gente molto spesso ignora i propri diritti, non sa che i cocopro non dovrebbero attenersi a queste regole. E poi naturalmente c'è anche la pressione psicologica da parte dell'azienda, che ha il potere di rinnovare o no il contratto: per questo fino a questo momento ci è toccato stare buoni e zitti».I ragazzi (l'età media non supera i trent'anni) hanno anche aperto un blog per far conoscere il loro punto di vista, intitolandolo evocativamente «MTV is not so cool» («MTV non è così figa»). E sotto il titolo c'è anche un sottotitolo: «Facciamo una pausetta e poi ti facciamo sapere», che è più o meno quello che i precari si sentono dire dal settore Risorse umane ogni volta che il contratto a progetto è in scadenza: «Fanno fare una pausa di circa una ventina di giorni per poi rifare un contratto identico. Serve loro per coprirsi un poco legalmente».I lavoratori denunciano l'utilizzo eccessivo e fuorilegge di questo tipo di contratti, citando il contratto nazionale delle radio e televisioni private - sottoscritto anche da MTV - che dispone che «i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato e con contratto di somministrazione non potranno contemporaneamente superare il 30% dei lavoratori in organico con contratto a tempo indeterminato in forza nell'impresa, fermo restando che per ciascuna delle due tipologie di contratto non si potrà superare il 20% dei lavoratori in organico». E invece, stando al calcolo del sindacalista Cgil Alessandro Spadavecchia, sul totale dei dipendenti di MTV un buon 40% ha contratti precari. La trattativa sindacale è partita in maniera morbida, con l'obiettivo di garantire almeno per i contratti a tempo determinato e gli interinali l'attivazione degli ammortizzatori sociali «che all'azienda non costerebbero niente», spiega Spadavecchia alla Repubblica degli Stagisti. «Ma la dirigenza ci ha messo come condizione che questo fosse subordinato alla firma di un "atto conciliatorio", che avrebbe cancellato però per i lavoratori la possibilità di intentare una causa di lavoro». Una proposta dell'azienda - già rispedita al mittente - è quella di spostare un po' di dipendenti su Playmaker, dipartimento del gruppo che si occupa della produzione. «Hanno assicurato che lì non ci sarebbero stati tagli fino alla fine del 2009, e che avrebbero garantito sei mesi di contratto nel 2010 e sei mesi nel 2011» continua Spadavecchia: «Il problema però è che da questo accordo sarebbero rimasti completamente tagliati fuori i contratti a progetto, che sono la maggioranza, e in più sarebbe sempre rimasto l'obbligo di firmare l'atto conciliatorio». A gestire la situazione, oltre a Spadavecchia, sono Costanza Longo (sempre della Cgil) e Stefano Verri (Cisl) che da due anni costituiscono la rappresentanza sindacale unitaria di MTV Italia.«Tanti di noi si sono già rivolti ai consulenti sindacali o ad avvocati privati» fanno sapere i precari: «Le irregolarità sono evidenti, quindi c'è la possibilità di avviare una vertenza. L'azienda ci ha proposto un accordo al ribasso e quasi all'unanimità abbiamo deciso di rifiutarlo, e di scendere in piazza per portare di nuovo l'azienda al tavolo delle trattative». Prossimamente organizzeranno una grande manifestazione: «Non bloccheremo le trasmissioni ma vogliamo farci sentire, e far capire all'esterno che l'azienda non è quel "baluardo dei giovani" che pretende di essere». Il riferimento è a una delle ultime iniziative di MTV, «Tocca a noi», lanciata per dar voce ai giovani e rivendicare alcuni diritti (dal sito: «Tocca a noi è un'iniziativa di MTV. Nasce dalla sua vocazione a parlare e ascoltare i giovani, che nel corso degli anni l'ha portata a identificarne e raccoglierne paure, bisogni e speranze, ma anche dalla sua volontà di porsi come stimolo e veicolo di un reale cambiamento»): «Una grande ipocrisia servita su un piatto d'argento» secondo i giovani precari che rischiano il posto.Per dare voce alla controparte la Repubblica degli Stagisti ha contattato MTV, che presto darà la sua versione dei fatti.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche l'articolo «Lunedì sciopero a MTV, i precari: "Alla tv dei giovani i suoi giovani non piacciono più"»

GoStage e GoTraining, le opportunità di stage promosse da Fondazione di Venezia e Veneto Lavoro

Si chiamano GoStage e GoTraining: sono due progetti della Fondazione di Venezia che hanno l'obiettivo di favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Il primo, partito nel 1997, come ricorda il vicedirettore della Fondazione Fabio Achilli, «su impulso del presidente del Censis Giuseppe De Rita e dell’attuale ministro Renato Brunetta», coinvolge ogni anno circa 1800 studenti del terzo e quarto anno di quasi tutte le scuole superiori della provincia di Venezia, dagli istituti tecnici ai licei. «Per noi è un grande impegno, perchè non è facile trovare centinaia di aziende disponibili a ospitare questi ragazzi» continua Achilli: «Ma ci crediamo molto, perchè è importante dare la possibilità di "annusare" il mondo del lavoro già a sedici, diciassette anni». Gli stage durano da 4 a 6 settimane e i ragazzi ricevono anche una borsa di studio – 100 euro a settimana – erogata dalla Fondazione: il budget complessivo del progetto per il 2009 è di 450mila euro.L’altro progetto, GoTraining, è rivolto ai più grandi. È stato attivato nel 2003, dopo un periodo di "sperimentazione" di due anni: fino a oggi sono stati avviati 118 stage (a cui si aggiungeranno i 36 del 2009, quasi tutti già partiti), con una percentuale di assunzione dopo intorno al 10%. Per gestirlo la Fondazione si avvale della collaborazione di Veneto Lavoro, ente strumentale della Regione Veneto che fornisce assistenza tecnica ai centri per l’impiego e monitora, attraverso il suo osservatorio, il mercato del lavoro del territorio. Nell’ambito di GoTraining vengono attivati ogni anno una trentina di stage a laureandi o neolaureati. Essendo Venezia una capitale dell’arte, una grande percentuale dei tirocini si inscrive nell’ambito dei beni culturali: enti, biblioteche, fondazioni. Destinatari privilegiati del progetto sono gli studenti delle facoltà di Economia e gestione delle arti e delle attività culturali di Ca’ Foscari e di Design e arti dello Iuav, ma non ci sono vincoli particolari e quindi chiunque abbia i requisiti richiesti può autocandidarsi per le selezioni. In media per ogni posizione, che viene promossa attraverso i canali degli uffici stage delle università e il sito di Veneto Lavoro, arrivano 4-5 candidature. Veneto Lavoro svolge il ruolo di soggetto promotore e si occupa di tracciare il progetto formativo e organizzare e monitorare il percorso di tirocinio, in qualche caso coadiuvando la Fondazione anche nel processo di selezione dei candidati. Dal 2003 ad oggi sono state attivate convenzioni con 35 tra aziende private ed enti pubblici. Per gli stagisti era inizialmente previsto un rimborso spese di 500mila lire al mese, poi diventati 400 euro e da quest’anno 500. «Complessivamente per questa iniziativa fino al 2008 avevamo un budget di 150mila euro, e ne spendevamo un po’ più di metà per le borse di studio e gli altri per le spese di organizzazione e promozione dell'iniziativa» precisa Achilli [nella foto] «Quest’anno a causa della crisi il budget è stato ridotto a 90mila euro, ma siamo riusciti a non ridurre il numero degli stage, economizzando su tutto il resto». Attualmente sono due le posizioni aperte: una presso Viu – Venice International University, un centro di alta formazione sull’isola di San Servolo, e l’altro alla sede veneta della Corte dei Conti. Per saperne di più, e magari candidarsi, tutte le informazioni si trovano sul sito di Veneto Lavoro a questo link.  Eleonora Voltolina Per saperne di più su questo argomento, vedi anche: - «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Elena Bovolenta e la biblioteca della Venice International University»- «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Aureliano Mostini, lo stage mi ha aperto la strada del lavoro»- «Progetto GoTraining, le voci degli «ex»: Claudia Girolametto, alla Corte dei conti tra magistrati e udienze»

Vietare il rimborso spese per lo stage. Lo propone Michele Tiraboschi: ecco perchè

«Interessante l’idea della Carta dei diritti dello stagista. Però non sono affatto d’accordo con il sesto punto, quello che suggerisce che le aziende dovrebbero dare un compenso in forma del rimborso spese ai loro tirocinanti. Questo è profondamente sbagliato: non in sè, ma come possibile fonte di gravi abusi. Più il rimborso spese è alto, infatti, più a me si drizzano le antenne perché dietro la forma dello stage si potrebbe nascondere la sostanza di un normale rapporto di lavoro. Lo dico chiaro e tondo: dare un rimborso spese per lo stage dovrebbe essere vietato per legge».La provocazione arriva alla Repubblica degli Stagisti da Michele Tiraboschi, docente di Diritto del lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia e direttore scientifico di ADAPT - Centro Studi Marco Biagi. E qui bisogna fare due passi indietro. Prima di tutto, ricordare cosa dice la nostra Carta sull'argomento: «Gli stagisti devono percepire un rimborso spese adeguato e commisurato all’età, alla scolarità,  alle competenze pregresse e all’apporto fornito all’ospitante». Quindi il principio è che il costo della formazione aggiuntiva – rappresentata appunto dallo stage – non debba ricadere sulle spalle dello stagista, e che questo non debba andare addirittura a rimetterci dovendosi pagare di tasca propria i trasporti, il pranzo e magari anche un alloggio (non di rado infatti per fare uno stage ci si deve trasferire in un’altra città). Continua la Carta dando un’indicazione di massima sull’entità del giusto rimborso spese: «almeno 250 euro netti mensili per diplomati e studenti universitari; almeno 500 euro netti mensili per laureati».Il punto, e qui sta il secondo passo indietro, è che Tiraboschi parte da una prospettiva ben precisa: e cioè che lo stage non dovrebbe essere mai utilizzato con la funzione di "inserimento lavorativo", bensì solo ed esclusivamente come periodo di formazione e raccordo tra scuola e mondo del lavoro. «Non c’è bisogno di dare un compenso allo stagista» spiega il professore «primo perché, se lo stage è vero e non maschera un rapporto di lavoro, lo stagista non produce nulla per l’azienda, dato che non ci sta per lavorare, ma esclusivamente per imparare. Secondo, perché il suo vantaggio sta appunto nelle competenze che acquisisce nel corso dello stage. In un progetto formativo serio sono indicati con chiarezza gli obiettivi, e il ragazzo attraverso il suo tutor e l’apprendimento “on the job” si porta a casa un patrimonio di competenze che gli permette di arricchire il suo curriculum». Secondo Tiraboschi, insomma, un’impresa che offre una vera occasione formativa a un ragazzo non ha bisogno di mettere sul piatto anche un premio in denaro. Salvo poche e pregevoli eccezioni, anzi, quelle che lo fanno sarebbero da mettere sotto osservazione: «Perché se danno dei soldi ai loro stagisti il rischio è che poi, sentendosi la coscienza a posto, li trattino come dipendenti». In più, eliminare il rimborso spese dal punto di vista del professore metterebbe fine alla pratica impropria degli stage troppo lunghi: «A volte i ragazzi accettano stage di sei-nove mesi, o addirittura un anno: lo fanno perché c’è un rimborso spesa che assomiglia in tutto e per tutto a uno stipendio. Se il rimborso spese fosse vietato per legge, i ragazzi non accetterebbero mai stage così lunghi. Gli stage non dovrebbero superare i tre, massimo cinque mesi».La posizione da cui parte la Repubblica degli Stagisti è diversa: innanzitutto, il rimborso spese è da considerarsi un giusto e anzi indispensabile riconoscimento per il tempo e l’impegno che una persona dedica allo stage, perchè non sta scritto da nessuna parte che la formazione debba essere a carico dei giovani (e questo concetto viene confermato anche dall’esistenza delle borse di studio universitarie, degli assegni di ricerca etc). Secondo poi, i giovani italiani già oggi si trovano a fare i conti con migliaia e migliaia di stage gratuiti, e li accettano – anche se sono molto lunghi: l’indagine annuale di Cesop sui neolaureati, a questo proposito, evidenzia per esempio che il 59,4% dei laureati sarebbe disponibile a fare uno stage di sei mesi addirittura gratis, pur di avere l’opportunità di farsi conoscere da un’azienda. Infine, da quando lo strumento dello stage è stato introdotto e incentivato dal pacchetto Treu nel 1997, è diventato un passaggio obbligato dal mondo della formazione a quello del lavoro - tanto che moltissime aziende ormai lo indicano esplicitamente  nei loro siti come canale di recruiting privilegiato.«Si dimentica sempre però che lo stage non è un contratto di lavoro, è uno strumento orientato esclusivamente alla formazione. Se si vuole una vera forma mista di formazione e lavoro, che preveda anche una giusta retribuzione, ci sono oggi due forme: il contratto di inserimento e l'apprendistato. Se invece si ha bisogno di personale per brevi periodi, ci sono il lavoro a progetto, il lavoro a chiamata e a tempo parziale, i buoni lavoro. Insomma: lavori veri, con copertura previdenziale» conclude il professore: «Utilizzare lo stage per queste funzioni è spesso improprio».E questa è una sfida che la Repubblica degli Stagisti si è già impegnata a raccogliere: promuovere l’utilizzo di altre forme di formazione, come già espresso nell’ultimo punto della Carta dei diritti dello stagista, sarà una delle priorità di questo sito. Caro professor Tiraboschi, è una promessa. Ma lei non potrebbe rivedere questo giudizio così severo sui rimborsi spese, ammettere che non sono poi così ripugnanti, e che per gli stagisti sono una gratificazione e un sostegno economico talvolta indispensabile?Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, vedi anche gli articoli:- Apprendistato questo sconosciuto – Tiraboschi: «No allo stage come "contratto di inserimento": per quello ci sono oggi altri strumenti»- Lo stage, formidabile strumento di selezione di Paolo Citterio, presidente nazionale associazione direttori risorse umane GIDP/HRDA- Francia, stagisti retribuiti almeno 400 euro al mese: da oggi anche negli enti pubblici - Stage gratuiti o malpagati, ciascuno può fare la rivoluzione: con un semplice «no»

Job Marathon: appuntamento a Milano sabato 6 giugno per costruire un mosaico di parole sul tema del lavoro

Una maratona di lettura dedicata a un tema di questi tempi – o meglio, in ogni tempo – molto sentito: il lavoro. L’idea della Job Marathon è di Rosanna Santonocito (nella foto), giornalista da vent’anni in forza al Sole 24 Ore e infaticabile animatrice di JobTalk, il blog di Job24. «In realtà sono stata ispirata da Paola Calvetti, scrittrice bravissima, autrice di Noi due come un romanzo. Lo scorso San Valentino lei aveva presentato il suo romanzo con una formula originale: alla presentazione aveva invitato tutti a leggere le pagine dei libri a cui erano più affezionati, che parlassero d’amore. Ne era venuto fuori un evento talmente bello che abbiamo deciso di ripetere l’operazione, mettendo il lavoro al posto dell’amore. Del resto, parafrasando Raymond Carver, l’amore e il lavoro sono due argomenti su cui tutti hanno qualcosa da dire e da raccontare».Insomma, tutti in fila a leggere qualche pagina del libro preferito, che sia romanzo o saggio, poesia o addirittura testo di una canzone: l’importante è che affronti, da qualsiasi punto di vista, il tema del lavoro. Due – tre minuti a testa, l’equivalente di un paio di pagine: «Ma l’importante non è tanto venire a leggere la propria storia» sottolinea Santonocito «quanto a sentire gli altri. L’obiettivo è contribuire a costruire un mosaico di flash sul lavoro».Già oltre cento persone hanno confermato che ci saranno: scrittori, studenti, avvocati, precari, giornalisti, tutti insieme per mettere il proprio tassello nel mosaico. Se si digita «Job Marathon Sole 24 Ore» su Google, oggi, escono quasi 5mila risultati: «Una bella soddisfazione» sorride la giornalista: «Internet è stato un alleato prezioso per l’organizzazione di questa iniziativa: con Facebook, Twitter, i blog queste cose prendono vita immediatamente».Tra i partecipanti anche il giuslavorista Pietro Ichino (nella foto a destra), senatore del Partito democratico, che alla Repubblica degli Stagisti svela: «Leggerò due brani tratti da La chiave a stella; uno, molto breve, in cui Primo Levi parla del lavoro come fonte principale della felicità della persona umana; un altro, di tre minuti, in cui pone a confronto il lavoro dell’operaio impiantista con quello dello scrittore. Perché? Perché sono tra le cose più belle che io abbia mai letto sul lavoro umano; e perché vorrei richiamare e rendere omaggio al mondo di valori di cui Primo Levi è un grande simbolo».E poi tanti altri nomi noti e meno noti: a meno che il brano non sia extrafamoso, ciascuno dovrà fare una piccola introduzione per spiegare la scelta e contestualizzare il testo che si appresta a leggere. «Il bello starà proprio nella varietà» incalza Santonocito «l’argomento "lavoro" verrà presentato nel modo più vario, con tanti stili, linguaggi, ambientazioni diverse».Gli scrittori avranno diritto al "doppio turno", cioè potranno leggere sia un brano tratto da un loro libro sia qualcos’altro. Così per esempio  Fabrizio Buratto proporrà il suo Curriculum atipico di un trentenne tipico e poi La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino, Luigi Furini andrà dritto al centro del tema con Volevo solo lavorare e proseguirà con Il lavoro non è una merce di Luciano Gallino, Antonio Rimassa leggerà Generazione 1000 euro scritto un paio d'anni fa insieme ad Antonio Incorvaia e poi probabilmente Lavorare piace di Alain De Botton, uscito da pochi giorni in libreria. E se due persone si dovessero presentare con lo stesso libro? «In quel caso chiederò semplicemente che leggano due brani diversi!».A fare gli onori di casa una società di consulenza, PricewaterhouseCoopers, che con il Sole 24 Ore condivide la sede (un palazzo progettato da Renzo Piano) e con la Repubblica degli Stagisti il progetto del Bollino OK Stage (è stata una delle prime ad aderire all’iniziativa, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello stagista).Maestro di cerimonie, ovviamente, Rosanna Santonocito, che svela solo una delle letture che ha in mente di proporre: Stupore e tremori di Amélie Nothomb. «Il mio libro preferito sul lavoro, molto dark: mette a fuoco il rapporto di odio-amore tra una giovane donna disastrosa, anoressica, con la sua capa che invece è perfetta»L’appuntamento è sabato 6 giugno a partire dalle 15:00 a Milano, in via Monte Rosa 91 (la fermata più vicina della metropolitana è Lotto, sulla linea rossa). La Repubblica degli Stagisti ci sarà, e voi? Per preannunciare la vostra presenza basta mandare una email all’indirizzo jobtalk@ilsole24ore.com oppure JobMarathon@it.pwc.com

AAA stagisti cercasi per reportage fotografico

Elisabetta Lombardo è torinese, ha 24 anni, di mestiere fa la fotografa. Dentro ha una discreta forza centrifuga e un'innata curiosità, caratteristiche che l'hanno spinta a fare prima il quarto anno delle superiori in Canada e poi l'università in Svizzera. Oggi vive a Berlino, e da lì racconta alla Repubblica degli Stagisti: «Da un paio di mesi lavoro ad un progetto sugli stagisti. C'è molto di autobiografico, ovviamente: dopo la laurea mi sono trovata a fare stage non pagati, e leggendo alcune storie ho trovato  le mie stesse frustrazioni. L'impressione che i miei servizi fossero indispensabili, che l'organizzazione non avrebbe potuto funzionare senza di me, ma la consapevolezza che, alla fine dei sei mesi, un altro nelle mie stesse precarie condizioni avrebbe preso il mio posto». Da qui a Elisabetta (nella foto qui a destra) viene l'idea di dedicare agli stagisti un reportage fotografico. Il titolo del progetto è Structurally recyclable, basically disposable: «Una serie di parole che si contraddicono: recyclable è spesso usato come il contrario di disposable – usa e getta» spiega la fotografa: «Perché gli stagisti sono appunto riciclabili, e la loro flessibilità è vista dall'esterno come un elemento positivo. D'altra parte, però, spesso alla fine, "basically", lo stagista in quanto individuo non è ritenuto indispensabile, quindi "disposable", e verrà sostituito con un altro stagista». L'obiettivo più ambizioso è quello di «riflettere sullo stage come modello lavorativo e come fenomeno sociale: perché accettare di lavorare gratis o quasi, perché esasperare il concetto di sacrificio che spinge molti di noi a lavorare senza retribuzione nella speranza, un giorno, di impressionare il capo? Queste riflessioni si basano sempre su storie personali e vissuti differenti, che io voglio far emergere». Il progetto è piaciuto all'associazione berlinese Neuropolis, organizzazione senza fini di lucro che sostiene progetti artistici e politico-sociali: saranno loro ad aiutare Elisabetta per la ricerca fondi e l'esposizione.Il primo passo è l'approfondimento: la fotografa sta raccogliendo informazioni sul fenomeno stage ed entrando in contatto con gli addetti ai lavori. Per ora ha intervistato un ricercatore che ha svolto un'indagine statistica e la rappresentante di un sindacato tedesco. Il secondo passo è trovare stagisti che abbiano voglia di farsi fotografare (nell'immagine qui a fianco, una delle "prove": la stagista immortalata è Anne Abendroth). Non solo in Germania e Italia, perché il reportage avrà un respiro europeo: «Anche se in modi diversi, il fenomeno stage tocca molti Paesi del continente» racconta la fotografa: «Conto di lavorare anche in Francia e in Svizzera: per esempio nella “Genève internationale”, con l'ONU e tutta la rete di ONG, gli stagisti sono tantissimi». Internet è un alleato prezioso per trovare i soggetti da ritrarre. Dal punto di vista dell'organizzazione logistica, una volta che avrà un numero sufficiente di giovani disponibili a farsi fotografare, Elisabetta preparerà una tabella di marcia e si metterà in viaggio per raggiungerli e immortalarli. Ma dove? «Non sul luogo di lavoro» specifica subito Elisabetta: «Per due ragioni: voglio evitare di metterli in una posizione difficile con i datori di lavoro, e poi ritengo sia importante dare uno spazio di espressione e di sfogo fuori dall'ambiente lavorativo». E se qualcuno volesse mantenere riservatezza sulla sua identità, la fotografa assicura che penserà a qualche escamotage affinchè il volto non risulti riconoscibile. A ciascuna foto sarà poi abbinata una didascalia in cui lo stagista potrà raccontare la sua esperienza: «Voglio lasciare totale libertà riguardo al modo in cui raccontarsi: versi, prosa, qualsiasi forma andrà bene. Questo elemento è importante anche per eliminare il senso di anonimato e uniformità».Per chi avesse voglia di saperne di più, Elisabetta ha creato il sito structurally-recyclable.com; in alternativa potete scriverle all'indirizzo contact@structurally-recyclable.com.

Generazione stage: tavola rotonda martedì 26 maggio al JobMeeting di Roma

Uno dei canali di contatto tra i giovani e le imprese è oggi rappresentato dalle iniziative di job fair, carrier day e simili che le università organizzano o ospitano per permettere ai loro studenti di incontrare i responsabili delle risorse umane,  interlocutori privilegiati per accedere al mercato del lavoro. Martedì 26 maggio a Roma ci sarà il JobMeeting - Trovolavoro.it, giunto ormai alla diciannovesima edizione: l'appuntamento per tutti i ragazzi è dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio nel chiostro della facoltà di Ingegneria dell'università La Sapienza (in via Eudossiana 18, a due passi da via Cavour). Decine di stand dove raccogliere informazioni su questa o quell'azienda, sui profili ricercati, sulle opportunità di inserimento e di carriera. Di solito i ragazzi arrivano a questi appuntamenti armati di un pacco di cv, e li smistano agli stand che giudicano più interessanti, quelli dove sognano di andare a lavorare.E proprio da qui la Repubblica degli Stagisti insieme a Cesop e Istud (la prima una società di consulenza strategica che si occupa di employer branding, la seconda una business school con base a Stresa) è partita per immaginare un evento correlato al JobMeeting, che potesse dare informazioni utili e spunti di riflessione al fiume di giovani che invaderà il chiostro per orientarsi sul dopo-laurea. Il risultato è «Generazione stage: in testa un sogno, in mano un cv»: una tavola rotonda per riflettere sul mercato del lavoro e le opportunità che offre, sulle difficoltà del percorso e le strategie per superarle, sull'importanza di attivarsi per essere i protagonisti del proprio futuro lavorativo. Ad avviare il dibattito (a partire dalle 11 presso la Sala del Consiglio) ci saranno alcuni interlocutori che hanno ormai da tempo un occhio molto attento a queste tematiche: oltre alla Repubblica degli Stagisti interverranno Savio Zagaria presidente di Cesop, Luca Quaratino ricercatore di Istud e Fabio Dioguardi direttore risorse umane di Ferrero - che tra l'altro è una delle prime aziende che hanno aderito all'iniziativa Bollino OK Stage. L'auspicio però è che la special guest star sia la generazione stage: l'invito è aperto. Ragazzi, venite a dire la vostra!

Stage attivati dai centri per l'impiego: ecco la radiografia annuale dell'Isfol

Un'interessante lente attraverso cui osservare il fenomeno stage in Italia è il monitoraggio che l'Isfol compie ogni anno sui tirocini attivati dai 539 centri per l'impiego (gli ex uffici di collocamento) sparsi sul territorio [nell'immagine, la copertina della pubblicazione che raccoglie i risultati del monitoraggio dal 1999 al 2005]Un primo dato interessante è che il numero degli stage è in continua crescita, come già rilevato anche da altre fonti (Almalaurea, Unioncamere Excelsior). Nel 1998/99 i tirocini promossi dai centri per l'impiego erano stati quasi 15mila: nel 2007 il numero è più che triplicato, arrivando a 52.700.Purtroppo la percentuale di assunzione dopo lo stage ha seguito invece il percorso inverso: dieci anni fa era pari al 46,4%, cioè quasi uno stagista su due veniva assunto, mentre oggi è praticamente dimezzata (26,5%), e poco più di uno su quattro può sperare in un contratto al termine del periodo di stage. Ma chi sono gli stagisti dei centri per l'impiego? Carmen Serra dell'Isfol viene in aiuto della Repubblica degli Stagisti fornendo i risultati dell'ultima rilevazione, relativa appunto agli stage attivati nel 2007. Nella maggior parte dei casi (quasi il 56%) le persone che svolgono uno stage attraverso questo canale sono donne; solo una piccola parte (poco più del 18%) ha una laurea, mentre la maggioranza ha la licenza media (quasi 31%), o il diploma (44%). In genere si tratta di persone giovani: uno su quattro ha meno di vent'anni, uno su due meno di venticinque: solo il 17% ha oltre trent'anni (e forse questo dipende dal fatto che le persone adulte vengono indirizzate verso contratti di lavoro veri e propri, e non periodi di formazione). Qualche dato adesso sullo svolgimento dei tirocini. In oltre il 90% dei casi non durano più di sei mesi. Quanto alle imprese ospitanti, c'è un sostanziale parimerito tra quelle che operano nel settore dell'industria (30%), del commercio (34%) e degli altri servizi privati e pubblici (33,5%), mentre il settore dell'agricoltura fa da fanalino di coda con un 2,5%. Quasi la metà dei tirocinanti (circa il 48,6%) viene ospitata da una microimpresa con meno di 10 dipendenti; il 15,6% da una piccola impresa con meno di 16 dipendenti; il 15,8% da una piccola impresa con 16-49 dipendenti, il 13,2% da una media impresa con 50-249 dipendenti e infine il 6,7% da una grande impresa con oltre 250 dipendenti. Come accennato sopra, la percentuale di assunzione dopo lo stage si attesta in media sul 26,5%: dei fortunati che ottengono un contratto, tre su quattro rimangono a lavorare nella stessa azienda, mentre uno su quattro trova lavoro in un'azienda diversa rispetto a quella presso cui aveva fatto il tirocinio.Gli stage attivati dai centri per l’impiego rappresentano più o meno un sesto della totalità degli stage attivati ogni anno nelle aziende private italiane: per tutti gli altri ci sono una pluralità di altri soggetti promotori, primi fra tutti gli uffici stage delle università. Interessante rilevare, infine, che questi sono stage esplicitamente "orientati all'inserimento lavorativo". Eleonora Voltolina Per saperne di più su questo argomento, vedi anche l'articolo «Centro per l'impiego di Frosinone: il posto "magico" dove uno stagista su due trova lavoro»