Categoria: Notizie

Per chi sogna di lavorare nel campo finanziario, venerdì 2 ottobre a Milano c'è l'appuntamento con il Job Market Day

Venerdì 2 ottobre a Milano torna per la sesta edizione il Job Market Day - Careers in finance, il più importante appuntamento italiano dedicato specificamente all’incontro tra laureati, professionisti e aziende internazionali operanti nel settore finanziario, bancario e assicurativo. L'evento, promosso da Job Market di Borsa Italiana e Cesop Communication, viene ospitato nel tempio della finanza  italiana: Palazzo Mezzanotte [nella foto], in piazza Affari, nel cuore di Milano. Ci saranno gli stand di Barclays Bank, Bnl Gruppo BNP Paribas, Business School del Sole 24 Ore, Cariparma, Ernst & Young, Gruppo Banca Sella, Intesa Sanpaolo, Prometeia, Sace, Sas, Università di Pisa e Vittoria Assicurazioni. E in più tre aziende che in Italia partecipano esclusivamente a questa "job fair": la padrona di casa Borsa Italiana, spa responsabile dell'organizzazione e della gestione del mercato borsistico, la Banca d'Italia e il colosso dell'informazione finanziaria Bloomberg.A chi può essere utile fare un salto a questo evento? A tutti i giovani laureandi o neolaureati in economia, matematica, fisica, informatica, legge e ingegneria; a coloro che hanno frequentato master o corsi nel settore finanziario; a chi già lavora nell'ambito creditizio, in quello assicurativo, finanziario, legale e amministrativo gestionale, e ha voglia di guardarsi un po' in giro e vedere le opportunità offerte dal mercato.Al Job Market Day ci sarà anche la Repubblica degli Stagisti con un seminario dal titolo «Stage, ecco come scegliere quello giusto e davvero utile» a cui parteciperà anche Luisa Adani, giornalista e consulente di carriera, autrice dei libri Il curriculum vincente e Il colloquio (entrambi editi da Etas, con il sottotitolo «Per trovare, migliorare e cambiare lavoro»). L'appuntamento è a Palazzo Mezzanotte Congress and Training Centre,  a Milano in piazza degli Affari 6; (metropolitana rossa, fermata Cordusio) dalle 10:00 alle 18:00; l'ingresso all'evento è gratuito con registrazione obbligatoria. Il seminario «Stage, ecco come scegliere quello giusto e davvero utile» avrà luogo dalle 12:45 alle 13:45 nello spazio della Sala Blu 60.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Seminario sugli stage della Repubblica degli Stagisti al Jobmeeting di Milano: il video

Programma Leonardo, stage in giro per l'Europa dai quindici ai sessant'anni sotto il segno della formazione permanente

Tutti conoscono il programma Erasmus, che permette di andare a fare un periodo di studio all'estero, durante l'università, ricevendo una piccola borsa di studio. Cugino dell'Erasmus è il programma Leonardo, [nell'immagine, l'homepage del sito] inserito  nell’ambito del progetto di "Apprendimento permanente 2007–2013" istituito dal Parlamento europeo, che manda la gente in giro per l'Europa non per studiare ma per fare tirocini. Ogni anno per l'Italia vengono investiti in questo progetto circa 12 milioni di euro, e gli italiani rappresentano il 10% dei tirocinanti Leonardo complessivi. Nel 2008, per esempio, nel nostro Paese sono stati avviati oltre cinquemila tirocini: le mete più gettonate sono state la Gran Bretagna e la Spagna, che insieme hanno raccolto oltre la metà delle preferenze (rispettivamente 26% e 25%). A seguire Francia (9%), Irlanda (7%) e Germania (6,5%). Fanalini di coda il Lussemburgo, con un solo tirocinante, la Turchia con tre e l'Islanda che ne ha contati sei.«Io ho partecipato l'anno scorso al programma Leonardo» racconta alla Repubblica degli Stagisti Vincenzo, 30enne lucano laureato in Architettura «rispondendo a un bando promosso dall'Ordine degli Architetti di Matera e da quello di Roma. Ho superato la selezione e poi la prova orale; prima di partire ho seguito una trentina di lezioni per migliorare il mio spagnolo». Destinazione Spagna: «Le opzioni erano Madrid, Valencia e Barcellona: ho scelto quest'ultima e sono entrato a lavorare presso lo studio di un architetto italiano. Eravamo in sette: sei dipendenti ed io». Piccola curiosità, Vincenzo è allergico alla parola tirocinante: «In effetti nel programma si parla di tirocinio all'estero e di borsa di lavoro: quindi tecnicamente è vero che ero un tirocinante. Ma nello studio  ero considerato come un collaboratore, prendevo le mie decisioni e mi facevano lavorare coinvolgendomi sempre». Quindi Vincenzo viene trattato come un professionista, e non come uno stagista. Per tutti gli aspetti tranne uno: la retribuzione. «Lo studio non mi dava neanche un euro: contavo solo sulla borsa, che ammontava a 700 euro al mese. Per fortuna questa cifra è sufficiente per vivere a Barcellona, che è molto meno cara di Roma». Il Leonardo di Vincenzo è durato 6 mesi, dal settembre del 2008 al marzo di quest'anno: «Purtroppo alla fine del tirocinio non ho potuto continuare a collaborare con lo studio, perché con la crisi loro hanno perso alcuni progetti, e non erano in condizione di pagarmi. Sono comunque rimasto qui in Spagna in cerca di nuove occasioni, e non penso di tornare in Italia».I progetti di tirocinio vengono elaborati da molti enti, associazioni, università e poi sottoposti al vaglio di un comitato di esperti indipendenti che ogni anno sceglie quelli più interessanti. Per esempio, scorrendo il documento "Azioni di mobilita’ plm - persone disponibili sul mercato del lavoro - annualita’ di selezione 2008" si legge che la Fondazione di Noopolis offriva posizioni di tirocinio in Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia per neolaureati in ambito chimico, farmaceutico e farmacologico, biologico e biotecnologico; il Comune di Castrovillari spediva in Irlanda, Lituania, Malta e Spagna neolaureati e disoccupati interessati al settore del turismo rurale, ecocompatibile, enogastronomico e marketing territoriale; l'assessorato alle politiche del lavoro e alla formazione professionale della Provincia di Rieti cercava neolaureati (con un occhio di riguardo a quelli della suo territorio) per mandarli a fare esperienza in ambito di energia rinnovabile in Austria, Regno Unito e Irlanda; l'università di Bergamo destinava ai suoi laureati e a quelli del Politecnico di Milano e dell’università di Padova posizioni di tirocinio per approfondire le metodologie e tecnologie ICT applicate al settore automobilistico, aeronautico e meccanico in Belgio, Francia, Regno Unito, Norvegia e Slovenia... L'elenco completo delle posizioni per il 2008-2010 si trova a questo link, alla voce «Se sei interessato a una borsa Leonardo da Vinci clicca qui». In Italia il progetto è gestito dall'Isfol, l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori. I partecipanti al programma Leonardo vengono suddivisi in tre categorie: gli "ivt" sono gli studenti delle superiori (prevalentemente istituti tecnici); i "plm" sono gli studenti universitari e laureati; i "vetpro" sono i professionisti della formazione. A queste categorie corrispondono tre diverse durate minime e massime per gli stage: per gli "ivt" si va da un minimo di 2 settimane a un massimo di 10 mesi; per i "plm" da un minimo di 2 settimane a un massimo di 6 mesi e mezzo; per i "vetpro", infine, il tirocinio è più breve e va da una a sei settimane. In particolare, dei 5272 tirocini 2008, 2439 - cioè quasi la metà - hanno riguardato partecipanti "ivt" e quindi nella fascia d'età tra i 15 e i 20 anni; i partecipanti "plm", nella maggior parte dei casi di età compresa tra i 21 e i 30 anni o poco più, sono stati 2223 quindi un po' più del 40%; i "vetpro" infine sono stati 610, circa l'11%. Di questi ultimi, 103 avevano meno di quarant'anni; 223 tra i 40 e i cinquant'anni, 240 dai cinquanta ai sessant'anni e 44 erano over sessanta.I tirocinanti Leonardo, al pari degli studenti Erasmus, ricevono un rimborso spese che varia rispetto alla durata della permanenza all’estero e al paese di destinazione. L'ammontare viene stabilito dai singoli proponenti sulla base di una tabella di massimali redatta dalla Commissione europea: per esempio, i massimali relativi all’annualità di selezione 2009 indicano che il rimborso spese più alto, fino a 1300 euro al mese, è previsto per Danimarca, Francia e Irlanda, mentre quello più basso è previsto per la Bulgaria (700 euro al mese). Va sottolineato però che in media l'ammontare del rimborso spese è significativamente inferiore rispetto a questi massimali.I dati del 2008 raccontano anche che il programma Leonardo è prediletto dalle donne (che rappresentano il 61% del totale dei partecipanti), e per quanto riguarda la provenienza geografica dai veneti (18%), piemontesi (13%), marchigiani (11%) ed emiliano-romagnoli (8%).  La Repubblica degli Stagisti invita tutti gli ex tirocinanti Leonardo e coloro che in questo momento stanno partecipando al programma a venire qui sul Forum a raccontare la propria esperienza. Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Tirocini Leonardo, ecco una panoramica dei bandi ancora aperti: dal turismo all'arte, dall'ingegneria alla farmacia

Video curriculum per andare all'estero, un nuovo strumento al servizio degli studenti dell'università di Padova

Da qualche mese gli studenti e i laureati dell'università di Padova che vogliono fare un'esperienza lavorativa fuori dall'Italia hanno a disposizione uno strumento in più. Rivolgendosi all'ufficio Servizio stage e mondo del lavoro [nella foto, l'homepage del sito] possono preparare un videocurriculum in inglese e attraverso di esso candidarsi per posti di lavoro e di stage all'estero.Il servizio, presentato a maggio nel corso della giornata di Università Aperta, prende spunto anche dall’indagine “2007 Video Resume Survey” realizzata da Vault.com (una società specializzata in servizi per le risorse umane), secondo cui oltre la metà delle imprese ritiene che il videocv diventerà parte integrante degli strumenti di candidatura, e nove direttori del personale su dieci confermano che ne guarderebbe uno con molto interesse. L'obiettivo dichiarato dell'università di Padova è di «dare agli studenti la possibilità di presentarsi al mondo del lavoro in modo innovativo e originale, al passo con i tempi, minimizzando il problema della distanza fisica tra selezionatori e candidati: una novità per il panorama del placement universitario sia italiano che europeo».Negli ultimi anni infatti è cresciuto il numero di studenti e laureati che scelgono di fare un'esperienza all’estero, anche grazie alle borse di studio dei programmi di mobilità europea. Rispetto a chi fa un semplice Erasmus, i ragazzi che si allontanano dall'Italia per uno stage o un lavoro non solo migliorano le conoscenze linguistiche e imparano a conoscere culture differenti, ma danno una ventata di internazionalità al loro cv. L'anno scorso sono andati all'estero per svolgere uno stage 310 studenti e laureati dell'università di Padova: le destinazioni più frequenti sono state Spagna, Francia, Inghilterra e Germania, e per quanto riguarda quelle extraeuropee, nord e sud America. Di fronte a questa costante crescita, l'ateneo patavino punta ad aiutare a presentare al meglio la propria candidatura, «enfatizzando le qualità personali e professionali e facilitando in parallelo il compito dei selezionatori stranieri che, al momento della scelta del  candidato ideale, hanno a disposizione soltanto un curriculum cartaceo».Presso lo stand durante la giornata Università aperta, lo scorso maggio, sono stati realizzati una trentina di videocv, a cui in questi mesi se ne sono aggiunti altri: ad oggi l'università ne ha raccolti circa 150. «I video curricula vengono registrati da studenti e laureati comodamente da casa loro: bastano una connessione Internet, una webcam e un microfono. Se non dispongono della strumentazione necessaria possono prenotare una saletta attrezzata presso il nostro ufficio, in Riviera Tito Livio 6» spiega alla Repubblica degli Stagisti la responsabile, Gilda Rota: «Per ora sono tutti in lingua inglese, ma nulla vieta che i candidati possano utilizzare anche un'altra lingua straniera, qualora vogliano proporsi per paesi non anglofoni. Ovviamente possono registrare un videocv anche in italiano: ma lo strumento è stato pensato soprattutto per la mobilità all'estero, visto che in Italia è più facile spostarsi per farsi conoscere direttamente dall'azienda». I video vengono caricati all'interno dell'area riservata del sito dell'università. L'ufficio Servizio stage e mondo del lavoro li visiona, vaglia e approva: questo perchè l'università si fa garante della qualità e veridicità delle informazioni scambiate tra aziende e candidati. Ma poi chi può visionare i videocv? Tutte le aziende che hanno inserito un'offerta di stage o di lavoro (ad oggi sono in 125 a partecipare al progetto), ma a due condizioni: che il curriculum del candidato corrisponda ai requisiti richiesti – e questa verifica la fa l'ufficio – e che il candidato abbia dato il consenso, confermando quindi il suo interesse all'offerta proposta. «Questo perchè l'università non si vuole configurare come Facebook o simili» puntualizza ancora Rota «ma vuole garantire sia le aziende sia i ragazzi sulla serietà dell'offerta e della domanda». Per ora al progetto possono partecipare solo gli studenti ed ex studenti dell'università di Padova: «Ma altre università hanno chiesto di acquistare da noi lo strumento, e noi lo metteremo a disposizione di chi ne fa richiesta».Oltre al videocv, poi, c'è anche la video interview: «Se tra i curricula da noi preselezionati l'azienda trova candidati di suo interesse» conclude la responsabile del Servizio stage e mondo del lavoro «può approfondire la conoscenza proponendo loro una "remote interview", un colloquio a distanza con il personale addetto alla selezione. L'ufficio mette a disposizione del candidato e dell'azienda tutta la strumentazione informatica e l'assistenza necessarie». E così anche il secondo passo del processo di selezione per un posto, per esempio, a Londra o New York avviene senza muoversi da Padova.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli:- Un anno di Soul, il servizio di placement pubblico delle università del Lazio- Dalla parte dei laureati - lo stage serve per trovare lavoro?

Stagisti e figli della riforma universitaria, l'identikit di Almalaurea

Ad otto anni dalla legge Moratti, Almalaurea traccia l'identikit dei “figli della riforma” universitaria, confrontando i dati sui laureati del 2001 con quelli sui “dottori in” (di primo e secondo livello) del 2008. Dallo studio emerge che l'età media dei laureati post riforma diminuisce leggermente (da 28 si passa a 27 anni), che il voto medio di laurea si alza di mezzo punto (da 102,5 a 103/110) e che più della metà dei nuovi dottori ha svolto uno stage durante il percorso di studi – mentre prima del 2001 erano meno di venti su cento. I tirocini formativi riguardano il 57% delle studentesse e il 49% degli studenti; sono diffusi in tutto il Paese, in particolare al nord (55%) e hanno “soddisfatto” il 78% degli stagisti coinvolti. Un dato interessante è quello relativo al rapporto tirocinio formativo / lavoro nel caso dei laureati di primo livello: «L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati – scrive nella sua relazione allo studio Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea [nella foto] – ha accertato l’esistenza di un differenziale pari a circa sette punti percentuali fra chi ha svolto uno stage durante gli studi rispetto a chi non vanta un’esperienza analoga». Stesso vantaggio (6,5 punti percentuali) divide gli occupati che hanno svolto un tirocinio dopo la laurea (55,5%) da quelli che non possono vantare nel curriculum questo genere di esperienza (49%). Vale a dire che chi ha fatto uno stage ha 6-7 probabilità su cento in più di trovare lavoro rispetto a chi lo stage non l'ha fatto.«Sono convinto – commenta Cammelli – che lo stage si possa considerare una delle porte d'ingresso al mondo del lavoro. È senz'altro uno degli elementi che consentono il dialogo fra la formazione universitaria e il mondo produttivo, cosa che è mancata nei decenni precedenti». Spesso, però, è un dialogo veloce, visto che in oltre un quarto dei casi (26,5%) lo stage di uno studente universitario dura appena 150 ore, cioè più o meno tre settimane. Generalmente i tirocini più lunghi, quelli che arrivano fino a 400 ore (due mesi), riguardano le aree di studio tecnico-scientifiche. Prendendo in considerazione invece i gruppi disciplinari, gli studenti che più vanno in stage sono quelli di agraria (83 laureati su cento), seguiti dai colleghi di educazione fisica (81,5) e insegnamento (81). In ultima posizione i laureati del gruppo giuridico (13 studenti su cento). Ma dove si va in stage quando ancora si è universitari? Poco più di un terzo dei laureati intervistati da Almalaurea ha svolto da studente un tirocinio in aziende private, un terzo in aziende pubbliche o in un ente pubblico. La scelta solitamente dipende dal tipo di facoltà frequentata: la maggior parte dei tirocini svolti in università interessa gli studenti di medicina, odontoiatria o del gruppo geo-biologico. Vanno in stage in enti o aziende pubbliche gli iscritti a corsi che preparano a professioni nel campo sanitario o dell'insegnamento, mentre in azienda arrivano gli studenti del gruppo economico-statistico, architettura, chimico-farmaceutico o ingegneria.Giuseppe Vespo Per saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli:- Dalla parte dei laureati - lo stage serve per trovare lavoro?- Stage attivati dai centri per l'impiego: ecco la radiografia annuale dell'Isfol

Prima assunzione attraverso il sistema degli annunci "protetti" della Repubblica degli Stagisti

Federica da ieri lavora in una grande società di consulenza finanziaria. Ha 24 anni, si è appena laureata in Economia aziendale, ed è la prima persona che ha trovato lavoro grazie al «Bollino OK Stage»,  l'iniziativa espressamente dedicata alle aziende che vogliono dimostrare di trattare bene i giovani, promossa dalla Repubblica degli Stagisti. È stato infatti proprio rispondendo ad un annuncio qui sul sito che pochi mesi fa ha trovato la miglior occasione che potesse sperare: PricewaterhouseCoopers – una delle prime aziende aderenti al Bollino –  ha valutato interessante il suo cv e l’ha chiamata. Federica si era candidata per uno stage, ma l’esito dei colloqui è andato addirittura oltre le sue aspettative: la società ha deciso che fosse già pronta per mettersi all’opera, e invece di uno stage le ha proposto un vero e proprio contratto – un apprendistato professionalizzante. Una circostanza non del tutto inusuale che Angela Castellano, responsabile Recruitment di PricewaterhouseCoopers, riassume così: «Il percorso di selezione per uno stage è uguale a quello per un'assunzione: valutiamo le stesse qualità personali e professionali così come le competenze e conoscenze tecniche. La prassi della società di revisione del network PwC è di assumere persone laureate o in procinto di laurearsi; questo è stato il caso di Federica, che ha finito con esito positivo l'iter selettivo poco prima della data di laurea, pertanto abbiamo deciso di proporle un'assunzione anche se lei si era candidata per uno stage». La new entry è stata inserita nel settore della revisione dei conti: «L’obiettivo del processo di revisione è fornire un’opinione indipendente circa la veridicità e correttezza di un bilancio» spiega ancora la manager  alla Repubblica degli Stagisti «I giovani neoassunti inseriti nei team di audit si recano presso i clienti dove, affiancati dai colleghi più esperti, si occupano dell’analisi del sistema di controllo interno nonché della verifica del bilancio. Tipicamente, il revisore lavora su clienti di differenti settori, cambiando frequentemente team e luogo di lavoro: è necessario quindi essere persone curiose, motivate, flessibili e aperte al cambiamento». Utilizzando il contratto di apprendistato, tra l’altro, PricewaterhouseCoopers dimostra di rispettare pienamente la Carta dei diritti dello stagista, il documento-base del progetto del Bollino che al nono punto prescrive che lo stage non debba «essere considerato l’unico strumento per realizzare una formazione» e che vada «incentivato l’utilizzo dei contratti di apprendistato». Nel ramo di PwC che si occupa di revisione e organizzazione contabile vengono attivati circa 350 contratti di questo tipo ogni anno. «Attraverso l'apprendistato le aziende possono assumere giovani da inserire nel contesto lavorativo attraverso un percorso formativo utile a far loro conseguire professionalità» spiega ancora la Castellano «Il costo aggiuntivo della formazione è mitigato dal risparmio sugli oneri contributivi. Burocraticamente non è semplice, soprattutto per le marcate differenze nelle modalità che sono state introdotte dalle varie normative regionali. In ogni modo, il giovane in questo modo inizia il suo inserimento nel mondo del lavoro, ma soprattutto, attraverso la formazione e al termine dell'apprendistato, può conseguire una qualifica professionale, nel caso di Federica quella di revisore contabile».Il contratto di apprendistato dovrebbe, in effetti, essere il vero strumento di «formazione-lavoro» per i giovani – almeno secondo Roberto Maroni che nel 2004, quando era  ministro del Lavoro, aveva emesso una circolare definendolo «l'unico contratto di lavoro a contenuto formativo presente nel nostro ordinamento» e quindi il solo «strumento idoneo a costruire un reale percorso di alternanza tra formazione e lavoro». Peccato però che, come si evince anche dai dati contenuti nell’ultimo rapporto di monitoraggio dell’Isfol «Apprendistato, un sistema plurale», dei 600mila contratti di apprendistato che ogni anno vengono attivati in Italia meno di uno su venti riguarda persone laureate. Se nel 2002 la percentuale di apprendisti laureati si fermava allo 0,2%, oggi infatti arriva appena al 4,7%. Numeri che provano che raramente l’apprendistato viene usato per la formazione on the job di chi ha un alto grado di istruzione: ed è in questo spazio grigio che lo strumento dello stage inevitabilmente si inserisce, andando a supplire e venendo utilizzato di fatto come un «apprendistato breve».Federica è stata fortunata: è entrata a far parte della striminzita percentuale di apprendisti laureati. Il suo contratto, da quasi 22mila euro lordi all’anno cioè più o meno 1200 euro netti al mese, durerà due anni e le garantirà tutto: malattia, maternità, ferie, tfr e contributi. Permettendole certamente di costruire il suo futuro con molta più serenità rispetto ai tanti suoi coetanei che si barcamenano tra stage spesso impropri e cocopro brevi e malpagati. Federica ha trovato lavoro grazie alla Repubblica degli Stagisti, e naturalmente l’auspicio è che sia la prima di una lunga serie.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli- «La testimonianza di Federica Piatti: "Ecco come ho trovato lavoro grazie alla Repubblica degli Stagisti"»- «Il sito, la Carta, il Bollino: ecco le nuove ali della Repubblica degli Stagisti»

Rapporto Excelsior 2009: sempre più stagisti nelle imprese italiane, sempre meno assunzioni dopo lo stage

Sempre più stagisti nelle aziende italiane. Il nuovo rapporto Excelsior, che viene prodotto ogni anno da Unioncamere per fotografare i fabbisogni delle aziende (il campione è costituito da oltre 100mila imprese con almeno un dipendente di tutti i settori economici e di tutte le tipologie dimensionali, contattate dalle Camere di commercio con interviste dirette o telefoniche), rileva anche quanto viene usato in questo ambito lo strumento dello stage. Il dato aggiornato è che nel 2008 ci sono stati 305mila stagisti nelle aziende: un incremento del 19% rispetto all'anno precedente (nel 2007 gli stagisti "censiti" erano stati 256mila), e addirittura del 34% rispetto a due anni prima (228mila nel 2006). Il numero degli stagisti italiani insomma continua a crescere a vista d'occhio.Com'è prevedibile, cresce anche il numero delle aziende che ospitano tirocinanti: se nel precedente rapporto il dato si fermava all'11,9%, quest'anno sale quasi di un punto percentuale, arrivando al 12,8%. Sempre più stagisti, quindi, e sempre più aziende disponibili ad ospitarli.In particolare, i primi dati specifici divulgati da Unioncamere confermano che lo stage è utilizzato in maggioranza dalle grandi imprese: di quelle con oltre 500 dipendenti tre su quattro ospitano stagisti. Si scende poi a 62,9% per le imprese con un numero di dipendenti tra i 250 e i 499 e a 40,1% per le imprese cosiddette "medie" (tra 50 e 249 dipendenti). Micro e piccole imprese invece continuano ad utilizzare poco questo strumento: se nel 2007 l'8,8% delle realtà aziendali con  meno di 10 dipendenti aveva ospitato tirocinanti, quest'anno è di poco superiore (10,4%); e per quanto riguarda quelle con con 10-49 dipendenti, di cui l'anno scorso circa una su cinque ospitava stagisti, nel 2008 il dato è addirittura sceso a 14,3%.Ma le aziende fanno sempre meno contratti dopo lo stage: decresce infatti il già basso numero degli stagisti assunti dopo il periodo di formazione. Secondo il Rapporto Excelsior 2009 il calo è piuttosto drastico: se l'anno scorso la percentuale era 12,9%, quest'anno si ferma a 9,4%. Meno di uno stagista su dieci, quindi, può sperare in un contratto: in particolare, degli oltre 300mila stagisti del 2008 meno di 29mila hanno ottenuto un'assunzione, anzi una potenziale assunzione - dato che l'indagine chiede agli imprenditori di indicare non solo gli ex stagisti già messi sotto contratto, ma anche quelli a cui hanno (forse) intenzione di farlo.Chiaramente 9,4% è un dato medio. Nel dettaglio, gli stagisti che hanno (un po') più probabilità di essere assunti sono quelli che vivono in Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria: in queste regioni infatti la percentuale di assunzione dopo lo stage è dell'11%, più alta rispetto al nord est (solo 8,5% per quest'area geografica che comprende anche il ricco Veneto, detto "locomotiva d'Italia"), al centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio: qui la percentuale è pari all'8,8%), e al sud e isole (8,9%). Non conta solo la collocazione sulla cartina geografica, ma anche la grandezza delle imprese: quelle più grandi si confermano essere maggiormente orientate all'assunzione (20,3% per le imprese con oltre 500 dipendenti, 18,2% per quelle con 250-499 dipendenti - un dato comunque ben più basso rispetto a quello rilevato l'anno scorso, che si attestava intorno al 28%) rispetto alle medie imprese (13,7%). Fanno letteralmente un tonfo le micro e piccole imprese, entrambe con una percentuale rilevata di assunzione dopo lo stage inferiore al 7% (l'anno scorso era un po' più alta: 9-10%). Per chi va in aziende con meno di 50 dipendenti, quindi, la probabilità di essere assunto sprofonda a una su sedici. Solo che le imprese con oltre 249 dipendenti in Italia, secondo una rilevazione Istat del 2005, sono circa 3500; mentre quelle con meno di dieci dipendenti sono quattro milioni. Le leggi della statistica non sono clementi con gli stagisti.Eleonora VoltolinaPer saperne di più di questo argomento, leggi anche:- Trovare lavoro dopo la laurea o il master, attenzione alle percentuali di placement: a volte possono riservare sorprese- Stage attivati dai centri per l'impiego: ecco la radiografia annuale dell'Isfol- Centro per l'impiego di Frosinone: il posto "magico" dove uno stagista su due trova lavoro- Dalla parte dei laureati - lo stage serve per trovare lavoro?- Paolo Citterio: stage sì, anche di un anno. Ma mai gratis!

Stage retribuiti all'ufficio dell'Ombudsman dell'Unione europea, ancora una settimana di tempo per candidarsi

Un'occasione di stage molto interessante per i laureati in giurisprudenza è quella offerta dall'ufficio dell'Ombudsman, il "Mediatore europeo" (Office of the European Ombudsman / Bureau du Médiateur européen) dell'Unione europea, che proprio in questi giorni sta raccogliendo le ultime candidature per gli stage che prenderanno avvio a gennaio 2010.Requisito essenziale: conoscere benissimo l'inglese. La concorrenza è forte: nel 2008 a fronte di quasi 300 candidature sono stati selezionati 16 stagisti (tre di loro erano italiani); nel 2009 per 17 posti sono arrivate oltre 350 richieste (due gli italiani tra i vincitori).Il motivo sta certamente anche nell'ottimo rimborso spese che l'ufficio eroga ai suoi stagisti: 1185 euro netti al mese per chi è destinato alla sede di Bruxelles, 1369 euro per Strasburgo, più il rimborso di tutte le spese per eventuali "missioni".Per l'ufficio dell'Ombudsman [nell'immagine, l'homepage del sito nella versione italiana], che si occupa delle denunce di cattiva amministrazione contro le istituzioni e gli organi dell'Unione europea,  in questi anni - dal 1997 ad oggi - sono passati un centinaio di giovani, 94 per la precisione. Età media 26 anni e mezzo: il più giovane aveva 22 anni, il più vecchio 33 (la percentuale di stagisti over 30 è comunque molto bassa, intorno all'8%).Prendendo in considerazione solo gli ultimi anni, dal 2006 ad oggi, l'ufficio ha ospitato 37 stagisti, in maggioranza ragazze (66%). Gli stage sono organizzati in due tornate, una a gennaio (january training period) e l'altra a settembre (september training period). Il budget che l'ufficio ha a disposizione ogni anno per questo progetto (indipendente rispetto a quello dei tirocini retribuiti Schuman) è di 175mila euro. Gli stage durano quattro mesi, ma nella maggior parte dei casi vengono prorogati: negli ultimi anni infatti meno del 14% degli stagisti si è fermato dopo i primi quattro mesi, perché aveva trovato un lavoro o doveva iniziare un Phd. Tutti gli altri hanno accettato la proposta di proroga, in quasi la metà dei casi arrivando a stare un anno intero presso l'Ombudsman.A fare cosa? A seguire tutte le fasi del lavoro dell'ufficio, a cominciare dalle procedure di analisi dei casi che vengono portati all'attenzione dell'Ombudsman. Nell'eventualità che il caso esuli dalle competenze attribuite a questo ufficio, agli stagisti viene talvolta affidato il compito di rispondere ai cittadini, indicando l'ente giusto al quale rivolgersi nella propria nazione. Gli stagisti si occupano poi di tradurre documenti e di rispondere ai quesiti del pubblico, ciascuno sotto la supervisione di un tutor dell'ufficio legale.Per provare a candidarsi per la tornata di stage che cominceranno il primo gennaio 2010 c'è tempo fino a lunedì 31 agosto. E anche chi ha una laurea diversa da quella in giurisprudenza può tentare: «Negli ultimi anni abbiamo avuto uno stagista esperto di informatica» racconta alla Repubblica degli Stagisti il responsabile del personale dell'ufficio «e l'abbiamo coinvolto nella preparazione e nel lancio del nuovo sito Internet dell'ufficio dell'Ombudsman, nel 2008. Casualmente, era proprio un italiano!».  Eleonora Voltolina Per saperne di più sugli stage dell'Ue, leggi anche:- Si apre il bando per seicento stage da mille euro al mese alla Commissione europea- Tirocini retribuiti del Parlamento europeo: di nuovo aperta la corsa alle candidature- Stage all'Agenzia europea per i diritti, le voci degli «ex»: Emanuele Cidonelli, ecco la mia esperienza a Vienna- Opportunità di stage all'Agenzia europea per i diritti fondamentali con rimborso spese di mille euro al mese

Jacques Attali nei guai: secondo Le Monde la sua associazione usa troppi stagisti

Dopo il caso-stagisti in Inghilterra, riportato dal Guardian e dal Financial Times, la querelle  sull'utilizzo (s)corretto dello strumento dello stage – per risparmiare sul personale  – scoppia anche in Francia. Giovedì 8 agosto, infatti, sul quotidiano Le Monde è apparsa la notizia: «PlaNet Finance cerca stagisti molto qualificati». Dove il "molto" va letto come "troppo": nell'attacco del pezzo, infatti, la giornalista Francine Aizicovici mette subito in chiaro che cercare uno stagista per fargli fare il «capo-gabinetto del vicepresidente»,  requisito minimo formazione universitaria (meglio se Grande Ecole, che in Francia equivale al top per la pubblica amministrazione), proponendogli sei mesi a 400 euro al mese, è quantomeno sospetto. Specialmente se a proporre questi stage non è un'azienda qualsiasi, ma la ong di un influente economista, Jacques Attali [foto], che non più di due anni fa – incaricato dal neopresidente Nicolas Sarkozy di costituire una commissione bipartisan di "sapienti" che elaborasse un piano per la crescita economica della Francia – si era speso a favore dei giovani, condannando l'utilizzo degli stage come escamotage per non pagare i dipendenti. Scrive infatti Aizicovici: «Ancor più sorprendente è l'origine di questa offerta: PlaNet Finance, l'associazione specializzata nello sviluppo internazionale della microfinanza, presieduta da Jacques Attali, che alla data del 5 agosto proponeva quattordici stage e quattro contratti di lavoro». E ricorda: «Il Rapporto del 2008 della commissione Attali "Per la liberazione della crescita francese" preconizzava che "Gli studenti in stage [dovessero] essere decentemente remunerati". Altra sorpresa: in PlaNet Finance, i posti di capo-gabinetto del presidente e del vicepresidente sono occupati da stagisti, che cambiano ogni sei mesi. Malgrado il rapporto Attali sottolineasse che le imprese "che ricorrono in maniera costante agli stagisti per occupare dei posti di lavoro, invece di assumere giovani in maniera stabile, devono essere dissuase"». In Francia c'è una legge che prevede l'obbligo di pagare almeno 400 euro al mese (il 30% dello smic, il salario minimo garantito) tutti gli stage che durino più di due mesi. E PlaNet Finance si attiene scrupolosamente alla normativa. Ma questo basta? Le Monde ha provato a chiederlo direttamente all'interessato, Attali, che però ha fatto sapere di non avere tempo per una dichiarazione, lasciando che fosse l'ufficio stampa dell'associazione a replicare sinteticamente che «non vi è alcun abuso di stagisti», e che il 30% viene poi assunto. Interpellata poi anche dal quotidiano di sinistra Liberation, la stessa responsabile dell'ufficio stampa ha aggiunto che «gli stagisti sono tutti ancora studenti» e che vengono pagati poco perchè PlaNet Finance «non è un'impresa profit, bensì una ong con un budget molto limitato»; ma poi le è sfuggito anche un particolare poco edificante: «Su 100 dipendenti, solo una trentina sono stagisti»: il che vuol dire che quasi un terzo degli impiegati degli uffici di Parigi sono stagisti.La risposta non basta a Génération Precaire, il collettivo che difende gli stagisti francesi, che prontamente replica sottolineando prima di tutto di aver denunciato la contraddizione di Attali e l'utilizzo spregiudicato di stagisti nella sua associazione già nel giugno del 2008. Il commento di Nicolas Tamalet al settimanale Nouvel Observateur è categorico: «Gli stagisti a PlaNet Finance si susseguono in posti di responsabilità e ben pochi vengono assunti. E anche se Attali li paga 400 euro al mese, si limita a rispettare la legge, nulla di più». Tamalet ricorda anche nell'intervista che non vi sono dati ufficiali sul numero degli stage in Francia, ma che Génération Precaire stima che siano ormai 1 milione e 200mila all'anno. Il caso PlaNet Finance, insomma, non è che la punta dell'iceberg.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli- «Stagisti inglesi, il Guardian svela: un ente vigilerà affinché le aziende non li sfruttino»- «La denuncia del Financial Times: "Le aziende smettano di prendere stagisti per coprire i loro buchi di organico, e comincino a pagarli"»- «Francia, stagisti retribuiti almeno 400 euro al mese: da oggi anche negli enti pubblici»

Stagisti inglesi, il Guardian svela: un ente vigilerà affinché le aziende non li sfruttino

La notizia è apparsa un paio di settimane fa sulle pagine del Guardian, quoditiano di riferimento della sinistra inglese: un'authority del governo  britannico  dovrebbe cominciare a vegliare sugli stagisti controllando che le aziende, in questo particolare momento di crisi economica, li utilizzino in maniera corretta e legale. L'articolo, firmato da Polly Curtis che del giornale è redattrice del settore Education, parla di un ente (la "Low pay Commission", che ha il compito di vigilare sul rispetto delle normative salariali) che, preoccupato che le aziende stiano approfittando del difficile mercato del lavoro di questi tempi, sta valutando l'opportunità di includere alcune raccomandazioni sugli stage nella sua pubblicazione annuale del prossimo anno.Curtis scrive anche che i ministeri hanno stimato che gli stagisti lavorano complessivamente fino a 18mila ore alla settimana dentro il Parlamento senza essere pagati neanche un penny  –  malgrado a ognuno dei 1386 parlamentari sia assegnato un monte annuo di 104mila sterline (più o meno 121mila euro) per retribuire i membri del proprio staff. Se  questi giovani [secondo un calcolo della Repubblica degli Stagisti, circa 500 tirocinanti tra House of Commons e House of Lords] dovessero essere pagati, rispettando le tabelle minime, costerebbero ben 5 milioni di sterline all'anno (quasi 6 milioni di euro). In Inghilterra è in vigore infatti una specifica normativa sul salario minimo garantito, il "Minimum Wage", che prevede tre fasce minime: la prima per i minorenni (3,53 sterline all'ora, cioè circa 600 euro al mese), la seconda per i 18-21enni (4,77 sterline all'ora, 800 euro al mese) e la terza per tutti i lavoratori che abbiano più di 22 anni (5,73 sterline all'ora, 950 euro al mese).«Il tema è diventato scottante» scrive la giornalista nell'articolo, che ha ricevuto in pochi giorni oltre 200 commenti «perchè ci sono tantissimi giovani che quest'anno hanno finito l'università e non sono riusciti a trovare lavoro». E continua: «In base al National Minimum Wage Act, quegli stagisti che non si limitano ad "osservare", ma lavorano, dovrebbero essere pagati: ma i datori di lavoro stanno approfittando di un'area grigia dal punto di vista legale, e della buona volontà dei giovani, per poter pagare giusto le spese, o addirittura nulla».Il problema balza agli occhi navigando sui siti di annunci inglesi: «Su Internet le aziende periodicamente mettono inserzioni per stage, alcuni gratuiti oppure con il solo rimborso delle spese. C'erano 162 annunci di stage in una settimana sul sito Gumtree.com, con un aumento del 390% rispetto agli annunci dello stesso tipo nella stessa settimana dell'anno scorso». E il ventottenne Wes Streeting, presidente della Nus (National Union of Students) intervistato dal Guardian, si dichiara preoccupato sopratutto dal carattere classista del sistema degli stage gratuiti: «La gente che non può contare sulla "banca di mamma e papà" ne viene esclusa». Rincara la dose il sindacalista Brendan Barber, segretario generale della Tuc (Trades Union Congress): «I datori di lavoro nelle carriere più "glamour", sono proprio i peggiori sfruttatori dello strumento dello stage, chiaramente adatto solo a chi può permettersi di non guadagnare. Gli stage gratuiti sono cresciuti negli ultimi anni e la crisi economica rischia di farli diventare ancor più appetibili per i datori di lavoro. Nella maggior parte dei casi, le persone che fanno esperienza di lavoro hanno il diritto di essere pagate con il salario minimo garantito».E l'articolo si chiude tornando alla Low Pay Commission: «Già le pubblicazioni annuali della Commissione degli ultimi due anni avevano sottolineato il problema dello sfruttamento delle "esperienze di lavoro" ma un portavoce assicura al Guardian che il tema verrà esaminato di nuovo, quest'anno, alla luce della crisi e del potenziale aumento dello sfruttamento».Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- «La denuncia del Financial Times: "Le aziende smettano di prendere stagisti per coprire i loro buchi di organico, e comincino a pagarli"»- «Jacques Attali nei guai: secondo Le Monde la sua associazione usa troppi stagisti»

MTV, la replica dell'azienda ai precari: «Dobbiamo far quadrare i conti»

MTV dice la sua. Lo fa attraverso il quotidiano economico Il Sole 24 Ore in edicola oggi: in un'intervista al giornalista Giuliano Balestreri l'amministratore delegato Gian Paolo Tagliavia replica alle accuse mosse all'azienda dai precari in agitazione da lunedì. Dando prima di tutto i numeri, un po' diversi da quelli divulgati dai sindacati: la popolazione dell'emittente, dice il manager, è di «230 dipendenti a tempo indeterminato, 35 a termine e circa 45 a progetto». 80 precari, pari al 35% del totale, di cui 21 sono già rimasti o rimarranno a casa tra giugno ed agosto, e altri 14 tra l'autunno e l'inverno. Solo 35 contratti non rinnovati, quindi: la maggior parte, 45 persone, manterrà il suo posto di lavoro almeno fintanto che Playmaker, il dipartimento del gruppo che si occupa della produzione, andrà bene (da questo computo sembrano però mancare all'appello, a prima vista, i 20-30 lavoratori non confermati tra gennaio e maggio di quest'anno). Tagliavia promette:  «Se avremo produzioni richiameremo i nostri dipendenti». Non ci sarebbe cattiva volontà, insomma, ma pochi soldi per colpa della crisi: «La nostra politica non cambia, continueremo le nostre battaglie», conferma Tagliavia facendo riferimento all'impegno di MTV per i giovani attraverso trasmissioni come Il Precario e iniziative come Tocca a noi, «ma dobbiamo fare quadrare i conti». L'amministratore delegato ribadisce che comunque l'attenzione dell'emittente verso le problematiche delle nuove generazioni non è venuta meno nemmeno in questo momento di crisi: «Abbiamo cercato di fare la nostra parte. Potevamo fare finta di nulla, invece ci siamo seduti a un tavolo: abbiamo offerto la Cig  [cassa integrazione guadagni, ndr: viene erogata dall'Inps per alcuni mesi e corrisponde più o meno all'80% della retribuzione] e una buona uscita da 2 a 7 mensilità che comunque pagheremo». Mensilità che ai lavoratori atipici non sarebbero dovute, ma che l'azienda ha messo sul piatto proprio per venire incontro ai giovani che stava lasciando a casa. E in chiusura Tagliavia rimanda al mittente le accuse di aver utilizzato contratti a termine farlocchi e contratti a progetto senza progetto:  «Siamo un’azienda pulita. I contratti sono sempre stati usati correttamente. Chi pensa il contrario lo dica apertamente». E metta insomma faccia e nome sotto alle accuse, riportate nei giorni scorsi sul blog «MTV is not so cool», che l'emittente abbia «sfruttato i cocopro come dei subordinati».Oggi intanto, incassate le dichiarazioni di solidarietà di molti volti noti della tv – dagli attori Ambra Angiolini, Fabio Volo e Nicolas Vaporidis al vj storico Enrico Silvestrin e al regista Mimmo Calopresti – la rappresentanza sindacale unitaria dell'azienda ha annunciato un altro sciopero di 8 ore e organizzato per mezzogiorno una riunione per decidere il da farsi.Eleonora VoltolinaNella rassegna stampa, a questo link, è disponibile l'intero articolo del Sole 24 OrePer saperne di più su questo argomento, vedi anche gli articoli- Non è una tv per giovani: la denuncia dei precari di MTV a rischio licenziamento - 16 luglio- Lunedì sciopero a MTV, i precari: «Alla tv dei giovani i suoi giovani non piacciono più» 18 luglio- Primo sciopero nella storia di MTV: oltre cento in piazza per dire no ai tagli dei precari - 21 luglio- MTV: il video dello sciopero di ieri, l'annuncio di quello di domani - 22 luglio