Bando tirocini in Sardegna: «Non devono esistere disoccupati di serie A e B»

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 27 Lug 2017 in Notizie

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Disoccupati, inoccupati, inattivi, residenti in Sardegna, senza sostegni economici e over 30: soggetti a cui si dedica l’avviso pubblico per l’attivazione di progetti di tirocinio 2017 pubblicato dalla Regione, per cui sono stati messi a disposizione 3 milioni di euro. Apparentemente una buona notizia... se non fosse per l’indennità di tirocinio prevista: 450 euro mensili, di cui 300 a finanziamento pubblico e 150 erogati direttamente dall’azienda. Una cifra che non  è passata inosservata a Confintesa Sardegna, che ha provato a chiedere spiegazioni alla Regione, definendo questa situazione una «guerra tra poveri».

Questo perché Confintesa ha confrontato questo bando con un
bando precedente, Flexicurity 2015, per il quale i destinatari erano sempre lavoratori svantaggiati, disoccupati che non potevano più usufruire di ammortizzatori sociali, e per cui si prevedeva un tirocinio di sei mesi con un monte orario di 30 ore settimanali e un compenso lordo di 600 euro mensili. Motivo per cui il sindacato ha voluto vederci chiaro ritenendo che non ci sia alcuna giustificazione per cui si imporre ai tirocinanti 2017 trenta ore alla settimana a 300 euro lordi erogati dalla Regione (più la quota dell’azienda) contro i 600 dell’anno precedente distribuiti dallo stesso ente.

Per questo motivo all’inizio di luglio Anselmo Piras, segretario Confintesa Sardegna, ha presentato all’assessora al lavoro, al direttore generale Aspal e al presidente della Regione una richiesta di modifica del bando tirocini 2017. «Ad oggi non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta alla nostra richiesta», spiega alla Repubblica degli Stagisti il segretario. «Forse a loro 450 o 600 euro sembra una differenza di poco conto. C’è poca sensibilità a trattare con il popolo» rincara la dose, aggiungendo che il sindacato spera sempre di ottenere una risposta ma, in caso contrario, Confintesa «è pronta a dare assistenza legale gratuita a tutti i giovani esclusi che lo richiederanno. Abbiamo già contattato degli avvocati che hanno accettato di farlo e ricevuto tantissime telefonate di giovani che non hanno già fatto ricorso solo perché hanno paura, ed è umano, che non gli vengaconfermato il tirocinio».

Piras però non si è fermato alla sola richiesta ad assessora e presidente, ma ha cercato di coinvolgere su questo tema anche altri politici, inviando la sua lettera a tutti i 70 consiglieri regionali.
Alla fine il supporto è arrivato dall’opposizione, con il gruppo di Forza Italia che ha presentato un’interrogazione sulle modalità previste dal bando.

«In Sardegna, più che nel resto d’Italia, stiamo vivendo una forte disoccupazione giovanile. E se i giovani trovano già delle disparità di trattamento prima ancora di entrare a far parte del mondo del lavoro, beh non è giusto» spiega Alessandra Zedda, prima firmataria. «Noi chiediamo intanto che si possano riconoscere uguali diritti e doveri a tutti i tirocinanti, che possano essere rispolverati i criteri del Flexicurity con regole che erano più favorevoli ai partecipanti, in particolare un’indennità superiore e la possibilità di effettuare assenze senza essere così penalizzati come in questo secondo bando. E poi chiediamo di conoscere quali azioni si possano attivare per fare in modo che il bando 2017 garantisca eguali diritti e doveri a inattivi, inoccupati e disoccupati della Sardegna».

Non c’è però solo un occhio agli stagisti, perché Zedda critica anche il criterio di adesione delle aziende, che in effetti sono in numero molto esiguo. «Secondo il bando l’azienda può prendere un tirocinante se non ha licenziato nessuno, e questo ci può stare, e se ha almeno un occupato. Il che vuol dire Inps, Inail, contributi sociali e previdenziali. Ma io lo vorrei togliere quel limite. Fino agli anni d’oro l’azienda con a capo solo un imprenditore non era ritenuta un’azienda. Ma oggi tante aziende che sono sul mercato non hanno bisogno di personale ma solo di un commercialista. E queste stesse aziende un tirocinante potrebbero anche averlo». C’è da aggiungere, poi, che la Regione Sardegna è tra quelle in cui la normativa regionale non specifica se gli stage in aziende prive di dipendenti siano possibili o no. Mentre secondo le nuove linee guida, che dovrebbero essere recepite entro fine novembre di quest’anno, si specifica proprio all’articolo 6 la possibilità di svolgere tirocini in aziende senza dipendenti.

L’interrogazione comunque non avrà proprio tempi brevissimi. Sarà discussa a settembre, ma non è stata ancora calendarizzata. Zedda è però fiduciosa che grazie a questo testo si smuovano le acque e inizi un confronto.

L’altro punto sottolineato sia nell’interrogazione presentata al Consiglio Regionale sardo, sia nella lettera di modifica bando inviata all’assessora dal sindacalista Piras, è quella riguardante la questione delle assenze. Entrambi evidenziano la poca chiarezza nel calcolo delle ore e quindi dell’indennità. Sul bando, infatti, all’articolo 2 si puntualizza che «l’indennità di tirocinio sarà ridotta proporzionalmente alle ore di assenza ingiustificata riportate nel libretto delle presenze considerando il mese convenzionale stabilito in 130 ore. Nel calcolo delle ore di presenza sono incluse le ore di assenza giustificate come identificate dal Regolamento provvisorio per l’attivazione dei progetti di tirocinio. La giornata di assenza giustificata è quantificata in sei ore». Frase che viene giudicata da Piras e dalla Zedda come «poco chiara». Il sindacalista Confintesa, infatti, nella sua lettera scrive che così com’è «non può avere un senso logico se si considera che anche svolgendo il massimo delle 30 ore il mese convenzionale dovrebbe indicare 120 ore e non 130!» Non solo, nella lettera si evidenzia anche che le ore di assenza ingiustificate riportate nel libretto delle presenze dovrebbero essere sottratte in base all’orario di frequenza stabilito nel progetto di tirocinio. «Orario che possa tener conto di un minimo di 80 ore e un massimo di 120 ore al mese, senza variazione dell’esigua indennità annunciata».

Se poi si vanno ad analizzare le offerte al momento presenti sul portale, bisogna riconoscere che qualcosa evidentemente non ha funzionato visto che... sono soltanto undici. Un punto che la Zedda sottolinea. Ma se Piras si augura che almeno la metà dei partecipanti una volta concluso il tirocinio possa avere la possibilità di essere assunto dall’azienda, l’esponente di Forza Italia crede invece che nonostante questi tirocini siano «molto formativi» e oltre a dare un minimo di rimborso ai partecipanti sono anche utili alle aziende, non siano «assolutamente uno strumento ai fini occupazionali».

Certo i dati si potranno scoprire soltanto una volta chiuso il bando e soprattutto terminati gli stage. Ma più che investire ancora una volta sulle indennità dei tirocini, sia Piras sia Zedda sono convinti ci sarebbe solo una cosa che il governo regionale dovrebbe fare per risolvere il problema occupazionale dei giovani in Sardegna: incentivare le aziende. «Se la regione aggiunge alle leggi nazionali qualcosa in più per le imprese, allora queste assumono. Ne sono convinto. Perché se per tre anni ho un abbattimento dei costi sociali e sono contento del risultato della nuova risorsa, e questa è diventata un bene per l’azienda, alla fine me la tengo. Servono incentivazioni di supporto a quelle nazionali». Un’idea ancora più precisa ce l’ha Zedda: «abbattere il quantum fiscale, cosa che noi in Sardegna potremmo fare agendo su settori come i trasporti, il turismo e l’agricoltura. Dovremmo poter assumere e incentivare le imprese con abbattimento dei costi previdenziali. O dare contributi a fondo perduto sulle assunzioni di personale. L’unica cosa che può funzionare è questa: meno tasse e più incentivi su occupazione».

Nel frattempo si aspetta che il governo regionale dia un segnale. Forse c'è qualche spazio di manovra per migliorare le condizioni previste per gli stagisti.

Marianna Lepore

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