Tirocini negli uffici giudiziari, Regione Campania e ministero della Giustizia ignorano le indicazioni del ministero del Lavoro su Garanzia Giovani

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 10 Giu 2015 in Approfondimenti

Niente stage negli enti pubblici, almeno per quanto riguarda quelli attivati all’interno del progetto Garanzia Giovani: all’inizio di aprile il ministero del Lavoro aveva esplicitato in un documento ufficiale il divieto, spiegando che questo tipo di stage non può mai portare a un’assunzione visto che l’accesso al lavoro nel pubblico impiego è vincolato ai concorsi, e quindi va contro i dettami che l’Unione europea ha impartito a tutti i Paesi per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi della Youth Employment Initiative.

Eppure, solo un mese dopo, in Campania è stato annunciato davanti alla stampa e alla presenza del sottosegretario del ministero della Giustizia un programma per l’utilizzo degli gli ex tirocinanti che negli ultimi anni hanno svolto percorsi formativi nei tribunali – che altro non sono se non uffici pubblici – proprio all’interno del piano regionale “Garanzia giovani in Campania”.

Possibile che un ministero sigli una convenzione che contraddice completamente le indicazioni di un altro ministero? Alla base di questo programma di tirocini c’è un protocollo che da una parte vede la Regione Campania, insieme a corti di appello e procure della Repubblica di Napoli e Salerno, e dall'altra il ministero della giustizia. Questo protocollo ha il preciso intento di «reinserire in un percorso di formazione soggetti che abbiano partecipato alle attività formative presso gli uffici giudiziari della Regione, attivate dal ministero della Giustizia, con la finalità di non disperdere le conoscenze acquisite e porre parziale rimedio alle criticità funzionali degli stessi, dovuti anche a una situazione di grave carenza di personale».

Lecito domandarsi che senso abbia proporre un percorso di formazione a chi ha già partecipato ad attività formative, e interrogarsi sulla opportunità di coprire i buchi di organico con gli stagisti anziché con un concorso che porti a nuove assunzioni. È infatti evidente che questo progetto va espressamente contro la circolare del ministero del Lavoro. Perché fin dal suo titolo si inscrive all'interno di Garanzia Giovani: nel testo si legge che «i soggetti ospitanti presenteranno un progetto di tirocinio denominato “Giovani per la giustizia”» e si fa riferimento più volte al termine “tirocinio”. Eppure dal ministero della giustizia, che ha controfirmato il protocollo, non sembrano preoccuparsi di questo punto.

«Condivido la circolare del ministero del lavoro» dice anzi alla Repubblica degli Stagisti il sottosegretario Cosimo Ferri «ma questo non è un tirocinio. È un progetto che vuole coinvolgere questi soggetti». Cosa esattamente sia un “progetto”, purtroppo non è dato sapere; quanto a “questi soggetti”, sarebbero circa 300 persone che dal 2012 ad oggi sono già state a più riprese coinvolte in tirocini formativi all'interno degli uffici giudiziari campani: si sono autodefiniti “precari della giustizia”, sono oltre 2mila in tutta Italia, e la Repubblica degli Stagisti ha raccontato negli ultimi mesi la loro allucinante storia, con percorsi di tirocinio completamente al di fuori della legalità – con una durata complessiva di 2-3 anni, addirittura 4 per chi vive nelle Regioni che hanno attivato per prime (nel 2010) questi programmi di tirocinio.

Le criticità immediatamente evidenti rispetto a quel che sta accadendo in Campania, oltre al palese contrasto con la direttiva del ministero del Lavoro, sono due. La prima: se i “precari della giustizia” in tutta Italia sono anche 40-50enni, talvolta ex cassintegrati, com'è possibile inscriverli nel programma Garanzia Giovani che è aperto solamente a persone under 30? La seconda: che senso ha far fare un ulteriore tirocinio a chi ha già alle spalle già 2-3 anni di tirocinio
in una struttura simile (prima tribunale, ora corte d'appello), oltretutto sapendo che non c'è alcuna prospettiva di assunzione? Di quale ulteriore “formazione” hanno bisogno queste persone? 

Il ministero della Giustizia non vuole entrare nella legittimità del protocollo perché «È tutto rimesso alla Regione Campania». Anzi, il sottosegretario non vede aspetti negativi nel progetto e arriva a dire: «Auspichiamo che il modello possa essere stipulato anche in altre Regioni» [qui l'intera intervista rilasciata alla Repubblica degli Stagisti]. Un auspicio condiviso anche da Antonio Cavallaro, responsabile del coordinamento spontaneo “Unione precari giustizia” per la Campania, che ammette che l’attivazione di questi tirocini nella sua regione ha creato malcontento negli altri tirocinanti: «Purtroppo il governo sta ultimamente usando una politica di divisione dei lavoratori. Non c’è solo la contestazione tra il tirocinante campano e quello delle altre regioni. Ma è anche l’attrito tra tirocinanti e dipendenti interni che chiedono la riqualificazione. È chiaro che i tirocinanti delle altre regioni possano restarci male, ma l’obiettivo che ci siamo posti come precari giustizia è quello di coinvolgere le regioni insieme al ministero e trovare tutte le soluzioni possibili per tutelare il bacino».

Perché poi la richiesta finale è quella di «aprire un tavolo di discussione coinvolgendo ministero e Regioni per trovare una soluzione finale sicura per tutti i  gli oltre 2mila tirocinanti» riassume Cavallaro. Che però ci tiene a rimarcare le differenze tra la loro situazione e quella degli altri “colleghi”. «Siamo principalmente disoccupati e inoccupati e veniamo dal mondo universitario e dalle selezioni rivolte ai laureati e a una piccola parte di laureandi» spiega alla Repubblica degli Stagisti, chiarendo dunque perchè almeno dal punto di vista anagrafico non ci sarebbero problemi con la Garanzia Giovani: «Siamo una situazione un po’ diversa da altre Regioni, come il Lazio, in cui la selezione ha riguardato principalmente cassintegrati chiamati attraverso i centri per l’impiego. Per loro si trattava di reinserimento nel mondo del lavoro: per noi invece di inserimento, a volte per la prima volta. Abbiamo sostenuto delle prove scritte e orali organizzate da tutte le università campane in cui per ogni quindici posti c’erano all’incirca 1500 candidati e, svolto un primo periodo con la Regione, ci siamo poi trovati nel percorso di formazione gestito direttamente dal ministero».

Dunque l'obiettivo di Cavallaro e dei suoi
colleghi, prevalentemente laureati in Giurisprudenza e impegnati dal 2012 negli uffici giudiziari campani in un lunghissimo percorso come tirocinanti, è quello di una stabilizzazione. Questa nuova opportunità di tirocinio è dunque salutata con favore, perché permette di “tenere un piede dentro”.  Anche perché la Campania ha la particolarità di avere, come detto, circa 300 ex tirocinanti del bacino “precari giustizia” a fronte di  un vuoto di organico, secondo dati del ministero, di 270 dipendenti nel solo distretto della corte di appello di Napoli. Insomma: questi uffici giudiziari di nuove risorse avrebbero molto bisogno.
 
Ma può tutto questo essere la scusa per non rispettare il protocollo del ministero del Lavoro? Proprio dai precari della giustizia arriva l’esplicita richiesta alla soluzione del caso: «Chiediamo la contrattualizzazione, rispettando le norme del pubblico impiego. Quindi anche un concorso» ci tiene a precisare Cavallaro, «ma valorizzando l’esperienza che abbiamo fatto, perché altrimenti si butterebbe all’aria questa formazione».

La verità è che di stabilizzazione il ministero della Giustizia non vuol neanche sentire parlare. Il sottosegretario con la Repubblica degli Stagisti non lascia adito a dubbi: «Mi piace non illudere le persone ed essere molto chiaro: oggi non si può pensare a una loro stabilizzazione e non penso si possa farlo nemmeno giuridicamente».

E i sindacati in tutta questa situazione che posizione prendono? Bisogna partire dal fatto che in Campania la situazione lavorativa è drammatica: «Nella sola annata 2013-2014 si sono perse 93 imprese al giorno e il sud ne ha perse quotidianamente 336» snocciola il segretario regionale Cisl Lina Lucci: «Questo dovrebbe far interrogare il governo quando decide delle politiche occupazionali».

La Cisl Campania in questa situazione dunque non se la sente di scagliarsi contro questi 250-300 tirocini “proroga” che sistemeranno, almeno per 6 mesi, i “precari della giustizia”: «Il problema non è che il protocollo va contro la circolare del ministero del Lavoro, il problema è che è uno strumento tampone» denuncia la Lucci: «Il ministero dovrebbe ammettere di aver fallito nella strategia della nuova occupazione per i giovani. Potrei fare almeno cento di esempi nel Paese nelle altre regioni dove i governatori si sono inventati uno strumento per poter dare una risposta al territorio e non perdere le risorse». 

Resta sullo sfondo la domanda sulla opportunità di fare un nuovo tirocinio per chi tirocinante lo è da anni, senza alcuna prospettiva di essere assunto né direttamente né tramite un concorso, violando una circolare del ministero del Lavoro e rischiando oltretutto di illudere i partecipanti che questo possa essere un nuovo step verso la tanto agognata assunzione. 

Marianna Lepore

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