Stagisti 50enni nei tribunali, nel Milleproroghe l'ok all'ultima tranche: «Ora però si trovi una soluzione»

Tirocinanti, molti di loro cassintegrati o persone in mobilità anche over 50, usati negli uffici giudiziari per coprire i vuoti di organico: la Repubblica degli Stagisti ha raccontato qualche settimana fa la storia dei "precari della giustizia", mettendo in luce anche lo strano sistema con cui questi tirocini sono stati prorogati nel tempo, con l'utilizzo di termini come “completamento” e “perfezionamento”. Nella realtà dei fatti, un unico lungo percorso partito nel 2010 che ha illuso e continua a illudere (e a far perdere tempo prezioso) a quasi tremila persone.

Oggi c’è una buona notizia per questi tirocinanti. È ripreso, infatti, un ulteriore step del “perfezionamento” del tirocinio. Altre 50 ore che si concluderanno a febbraio. A cui si aggiungeranno le ultime 230 ore di tirocinio come previsto dal decreto mille proroghe approvato ieri definitivamente in Senato. In cui, semplicemente, si estendono i termini per lo svolgimento del tirocinio dal 31 dicembre 2014 – poi già esteso al 28 febbraio 2015 – fino al 30 aprile di quest’anno. Dando un po’ di tranquillità ai tanti tirocinanti che negli ultimi anni sono entrati e usciti dai tribunali e ne hanno permesso il funzionamento.

Un ritorno negli uffici giudiziari che Sergio Lo Giudice del Partito democratico, membro della Commissione giustizia del Senato definisce «sicuramente positivo» anche perché quel residuo di ore «era stato finanziato già con la legge di stabilità del 2014. Ma è chiaro che questo non risolve il problema in prospettiva», spiega alla Repubblica degli Stagisti. Una considerazione, quella sul futuro, condivisa da Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, che osserva: «Il punto vero è che fine faranno questi lavoratori al termine della fase del tirocinio formativo, tra l’altro lunghissimo, per la stragrande maggioranza di loro iniziato nel 2010». E senza giri di parole afferma che questo nuovo step «è una cosa che gli spetta perché è la fase finale del tirocinio partito con risorse 2014, quindi siamo nella normalità». Forse una delle poche cose normali di questo percorso, partito ben quattro anni fa e prolungato nel tempo nonostante i limiti di legge per i tirocini, proroghe comprese, sia di 12 mesi.

«È paradossale che sia accaduto all’interno proprio degli uffici giudiziari. All’amministrazione chiediamo come sia potuto succedere» osserva Fracassi, che ripercorre il percorso dei tirocini partiti con le convenzioni delle regioni e continuato con il passaggio e l’accentramento sul versante del ministero della giustizia. Il segretario confederale Cgil si anima nel dire quanto sia «inaccettabile che si faccia un’operazione per cui un tirocinio formativo sfori abbondantemente quelli che sono i limiti di legge solo perché non si vuole trovare una soluzione». 

Una soluzione che il senatore Lo Giudice, invece, in parte giustifica spiegando alla Repubblica degli Stagisti che dal punto di vista formale «sono stati due anni di tirocinio più uno di perfezionamento che ha permesso almeno per un altro anno a questi lavoratori di sbarcare il lunario. Si è trovata una formula legale che dal punto di vista dello spirito della norma si vorrebbe evitare, rapporti di lavoro configurati come tirocinio, per evitare di mandare a casa queste famiglie rispetto a cui non c’era alcuna possibilità di assunzione».

Il punto centrale, infatti, è proprio questo: negli enti pubblici si accede tramite concorso, quindi prorogare nel tempo dei tirocini specie per persone in cassa integrazione o età avanzata significa inevitabilmente far nutrire false speranze su un’eventuale assunzione. «Questa è stata la principale obiezione di chi in questi anni è stato contrario a far proseguire questo tirocinio» specifica Lo Giudice che poi, però, mitiga: «In una organizzazione ottimale della pubblica amministrazione e del settore giustizia, in cui gli uffici sono in organico, e in un contesto del mondo del lavoro in cui ogni cittadino possa avere la giusta retribuzione, è chiaro che non ha senso far fare un tirocinio a un 40-50enne in cassa integrazione. Sarebbe opportuno farlo fare a un ventenne e trovare un lavoro a un cinquantenne. Ma in una situazione di forte crisi economica, con un sotto organico ingestibile della pubblica amministrazione, si è fatta di necessità virtù e un tirocinio ha consentito agli uffici di portare avanti il loro lavoro e a tremila famiglie di avere un minimo di reddito»

Di tutt’altro avviso Gianna Fracassi che definisce «inaccettabile» un inquadramento come tirocinante anche per cinquantenni in cassa integrazione da anni. «Non ha senso l’utilizzo di questo personale attraverso percorsi di stage quando è evidente che per diventare dipendenti pubblici il percorso è quello del concorso. Ed è inaccettabile soprattutto perché lo Stato forma personale, tra l’altro in una situazione di vacanza di organico visto che negli uffici giudiziari mancano intorno alle 9mila unità in tutta Italia. Come Cgil crediamo che si debba trovare una soluzione e la cosa più sensata è l’utilizzo fuori dal percorso di tirocinio e all’interno di un perimetro contrattuale di questo personale». E c’è un altro aspetto di cui, secondo Fracassi, amministrazione e ministero sono al momento colpevoli: la contrapposizione tra questi tirocinanti e il personale interno che ha diritto alla riqualificazione. Risorse diverse che non possono essere mescolate e per cui la Cgil trova assurdo che in condizioni di carenza di personale si approfitti della lotta tra lavoratori per creare ulteriori divisioni.

A chi ribatte che per stabilizzare queste persone siano necessarie risorse che dovevano essere inserite nella legge di stabilità e che in tempi di crisi non è facile trovare, Gianna Fracassi risponde che ci sono anche altre possibilità che proprio la Cgil ha avanzato. «Esiste il Fondo unico di giustizia che è alimentato dalle confische di beni mobili e denaro liquido. Per una legge dello Stato questo Fondo unico giustizia, che ha una certa consistenza, può essere utilizzato dai ministeri della giustizia e dell’interno per garantire la funzionalità degli uffici giudiziari e amministrativi. La nostra proposta,» continua il segretario confederale «che abbiamo già fatto al Governo, è di utilizzare queste risorse per garantire l’efficienza degli uffici giudiziari, utilizzando una norma che già c’è».

Di fatto, però, la richiesta della Cgil di una contrattualizzazione ad oggi non ha ancora avuto risposta ed è lo stesso Lo Giudice ad osservarlo. «Il governo continua a ribadire di non voler considerare quel tirocinio come l’anticamera di un’assunzione. Il ministro Orlando rispondendo a una mia domanda fatta durante la relazione annuale sull’amministrazione della giustizia in Senato ha detto che vede due possibilità per questa platea di tirocinanti: che lo stage possa essere considerato con un punteggio aggiuntivo in caso di futuri concorsi o che almeno una parte di questi 2600 ex tirocinanti ormai formati siano utilizzati nell’avvio del nuovo ufficio del processo, che è quella nuova struttura che affianca il giudice nella gestione delle pratiche». Ma anche in questo caso, come il senatore Pd dichiara alla Repubblica degli Stagisti, il ministro ha precisato che si tratterebbe solo di un accompagnamento e non di un’assunzione.

Ipotesi che non sono approvate dalla Cgil: «Il ministro potrebbe iniziare a pensare che questo personale è una risorsa su cui proprio lo Stato ha speso. Ma non dovrebbe dirci, come ha fatto, che si faranno mille assunzioni. Perché quelle fanno parte del concorso, che va bene, ma è un percorso lungo. Nel frattempo vanno trovate soluzioni per questi lavoratori che sono per metà ex cassintegrati e per l’altra metà giovani laureati. Un’operazione di questo tipo, quindi, avrebbe un risvolto positivo anche sul versante del rinnovamento».

Le mille assunzioni di cui parla Fracassi sono uno degli altri problemi con cui si scontra l’eventuale ingresso di questi lavoratori negli uffici giudiziari, ed è anche il senatore Pd a evidenziarlo. C’è, infatti, la necessità di ricollocare il personale in esubero da altre amministrazioni, in particolare i lavoratori delle province, e il concetto contenuto nella legge di riforma della giustizia secondo cui anche i laureati in giurisprudenza che vogliono avviarsi a una carriera in magistratura possono essere utilizzati in uno stage nell’ufficio del processo. «È una situazione molto complicata ed è giusto evitare di creare false aspettative» osserva davanti a questi dati il senatore Lo giudice.

Su un punto, però, sono entrambi d’accordo: il lavoro a intermittenza di questi tirocinanti incide negativamente sul funzionamento della macchina della giustizia. «Gli uffici giudiziari avrebbero bisogno di un organico strutturato» dice il senatore Pd, a cui fa eco il segretario confederale Cgil che aggiunge: «Si fa un gran parlare dello stato della giustizia in questo Paese. Ecco si dovrebbe anche andare a vedere le condizioni di lavoro del personale. Questi tirocinanti stanno dando il massimo in una condizione di carenze di organico pesantissima». Per questo la Cgil chiede che si attivi un percorso che porti alla stabilizzazione di questi quasi tremila tirocinanti. 

La partita, dunque, è ancora aperta. E per quanto creare dei percorsi di favore per questi lavoratori possa sembrare ad alcuni sbagliato, c'è anche chi evidenzia che non farlo significherebbe buttare al macero quattro anni di risorse investite su personale che andrebbe a ingrossare di nuovo le fila dei disoccupati, nonostante una professionalità acquisita e largamente difesa da presidenti di corti d’appello di tutta Italia.   

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