Il patto per lo stage punto per punto

COSA PREVEDE IL “PATTO PER LO STAGE”

Chi firma il Patto si impegna innanzitutto a redigere, promuovere e auspicabilmente portare ad approvazione entro la fine di luglio 2013 una legge nella propria regione che regolamenti la materia degli stage extracurriculari.
La legge dovrà accogliere fedelmente le linee guida sullo stage definite dalla conferenza Stato-Regioni, aggiungendo i seguenti punti migliorativi:

stage lavoro1. Definire una indennità minima non inferiore a 500 euro al mese che dovrà essere corrisposta agli stagisti da tutti i soggetti ospitanti – sia che siano imprese private, sia che siano enti pubblici o associazioni non-profit

2. Vietare gli stage per mansioni di basso profilo (e/o ripetitive e/o meramente esecutive) e comunque non di concetto, o stabilirne la durata massima a un limite di 2 mesi. Basta con gli stage per commesse, operai, benzinai, baristi!

3. Collegare e vincolare il numero massimo di stage (conteggiandoli ovviamente tutti: curriculari ed extracurriculari) attivabili all’interno di imprese private al numero di apprendistati attivi in quella data azienda, in modo da favorire e incentivare l’apprendistato come forma contrattuale privilegiata di inserimento lavorativo.

4. Ridurre drasticamente i soggetti abilitati ad agire da soggetti promotori di stage, in modo che essi si riducano a: scuole, università ed enti riconosciuti (abilitati al rilascio di titoli di studio), centri per l’impiego, agenzie per il lavoro. La proliferazione di soggetti promotori rende il fenomeno incontrollabile. Inoltre responsabilizzare i soggetti promotori, attribuendo loro esplicitamente il compito di garantire la qualità formativa dello stage e la coerenza della durata dello stage con le mansioni da apprendere, prevedendo anche la possibilità di sanzionarli, sospendendo temporaneamente la loro autorizzazione a promuovere stage, in caso emerga che hanno promosso stage impropri (sostitutivi di contratti di lavoro).

Inoltre, ogni firmatario si impegna a:

- Promuovere la realizzazione di un database su base regionale, una “anagrafe degli stage” che registri ogni attivazione, svolgimento ed esito di ogni tirocinio svolto sul territorio (sia curriculare sia extracurriculare) in modo da ottenere un monitoraggio pubblico e trasparente rispetto all’utilizzo di tale strumento

- Vigilare su tutti i programmi di stage finanziati dalla propria Regione, anche con i fondi FSE, con l'obiettivo primario di impedire che siano utilizzati come ammortizzatori sociali impropri, e/o per favorire determinate imprese e/o per coprire buchi di organico in enti pubblici fornendo alle une e agli altri stagisti a costo zero.

- Richiedere che ogni progetto che preveda l’utilizzo di soldi regionali per pagare indennità agli stagisti sia obbligatoriamente vincolato a che il soggetto ospitante eroghi allo stagista una cifra almeno analoga (secondo il principio 50-50)

- Contrastare ogni utilizzo di fondi pubblici in progetti di tirocinio che prevedano una ricompensa monetaria ai soggetti ospitanti per la formazione impartita agli stagisti. Le aziende e gli enti pubblici non devono mai guadagnare dal fatto di ospitare stagisti.
- Promuovere l'erogazione di incentivi economici da parte della Regione per la stabilizzazione degli stagisti, con premi in denaro o sgravi per ogni stagista assunto con contratto di lavoro subordinato al termine dell'esperienza formativa

- Perorare una riduzione delle durate massime degli stage, con l'obiettivo di arrivare a indicare il massimo di 6 mesi, proroghe comprese, per tutti gli stage: sia quelli “formativi e di orientamento” sia quelli “di inserimento/reinserimento lavorativo”.

- Concordare con scuole, università ed enti di formazione del territorio un accordo che assicuri garanzie minime (a cominciare da un'indennità minima di almeno 250 euro al mese) anche agli stagisti curriculari, cioè coloro che svolgono stage durante un percorso di studi (e che dunque restano esclusi dalle leggi regionali sollecitate dalla conferenza Stato-Regioni sui tirocini extracurriculari).

- Lavorare per l'istituzione di un tavolo permanente in Regione, che comprenda rappresentanti dei sindacati, delle università, dei centri per l'impiego, degli ispettorati del lavoro, nonché le realtà non istituzionali più rappresentative, per monitorare l'utilizzo dello stage in Regione, focalizzare i settori maggiormente a rischio abuso, orientare le politiche regionali in questo senso.

Infine, ogni firmatario si rende disponibile a:

- promuovere iniziative, convegni, dibattiti sul proprio territorio sulla tematica dello stage e del lavoro per i giovani

- rispondere e aggiornare regolarmente la Repubblica degli Stagisti rispetto al proprio operato nel raggiungimento degli obiettivi.


Ovviamente il patto può essere sottoscritto anche da presidenti di Regione, assessori e consiglieri già in carica, sulla base delle medesime condizioni.

COSA OFFRE IL PATTO PER LO STAGE

La Repubblica degli Stagisti nella sua sezione «Patto per lo stage» offrirà visibilità a tutti quei governatori, consiglieri, o candidati governatori/consiglieri che avranno sottoscritto il documento, valorizzando il loro impegno.

CHI HA IDEATO E PROMUOVE IL PATTO PER LO STAGE

La testata giornalistica online Repubblica degli Stagisti e il suo direttore, la giornalista Eleonora Voltolina.

TRASPARENZA

L'elenco dei sottoscrittori del Patto verrà pubblicato e costantemente aggiornato, suddiviso per Regione, sul sito www.repubblicadeglistagisti.it


Per informazioni e per sottoscrivere il patto scrivere a:

direzione@repubblicadeglistagisti.it

Specificando il proprio nome e cognome, la Regione dove si è candidati e/o già eletti, il partito o lista civica di riferimento

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