Un tarantino a Cambridge: «Qui in Inghilterra se vali ti assumono, perché in Italia no?»

Ci sono ancora pochi giorni, fino al 28 marzo, per candidarsi ai tirocini Leonardo Unipharma: 82 borse di studio per uno stage di 24 settimane presso un centro di ricerca europeo. Mario Iurlaro ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza all'università di Bologna e poi quella a Cambridge.

 

Ho 26 anni e sono nato e cresciuto a Taranto, città dei due mari... e dell'Ilva. Mi sono diplomato al liceo scientifico e sono "emigrato" a Bologna per studiare Biotecnologie. stage lavoroHo sempre avuto una passione per la biologia, e nonostante qualche tentennamento, principalmente a causa dei dubbi sugli eventuali sbocchi lavorativi, Biotech è stata la mia prima e unica scelta. Andare via da Taranto è stata una mossa obbligata e il desiderio di indipendenza ha fatto il resto. A Bologna ho trascorso anni fantastici da un punto di vista personale e formativo. I miei genitori sono entrambi insegnanti di scuola, quindi non posso dire di aver seguito le loro orme - anche se mia madre è laureata in Biologia, e quindi in questo senso è riuscita a trasmettermi questa passione. A eccezione di qualche lavoretto occasionale, non ho mai avuto un impiego vero e proprio durante gli anni universitari e ho potuto mantenermi solo grazie al supporto dei miei genitori, che ho cercato di ripagare almeno in parte mantenendomi in linea con gli esami.
Dopo la laurea triennale ho continuato con la magistrale in Biotecnologie molecolari.
Questa è strutturata in maniera tale per cui la maggior parte degli esami sono concentrati nel primo anno, mentre il secondo è lasciato quasi interamente all'internato in laboratorio per la preparazione di una tesi scientifica. Dopo aver svolto i quattro mesi di internato richiesti per la triennale in un ottimo laboratorio di biologia molecolare a Bologna - un'esperienza molto positiva che mi ha fornito le basi della vita quotidiana in laboratorio - ho approfittato della possibilità di svolgere un ulteriore periodo di internato per la magistrale all'estero e mi sono trasferito per quasi un anno a Oxford, dove ho lavorato al dipartimento di Biochimica di un laboratorio che si occupa di genetica molecolare. È stata un'esperienza fondamentale per la mia formazione e che ha in parte indirizzato le mie decisioni, perché mi ha permesso di migliorare sensibilmente l'inglese, di conoscere un modo di lavorare diverso, di confrontarmi con culture differenti e di avere a che fare per la prima volta con la ricerca scientifica targata Uk. L'internato non era retribuito, e dall'università ho ricevuto una borsa di studio di mille euro complessivi per l'intera durata della tesi. Ho imparato molto durante quel periodo, avendo totale indipendenza lavorativa e responsabilità completa sul mio progetto di ricerca. Avrei avuto la possibilità di restare anche per il dottorato, ma non ero convinto al 100% di voler fare ricerca in quel particolare campo e quindi ho preferito rientrare in Italia e cercare altre alternative.
Tornato a Bologna, mi sono laureato nel marzo del 2011, una settimana prima della scadenza per presentare domanda per la borsa Leonardo Unipharma Graduates, di cui avevo saputo tramite amici e anche attraverso servizio dell'università (AlmaLaurea). Mi hanno scelto e ho ottenuto una borsa di 4200 euro, per andare in un laboratorio a Cambridge specializzato in epigenetica. Prima di partire nuovamente per l'Inghilterra, nell'agosto del 2011, ho passato circa due mesi nello stesso laboratorio bolognese in cui avevo svolto il mio internato per la triennale, cercando per quanto possibile di dare una mano su un progetto che scaturiva dalla mia precedente esperienza lì.
A Cambridge mi sono ambientato molto velocemente, anche grazie alla cospicua comunità italiana presente costituita anche da ex o nuovi vincitori di borsa Leonardo.
Ho avuto un rapporto ottimo con il mio tutor, il group leader e con gli altri colleghi di laboratorio. Il progetto che mi è stato affidato era in linea con le attese e fortunatamente è stato molto positivo da un punto di vista scientifico. L'Inghilterra è un ottimo posto per fare ricerca perché è ben finanziata, il clima è stimolante, il lavoro è molto intenso ma non eccessivamente frenetico o competitivo. È per questo che durante questi mesi ho inviato alcune domande per borse di dottorato nell'area di Cambridge e Londra, tra cui una per la borsa Marie Curie che mi avrebbe consentito di rimanere nel laboratorio in cui mi trovavo. Ho avuto la fortuna di vincere, e la doppia fottuna che - poiché la borsa di dottorato aveva come inizio ottobre 2012 e la borsa Leonardo terminava invece parecchi mesi prima, a febbraio - mi venisse offerto un contratto di sei mesi con una retribuzione di circa 1400 sterline mensili, per rimanere nel laboratorio coprendo così i mesi tra le due borse e permettendomi di continuare a lavorare sul mio progetto di ricerca.
In generale consiglio a tutti i neolaureati il progetto Leonardo perché permette di fare un'esperienza in un paese straniero, conoscere lingua e culture diverse, e apre molte porte a livello lavorativo.
Attualmente sono al mio primo anno del PhD all'università di Cambridge, un'opportunità grandiosa che voglio sfruttare al massimo. La mia aspirazione è di continuare a lavorare nell'ambito della ricerca accademica e infatti tutte le mie decisioni sono state prese in funzione di questo desiderio. Allo stato attuale credo che essere qui sia la cosa migliore per la mia formazione e per la mia carriera. Mi piacerebbe un giorno tornare in Italia, ma solo a determinate condizioni - che purtroppo il sistema di ricerca italiano al momento non consente. 
Molti dei miei amici sono o sono stati coinvolti in stage, e dai loro commenti deduco che la situazione non è delle più rosee. Uno stage dovrebbe essere un periodo di formazione con lo scopo finale dell'assunzione dello stagista, ma troppo spesso diventa invece un modo per le aziende di avere lavoro a costo basso (se non nullo) da rimpiazzare poi con un successivo stagista, a prescindere dal suo valore e dalle sue qualità. Il problema non è avere il posto fisso perché quella è una mentalità superata che non è più conciliabile con il mondo lavorativo attuale, bensì ottenere una vera mobilità lavorativa in cui contratti possano essere anche brevi, ma ci sia la consapevolezza che chi vale trova qualcuno disposto ad assumerlo in base alle sue competenze. Molti dei ragazzi che hanno fatto il Leonardo a Cambridge in azienda sono stati assunti, con contratti di un anno o anche a tempo indeterminato, perché hanno dimostrato qualità che diventano poi valore aggiunto per l'azienda. Perché mandare via un buon dipendente? È talmente logico che c'è da stupirsi che le cose troppo spesso non funzionino in questa maniera nel nostro Paese. Nel campo della ricerca la situazione è ancora diversa, perché in Italia la maggior parte viene realizzata nell'università e tutto viene gestito a livello di concorsi statali: ci sarebbe da scrivere un libro sui problemi del sistema e sulle possibili soluzioni...

Testo raccolto da
Ilaria Mariotti

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