Attenzione agli stage negli asili nido, spesso sono un paravento per lo sfruttamento: la testimonianza di Michela Gritti

Dopo il diploma ad indirizzo psico-pedagogico, mi sono laureata l'anno scorso - a 24 anni - in scienze e tecniche psicologiche (triennale) all'università di Bergamo. Già mentre studiavo mi  ero resa conto che non mi sentivo portata per la psicologia: lo psicologo osserva molto e interviene poco, io invece avrei preferito un lavoro più a contatto con le persone. Per questo motivo ho abbandonato l'idea della specialistica e mi sono avvicinata all’idea di lavorare nel mondo del sociale: ho fatto qualche mese di volontariato con gli anziani di una casa di riposo, un anno di volontariato coi bambini ospedalizzati e un tirocinio universitario in un centro diurno per disabili. Dopo la laurea ho deciso di svolgere il servizio civile presso il Telefono Azzurro. Per un anno ho risposto al telefono, sono andata nelle scuole primarie a promuovere dei laboratori di prevenzione al bullismo e all’abuso sessuale, ho fatto assistenza presso un istituto a custodia attenuata per mamme detenute con prole fino a tre anni. Insomma a settembre 2009, terminato il servizio civile, mi sono buttata alla ricerca di un lavoro con la consapevolezza di non essere proprio priva di esperienza. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma non volevo demoralizzarmi prima ancora di aver iniziato. Ho risposto a una cinquantina di annunci ma non ha richiamato nessuno, se non per dirmi che avrebbero tenuto buona la mia candidatura (eventualmente) in futuro.
Finchè, cercando sconsolata su internet, ho trovato un annuncio di un nido milanese che diceva testualmente: «Stage retribuito per aspiranti educatori asilo nido»: senza specificare durata, orari, retribuzione. Il termine “stage” non mi convinceva ma associato al termine “retribuito” mi ha fatto sperare in qualcosa di più consistente di un semplice rimborso. Ho deciso di contattare l’asilo per avere informazioni e mi hanno risposto così:  «L'impegno per lo stage sarà di un tempo non inferiore ai sei mesi e con un impegno giornaliero dal lunedì al venerdì per 5 ore su turni, e verrà retribuito con un rimborso spese forfaittario». Mi offrivano 200 euro al mese: una proposta irricevibile, tenendo conto che solo l’abbonamento alla metropolitana ne costa 64. Ho rifiutato.
Poco dopo, ecco la seconda proposta, sempre trovata su internet. Nella sezione “Lavora con noi” del sito di un'associazione che si occupa di bambini c'era un annuncio che diceva: «Cerchiamo due persone per uno stage di 6 mesi a partire da gennaio 2010, da inserire in un progetto di accoglienza per bambini 0-3 anni a Milano. E’ previsto un rimborso spese. Mansioni principali: assistenza personale educativo e assistenza nella progettazione educativa. L’impegno è full time da lunedì a venerdì dalle ore 8:30 alle ore 17:30. Requisiti fondamentali: età 20-27 anni; laurea o studi universitari, ambito psicologico e/o pedagogico; esperienza di lavoro con bambini; buona conoscenza scritta e parlata della lingua inglese; conoscenza del sistema operativo Windows e delle sue principali applicazioni; predisposizione ed interesse personale verso i temi della giustizia, della pace e della solidarietà; spirito di iniziativa, auto-motivazione, flessibilità, capacità di lavorare individualmente e in gruppo, buone doti relazionali, entusiasmo e spirito di squadra». Niente di meno! Ho mandato anche a loro una e-mail per chiedere precisazioni sul rimborso spese e sull’orario. La risposta è stata: «Lo stage si svolge presso un asilo nido a Milano che per le caratteristiche è molto più vicino ad un centro di  accoglienza. Il rimborso spese è previsto sui 200 euro circa al mese». Ho rifiutato anche questa proposta.
Qui aggiungo una riflessione: non bisognerebbe mai dimenticare che c'è differenza tra lavoro e volontariato. E invece questa offerta di stage in cui mi sono imbattuta, considerando anche che veniva proposta da una onlus, sostanzialmente era più una ricerca di volontari che di stagisti. Prova ne sia che la persona che mi ha risposto via email era il responsabile della sezione Volontari dell'associazione! A mio avviso, attraverso questi stage loro cercano di pilotare la situazione, e di reperire volontari "extraqualificati". Invece cioè di accogliere persone qualunque che vogliono fare volontariato, mettono l'annuncio di stage e così potranno trovare persone già esperte, come nel mio caso, e poter in questo modo disporre volontari di un certo tipo, dando loro l'illusione di essere "stagisti".
Ma perché a me, che ho già una buona formazione e una discreta esperienza, offrono uno stage anziché un lavoro? Ne ho davvero bisogno? Capire quali requisiti servono per lavorare negli asili nido è un'impresa. Conosco quattro ragazze che lavorano in questo tipo di strutture, e ognuna ha un titolo diverso: istituto alberghiero, istituto professionale "operatore dei servizi sociali", triennale in psicologia, laureanda in psicologia… un tempo esistevano solo le magistrali, ora quanta confusione inutile! Una di queste mie conoscenze, quella con il diploma di istituto professionale che in asilo nido ci lavora da sei anni, mi ha consigliato vivamente di «evitare le esperienze di tirocinio-sfruttamento» parole sue «anche perchè di solito lo fanno le persone che stanno ancora frequentando l'università, e in ogni caso non sarà quell'esperienza che ti farà entrare nel mondo del lavoro al nido». Io giro questo consiglio a tutti i lettori della Repubblica degli Stagisti interessati, come me, a questa professione. Diffidate degli asili che vi offrono stage molto lunghi con rimborso spese molto basso: quello che cercano nella maggior parte dei casi è un'educatrice a costo zero!

Testimonianza raccolta da Eleonora Voltolina


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