Stop agli stage curriculari in Piemonte se non correlati a crediti formativi, gli atenei rivendicano: «Siamo autonomi in queste decisioni»

«Ho trovato in modo autonomo uno stage molto interessante che non è nel carico didattico ma il Politecnico di Torino mi ha detto che in virtù della delibera regionale del 3 giugno 2013 non si possono più attivare gli stage extracurriculari e per farlo devo interrompere gli studi e iscrivermi al collocamento, è così?» scrive un lettore alla redazione della Repubblica degli Stagisti. Negli stessi giorni un'altra lettrice si fa avanti: «Ho trovato una grande azienda disponibile a farmi svolgere uno stage che non è nel mio carico didattico perché sono ancora alla laurea di primo livello. stage lavoroAllo sportello job placement non mi hanno dato i documenti per la convenzione perché dovrei aspettare la laurea a marzo e dopo incominciare il tirocinio curriculare. È vero che se sospendo la carriera degli studi posso effettuare lo stage extracurriculare?»
La Repubblica degli Stagisti decide di raccogliere la richiesta di Help dei due lettori e approfondire per capire che cosa sta succedendo in Piemonte anche perché le spiegazioni date agli studenti sembrano abbastanza deboli e imprecise.
Gli stage di cui parlano questi giovani sono, infatti,
stage curriculari ossia tirocini formativi e di orientamento la cui finalità, come spiega la circolare del ministero del lavoro del settembre 2011, non è direttamente quella di favorire l'inserimento lavorativo. Tali stage possono essere svolti «nel periodo di frequenza del corso di studi anche se non direttamente in funzione del riconoscimento dei crediti formativi». La circolare porta come mero esempio, non esaustivo, quello dei tirocini svolti per la stesura della tesi di laurea.
Possibile che adesso in Piemonte agli studenti universitari venga invece impedito di fare stage se non correlati a crediti formativi? La cosa andrebbe appunto contro le indicazioni fornite in materia dal ministero del lavoro attraverso quella circolare.

La
Repubblica degli Stagisti ha quindi interpellato le università individuando gli interlocutori giusti: Monica Pastetta, responsabile delle attivazioni delle convenzioni al Politecnico, e Adriana Luciano, presidente della commissione per l'orientamento, il tutorato e il placement all'università degli studi di Torino. Ricevendo da entrambe una risposta sorprendente: sì, è vero. Queste due università piemontesi hanno deciso autonomamente di vietare gli stage curriculari non correlati a cfu, andando esplicitamente contro la circolare ministeriale.
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Attiviamo i tirocini solo se correlati a crediti formativi o correlati allo svolgimento della tesi. Poi applichiamo i post laurea secondo la normativa della Regione Piemonte» dice Pastetta. «Non attiviamo durante il percorso di studi quelli che sono fuori dal carico didattico», che dunque si configurerebbero secondo il Politecnico di Torino, in senso stretto, «come extracurriculari. Non li attiviamo perché abbiamo avuto diverse contestazioni da parte delle aziende che non avrebbero comunque attivato un extracurriculare perché avevano paura di dover contribuire un'indennità e quindi ci pareva che fosse corretta l'interpretazione curricolare prevista nel corso di studio e il post laurea retribuito».
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L'orientamento generale è di connetterli ai crediti formativi perché questo ci permette di collocarli precisamente nel loro alveo» le fa eco Adriana Luciano dell'Unito. «I tirocini curricolari sono parte del processo formativo e devono quindi essere governati dalle strutture didattiche. Noi dobbiamo garantire la qualità ma non chiedere nulla alle aziende se non la collaborazione a favorire la formazione degli studenti». E se la Regione, sollecitata proprio dal Politecnico nelle scorse settimane a dare chiarimenti sull'applicazione della sua legge regionale in materia di tirocini, decidesse di dare indicazioni precise, invitando gli atenei piemontesi a rispettare i dettami della circolare ministeriale e dunque ad attivare stage curriculari in favore dei propri studenti anche senza una diretta correlazione con crediti formativi?
In realtà l'eventualità è molto remota, perché la Regione ha la competenza solo sui tirocini extracurriculari: difficile dunque che si metta a sentenziare su quelli curriculari, indicando alle università del suo territorio come comportarsi. E comunque indicazioni di questo tipo verrebbero
«restituite al mittente. La Regione non ha competenze in materia di istruzione universitaria. Come università siamo gelosissimi della nostra autonomia e rigidissimi sulle nostre competenze. Siamo noi gli unici responsabili del tipo di formazione che diamo agli studenti e di come escono i laureati» sbotta la Luciano: «Possono criticarci, è consentito, ma non possono intervenire sulle nostre decisioni. È come se io pretendessi di decidere sull'organizzazione degli uffici regionali: non esiste».
Molto più morbida la posizione
del Polito: «Abbiamo avuto degli scambi telefonici con la richiesta di chiarimenti alla Regione, ma nessuna risposta scritta. Siccome nella tabella allegata alla norma regionale traspariva questa volontà di definire i curriculari come quelli previsti dal percorso di studi, allora rientra in un piano di offerta formativa ed è evidenziato con dei crediti. Non abbiamo niente nei piani formativi che non abbia un requisito di riconoscimento in forma di credito» dice la Pastetta. Se la Regione, però, desse un'indicazione chiara sulla possibilità di attivare tirocini curriculari anche non legati ai crediti formativi «sicuramente applicheremo l'integrazione alla delibera che è stata fatta, ma deve arrivare in forma scritta perché solo a scambio di parole non è definito e sopratutto non lo è in modo univoco a livello regionale».
Di tutt'altro avviso è la Luciano che sull'eventualità di un chiarimento da parte della Regione ribadisce: «
Non possono intervenire su questa materia, su questo punto sono molto drastica. L'ho anche comunicato in commissione. Noi ci sottoponiamo senza discutere alle regole imposte dal ministero del lavoro e dalla Regione per i tirocini extracurriculari perché questa è materia di regolazione del mercato del lavoro. Ma i tirocini curricolari sono sotto la piena responsabilità e giurisdizione delle strutture didattiche
e quindi non ci interessa assolutamente niente cosa pensa la Regione o il ministero, perché i curricolari sono una parte del piano di studi degli studenti e ne siamo totalmente responsabili come di ogni altra attività didattica».
Quindi uno studente che ha trovato un'azienda disponibile a fargli fare un tirocinio, ma ha già completato quelli previsti dal suo percorso di studio che deve fare? «Non può attivarlo con noi» dice Pastetta. «Lo mandiamo al centro per l'impiego dove risulterà inoccupato; sarà il cpi che si occuperà di garantirgli una copertura per l'inserimento in stage». E gli studenti che raccontano di essersi sentiti dire che avrebbero dovuto sospendere la carriera universitaria per iscriversi ai centri per l'impiego? Pastetta è categorica: «Noi non abbiamo mai dato indicazioni di questo tipo, non abbiamo interessi che la sospendano, ma che la portino a conclusione e in tempi rapidi. Mai avremmo dato questa informazione. Potranno attivare il tirocinio con i requisiti che deve garantire un centro per l'impiego». Su questo punto anche la professoressa Luciano è d'accordo. «Non c'è assolutamente bisogno che uno studente ansioso di svolgere un tirocinio mentre studia interrompa la carriera universitaria: i nostri studenti possono anche lavorare a tempo pieno. Quindi potrà iscriversi al centro per l'impiego, anzi un tempo lo facevano praticamente tutti perché dava alcuni benefit. L'importante è frequentare le attività didattiche e rispondere alle richieste del corso di laurea, ma la vita privata dello studente è un fatto che non può certo riguardare il suo percorso di studi».
Rassicurazioni, quindi: agli studenti che hanno finito gli stage presenti nel loro carico didattico sarà possibile in definitiva iscriversi al centro per l'impiego e attivare attraverso questo il tirocinio desiderato, senza dover sospendere gli studi.
Resta da capire cosa ne pensino il ministero del Lavoro e sopratutto quello dell'istruzione di fronte a questa insubordinazione conclamata e rivendicata: davvero secondo l'ordinamento giuridico vigente non vi è la possibilità per queste due istituzioni di definire la organizzazione e gestione dei tirocini curriculari attivati dalle università?


Marianna Lepore


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