Stage al Parlamento Ue: «A Lussemburgo una delle esperienze migliori che possano capitare a un neolaureato»

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 17 Set 2016 in Storie

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Chiudono il prossimo 15 ottobre le selezioni per i tirocini Schuman al Parlamento europeo. Circa 1.200 euro il rimborso spese in palio e tre le opzioni disponibili: generale, giornalismo e Premio Sacharov. Qui di seguito la testimonianza di di Ugo Cellamare, che ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza.

Ugo Cellamare, 28 anni. Professione? Boh! No, non è uno scherzo
: se mi chiedessero cosa faccia, non saprei rispondere in maniera più articolata. Laureato in Giurisprudenza all’università di Bari, la mia città natale, oggi sto svolgendo qui la pratica forense presso uno studio legale. Il tutto in attesa di tornare per un “vocational master” nel luogo dove ho vissuto l’esperienza più importante della mia vita. Troppe informazioni, peraltro confuse, tutte insieme: chiedo venia e ricomincio, mettendo un po’ di ordine.

Una volta diplomato senza troppo brillare presso il liceo classico Socrate, uno dei due presenti in città, decisi di iscrivermi a Giurisprudenza, facoltà che consideravo uno sbocco fattibile per via dei miei interessi e delle mie attitudini. Si trattò di una scelta razionale, ma non “di cuore”. Abbastanza confuso sul da farsi, preferii optare per un indirizzo che potesse accontentarmi, piuttosto che concedermi un anno sabbatico per riflettere e ponderare la mossa successiva. A posteriori posso dire che fu un errore, ma il corso di studi è filato via in maniera piuttosto lineare, interrotto solo da due sbandate dovute alla poca convinzione di cui sopra. Una carriera universitaria ordinaria, conclusasi con un buon voto; non eccellente, ma tutto sommato soddisfacente.

Chiuso il sipario sull’esperienza accademica mi sono ritrovato davanti all’annoso dilemma che affligge tanti ragazzi, soprattutto nel nostro Paese: cosa fare?
Il prosieguo naturale sarebbe stato trovare uno studio legale presso cui svolgere il praticantato necessario per abilitarsi alla professione forense ma – sono sincero – non ho mai amato molto l’idea di diventare avvocato. In un’epoca di assoluta crisi per la professione, poi, la voglia era ancora meno. Ciò che ho fatto è cominciare a spulciare ogni sito possibile e immaginabile alla ricerca di annunci interessanti che potessero aprirmi le porte di qualche azienda. Come primo contratto, avrei accettato qualsiasi cosa – sempre nei limiti del dignitoso, s'intende. Nulla di nulla.

Nel corso di una conversazione con un altro ragazzo laureato in Giurisprudenza venni a conoscenza della possibilità di svolgere un tirocinio presso una delle istituzioni comunitarie. Il giorno dopo, grazie ad una semplice “googlata” mi ritrovai sul sito ufficiale dell’Unione europea, per ciò che riguarda l’ambito “recruiting”. Tra i tanti annunci, scovai un link dedicato ai tirocini presso il Parlamento Europeo. Il primo pensiero fu: “Figurati se, tra i tanti, prenderanno proprio me!”. Il secondo, invece: “Diamine, devo sbrigarmi, perché oggi scade il bando!”. Dunque, senza troppa fiducia, inoltrai la mia candidatura per un tirocinio del tipo “Schuman”, corredata da un curriculum e una lettera motivazionale redatti in inglese, e qualche preferenza circa gli uffici in cui avrei voluto svolgere l’attività.

Per qualche settimana dimenticai tutto, proseguendo la ricerca di lavoro. Una mattina di luglio, affaccendato nel disfare i bagagli di ritorno da un soggiorno in Germania, sento squillare il telefono. Numero anonimo. “Il solito call center”, penso. Nonostante ciò, rispondo e, nel giro di qualche secondo, vengo catapultato in uno stato di gioiosa confusione. «La chiamo dal Parlamento Europeo e questo è un colloquio conoscitivo che fa seguito alla sua candidatura per un posto da tirocinante». Venti minuti circa di telefonata con colui che sarebbe
diventato il mio supervisor, qualche domanda sulla mia tesi – elemento che ha fatto la differenza nella sua scelta – e un piccolo test sulla mia conoscenza dell’inglese. Dopo un paio di settimane, ricevo la mail che non dimenticherò mai e che mi comunicava l’accettazione. Destinazione
Lussemburgo, una città deliziosa, ma a molti quasi sconosciuta. Nel giro di un paio di mesi sono lì, al centro dell’Europa, pronto a vivere una delle esperienze migliori che possano capitare a un neolaureato.

Per me si è trattato di un’esperienza pressoché perfetta. “Data Protection Service” era il nome dell’ufficio presso cui ho prestato servizio: una manna per me che avevo discusso la tesi in Diritto internazionale, concentrandomi proprio sull’ambito della privacy e della protezione dei dati personali in relazione alla minaccia terroristica. Non sono stato chiamato a svolgere un compito da 007, sia chiaro. Il mio normalissimo ma soddisfacente lavoro d’ufficio ha previsto un riordino generale del Registro delle notifiche del trattamento di dati personali.

Passando all’ambito squisitamente organizzativo, tutto è studiato in maniera impeccabile. I tirocinanti sono messi a proprio agio fin dall’inizio, con i supervisor pronti ad aiutarli e guidarli in qualsiasi situazione. Inoltre l’ufficio addetto al programma di tirocinio ha personale attento, preparato e disponibilissimo. Onestamente non avrei potuto desiderare di meglio. Gli orari ed i ritmi di lavoro, poi, si sono rivelati tutt’altro che stressanti. Giornata lavorativa dalle 8:30 alle 17:45, con un’oretta a disposizione per il pranzo. La mia personale giornata iniziava alle 6:25, ora in cui suonava la sveglia. Un po’ prestino, certo, ma usando i mezzi pubblici occorre tener presente il traffico lussemburghese di prima mattina.


Lussemburgo. Capitale di uno Stato minuscolo, ultimo Granducato al mondo. Città piccola, piccolissima, ma con uno charme da grande metropoli. Caotica in settimana, calma e godibile nei week-end. A fare la differenza è l'enorme quantità di transfrontalieri che ogni giorno passano i confini dei tre vicini Paesi per recarsi a lavorare nel centro finanziario, o nelle istituzioni. Il processo di ambientamento, per ciò che mi riguarda, è stato rapidissimo. Ho adorato la città e non ho avuto problemi a prendere confidenza con strade e locali. Per la mia stanza in affitto – neanche troppo grande e fornita – pagavo 680 euro al mese, una cifra non bassa, ma neanche il peggio che potesse capitarmi. La scholarship elargita dal Parlamento, 1225 euro al mese, mi ha permesso di vivere piuttosto tranquillamente e di mettere da parte qualcosina. Non ho navigato nell’oro, certo, ma non mi sono trovato affatto male.


Gli aspetti positivi hanno di gran lunga superato quelli negativi. Consiglierei a qualunque neolaureato di svolgere un’esperienza di questo tipo, specie se non propriamente sicuro su cosa voglia dal proprio futuro. Al momento, come dicevo, sto svolgendo la pratica forense in uno studio legale della mia città, in attesa di volare nuovamente verso Lussemburgo per frequentare un corso organizzato dalla Camera di commercio italo-lussemburghese, istituzione prestigiosa e stimata per il ruolo che svolge sul territorio.

Nulla contro il mio Paese, ma preferirei proseguire la mia carriera lavorativa all’estero.
Non posso che rammaricarmi delle condizioni lavorative in cui versano tanti coetanei, impegnati in stage ed esperienze che dovrebbero formarli e che, troppo spesso, si rivelano autentici incubi. Purtroppo, troppi considerano stage e tirocini come occasioni per sfruttare il malcapitato, piuttosto che strumenti di formazione ed inserimento nel contesto lavorativo. Se ripenso ai cinque mesi trascorsi al Parlamento Europeo non posso che ritenermi fortunato.


Testo raccolto da Rossella Nocca

La foto di apertura dell'articolo è di Cédric Puisney in modalità creative commons

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