Lezioni di stage dal Libano: «Si fa solo durante lo studio ed è pagato»

Annalisa Di Palo

Annalisa Di Palo

Scritto il 05 Apr 2015 in Storie

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Mohamad Ghaddar, libanese, oggi consulente SAP per Indra a Roma.

Ho 29 anni e sono nato e cresciuto in Libano, a El Ghazieh. Ho frequentato una scuola superiore ad indirizzo socio economico e al termine, nel 2003, mi sono iscritto alla facoltà di Economia dell'università del Libano. Al terzo ed ultimo anno ho svolto due stage consecutivi, per un totale di tre mesi, occupandomi in entrambi i casi di accounting. Il primo, pagato e con il riconoscimento di crediti formativi, l'ho fatto in una banca, tramite l’università. Il secondo, di due mesi, invece è stata una mia iniziativa: sono stato ospitato in un’azienda di generatori per lavorare ai bilanci d’azienda e ai pagamenti dei fornitori, stavolta senza crediti ma sempre con un rimborso. La somma varia: trattandosi di studenti, alcune aziende rimborsano solo le spese di trasporto, altre invece corrispondono una cifra che va dai 200 ai 400 euro.

A luglio 2007 ho ottenuto l'equivalente della laurea triennale italiana e ho subito trovato lavoro.
 Prima in una ong inglese con una sede nel sud del Libano, dove traducevo conversazioni e testi dall'arabo all'inglese e viceversa, stilavo report e gestivo la documentazione; il tutto per circa 800 euro al mese. Poi dopo un anno ho cambiato e sono passato al ruolo di sales associate in un'altra azienda di generatori, occupandomi di intermediazione acquisti-vendita, relazioni con clienti e fornitori, fatturazione... E dopo un altro anno ancora eccomi al terzo lavoro, stavolta come Research Analyst in una multinazionale di financial news and analysis, dove sono rimasto per tre anni. 

A differenza dell’Italia, il percorso lavorativo dei giovani libanesi non inizia con uno stage. Lo stage si fa solo durante lo studio per acquisire esperienza e crediti formativi. Si comincia subito con un contratto di lavoro
, di solito dopo tre mesi di prova. Rimane vero però che il mercato del lavoro in Libano è piccolo e competitivo, e con la crisi molti laureati hanno iniziato a guardare al Golfo Persico, e oltre.

Nonostante il lavoro andasse bene, dopo cinque anni ho preso una decisione importante: riprendere gli studi, e farlo all'estero
, con la rassicurazione che il mio posto in azienda sarebbe stato ancora disponibile una volta laureato. A  settembre 2012 quindi mi sono trasferito in Italia e ho iniziato un MBA a Roma Tor Vergata - uno dei pochi che prevedeva lo svolgimento dei corsi in inglese.

Tornare all’università, per di più in un Paese straniero, è stato un po’ uno shock, ma piano piano ho preso il ritmo, ho migliorato l'italiano e mi sono integrato al nuovo contesto. Tra i due sistemi universitari ci sono comunque grosse differenze: le università italiane sono molto focalizzate sulla teoria rispetto alla pratica, invece in quelle libanesi c'è più equilibrio, per questo lo stage è obbligatorio durante lo studio. Poi l'interesse principale degli studenti italiani è il voto: ripeterebbero un esame più di due volte, anche copiando, solo per avere un voto più alto. E il fatto che possono riprovarci finché vogliono, anche solo per migliorare il voto, secondo me rende meno oggettivo il sistema di valutazione. In Libano invece lo studente ripete l’esame solo nel caso in cui non l’ha passato, e non può rifiutare il voto. Né
ci sono, in tema di diritto allo studio, agevolazioni su alloggio e mensa universitaria come in Italia, che ho trovato di grande aiuto.   

Il m
io primo e unico stage italiano è arrivato nell'ultimo semestre del master, a febbraio 2014, quando l'università mi ha proposto di candidarmi per una posizione semestrale in area consulting a Roma, presso Indra, multinazionale di consulenza e servizi tecnologici alle aziende. Dopo un paio di settimane dall'invio del cv sono stato contattato per un primo colloquio, in ateneo, poi per un secondo più approfondito in sede. Ho ricevuto la risposta definitiva a metà aprile e il 12 maggio ho iniziato lo stage come SAP consultant, con un rimborso di 500 euro netti al mese e buoni pasto. Ho lavorato su progetti internazionali per gruppi italiani occupandomi principalmente del modulo di cost control di SAP, all'inizio con un po' di difficoltà legate alla lingua, ma tutti si sono dimostrati molto pazienti nelle spiegazioni. Intanto portavo avanti anche il master, che poi ho concluso a ottobre 2014, un mese prima che finisse anche lo stage.

Non ero sicuro cosa aspettarmi dopo, ma quando mi è stato proposto un contratto di apprendistato di tre anni
 ho accettato volentieri [l'80% degli stagisti Indra viene assunto al termine dello stage, ndr]: avrei continuato a lavorare in un'azienda che permette di crescere, con un buon clima di lavoro e con uno stipendio di 1600 euro lordi più buoni pasto, che mi consente di essere del tutto autonomo – divido un appartamento non lontano dalla metro con altri due lavoratori.  Vista la buona possibilità che mi è stata data, per il momento non ho intenzione di lasciare l’Italia: aspiro a continuare il mio percorso di consulente e spero un giorno di ricoprire la qualifica di Project manager. Insomma, non sapendo molto di come si svolge uno stage in Italia, ma giudicando solo la mia esperienza, per me l'ingresso nel mondo del lavoro è stato del tutto indolore.

Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo 

 


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