Istruzione, il bene più prezioso: ricordiamocelo anche noi

Oggi è la festa della mamma, e molti in tutto il mondo utilizzano la visibilità di questa ricorrenza per rilanciare la mesta notizia delle 240 giovani nigeriane rapite da un movimento di fondamentalisti islamici che con tutta probabilità le stanno nascondendo nella giungla, abusando di loro e che forse cercheranno di venderle al mercato nero, o le uccideranno. Ciò che accomuna queste ragazze, ci raccontano i media internazionali, è che erano - sono - studentesse. Giovani donne che stavano - stanno - provando a giocarsi la carta dell'istruzione, in un paese del Terzo mondo, come chance di riscatto, di miglioramento della propria vita e della comunità. Giovani donne che si sono ribellate al dictat del movimento - le ragazze smettano di studiare, il loro posto è dentro casa, dio vuole che restino ignoranti - e che il movimento ha punito con questo rapimento.
stage lavoroPer puro caso in questi giorni sto leggendo Io sono Malala, l'autobiografia della coraggiosa ragazzina pakistana che i talebani hanno cercato di uccidere, un anno e mezzo fa, proprio per il suo attivismo a favore del diritto delle ragazze all'istruzione. Ai talebani é andata male, Malala Yousafzai é fatta d'acciaio, il proiettile le ha bucato la calotta cranica ma non il cervello: e adesso, dopo molte operazioni, lei è più forte di prima, ha parlato alle Nazioni Unite, e chissà, forse seguirà le orme di Benazir Bhutto. Pur essendo sua madre analfabeta, la sua famiglia ha saputo investire sulla sua istruzione - vedendo anche il suo straordinario talento, ma questa è un'altra storia, perché Malala sostiene fortemente che tutte le bambine possano dimostrare un qualche talento, se viene data loro la possibilità di imparare a leggere e scrivere, capire l'inglese e usare il computer.
Che c'entra questo con noi? C'entra. Come molti altri diritti, il diritto all'istruzione viene ormai dato per scontato in Europa e sopratutto in Italia, sottovalutato. Le battaglie compiute nel nostro Paese pochi decenni fa per il diritto a un'istruzione per tutti, pubblica e gratuita, sono finite nel dimenticatoio. Con leggerezza molti giovanissimi (e i loro genitori) disprezzano la scuola, gli insegnanti, lo studio. Una deriva che in alcune Regioni, come la Campania, prende la piega pericolosa dell'abbandono scolastico: l'obbligo di terminare la “scuola dell'obbligo” viene così spesso ignorato, consegnando migliaia di bambini all'ignoranza. In altre Regioni le “apparenze” sono salve, la stragrande maggioranza dei giovani arriva alla maturità o alla qualifica: ma considerandola come un pezzo di carta anziché un investimento sul proprio futuro.
Per esempio il fenomeno consolidato negli ultimi vent'anni delle scuole private “recupero anni scolastici”, naturalmente a caro prezzo, e naturalmente con la promozione degli allievi quasi assicurata, sono una preoccupante cartina di tornasole di quanto in Italia si sia persa la consapevolezza che la scuola é importante per quello che insegna, non per il certificato che dà. Come sia possibile accettare - e autorizzare - scuole che a un ragazzo che è stato bocciato, dimostrando di non riuscire a superare un solo anno scolastico, riescono magicamente l'anno successivo a farne superare due o tre o addirittura quattro insieme, è per me un mistero. Ma i cartelloni pubblicitari che ovunque continuano a promuovere questi istituti dimostrano senz'altro che il fenomeno è in piena attività.
Del resto, risponde a una esigenza - perversa - dei genitori di oggi: aiutare i figli a tutti i costi, spianare loro la strada. Anziché fargli ripetere l'anno, chiedendo loro maggior impegno, li si iscrive a una scuola privata, con professori più “comprensivi”, in modo che il poco che fanno sia sufficiente ad arrivare al pezzo di carta. E vanno in tandem con il preoccupante aumento dei ricorsi contro le bocciature: perché è più facile dire che la scuola ha sbagliato che ammettere che il proprio pargolo non ha studiato abbastanza.
Malala e tutte le ragazze pakistane, afghane, somale, nigeriane, indiane lottano per poter andare a scuola, per poter fare gli esami di fine anno; e sognerebbero un sistema di istruzione gratuito e universale anche a casa loro. Ma questo argomento assomiglia troppo al “finisci di mangiare, che i bambini africani muoiono di fame”, notoriamente inutile e inefficace: nessun giovane italiano studierà con più lena solo perché Malala a 15 anni si è presa una pallottola in fronte, mentre era sul pulmino della scuola insieme alle sue compagne di classe, appena dopo aver dato gli esami di fine anno.
Allora bisogna capire: a cosa serve lo studio? Ci sono due risposte fondamentali. La prima è generale, e riguarda ciascuno nella sua crescita personale: studiare serve a crescere intellettualmente, sviluppare capacità di apprendimento, analisi e spirito critico, a capire il mondo che ci circonda. La seconda è più utilitaristica: a migliorare la propria condizione occupazionale ed economica, potendo ambire - grazie alle cose imparate - a un posto di lavoro migliore.
Queste due ragioni si intersecano e spiegano bene come mai Malala alle Nazioni Unite, qualche mese fa, ha chiuso con queste parole il suo discorso: «Lasciateci ingaggiare una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo».
Anche da noi dovremmo ricominciare a riflettere su questi concetti, e a rivalutare l'importanza della scuola come opportunità per assorbire nozioni e competenze, sviluppare capacità e talenti. Nel giorno della festa della mamma, sarebbe bello ricordare che ogni figlio oggi in Italia ha il privilegio di poter ricevere una istruzione, un privilegio sancito nero su bianco dalla nostra Costituzione. Che ogni madre ha la certezza che suo figlio non resterà analfabeta. Solo ricominciando a fare buon uso di questa grande opportunità, valorizzando il contenuto degli anni di scuola e non la finalità formale di ottenere una licenza, onoreremo la nostra Carta e dimostreremo rispetto verso i tanti Paesi che ancor oggi non riescono a garantire ai loro ragazzi il prezioso diritto all'istruzione.

Eleonora Voltolina

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