Da Brescia a Melbourne passando per la Spagna col servizio volontario europeo: «una grande opportunità per noi giovani»

La Repubblica degli Stagisti prosegue la rubrica sullo Sve, con l'obiettivo di raccogliere e far conoscere le esperienze dei giovani italiani che hanno svolto il Servizio volontario europeo, una particolare - e ancora poca conosciuta - opportunità offerta dal programma europeo Erasmus+ ai giovani tra i 17 e i 30 anni. Grazie allo Sve, che copre i costi di viaggio, vitto, alloggio e garantisce un “pocket money” mensile per le spese personali, è possibile svolgere un'attività di volontariato, per un periodo dai 2 ai 12 mesi, in uno dei Paesi dell’Unione europea o in altri Paesi del mondo che hanno aderito al programma. Sono molti i settori nei quali i giovani possono impegnarsi: arte, sport, ambiente, cultura, assistenza sociale, comunicazione, cooperazione allo sviluppo e altri ancora. Per partire - dopo essersi candidati al progetto - è necessario avere un’organizzazione di invio in Italia (sending organization) e una di accoglienza nel Paese ospitante (hosting organization). Per avere maggiori informazioni sul Servizio volontario europeo, consigliamo di leggere la sezione dedicata dell’Agenzia nazionale per i giovani. Ecco la storia di Claudia Vecchia.

Sono nata 24 anni fa a Sabbio Chiese, in provincia di Brescia, ed oggi, dopo essere stata l’anno scorso in Spagna per il Servizio volontario europeo, vivo a Melbourne, in Australia, perché il 2 marzo inizierò un master in International development all’RMIT University. Sin da piccola ho avuto grande interesse per le lingue e per il viaggio, e così ho studiato al liceo linguistico e poi ho scelto Lingue moderne all’università di Trento, dove ho vissuto i primi due anni di corso, mentre l’ultimo l’ho trascorso in Erasmus in Olanda, a Nijmegen. Durante il periodo universitario ho svolto piccoli lavori, come volantinaggio e baby sitting. Gli undici mesi trascorsi in Erasmus sono stati fantastici e ho imparato molto, migliorando le mie capacità linguistiche e conoscendo differenti metodi didattici rispetto a quelli della mia facoltà.

Ho fatto scelte completamente diverse dai miei genitori: mio padre è geometra e mia madre casalinga. Mi hanno sempre supportato nelle mie scelte, ed è grazie al loro aiuto che oggi sono a Melbourne. In questo lontano continente ero già stata prima di iniziare l’avventura dello Sve. Appena dopo la laurea, nell’aprile del 2013, presi un volo per l’Australia, dove sono rimasta un anno grazie al Working Holiday visa. Ho lavorato come ragazza alla pari, baby sitter, lavapiatti e cameriera, viaggiando per il paese. Questi impieghi non c’entravano ovviamente nulla con la mia formazione, ma mi hanno aiutato molto a migliorare il mio inglese, a conoscere nuove persone e realtà completamente differenti dalla mia.

Mentre ero in Australia pensavo al futuro, e grazie a Internet ho scoperto lo Sve. Così, appena rientrata in Italia, ad aprile dell’anno scorso, ho inviato direttamente alle organizzazioni di accoglienza parecchie candidature, tutte inerenti al lavoro con bambini, scuole e attività culturali. Ho mandato molte domande in Spagna e in Sud America perché volevo imparare lo spagnolo. Dopo una settimana ho ricevuto una risposta positiva che mi invitava a partire il prima possibile; così ho contattato l’associazione Joint di Milano
, che è stata disponibile a farmi da organizzazione di invio.

A maggio del 2014 sono così partita per Enguidanos, un paesino di 300 persone in Spagna, nella magnifica valle del Cabriel, 
a un centinaio di chilometri a ovest di Valencia. Sono stata lì per sei mesi. La mia organizzazione di accoglienza era il Comune, Ayuntamiento de Enguidanos, e il progetto si chiamava “Enguidanos: all together!!”. In paese vivevo in una casa bellissima, pagata dal Comune, e ricevevo 350 euro per coprire il vitto, mentre il pocket money per le spese personali era di 105 euro. Non ho avuto alcun tipo di problema economico.

Nel progetto i miei compiti erano collaborare con diverse associazioni del paese e con la scuola primaria. Durante il periodo scolastico ho supportato l’insegnante di inglese durante la lezione, e con un’altra professoressa ho sviluppato un mio progetto per i bambini sui cinque continenti del mondo. Ogni settimana “viaggiavamo” in un continente e tramite giochi e presentazioni spiegavo le caratteristiche dei luoghi e delle culture ai bambini. È stata una grande soddisfazione, anche perché nello stesso tempo una delle insegnanti aveva ideato un progetto simile con le scuole dei paesi vicini. Ogni istituto corrispondeva ad un continente. Così abbiamo integrato i due progetti e li abbiamo portati avanti in tutte le scuole. Con i bambini il lavoro è proseguito anche finite le lezioni: con la mia tutor dello Sve ho organizzato “la escuela de verano”, cioè la scuola estiva per offrire altre attività ai bambini come giochi, laboratori di artigianato, educazione ambientale, teatro, fotografia, cinema e marionette.


Durante lo Sve ho inoltre collaborato con l’ufficio turistico del paese, traducendo volantini in italiano, inglese, tedesco, francese e curando alcune pagine Facebook. E poi sono stata coinvolta nelle attività dell’associazione teatrale, partecipando al corso di teatro e alla commedia che abbiamo messo in scena: "La conciencia de don Jenaro".

La mia esperienza Sve è stata più che positiva e ha superato di gran lunga le mie aspettative. Ho raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata: imparare la lingua, conoscere la cultura e il territorio spagnolo e tante persone interessanti. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà ad inserirmi nella comunità del paese, anche i giovani erano diffidenti nei miei confronti, ma è stato solo un primo impatto. Con l’aiuto del mio tutor e delle persone con cui lavoravo, dopo poco mi sono integrata perfettamente e sono diventata parte di quella grande famiglia che in principio era molto titubante rispetto al mio ruolo nella comunità.

Grazie alla gente del paese, alla tutor e alle colleghe, che mi hanno trattato benissimo e aiutato in ogni minima difficoltà, non ho sofferto di solitudine, perché per i primi tre mesi ero l’unica volontaria del progetto e vivevo da sola in quella casa bellissima. Poi ad agosto è arrivata l’altra volontaria, Sarah, austriaca. Ci siamo trovate molto bene insieme, nonostante la sua difficoltà a capire lo spagnolo ed il poco tempo che abbiamo avuto a disposizione.

Dallo Sve mi sono portata a casa tantissime esperienze che mi hanno aiutata a crescere sia personalmente che professionalmente, e che mi hanno dato maggior consapevolezza di me e di quello che voglio. Per questo consiglio vivamente lo Sve. Però bisogna essere consapevoli che è un tipo di esperienza che mette davvero alla prova!

Lo Sve mi ha offerto opportunità per conoscermi meglio, sia nei punti di forza sia in quelli di debolezza. E così spero di realizzare ciò che desidero e credo di essere sulla buona strada per farlo, perché finora ho sempre raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata. Tra pochi giorni inizierò il master a Melbourne, intanto sto già lavorando come cameriera e baby sitter. Dopo gli studi il mio desiderio è intraprendere una carriera nel campo della cooperazione  internazionale. Grazie allo Sve ho tanta fiducia in me stessa e guardo al mio futuro con ottimismo.

Testo raccolto da Daniele Ferro 

@danieleferro 

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