Legittimo lo stage solo per chi deve davvero imparare un mestiere: ora lo dice anche la Cassazione

Francesco Piccinelli Casagrande

Francesco Piccinelli Casagrande

Scritto il 24 Set 2016 in Notizie

abuso dello stagestage illegittimi

Il suo stage non era un vero stage, perché lui non stava imparando; anzi, già prima di cominciare il tirocinio sapeva fare quello per cui era formalmente "in formazione". L'inquadramento corretto sarebbe stato un normale contratto di lavoro: per questo il Tribunale ha decretato che Alessandro Rinaldi, oggi 31 anni, debba ricevere dall'impresa che lo aveva fatto fittiziamente figurare come stagista 8736 euro di risarcimento. E pochi giorni fa la Cassazione, ultimo grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento, ha confermato la sentenza.

La storia comincia dodici anni fa. Corre l'anno 2004 e il diciottenne Alessandro inizia un tirocinio formativo presso la società Consulta srl di Montevarchi, nell’Aretino. Una volta terminato il tirocinio, ad aprile 2005, fa causa alla società. Il caso dopo 10 anni di battaglie legali finisce in Cassazione. E questa, con la sentenza n° 18192 del 2016,
pochi giorni fa ha stabilito che un tirocinante che svolge una mansione sulla base di una professionalità pregressa e che lavora come un dipendente ha diritto ad essere inquadrato secondo la contrattazione collettiva del lavoro e non come tirocinante

«Il convincimento maturato dalla Corte (d’Appello di Firenze, ndr) è fondato non solo sul riferimento a precisi indici sintomatici della subordinazione» scrive l
a Suprema Corte «ma altresì sul riscontro del possesso da parte del lavoratore di una pregressa professionalità emergente dagli specifici compiti svolti e dal ruolo assunto nell’azienda».

La sentenza conferma integralmente quanto deciso nel 2011 dalla Corte d’Appello di Firenze che, nel merito, dimostrava come le mansioni di Alessandro Rinaldi in azienda fossero a tutti gli effetti quelle di un lavoratore dipendente. «Tramite un amico avevo ottenuto dei contatti con l’azienda Consulta, che stava lanciando una nuova testata giornalistica, ViaRoma100.net» racconta alla Repubblica degli Stagisti: «Visto che ero appassionato di programmazione e di web, mi fu proposto un tirocinio con la possibilità di guadagnare una percentuale sui clienti che ci avessero richiesto dei siti Internet».


L’azienda è una piccola società di consulenza che, oltre al sito Internet ViaRoma100.net, creava siti per clienti esterni. La società è in concordato preventivo dal giugno 2015. Lo stage, il cui soggetto promotore era il centro per l’impiego di Montevarchi, non prevedeva rimborso spese; tuttavia alcuni documenti richiamati dalla sentenza di secondo grado dimostrano come Alessandro potesse ottenere delle percentuali sui lavori svolti per clienti esterni.


«Sotto questo aspetto»
riporta la sentenza d’Appello «il contenuto del doc. 3C, nel quale il Rinaldi viene interpellato per un certo lavoro con la prospettiva di “guadagnare un centone”, dimostra ulteriormente come egli non fosse un peso, ma una risorsa per la Consulta».

Secondo quanto riportato da documenti e da testimoni, il “finto” stagista non solo non riceveva disposizioni per risolvere i problemi tecnici che di tanto in tanto si verificavano, ma era lui a spiegare cosa fare a colleghi e supervisori. Da questo, i giudici di secondo grado hanno dedotto che Alessandro non avesse alcun bisogno di formarsi in azienda, visto che, per esempio, era l’unico in ufficio a conoscere il linguaggio Php.

In Appello è stato anche messo in evidenza come, con una mail, nell’agosto 2004, l’azienda avesse richiamato Rinaldi dalle ferie tramite Alberto Sordi – un altro socio di Consulta – nonostante il ragazzo non avesse alcun titolo per essere in ufficio il primo settembre di quell’anno. Infatti, secondo quanto racconta Alessandro Rinaldi, l’azienda ha formalizzato il tirocinio solo una volta resasi conto del fatto che in caso di un’ispezione non sarebbe stata in grado di giustificare la presenza di una persona in più in ufficio
.


Nonostante Appello e Cassazione abbiano dato torto alla sua azienda, l'ingegner Luciano Zippi –  socio di Consulta e marito della titolare – continua a essere convinto che «un diciottenne non è in grado di lavorare anche se può avere delle conoscenze scolastiche di una materia». Inoltre secondo Zippi lo stagista «lavorava su un’attività dell’azienda marginale in termini di fatturato». Di diverso avviso Rinaldi che ricorda come anzi, al tempo, il sito web fosse stato addirittura presentato presso il Comune di Montevarchi e lui fosse stato
pubblicamente ringraziato per il lavoro svolto allo sviluppo del portale.

Già fin dai primi mesi di stage, hanno appurato i giudici d’Appello, il ragazzo era diventato un vero e proprio punto di riferimento in azienda viste le sue competenze. Sulla base di questo presupposto, la sentenza di secondo grado aveva riconosciuto che avrebbe avuto il diritto ad essere inquadrato come impiegato di 5° livello del contratto nazionale del commercio, nonostante il primo grado – discusso ad Arezzo –  avesse dato ragione a Consulta srl.


Cinque anni dopo il giudizio d’appello, però, il ragazzo non ha ancora ricevuto il risarcimento dovuto. Difficoltà dell’azienda e una querela verso la rappresentante legale – che non avrebbe compilato correttamente la lista dei beni mobili del pignoramento – stanno rendendo molto complicato ottenere gli oltre 8.736 euro che gli sono stati riconosciuti, a cui se ne aggiungono 2900 euro per spese e onorari.

Ma il punto centrale, al di là degli strascichi, è che l’ultima sentenza della Cassazione afferma il principio che non si può mascherare con un tirocinio formativo un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato.
Eppure Zippi è ancora convinto delle ragioni dell'azienda di cui è socio: «La Corte d’Appello fece un discorso sulla disoccupazione, come se io potessi risolvere da solo il problema della disoccupazione in Italia» riflette, e su Rinaldi aggiunge: «Lui era solo un tirocinante, al massimo sarebbe potuto diventare apprendista, aveva una conoscenza della materia forse scolastica. Le cose le imparava, in azienda, tanto è vero che non credo che abbia fatto più questo lavoro».


In effetti l'ex stagista si è allontanato dal settore informatico-editoriale: dall’agosto 2011 lavora ad presso l’USL Toscana Sudest come tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. «Dopo quell’esperienza ho cambiato settore perché sono rimasto scottato» confessa: «Ho fatto per due anni l’elettricista e poi mi sono rimesso a studiare laureandomi nel 2009». Adesso verifica che nei luoghi di lavoro vengano applicate le norme igieniche e contro gli infortuni. «Sono capitato qui per una congiunzione astrale» conclude «ma ora lavoro per difendere i lavoratori dalle ingiustizie. Avrei voluto che qualcuno lo avesse fatto per me più di dieci anni fa».

Francesco Piccinelli Casagrande

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