La borsa ‘antifuga dei cervelli’ dell’Andalusia. Da Malaga la storia di stage di Maribel all'Instituto Cervantes di Roma

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 13 Feb 2011 in Storie

Ci sono paesi i cui governi adottano misure che puntano a trattenere in patria le migliori risorse, piuttosto che spingerle a emigrare. Un fenomeno in controtendenza rispetto all’Italia, che Maribel Hidalgo, 26enne di Malaga, illustra alla Repubblica degli Stagisti.

Maribel comincia il suo percorso laureandosi nel 2007 in Belle arti all’università di Granada, una facoltà di quelle che pur avendo grande appeal sui giovani finiscono per rivelarsi tra le più insidiose al momento di trovare lavoro. Così, l’anno successivo, Maribel decide di potenziare la sua formazione con un master in Italia, incentrato sull’editoria, il giornalismo e il management culturale, all’università La Sapienza. Una scelta che le sembra ideale, dal momento che il nostro Paese ha un patrimonio culturale tra i primi al mondo, che le permetterà di mettere a frutto il percorso accademico. E’ a questo punto che interviene il governo dell’Andalusia, concedendole una borsa di studio per un master per tutto il 2009 con incluso uno stage all’Instituto Cervantes di Roma, alla condizione però di tornare al termine degli studi nella regione di provenienza per trovare lavoro. Il presupposto affinché non ti venga richiesta la restituzione della borsa – spiega Maribel – è «lavorare per quattro anni nella tua regione, come impiegata o libera professionista, in un’azienda con ‘base’ in Andalusia ma con sedi all’estero, o in qualche istituzione che promuova l’Andalusia». Insomma la Junta de Andalucia le copre per intero le spese (pagamento delle tasse del master – di oltre 3000 euro - e più di mille euro mensili per tutta la durata del corso, che nel suo caso le permettono di mantenersi per due mesi oltre la sua fine), ma la obbliga a ritornare in patria dove potrà mettere in pratica quello in cui si è specializzata.

«Questa modalità di concessione della borsa è giusta», commenta Maribel, pur avanzando qualche riserva. «La formazione è valida e di qualità, apre molte porte, ma purtroppo la delicata situazione economica non rende facile la ricerca del lavoro una volta rientrati». E’ qui infatti che arrivano le prime difficoltà. «Con la situazione attuale il limite di tempo per trovare un’occupazione sta diventando insufficiente». Quanto alla fuga di cervelli, aggiunge «si tratta di una tendenza che nell'ultimo anno e mezzo è cresciuta in tutta la Spagna, dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 20%, arrivando nella mia provincia a punte del 30%». Una situazione per cui «se non trovi una possibilità interessante, ti ritrovi a dover scegliere tra restare, con un lavoro al di sotto delle tue aspettative, oppure continuare a cercare altrove con le conseguenze che ciò comporta». Insomma non è detto che con la borsa di studio si trovi il lavoro dei propri sogni, ma quanto meno esiste un sistema che il governo regionale ha messo a punto per promovere la formazione dei giovani, e – soprattutto – investire su di loro concependoli come una risorsa.  

Se non altro, è un modo per far crescere economicamente l’Andalusia, regione povera della Spagna, anche se a questo proposito Maribel è perplessa: «Può essere d’aiuto, ma il momento che attraversiamo è critico. Non abbiamo un tessuto aziendale cosi avanzato come nel resto d’Europa e l’incertezza sul futuro dell’economia non induce le aziende a innovare, assumendo personale altamente qualificato. Piuttosto cercano di assicurarsi quello che già hanno». Qual è allora la soluzione? «Ci vorrebbe un rapporto più stretto tra le aziende e gli organizzatori della borsa. Anche se quest’ultimo aspetto è cambiato nelle ultime edizioni del concorso. Adesso si richiedono candidati che già lavorano con la condizione di tornare nella stessa azienda una volta finita la formazione».

Per concludere, Maribel racconta la sua situazione attuale. La borsa di studio ti ha aiutato alla resa dei conti? «Al momento sto cercando lavoro, con la borsa ho ottenuto una bellissima esperienza, molto interessante non solo sul piano culturale, ma anche lavorativo e personale. Nonostante la crisi credo che mi aiuterà ad avere un impiego migliore in futuro».

Il caso di Maribel non è l’unico. «Da tempo il governo destina molti fondi alla formazione dei giovani. Conosco altre borse di formazione in istituzioni del governo spagnolo sia in Spagna che all’estero - riflette - ma le persone che hanno fatto questi stage nel mio stesso periodo, una volta ritornati non sono riusciti a trovare niente e hanno deciso di ripartire». Una scelta obbligata dunque, che frustra le aspettative delle politiche per la formazione andalusa. Ma non scoraggia i giovani a migliorarsi per cercare di accrescere le possibilità di inserimento lavorativo.

 

Testo raccolto da Ilaria Mariotti

 

 

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