Ti pago in nero o “in visibilità”, anche no: una cooperativa contrasta le storture del mondo dei freelance

Irene Dominioni

Irene Dominioni

Scritto il 04 Mag 2017 in Interviste

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Dieci anni fa ha deciso di fare fagotto della sua laurea specialistica in relazioni internazionali e di lasciare l'Italia, destinazione Bruxelles. Lì Chiara Faini, classe 1982, è approdata a SMart, una cooperativa nata in Belgio con lo scopo di aiutare artisti e freelance a rendersi autonomi nel proprio lavoro tramite servizi di contrattualizzazione e garanzie di pagamento, oggi presente in diversi Paesi europei.
Nel 2015, dopo quattro anni trascorsi come project manager, Chiara è stata incaricata di portare SMart in Italia e così è tornata a vivere qui, tra le sedi di Milano e Roma, per esportare il modello belga nel suo stesso Paese.
La Repubblica degli Stagisti l'ha incontrata per farsi raccontare dei risultati raggiunti finora; oggi, dalle 10 alle 13, il team sarà alla Fondazione Feltrinelli di Milano per partecipare ad una tavola rotonda a tema "Il nuovo lavoro autonomo e la rappresentanza moderna".   chiara faini

SMart offre sostegno ad artisti e freelance di ogni genere fornendo le tutele del lavoro dipendente, ma consentendo l'autonomia del lavoro in proprio. Il format si sta rivelando vincente anche da noi, ma quali sono le difficoltà del meccanismo?
In Italia c’è una frammentazione degli strumenti contrattuali che rende il nostro lavoro più  complicato, perché qui ci sono otto tipologie diverse di contratto a fronte di 600 affiliati, mentre in Belgio, ad esempio, per 72mila iscritti ce ne sono solo due. Inoltre, c’è un problema di mancato riconoscimento della professionalità dei lavoratori a cui ci rivolgiamo, così l'economia informale, il lavoro nero, il fenomeno del “ti pago in visibilità” e del “poi ci mettiamo d’accordo” fanno sì che queste persone abbiano più difficoltà a lavorare in maniera professionale. C’è anche tanta sfiducia nei confronti del sistema, perché le persone faticano a convincersi che dichiarando il proprio lavoro e pagando tasse e contributi stiano al tempo stesso facendo qualcosa per tutelarsi. A livello di progetto, poi, c’è una normale questione di crescita e di sviluppo degli strumenti di gestione.

SMart collabora con diverse realtà nel panorama artistico e professionale dei lavoratori autonomi, tra cui Acta, l'associazione nazionale dei freelance. Com'è il vostro rapporto con loro?
Con Acta combiattiamo la stessa battaglia. C’è una simbiosi a livello di progettualità politica, perché loro si occupano a livello lobbistico di battaglie in termini di diritti e del riconoscimento di nuove forme di lavoro, mentre SMart lo fa in un approccio più pratico. Insieme organizziamo sportelli dove eroghiamo diversi tipi di informazioni e di servizi agli artisti, cerchiamo di organizzare e presenziare ad eventi e di sostenerci l’un l’altro.

In Belgio, SMart ha segnato una svolta significativa nel trattamento dei bikers, i fattorini in bicicletta, che notoriamente godono di tutele bassissime...
Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 a Bruxelles ne sono arrivati qualche centinaio chiedendo di lavorare con noi, ma li pagavano così poco che non sapevamo cosa fare. Quando il numero è aumentato, però, ci siamo interfacciati con i due principali committenti belgi, Deliveroo e TakeItEasy, proponendo loro di gestire questi lavoratori attraverso una piattaforma online che consentiva una serie di semplificazioni nella gestione pratica dei fattorini. In cambio, sono stati introdotti uno stipendio orario invece che a chiamata, la regola della durata minima del turno di 3 ore e alcune assicurazioni complementari sugli strumenti di lavoro di queste persone, come il telefono e la bici. Ad ora, SMart ne gestisce oltre 500 in Belgio, e inoltre ha contribuito al pagamento degli stipendi e dei contributi di molti di loro quando una di queste aziende è fallita, coprendo un valore di 350mila euro.

In Italia si sono presentate situazioni simili?
Di recente siamo stati recentemente contattati da un gruppo di una ventina di ciclisti che vorrebbero gestirsi in maniera autonoma, ma non sappiamo ancora se lavoreremo con loro. Sicuramente, comunque, ci fa piacere essere stati intercettati anche da figure al di fuori del settore dello spettacolo dal vivo. SMart è nata per gli artisti, ma la sua forza è quella di rivolgersi ad un “nuovo modo di lavorare”, indipendentemente dal settore specifico, e quindi di tutelare una classe di lavoratori crescente.

fabbrica del vaporeA breve sposterete la sede di Milano alla Fabbrica del Vapore: che cosa bolle in pentola?
Sicuramente il trasferimento della sede di Milano è un grosso passaggio per noi in termini strategici, sia perché programmiamo di strutturare uno sportello multidisciplinare per i nostri soci, allargando la nostra collaborazione con le realtà presenti su Milano, sia perché Fabbrica del Vapore è un contesto di grande fermento culturale che ci posiziona al centro di tanti progetti. In più, collaboriamo con la Festa della Musica di Torino, abbiamo una partnership importante con Artisti 7607, che si occupano di tutela dell'immagine degli artisti, e puntiamo a far crescere l'aspetto della formazione su temi come il diritto d'autore e la negoziazione dei propri prezzi. Il prossimo evento in programma, il 13 e 14 maggio, sarà una formazione di crowdfunding culturale organizzata presso Mare Culturale Urbano, dove si parlerà d
egli ingredienti essenziali in una campagna, dai social network al budgeting.

Intervista di Irene Dominioni

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