In aumento gli italiani nel mondo, sempre più giovani

Irene Dominioni

Irene Dominioni

Scritto il 08 Nov 2016 in Approfondimenti

Expat

La scelta di emigrare è sempre più diffusa nel nostro Paese, soprattutto tra i giovani. Ad oggi, i cittadini italiani registrati all’estero sono quasi 5 milioni e il trend aumenta di anno in anno. Che siano forse Wanderlust? Questa parola, composta da wander (in inglese, vagabondare) e lust (ossessione, desiderio) – in italiano dromomania – indica il desiderio di viaggiare e di fare esperienze nuove. Una insopprimibile voglia che a detta di alcuni recenti studi scientifici avrebbe un'origine genetica: risiederebbe infatti in un gene del nostro Dna – il Drd4-7r.

Una visione suggestiva: peccato che secondo la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei autore del rapporto “Italiani nel mondo 2016”, poco si riconduca alle reali motivazioni che spingono le persone a spostarsi da un Paese ad un altro. Resta comunque una forte inclinazione per l’avventura e forse la ragione per cui molti degli attuali migranti, piuttosto che vedersi come tali, preferiscano identificarsi come “viaggiatori”.

I numeri degli italiani all’estero
: lo studio della Fondazione analizza il fenomeno dell’espatrio da parte degli italiani verso l’estero nell’arco del 2015. I numeri sono notevoli: al 1° gennaio 2016 si contano 4 milioni 811mila expat, in aumento complessivo del 54,9% negli ultimi dieci anni. Nel 2015 quasi 108mila persone hanno lasciato il Bel Paese, ovvero il 6,2% in più tra gli iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (che vanno ad aggiungersi al +3,8% dell'anno precedente e al +7,6% dell'anno ancora prima). Oltre la metà di questi vive in Europa (circa 2 milioni e mezzo di persone) ed è originaria del Sud Italia (50,8%).

Se l’espatrio è in aumento per tutte le classi di età, la tendenza è particolarmente accentuata per i giovani: il 36,7% degli expat ha tra i 18 e i 34 anni. E la cifra reale è con tutta probabilità  ancora maggiore, considerando che moltissimi non si iscrivono all’elenco dei residenti all’estero, nonostante sia un obbligo di legge. Le ragioni, qui, vanno dalla non informazione alle nuove e diverse esigenze rispetto a quelle elencate nel regolamento di iscrizione all’Aire, che esonera, oltre ai lavoratori stagionali, i dipendenti statati di ruolo e i militari in servizio all'estero, anche i cittadini che si recano all'estero per un periodo inferiore ad un anno. Qui è presumibile pensare che chi va all'estero per cercare fortuna, oppure parte per un programma di studio o lavoro di breve durata, possa decidere solo successivamente di fermarsi all'estero per un periodo superiore ai 12 mesi, ignorando a quel punto l'obbligo di iscrizione, poiché va assolto entro 90 giorni dall'espatrio.

Chi sono i giovani che emigrano e perché lo fanno?
Le situazioni in cui si trovano coloro che si trasferiscono all’estero sono molteplici, e vanno dalla scoperta dell’ambiente internazionale già durante gli anni dell'università alla decisione, invece, di emigrare a studi conclusi sia per ragioni di inadeguatezza del mercato del lavoro nel Paese, sia perché si pensa che un periodo di studio e/o lavoro all’estero possa migliorare la propria condizione. Sono i cosiddetti “Millennials”, una generazione istruita, in possesso di titoli di studio post-laurea – corsi di specializzazione, master, dottorati di ricerca e molto altro, ma al contempo, e paradossalmente, anche il gruppo sociale più penalizzato dal punto di vista delle possibilità lavorative e più esposto alla disoccupazione.

Le statistiche dello Youth Monitor dell’Unione Europea riportano infatti come i giovani siano il gruppo sociale a maggior rischio di povertà ed esclusione sociale in Europa. Secondo un recente sondaggio di Eurobarometer, il 78% dei giovani italiani tra i 16 e i 30 anni si sente emarginato a causa della crisi, a fronte del 57% della media giovanile europea. I giovani italiani, inoltre, sono in media più propensi rispetto agli altri a lasciare il proprio Paese (26% contro il 15% degli europei) ma comunque oltre la metà non ha intenzione di studiare, formarsi o lavorare in un altro Stato dell'Unione, a fronte del 61% nel resto d'Europa. Infine, un’altissima percentuale (95%) di giovani italiani non ha mai trascorso un periodo all’estero per studio o lavoro, ben sette punti percentuali in più rispetto alla – già non buona – media UE (88%).

Il che suggerisce un'interpretazione: gli italiani sono restii ad andare all'estero, forse per questioni culturali, forse per scarsa conoscenza delle lingue straniere – secondo l'Eurobarometro, solo il 38% degli italiani parla una lingua straniera, contro il 54% della media europea, il 34% parla inglese e ben il 62% non parla nessun'altra lingua: tra le percentuali più alte in Europa. Insomma: finché possono gli italiani restano a casa loro, poi quando escono dai percorsi di istruzione e formazione, e la frustrazione per la difficoltà di trovare buone opportunità di impiego si fa troppo forte, alcuni (sempre più numerosi) scelgono di fare fagotto e andare a vivere altrove.

Eppure i giovani italiani non vedrebbero tanto l’emigrazione come fuga, si legge nel rapporto della Fondazione Migrantes, ma piuttosto come mezzo per soddisfare ambizioni e curiosità: la mobilità è vissuta come un modo per sfruttare le opportunità che si presentano, senza basarsi su un progetto già determinato. Secondo i dati del Rapporto Giovani 2016, i tre quarti dei 18-32enni italiani sono molto d’accordo nel ritenere l’emigrazione un confronto tra culture, e il 45,4% la percepisce come una opportunità di vita e di lavoro. L’espatrio, dunque, oggi è «definibile come un percorso, e non più come un progetto definito aprioristicamente, dal quale scaturisce la composizione di un più ampio progetto di vita non determinato», evidenzia la Fondazione, «la cui evoluzione dipende molto dalle opportunità incontrate durante il cammino, dove vita lavorativa e affettiva spesso si intrecciano e si innestano nella traiettoria migratoria».

Che sia legata alla ricerca di nuove e migliori condizioni lavorative, al desiderio di mettersi alla prova in ambienti internazionali e meritocratici, o semplicemente alla voglia di scoprire il diverso, la possibilità di spostarsi in un altro Paese è una tendenza che va tutelata e che non può essere intesa a senso unico, poiché è positiva solo se comporta uno scambio, un flusso continuo di conoscenze legate al contatto con l’“altro”. «La mobilità dei giovani italiani verso altri Paesi dell’Europa e del mondo è una grande opportunità che dobbiamo favorire, e anzi rendere sempre più proficua. Che le porte siano aperte è condizione di sviluppo, di cooperazione, di pace, di giustizia. Dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità», dichiara il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota inviata al direttore della Fondazione Migrantes. E raccomanda: «I nostri giovani devono poter andare liberamente all’estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate».

Irene Dominioni

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