Chi l'ha detto che la matematica non è da femmine?

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 19 Dic 2016 in Notizie

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«Quello bravo in matematica era mio fratello». Sembra incredibile che a pronunciare questa frase sia stata l'iraniana Maryam Mirzakhani, prima donna nella storia a vincere nel 2014 la Medaglia Fields, considerata il “Nobel della matematica”. E rende bene l’idea di quanto si faccia fatica a riconoscere che una femmina sia “portata” per i numeri.

Ma sono i numeri stessi ad aiutare a smentire qualche pregiudizio. I corsi di laurea in Matematica sono infatti tra i pochi in ambito Stem in cui le donne non sono in minoranza.
Secondo i dati dell’Anagrafe nazionale studenti (Ans) sulle immatricolazioni ai corsi appartenenti alla classe di lauree in “Scienze matematiche”, nell’ultimo decennio le femmine sono sempre state più numerose degli uomini. Tuttavia il vantaggio si sta assottigliando: se nell’anno accademico 2005/06 la differenza era nel 10%, nel 2015-16 si è ridotta al 4%.

«Le immatricolazioni delle donne a mio avviso hanno avuto un calo perché in tempi non troppo lontani erano legate agli sbocchi nell'insegnamento, considerata professione più interessante per una donna» commenta Vincenzo Nesi, preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza. «mentre oggi le prospettive lavorative sono molto diversificate ed includono professioni molto ricercate anche dagli uomini». Tra i grandi atenei, il suo è quello dove il crollo di iscrizioni femminili è risultato più evidente: negli ultimi dieci anni accademici la quota di ragazze è passata dal 59% al 46% (-13%), con il sorpasso dei ragazzi.

Ma la facoltà di Scienze dell'ateneo romano è anche tra quelle più sensibili al tema del gender gap, cui riserva un'apposita sezione sul sito, "Questione di genere", e una figura Garante. Proprio in questi giorni il Dipartimento di Matematica sta ospitando la mostra itinerante Women in Mathematics throughout Europe: a gallery of portraits (visitabile fino al 21 dicembre), a cura dell'European Mathematical Society (EMS), sull'importante contributo delle donne al settore.

Nelle materie Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) il divario di genere si manifesta soprattutto quando si tratta di accedere al mondo del lavoro. «Il problema non si pone tanto nell’iscrizione quanto nel proseguire la carriera accademica e professionale»  dice alla Repubblica degli Stagisti Alessandra Celletti, matematica e astronoma, direttrice del dipartimento di Matematica dell'università di Roma Tor Vergata. Nel suo Ateneo - in controtendenza - le donne immatricolate in dieci anni sono passate dal 34% al 51%.

Tuttavia «meno donne accedono al dottorato, meno donne diventano ricercatrici e ancor meno ricercatrici ordinarie», spiega Celletti, che è specializzata nella meccanica celeste – le è stato dedicato anche un asteroide scoperto nel 2005, denominato 117539 Celletti – ed è impegnata concretamente per abbattere questo gap. È notizia recente la sua nomina da parte dell'Executive Committee dell'European Mathematical Society quale chair della commissione Women in Mathematics (WiM) per il periodo 2017-2020. Alla domanda su quale sarà il suo primo impegno, risponde: «La prima proposta sarà quella di creare un database europeo di donne matematiche, per dar loro visibilità e distruggere l’alibi che non si conoscono persone adeguate a certi incarichi».

L’idea trae ispirazione dall’esperienza di 100esperte.it, il neonato archivio online di donne italiane esperte nell’area Stem, nato per combattere il gender gap nei mezzi di informazione. Tra i 100 nomi c’è anche il suo: «Il divario non riguarda solo le interviste, ma anche l’invito alle conferenze, la partecipazione ai comitati editoriali di importanti riviste», precisa lei. Tutti momenti importanti per la crescita della carriera scientifica, e che troppo spesso sono preclusi alle donne. Donne che frequentemente sono discriminate anche in sede di concorso, dove tuttavia oggi sta maturando una maggiore sensibilità al tema della parità di genere. «In alcuni concorsi» spiega la matematica e astronoma «viene richiesta una presenza femminile nelle commissioni, ed è importante, perché ad esempio una donna considera i periodi di interruzione per la ricerca dovuti all’arrivo di un figlio».


Nonostante la strada da fare sia ancora lunga, ciò non deve scoraggiare le ragazze ad intraprendere gli studi matematici. In questo settore, infatti, gli sbocchi occupazionali sono tra i pochi dove ancora la domanda supera l’offerta. «Studiare matematica» conclude Celletti «offre tante possibilità: statistica, big data, finanza, modellistica spaziale. Poche attività concrete si risolvono senza matematica, dal mettere in orbita un satellite alla forma per fare la pasta passando per il management».


Ma in Italia il gap che riguarda i numeri non è solo di genere. Secondo l’ultimo rapporto Ocse-Pisa dal titolo “Low performing students”, un quindicenne italiano su quattro è analfabeta in matematica. A bocciare gli alunni italiani sono stati qualche giorno fa anche il Timss (Trends in International Mathematics and Science Study) e il Timss Advanced 2015, indagini dell'Iea (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) di Boston volte a valutare le performance degli allievi di quarta elementare, di terza media e di quinto superiore di circa 50 paesi industrializzati. Dalla prima edizione del 1995 a quest'ultima, gli studenti italiani hanno sempre peggiorato le proprie prestazioni, e per le competenze matematiche avanzate nel 2015 si sono piazzati addirittura all'ultimo posto.

Non a caso,
nonostante
stando ai dati Istat uno studente su quattro – nel proseguire la carriera scolastica scelga il liceo scientifico, sono in pochi a decidere poi di fare di queste materie un lavoro. Gli immatricolati ai corsi di “Scienze matematiche” nell’anno accademico 2015/16 sono stati solo 2.494 (meno dell’1% del totale).

Ma come fare per dare appeal alla matematica? Ci prova ogni giorno Chiara Burberi, ex manager che ha lasciato il posto fisso in una multinazionale bancaria per una scommessa: far sì che le mamme e i loro figli si riappacificassero con i numeri. La sua sfida, lanciata nel 2014, si chiama Redooc
ed è una piattaforma di education online per l’apprendimento della matematica e di altre materie (finanza, economia, fisica), ispirata a Code.org, progetto partito in America per sensibilizzare i giovani allo studio dell’informatica.

«Redooc propone una modalità di apprendimento pensata e realizzata con i loro strumenti – telefono, tablet, pc – e linguaggi, come brevi video narrati ed esercizi gamificati con tanto di livelli crescenti e classifiche di punteggio» dice Burberi alla
Repubblica degli Stagisti: «Perché la matematica è uno sport, bisogna allenarsi, ognuno nei modi e nei tempi propri».

Redooc è una start up innovativa a vocazione sociale, nata grazie all'autofinanziamento dei fondatori e agli investimenti di otto Business Angel. Si rivolge agli studenti di scuole medie, superiori e università, ai genitori e ai professori, e sta nascendo inoltre una sezione dedicata alla scuola primaria. Nell'anno accademico 2015-16 la piattaforma è stata utilizzata da 35 scuole secondarie, da 60 professori e da 120 classi per un totale di 2mila studenti, e la maggioranza ha dichiarato risultati positivi: voti più alti e meno debiti. Per fruire dei servizi occorre registrarsi e scegliere fra le varie modalità di abbonamento: da 8,70 euro al mese per le scuole medie a da 9,90 euro mensili per le superiori e per l'università. E ancora, è disponibile la formula per simulare i test Invalsi (0,90 euro al mese) e quella per prepararsi alla seconda prova della maturità (2,90 euro al mese).

L’obiettivo è far sì che la materia diventi alla portata di tutti, e non solo per raggiungere la sufficienza a fine anno scolastico. «La matematica serve a diventare dei liberi cittadini consapevoli
» aggiunge la fondatrice di Redooc: «Non a caso l’etimologia della parola "matematica" è conoscenza, è scoperta del mondo». E questa scoperta passa anche per l’abbattimento degli stereotipi di genere. «Il grande problema è di tipo culturale. Un esempio: le ragazze» sostiene Chiara Burberi «statisticamente sono meno propense a rispondere agli esami in forma di test, perché non sono cresciute alla sfida, alla corsa contro il tempo, ma alla cura, all’attenzione a seguire le regole». Secondo un recente studio internazionale, a frenarle il più delle volte non sono le capacità ma è piuttosto la maths anxiety, l’ “ansia da matematica”, che porta a vivere lo svolgimento del compito con maggiore stress emotivo rispetto ai ragazzi. Questo avviene per fattori genetici, sociali e ambientali, tra i quali appunto la percezione della matematica quale settore di dominio maschile. Un retaggio che la società si porta dietro da troppo tempo e che è arrivato il momento di superare.

Rossella Nocca

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