La certificazione linguistica migliore da avere in curriculum? Si chiama Ielts

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 20 Ago 2016 in Approfondimenti

Se fino a qualche tempo fa era un “di più” nel curriculum, oggi la conoscenza della lingua inglese è quasi data per scontata dai selezionatori del personale. Così sul mercato cresce il numero delle certificazioni. Toefl, Ielts, Advanced, Proficiency, Trinity: sono tantissime, come fare a districarsi e capire qual è quella giusta da fare? La Repubblica degli Stagisti ha cercato di capirne qualcosa in più con Benedetta Manghi, proprietaria di English Corner, scuola milanese specializzata in corsi individuali di lingua inglese. Che non ha dubbi: la certificazione migliore è l’Ielts.

benedetta manghi scuola inglese«È quella più richiesta al momento, creata da Cambridge come corrispondente inglese dell'americano Toefl. In passato in pochi facevano l’Advanced o il Proficiency mentre tutti si buttavano sul Toefl. Così Cambridge ha pensato di aggiungere alla sua rosa di offerta questo test, che ha una validità di soli due anni [come il Toefl, ndr]. Va bene quindi quando si devono fare domande per borse di studio o per stage, o quando sono richieste certificazioni con un risultato recente. E poi, passati i due anni, si può mettere comunque il test nel curriculum tutta la vita», spiega Manghi. 

Il vantaggio principale dell'Ielts è che non c’è una bocciatura, quindi si porta comunque a casa un risultato e in base alla griglia europea di livello linguistico si può capire qual è il proprio: se ad esempio un
A2 o un B1. «Di solito le università chiedono un punteggio minimo che va dal 6,5 al 9 per l’Ielts. E teniamo presente che per 6,5 intendiamo un B2 forte, quasi un C1. Rispetto agli altri esami, l'Ielts lo si prende. Ed è un passaporto: tutte le persone che devono lavorare a un certo livello in Europa ce l’hanno».

Per farlo, però, è necessario che le basi linguistiche siano buone, perché non vale la pena prenderlo con un punteggio basso. E bisogna affidarsi a delle buone scuole di lingua. 

«Preparare esami di questo tipo per conto proprio è difficile» spiega Manghi.
«Per quelli di Cambridge come l’Advanced e il Proficiency è addirittura impossibile, perché da soli non si ha la correzione dei temi e poi c’è la sezione dello use of English che è una cosa che ti massacra. Per l’Ielts c’è il nodo duro dello scritto, che qualcuno deve correggere, e la tempistica su cui esercitarsi oltre alla correzione sul parlato. Da noi con English Corner abbiamo la formula delle lezioni individuali, a domicilio, mentre in molte altre scuole ci sono i corsi di gruppo. Ma è importante avere una guida, perché i testi non raccontano come viene fatto l’esame».


Se, quindi, un giovane per esempio milanese volesse fare il test Ielts con English Corner, «la nostra è un’offerta particolare rispetto alle altre: sono corsi individuali, da 10 ore a 390 euro. Oltre alle ore di lezione, comprese nel prezzo c’è la correzione dei temi che lo studente può mandare via mail all’insegnante durante il periodo del corso. Se poi ci sono ad esempio due amici che vogliono studiare insieme e risparmiare, allora possono mettersi d’accordo e in quel caso il costo è di 420 euro, quindi 210 a testa. Ed è anche un ottimo lavoro, perché c’è l’esercizio di conversazione. Compreso nel prezzo c’è una lezione gratuita per vedere il livello di partenza».
Se, invece, un giovane volesse tentare la strada dello studio da autodidatta allora avrebbe «il costo del libro, intorno ai 40 euro, e i 210 euro di iscrizione all’esame».

Altre scuole su cui orientarsi,
sempre a Milano, sono il British council, la British school e International house. In tutti questi casi i corsi sono di minimo 10-12 persone, con corsi quindi non personalizzati. Nel caso del British Council i corsi di 30 ore di preparazione Ielts costano 790 euro e possono essere sia in modalità rapida, quindi condensati in lezioni giornaliere per due o quattro settimane, sia in modalità standard quindi distribuiti in due mesi. Diverso il costo nella sede di Napoli: per quello di 30 ore accademiche in modalità intensiva, dal lunedì al venerdì, si pagano 550 euro, mentre il corso di 45 ore con un appuntamento settimanale per quattro mesi costa 710 euro. Prezzi ancora differenti nella Capitale: i corsi romani in partenza da settembre vanno dai 395 euro per 15 ore, ai 965 per il corso intensivo di 45 ore in quindici giorni, ai 950 euro per quello sempre di 45 ore ma distribuito in quattro mesi.

La British School, invece, offre a Milano corsi di dieci settimane di preparazione Ielts per un totale di 27 ore a 475 euro, a cui vanno aggiunti 95 euro di iscrizione e materiale didattico. La sede a Torino offre corsi di preparazione agli esami Cambridge di 60 ore a
790 euro, che possono variare in base al numero dei partecipanti. Mentre per i corsi in partenza a settembre la sede di Vicenza offre un corso standard di 13 incontri a 299 euro o un corso intensivo di sei incontri a 199 euro.

International House offre nella sede di Milano un corso base di otto settimane per un totale di 24 ore frontali in classe a 499 euro, a cui va aggiunta la quota di iscrizione di 90 euro. La scuola offre anche un mini corso per apprendere l’essenziale per l’esame Ielts composto da 4 seminari di 2 ore e mezzo ciascuno a 215 euro. Sempre IH organizza a Roma un corso di otto settimane per l'esame Ielts al costo di 470 euro più 80 di iscrizione. Ma per chi si sente preparato è possibile anche fare un corso di sole quattro settimane a 175 euro.

I prezzi insomma variano da città a città e da scuola a scuola, e per avere una idea chiara dell'esborso non bisogna dimenticare di aggiungere i circa 220 euro per l'iscrizione all'esame vero e proprio. Il consiglio è di verificare la serietà delle scuole e il rapporto tra prezzo e numero di ore, oltre a mettere in conto che quando il corso prevede un alto numero di iscritti il docente non potrà dedicare molto tempo ai singoli. Per questo i corsi individuali o con pochi studenti sono in generale da preferire a quelli con tante persone.

«Importante è poi avere un placement test iniziale per organizzare la tabella di marcia, come facciamo noi di English corner». E se il risultato dovesse essere basso, il consiglio è «di imparare prima bene l’inglese. Perché solo quando si hanno le basi comunicative, grammaticali e sintattiche si può studiare per una certificazione. E se anche in questo caso il livello restasse basso allora suggerirei di fare il Pet di Cambridge». Anche se fino a qualche anno fa era un titolo da mostrare, mentre oggi, ci tiene a precisare Manghi «fa un po’ sorridere se lo si mette in un curriculum».


L’Ielts è comodo anche perché
è un certificato riconosciuto in tutta Europa, da qualsiasi università, e in due mesi si riesce a prepararlo. Mentre il suo corrispondente di Cambridge, l’Advanced, che è senza scadenza, richiede una lunga preparazione con il rischio di essere bocciati e non ottenere alcun titolo.

Se invece si prevede di andare negli Stati Uniti allora «la certificazione più richiesta è il Toefl, a mio avviso l’esame meno raffinato. È molto veloce, si fa tutto online e sono molto severi. Ma l'Ielts vince comunque dal punto di vista didattico, perché è di livello superiore. E se hai questo riesci tranquillamente a fare anche il Toefl».

Ci sono anche le altre certificazioni di Cambridge, come il Pet, il First, l’Advanced e il Proficiency. «Gli ultimi tre sono tutti molto buoni, mentre il primo non più, quantomeno per gli adulti. Anche il Trinity ha diversi punti negativi, e bisogna ricordare che gli esaminatori in tutte queste certificazioni sono diventati negli ultimi tempi molto più severi».

Resta però un’importante differenza: «Quando si fa una ricerca del personale la parola “Ielts” è una di quelle che viene cercata automaticamente nei curricula e che non dovrebbe mai mancare per non essere esclusi a priori. Il consiglio è di non uscire mai sul campo del lavoro senza avere un certificato con un livello alto. E l’Ielts è perfetto perché è rapido, si rischia poco, ha una sessione tutti i mesi e non costa molto».

Il segreto, comunque, è di allenarsi tanto. In particolare sullo scritto, dove gli italiani hanno più problemi perché non sono abituati ad essere concisi, e nello use of English, dove sbagliano perché abituati a una struttura mentale più complessa. Il suggerimento è di «rispondere la cosa più banale».

Ma lo studio e la certificazione linguistica restano fondamentali: «La conoscenza buona dell’inglese unita a un’esperienza all’estero oggi in sede di selezione del personale fanno la differenza», spiega Benedetta Manghi. «La grande maggioranza degli iscritti ai nostri corsi l’ha fatto perché gli era stato richiesto in sede di colloquio. E lo capisco. Al giorno d’oggi c’è bisogno di grande plasticità e chi assume ha bisogno di sapere che la persona non è solo brava ma ha anche una personalità duttile. Per questo un giovane che non ha mai studiato le lingue, che non ha avuto un’esperienza all’estero e affrontato la difficoltà del vivere lontano da casa, perderà sempre il confronto con chi tutto questo l’ha sperimentato. Ed è importante sottolineare questo aspetto ai giovani che si affacciano sul mondo del lavoro».


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