Centri per l'impiego, «Per una riforma davvero efficace servono tanti soldi»: l'analisi di Francesco Giubileo

Francesco Giubileo

Francesco Giubileo

Scritto il 24 Dic 2015 in Editoriali

centri per l'impiegoJobs Act

I servizi pubblici per l’impiego e le politiche attive del lavoro sono radicalmente modificati dal dlgs 150/2015, meglio noto come Jobs Act. L’aver introdotto una norma nazionale in una materia che stando ad una sentenza della Corte Costituzionale è di competenza concorrente delle Regione (in attesa delle modifiche del Titolo V e del successivo esito referendario) significa produrre un complesso intreccio tra regolamenti nazionali e regionali.

Tale complessità si è trasformata, dopo un acceso confronto tra Stato e Regioni, in una fase di transizione dove le competenze restano a livello regione per un periodo di almeno due anni, nel quale si spera di attuare quanto previsto dalla riforma. Ma cosa prevede la riforma? Un percorso di attivazione dei disoccupati, sintetizzata nello schema qui sotto (
l'immagine rappresenta il percorso “idealtipico” previsto nel Jobs Act), dove giocano un ruolo strategico il sistema informativo del lavoro e i Centri per l’impiego.

stage lavoro

Sotto diversi punti vista quanto definito dalla riforma dei servizi pubblici per l’impiego è senza dubbio rivoluzionario, ma  constatato il fallimento della Garanzia Giovani - a meno che si consideri la semplice presa in carico un successo - impone perlomeno di porsi non pochi dubbi sull’effettiva attuazione di questo percorso. Vediamo in dettaglio le criticità.

Le criticità della riforma sul Portale Unico e i centri per l’impiego ed eventuali soluzioni. Il Jobs Act attribuisce al sistema informativo del lavoro un ruolo chiave nelle politiche del lavoro, nel quale andranno ad integrarsi: gli attuali sistemi regionali, le fonti amministrative di diversa natura, e soprattutto dove tutti i disoccupati si registreranno - nel cosiddetto Portale Unico - per accedere ad una serie di servizi, ad esempio il profiling e la determinazione dell’offerta di lavoro congrua. A questo si aggiunge una serie di funzionalità strategiche in tema di servizi alle imprese come l’azione di marketing territoriale attraverso l’analisi delle Comunicazioni obbligatorie.

Attività certamente condivisibili, peccato che al momento quasi nulla di questo è attualmente realizzato dal portale ClickLavoro - in parte solo il profiling, oggetto tra l’altro di ampie critiche - e pertanto sorgono notevoli dubbi sui tempi necessari per realizzare il nuovo portale. In particolare, non si comprende perché  non utilizzare piattaforme oggi già disponibili in grado da realizzare, con poche modifiche, quanto previsto dalla Riforma, in modo da essere operativi in un paio di mesi (si veda il Dynamic Labour Market Analyzer).

Il secondo problema è la sostenibilità economica dei cpi. In tal senso non è ancora certa la cifra esatta destinata a questa spesa; si è appena raggiunto un accordo di massima tra Stato e Regioni, a spanne servono non meno di 400 milioni all’anno per far andare avanti la “macchina”. In realtà, il rischio è che buona parte di questi servizi sia finanziata con fondi comunitari, camuffando le attuali mansioni in “servizi” in modo da poter utilizzare quelle fonti. Il problema è che utilizzando tali risorse, il sistema nel suo complesso mancherebbe totalmente di progettualità di lungo periodo, perché è vincolato da bandi temporanei più interessati alla rendicontazione economica che dell’effettiva efficacia delle politiche del lavoro.

Anche in questo caso, non è chiaro perché non si sia sviluppato una sorta di Sportello unico del lavoro mettendo insieme gli sportelli territoriale dell’Inps, i Cpi e le Camere di Commercio: attraverso una ristrutturazione e riorganizzazione si sarebbe ottenuta una struttura capillare sul territorio totalmente in mano all’Inps che ne avrebbe garantito la corretta copertura economica. Un progetto analogo a quanto realizzato in Gran Bretagna, dove i cpi (Jobcentre Plus) svolgono un ruolo fondamentale nell’erogare tutte le politiche del lavoro - e soprattutto a differenza del caso italiano, la condizionalità è garantita da un programma molto più articolato e scandito da tempi e servizi proporzionali alla difficoltà di ricollocazione del disoccupato (nell'immagine qui sotto, il Pacchetto integrato di politica del lavoro in Gran Bretagna; la fonte è il Department for Work and Pensions)

stage lavoro

Infatti il rischio se compariamo il modello Italia con quello della Gran Bretagna è che questa riforma nasca già vecchia. Ad esempio, nell’attuazione della condizionalità verrà utilizzato il Voucher di ricollocazione, ma sempre dall’esperienza anglosassone si evince come l’efficacia di uno strumento analogo, il Job Entry Target (European Commission 2012 - Performance management in Public Employment Services, Brussels), sia stata piuttosto modesta: si collocavano soprattutto i più bravi e in prevalenza in contesti economici favorevoli. Verso i disoccupati più difficili da collocare sarebbe invece opportuno costruire meccanismi più complessi, come il Work Programme, un modello di lungo periodo focalizzato sulla sinergia tra pubblico e privato.

Il vero problema per attuare un programma del genere sta nel fatto che nel Regno Unito i dipendenti dei cpi sono 70mila e si spendono per questi servizi più di 5 miliardi di euro all’anno. Tra gli obiettivi di  Matteo Renzi, alle primarie del Partito Democratico, c’era quello di rendere efficaci i cpi italiani come gli analoghi uffici svedesi: ma ora per mantenere la promessa servono soldi, tanti soldi.

Francesco Giubileo*

* Francesco Giubileo, dottore di ricerca in Sociologia, è stato di recente nominato nel consiglio di amministrazione di AFOL Metropolitana, l'Agenzia per la formazione, l'orientamento e il lavoro di Milano. È stato consulente sul tema delle politiche attive del lavoro per la Regione Lombardia e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, docente a contratto alla Statale di Milano ed è autore di numerose pubblicazioni focalizzate su welfare, politiche occupazionali, efficientamento dei servizi per l'impiego e sinergia tra servizi pubblici e servizi privati.


L'immagine di anteprima è tratta dall'intervista che la giornalista Rosanna Santonocito, responsabile della sezione Lavoro del sito del Sole 24 Ore, ha realizzato qualche tempo fa a Francesco Giubileo proprio sul tema della riforma dei servizi per l'impiego.

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