Tirocini extracurriculari, linee guida approvate: le Regioni legiferino entro luglio

Le nuove linee guida sui tirocini da oggi sono una realtà. L’intesa tra stato e Regioni è stata trovata, e il documento è stato sottoscritto questo pomeriggio, proprio pochi minuti fa.
Prima di entrare nel merito, però, bisogna ribadire subito due cose. Innanzitutto che queste linee guida non riguardano che una parte di tutti gli stage attivati ogni anno in Italia, e cioè quelli definiti "extracurriculari" – fatti al di fuori dei percorsi formativi. Si tratta più o meno della metà degli stage, 250mila su un totale di mezzo milione. Le tutele e prescrizioni introdotte da questo documento, dunque, non riguarderanno chi fa stage mentre è iscritto a scuole, università, master e corsi di formazione. Inoltre non rientrano «tra le materie oggetto delle linee guida» anche altri quattro tipi di tirocinio: «i periodi di pratica professionale,
nonchè i tirocini previsti per l’accesso alle professioni ordinistiche; i tirocini transnazionali, ad esempio quelli realizzati nell’ambito dei programmi comunitari per l’istruzione e per la formazione, quali il Lifelong Learning Program; i tirocini per soggetti extracomunitari promossi all’interno delle quote di ingresso; i tirocini estivi». Almeno, però, gli enti pubblici non saranno esonerati dal rispettare queste prescrizioni se ospiteranno tirocinanti extracurriculari: «Le presenti linee guida contengono criteri applicabili anche per i casi in cui il soggetto ospitante sia una pubblica amministrazione».
La seconda premessa. Le linee guida non hanno efficacia immediata, non sono formalizzate in un atto normativo, e non hanno pertanto forza di legge. Per diventare operative avranno bisogno che ciascuna delle venti regioni italiane emetta una propria legge regionale, che ricalchi (si spera fedelmente) i principi concordati. Quando allora si potrà davvero dire che le tutele introdotte dalle linee guida saranno davvero implementate? Nel documento le Regioni si impegnano a farlo entro 6 mesi, dunque entro la fine di luglio. Sarà davvero così? Nessuno può saperlo, bisognerà attendere e monitorare con attenzione il lavoro dei vari consigli regionali su questo tema.
Fatte questo preambolo, ecco i contenuti delle linee guida. Innanzitutto il compenso garantito per gli stagisti, la famosa «congrua indennità» minima già anticipata dalla riforma Fornero. La cifra su cui il governo e le Regioni si sono accordati è davvero molto bassa, solo 300 euro al mese, e per giunta lordi (la Repubblica degli Stagisti ha approfondito qui il problema generato dal lordo-netto in alcuni casi). Ma meglio di niente: nulla vieta in effetti alle Regioni di fissare un minimo più alto, magari commisurato al costo della vita sul proprio territorio. L'intesa sul testo infatti, è stata accompagnata da una dichiarazione in cui le Regioni si impegnano a prevedere un rimborso minimo di 400 Euro nelle proprie leggi e normative. L’assessore al Lavoro della Regione Toscana Gianfranco Simoncini, coordinatore della commissione Istruzione, lavoro, innovazione e ricerca della Conferenza delle Regioni, ha ricordato sulla sua pagina Facebook che «La Toscana nella sua legge ha già stabilito 500 euro». Quei 500 euro che in effetti, specialmente per la Lombardia e le altre regioni del centro-nord, sembrano una cifra più congrua (e non a caso è esattamente quella che la Repubblica degli Stagisti fin dal 2009 prevede nella sua Carta dei diritti dello stagista).
Nelle linee guida vi è anche un altro aspetto interessante: il divieto di attivare stage per mansioni a bassa specializzazione, quelle che spesso vengono definite «ripetitive o meramente esecutive», o per risparmiare sul costo del lavoro impiegando stagisti per attività stagionali. Il passaggio del documento che esplicita questo divieto è il seguente: «Al fine di riqualificare l’istituto e di limitarne gli abusi, si concorda sui seguenti principi: a. il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo; b. i tirocinanti non possono sostituire i lavoratori con contratto a termine nei periodi di picco delle attività e non possono essere utilizzati per sostituire il personale del soggetto ospitante nei periodi di malattia, maternità o ferie nè per ricoprire ruoli necessari all’organizzazione dello stesso». Bando dunque alle stagiste commesse, agli stagisti cassieri al supermercato e a tutto il sottobosco di stage a basso contenuto formativo utilizzati talvolta addirittura platealmente – come nel recente caso del programma TFO della Regione Sardegna – al posto dei contratti di apprendistato? Anche qui bisognerà attendere e vedere come le singole Regioni recepiranno questo principio. Purtroppo si sa che c’è sempre qualcuno che cerca di stoppare o annacquare questo tipo di risoluzioni sostenendo la tesi che «qualsiasi attività lavorativa ha bisogno di un periodo formativo»: la speranza è che venga messo a tacere, e che prevalga il buonsenso.
Nelle linee guida si trovano poi indicazioni sulla durata massima – 6 mesi per neodiplomati e neolaureati, 12 mesi per disoccupati e inoccupati, 24 mesi per disabili
e sulla proporzione tra stagisti e dipendenti, che dovrà essere calcolata conteggiando solo quelli assunti a tempo indeterminato. Viene introdotto il divieto di realizzare «più di un tirocinio con il medesimo tirocinante» e quello di ospitare stagisti per aziende che abbiano «effettuato licenziamenti negli 12 mesi precedenti l’attivazione del tirocinio» o che abbiano in corso procedure di cassa integrazione: ma attenzione, qui il divieto vale solamente «per attività equivalenti a quelle del tirocinio» e «nella medesima unità operativa».
Le linee guida mettono anche in guardia dal cercare di fare i furbi, cambiando semplicemente nome (forse i lettori più affezionati ricorderanno il caso dei superstage della Regione Calabria, ribattezzati "programma Voucher" nel - vano - tentativo di sfuggire alle critiche) agli stage nel tentativo di sfuggire alle prescrizioni:
«Le presenti linee guida rappresentano standard minimi di riferimento anche per quanto riguarda gli interventi e le misure aventi medesimi obiettivi e struttura dei tirocini, anche se diversamente denominate». Chiamate i vostri tirocini come volete, insomma, ma dovrete comunque adeguarvi.
Le linee guida approvate oggi sono certamente un passo nella giusta direzione. Sono però estremamente deboli, e necessitano di ulteriori passaggi normativi che probabilmente non tutte le Regioni saranno in grado di (o non avranno interesse a) produrre nei tempi previsti. L’attenzione della Repubblica degli Stagisti sull’iter di questi provvedimenti regionali sarà dunque altissima.
E resta comunque poi il problema di tutti gli altri stagisti, quelli che restano fuori dal cappello di tutele di queste linee guida. Perchè agli stagisti curriculari non sono stati garantiti gli stessi diritti? Le Regioni in questo caso si tirano indietro, dicendo che la loro competenza è solo su quelli extracurriculari e che per i curriculari è lo Stato a dover legiferare. Bene, allora è tempo di chiedere allo Stato una bella legge anche sui tirocini curriculari. Per evitare che – secondo l’amaro italico detto che fatta la legge si trova l’inganno – tutti coloro che vorranno continuare ad abusare degli stagisti e a sfruttarli finiscano semplicemente per andare a pescare gli studenti anzichè i neolaureati e i disoccupati.

Eleonora Voltolina

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