25 anni di Erasmus: una scelta vincente, anche per l'occupabilità

Ilaria Costantini

Ilaria Costantini

Scritto il 23 Giu 2012 in Notizie

Era il lontano 1987 quando i primi 220 studenti varcarono i confini italiani per partecipare ad un progetto Erasmus. Venticinque anni dopo il loro numero è cento volte superiore e in tutta Europa sono quasi tre milioni i cittadini accumunati da un’esperienza di studio finanziata dall’Unione in uno dei 33 paesi oggi aderenti al programma. Spesso indicato come una delle iniziative più riuscite sulla strada dell’integrazione europea, l'Erasmus si rivela ora anche una marcia in più per l’occupabilità dei giovani italiani. Un dato che emerge con chiarezza da un’indagine svolta dal centro studi della società Bachelor presentatala settimana scorsa a Roma nel corso della celebrazione per i 25 anni di Erasmus nel nuovo spazio museale del Macro. Bachelor, che da oltre un decennio anni si occupa della selezione di neolaureati per aziende e multinazionali, ha chiesto ad un campione rappresentativo di 150 grandi imprese operanti sul territorio nazionale se e come viene valutata questa esperienza al momento dell’assunzione di una nuova “risorsa”. Ebbene, a parità di curricula, il 78% dei direttori del personale intervistati dichiara di preferire il candidato che può vantare al proprio attivo la partecipazione ad un progetto Erasmus. Tra gli stessi direttori under 40 si scopre anche che più della metà ha svolto in prima persona questa esperienza durante il percorso universitario. Risultati non dissimili emergono anche dall’indagine su un campione di ex studenti Erasmus,  la stragrande maggioranza dei quali ritiene che il programma li abbia sicuramente (43%) o probabilmente (44%) favoriti al momento dell’assunzione. Non solo per le competenze linguistiche acquisite durante il semestre (o l'intero anno) trascorso all'estero: a pesare sono anche la predisposizione all’autonomia, la mobilità territoriale e culturale e soprattutto la capacità di progettazione personale. «Durante la selezione, l’azienda valuterà proprio la capacità del candidato di costruire un progetto coerente per se stesso, che è poi la premessa per pensare e gestire ogni progetto di tipo lavorativo» spiega il presidente di Bachelor Salvatore Corradi [nella foto sotto].
Nonostante una crescita pressoché costante del numero di studenti Erasmus in questo quarto di secolo, la mobilità per studio resta tutto sommato un’opportunità ancora poco praticata dagli universitari italiani, che oggi raggiungono poco più dell’1% del totale. Colpa anche della quantità e dell'entità delle borse messe a disposizione dalle università, che quasi mai consentono di coprire per intero le richieste e le spese sostenute dello studente fuorisede. Ancora meno esplorata risulta poi la mobilità per tirocinio (Erasmus placement) che dal 2007 offre la possibilità di svolgere uno stage di tre-sei mesi in un’azienda europea  pubblica o privata, potendo contare su un rimborso spese di circa 500 euro mensili. Tra il 2010 e il 2011 gli stagisti partecipanti al progetto hanno raggiunto quota 2.258, facendo registrare un incremento del 17,5% sull’anno precedente, ma restando pur sempre un esiguo 10% del totale degli Erasmus italiani. Eppure «aver effettuato uno stage all’estero è un elemento  percepito come decisivo da parte delle aziende», sottolinea ancora Corradi. «Il caso ideale è quello dello studente che durante la laurea specialistica fa il proprio Erasmus in una location prestigiosa, dove assume contenuti e competenze formative di valore,  riconosciute e coerenti con il percorso scelto. Terminata l’università il neolaureato torna nel posto dove ha svolto l’Erasmus per fare uno stage e poi, auspicabilmente, di nuovo in Italia». Sempre più frequenti sono tuttavia i casi in cui «Erasmus diventa una sorta di incentivo alla così detta fuga dei cervelli italiani» fa notare durante la conferenza Alessandro Rosina, «dal momento che questo tipo di esperienza aiuta a pensarti senza confini, dandoti la spinta a giocarti le tue carte altrove, se necessario». Il problema non è certo la mobilità dei talenti europei, spiega il demografo, che è anche presidente dell'associazione Italents, ma semmai «l’incapacità dell’Italia di valorizzare il proprio capitale umano di alta qualità, senza essere in grado di attrarlo dall’estero. Si configura così una perdita netta per il paese».
Una buona notizia arriva invece direttamente da Strasburgo dove proprio in queste settimane il Parlamento europeo sta discutendo la nuova programmazione dei fondi  per il periodo 2014-2020. «L’unico comparto a beneficiare di un aumento di risorse
è
proprio  quello dell’education e in particolare quello relativo alla mobilità individuale» anticipa l'europarlamentare del Partito democratico Silvia Costa parlando di «Erasmus for all», il nuovo nome che il programma assumerà a partire dal 2014. Un aumento consistente di risorse - che potrebbe arrivare addirittura al 70% in più rispetto a quelle attualmente stanziate, portando a raddoppiare il numero di studenti Erasmus che nei prossimi anni avranno la possibilità di sperimentare in prima persona i vantaggi della mobilità europea.

Ilaria Costantini


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